Francesca (Dr Jackyl) Stignani e Pia (Miss Hyde) Dheina

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Lautrice, o meglio, le autrici

L'autrice, o meglio, le autrici

Un po’ donna ed un po’ scrittrice, ma soprattutto santona. Abbiamo raggiunto Francesca Stignani, per fare qualche domanda in merito alla sua prima pubblicazione “Love, 101 pensieri sull’amore” (De Agostini) piccolo gioiello di sapienza sui piccoli grandi problemi dell’amore. È una pubblicazione scritta a 4 mani. Con Chi? Scritta tra Francesca ed il suo alter ego, Pia-Dheina, la santona che ha passato parte della vita tra le montagne dell’India ad apprendere tutto sulla sapienza del vivere e dell’amare. In quest’intervista, chi vi scrive, ha quasi avuto la fortuna di toccare con mano anche la sapienza di colei che tutto sa in termini amorosi, che ha saputo vendere piadina in un luogo dove il prodotto locale è il chapati… e che li ha visti mangiare contenti senza battere ciglio.
Abbiamo cercato di aprire i portoni del giardino segreto e capire chi sta dietro l’autrice e la sua santona.

Leggendo il tuo libro viene da chiedersi subito una cosa. Di Pia-Dheina si sa la sua storia: che ha deciso di andare in India a vendere piadina e ad abbeverarsi direttamente dalla fonte del sapere; cercando in internet su Francesca Stignani ho trovato molto poco. Chi è la dottor Jackyl dalla quale nasce la sua Miss Hyde.

Di solito vado a vedere su Google e non trovo quasi nulla. In quella lista di risultati dovresti trovare qualcosa come traduttrice, ci dovrebbe essere un vecchissimo articolo su Tori Amos e forse qualcosa del lavoro che faccio adesso e che mi occupa otto ore al giorno piene – giornalista nella redazione di Suite Benessere N.d.R. –.
L’India la conosco, ci sono stata da bambina con i miei genitori e poi ci sono tornata di recente perché comunque mi interessa moltissimo la sua cultura.
Direi che una conoscenza attenta di quel paese non è richiesta per questo libro. L’India è stata solo il pretesto per impostare lo stile del volume, per raccontare le cose come se si trattasse di parabole, o sutra, in questo caso.
Andando poi a vedere il contenuto, beh, è un mix di cose che mi sono successe nella vita e che ho voluto mescolare alla passione per la cultura e la filosofia indiana maturata negli anni.

Ma poi siete come il Dr. Jackyl e Miss. Hyde per davvero? Confessa, chi delle due dettava e chi scriveva?

Direi che lei formulava l’idea, e non ci va mica per sottile, dettava, io contestavo e alla fine scrivevo quello che mi pareva. – ride –.

Quindi tu, Francesca, non condividi quello che dice lei?

Non sempre, come ti dicevo lei non ci va tanto per il sottile, insomma è una donna romagnola legata alla terra, legata alle cose più terrene e materiali. Io sono, credo di essere, molto più romantica. Per lei essere donna vuole dire fare le cose che si addicono alle donne, come lo stirare. Non a caso impara con grande interesse quello che dice il santone Fateh-Pur quando lancia la tunica ai piedi di Chandra e le ordina di stirare.

Hai imparato qualcosa da lei?

Lei è brillante e divulgatrice, difficilmente passa inosservata, mentre io sono un po’ più musona, sto nell’ombra. Da lei ho imparato a prendere le cose alla leggera, con filosofia.

Quale dei 101 insegnamenti è più caro? Quello del silenzio?

Con quello ho un rapporto fantastico. – ride – Posso stare in religioso silenzio anche per due ore come farebbe il santone Fateh-Pur. Ma se dovessi pensare a quello che mi è più caro… forse quello sulla casualità dell’amore. Ho imparato che molto spesso ciò che segue a determinati comportamenti non è quello che ti aspetti, ma piuttosto il contrario.

Mi rimane molto impresso l’insegnamento sul “sospetto”. Che cosa significa sospetto per Francesca?

Per me? Io sono una paranoica fatta, finita e certificata! A volte me ne esco con teorie fantascientifiche su problemi che non esistono. Ad esempio c’è stato un periodo in cui mi ero fissata che l’acqua del rubinetto era avvelenata e non si doveva bere. Non solo non bevevo io ma non lasciavo bere nemmeno gli altri. Sono un po’ paranoica anche in amore, e lì riesco a essere molto pesante. Forse è una forma di insicurezza, che tutto sommato può avere degli aspetti positivi. Dubitare ti aiuta ad approfondire, a riflettere sulle scelte e sui giudizi.

