Omaggio a John Fante

Una foto datata di John Fante
La loro bellezza stride con i fatti e le atmosfere raccontate da Fante. Ma si sa che l’industria hollywoodiana ha le sue regole inappellabili.
L’italo americano John Fante, abruzzese di nascita, forse dice ben poco all’americano di oggi. E quindi si rendeva necessario inserire nel cast due volti di richiamo. Le ragioni del cuore e le regole dell’industria hollywoodiana non sempre collimano.
Nel nostro paese l’opera di Fante è stata più volte ristampata e riproposta da diverse case editrici, ben di più di quella di altri suoi contemporanei come ad esempio Steinbeck e Caldwell, che invece in patria hanno avuto maggior fortuna. E questo film sicuramente darà il la ad un’ennesima riscoperta dell’autore italoamericano. Non per nulla nella giornata inaugurale della Fiera del Libro di Torino (4 maggio 2006 – ore 18.30 – Spazio Einaudi ) si svolge un incontro-omaggio dedicato a Fante. Per chi avesse visto il film americano e desiderasse recuperare qualche notizia in più sul libro, va detto che la prima edizione di “Chiedi alla polvere ” era apparsa nel 1939, ma il volume visse una seconda primavera nel 