Come e quando scrive Francesca? Fai delle cose particolari per scrivere?

Devo dire che di notte non faccio nulla. Scrivo raramente la sera tranne in quei casi in cui ne ho una profonda urgenza o l’esigenza di mettere su carta qualcosa (insomma quando ti scappa). Questo libro è nato in una cucina di Viale Brianza a Milano in cui ho scritto tutti i fine settimana. Ho partorito queste perle di saggezza con Sua Altitudine in due mesi di lavoro fitto fitto. Direi che, se devo scrivere, lo faccio solo al computer, è più veloce, e poi ho una calligrafia pessima.
Scrivo per capire, mi viene più facile scrivere che pensare astrattamente. È un modo per tirare fuori le cose, è quello che so fare meglio e mi ci trovo bene. Non ho un obiettivo particolare. In passato ho pensato di scrivere un romanzo, adesso non mi pongo più il problema. Questo libro è stato un’occasione che ho preso al volo e che mi ha dimostrato che sono capace di grande dedizione. Quando mi ci metto riesco a produrre qualcosa di buono.

Ragioni quindi per immagini.

Direi di si. Guardando avanti mi piacerebbe fare regia o l’autrice televisiva perché preferisco immaginare le cose per situazioni e vedere quello che succede pian piano, vivere la storia mentre si sviluppa. Ad esempio, quando scrivo cose seriali non ho nessuna idea dell’evoluzione, non so come andranno a finire.

Quale evento sovrannaturale ha fatto nascere Pia-Dehina e ti ha portato a questo libro?

Direi che Pia-Dheina è nata in sordina, tra amici, come quei personaggi che escono per caso e che si alimentano situazione dopo situazione. Mi è bastato solo mettere assieme le cose.

Questo concetto dell’adulazione non l’ho mica capito sai? Possiamo fare un po’ di pratica?

Lei pensa che l’adulazione basti per far cadere una donna nelle spire di un uomo. E io… concordo! Se qualcuno mi adula, insomma… la situazione poi parte con il piede giusto. Mi ritengo abbastanza schiva e quindi se qualcuno fa un po’ il carino si assicura le mie grazie.

Devo dire la verità che mi sei proprio simpatica! Ho capito?

Direi di si – non pare proprio convinta N.d.R.

Guardando al libro nel suo complesso pare che ci sia una certa voglia di cabaret, di gag alla Zelig, sbaglio? Ti piacerebbe che venisse fuori qualche cosa per la TV o il cinema? È un punto di partenza?

Forse si. Per quanto riguarda Pia-Dheina, sta riscuotendo un notevole successo. Ha fatto un tour delle radio e ci ha preso gusto. La vedo un po’ cabarettista e se mi facesse siglare un contrattone per una sceneggiatura per Mediaset non mi dispiacerebbe affatto. Un po’ spero che il ritorno dalla divulgazione di questo libro mi dia la possibilità di pubblicare il mio romanzone generazionale dagli anni ’70 ai giorni nostri. Insomma, il famoso tomazzo che ogni scrittore ha nel cassetto.

Ma il tomazzo c’è?

Io scrivo tutti i giorni, la voglia c’è, con questo libro ho dimostrato che posso farcela. Posso creare un progetto finito anziché schegge frammentarie. Il resto verrà con il tempo.

Per la verità i miei informatori mi hanno riferito che c’è un film con Massimo Boldi, Cinzia Leone e Abbattantuono nei panni di Fateh-Pur trovato ideale per lanciare la tunica a Chandra. È vero?

Smentisco questa cosa. Non c’è nessun film, mi piacerebbe un sacco ma   non credo che Abbantantuono possa interpretare Fateh-Pur, anche se è un gran bel ragazzone e ha quello sguardo intenso alla ecceziunale veramente.  E’ troppo fascinoso. Nel caso si facesse, però, per la regia niente Vanzina. Magari DeMaria.

E se volessimo scavate sul tuo passato? Quando hai capito che la scrittura faceva parte del tuo DNA? Leggendo il libro mi immagino una Francesca accanita lettrice di quelle candide vignette di Walt Disney e poi, raggiunta una certa età, dismessi i panni etici e puritani di Topolino, ti immagino in letture alla Andrea Pazienza. Vedo giusto?

Pia Dheina

Pia Dheina

Ho cominciato ad inventarmi le storie prima di scrivere! Non sapendo scrivere le registravo, pensa che ho ancora tutte le cassette! Non hanno avuto successo perché erano un po’ criptiche, troppo di nicchia. Poi ho cominciato a scriverle su carta. Ma nessuno capiva a causa della calligrafia. Quando è venuto il computer ho continuato a scrivere, solo che a quel punto le persone non capivano il senso! Insomma è stata una gavetta travagliata. Più che da Walt Disney, direi che sono passata da “Piccole donne” a Bukowski. Per Pazienza però ci hai preso!

In coda a questa allegra chiacchierata avrei due domande da fare alla sommità, posso?

Certo che si!

Per Pia-Dheina c’è il suo Loris, per Francesca? Mi informano di un certo Ermete, un tizio di Cervia trapiantato a Milano, che si occupa di import-export di tartaruga yemenita?

Ad essere sinceri non mi piace tanto il Loris di Pia-Dheina. Un po’ lo snobbo perché è troppo provinciale. Preferisco un altro tipo d’uomo.

Questo Ermete?

Smentisco UFFICIALMENTE le voci su Ermete, anche se sarebbe decisamente cool avere un fidanzato con quel nome e, oltretutto, trafficante di animali esotici.

…e quella voce che ti vede spesso nella villa di Como di George Clooney?

Mi fa piacere che abbia letto il libro e che gli sia piaciuto,  ma non è proprio il mio tipo. SMENTIS-CO!

Ma il nome del tuo Loris lo possiamo fare? Ci sono milioni di lettori che vogliono sapere come si chiama il tuo lui!

Eh… non si può!!!

Pensi che posso scambiare due chiacchiere con la santona adesso? Avrei 3 domande.

Si, certo, aspetta.

Chi vi scrive giura di aver sentito un fragore nel telefono da far venire il batticuore per poi essere pervaso da un odore celestiale che ancora oggi non sa spiegare, forse un misto di pane, rucola e squacquerone (formaggio di origine romagnola, simile allo stracchino – N.d.R.)

La prima domanda è: Posso avere il numero di telefono di Luhandra?

Veh, se vuoi entrare anche te nel club dei sedotti e abbandonati, burdèl, accomodati pure. Siete tutti uguali voi uomini: più vi maltrattano, più siete contenti. Guarda però che quella là c’ha così tanti morosi che si dimentica persino i nomi!

La seconda domanda è: ho un problema con l’autrice del tuo libro. Dice a tutti di essere romagnola ma è di Ferrara. Non vorrei ferirla ma da qualche secolo quella città è uscita dalla Romagna storica. Come glielo posso dire?

Intanto la romagnola è lei, io sono solo lo strumento! – ride ma non è Sua Altitudine, è Francesca che si è intromessa nella risposta –  Io non ripudio le mie origini. A parte le poche cose che può offrire, Ferrara è bella. Comunque aggiungo, a mia discolpa, che parte della mia famiglia è quasi romagnola!

Allora passo alla terza domanda: come posso dire ai ferraresi che c’è una tipa che si spaccia per romagnola e non farli scendere in piazza a bruciare la bandiera della Romagna?

Direi che i romagnoli potrebbero anche farlo – ride, ma è sempre Francesca  – sono un po’ sanguigni da quel lato. Ma i ferraresi non lo farebbero mai, sono troppo a modo, un po’ come i piemontesi. Ci starebbe anche bene: ferraresi, falsi e cortesi.

In fine, mi rivolgo a tutte e due, che cosa c’è nel vostro giardino segreto? Cosa vi piacerebbe che rimanesse al lettore?

Per Pia-Dheina direi che mi piacerebbe rimanesse una bella risata, come ci siamo detti all’inizio di questa chiacchierata. Lei sa come prendere le cose. Per le cose più serie, il tomazzo per intenderci, un giorno arriverà, ma ci metterò anche un po’ di leggerezza, perché mi piace che si crei complicità con il lettore. Adoro strappare un sorriso, creare un po’ di condivisione, di empatia.  In questo senso tendo a essere un po’ ruffiana, a strizzare l’occhio.

Scrivi per te o per il lettore?
Prima… solo per me, ed ero gelosa che gli altri leggessero! Poi ho capito che condividere aiuta a capire come fare meglio le cose. Soprattutto, aiuta ad avere  uno sguardo più critico.

C’è qualcosa che vuoi condividere con i lettori di questa intervista?
Non votate per Berlusconi – anche se minacciata di vedere pubblicata questa affermazione la scrittrice si è impuntata N.d.R. – Per il resto, mi piacerebbe che questo libro non fosse solo una lettura veloce per San Valentino. Spero che ne nasca altro.

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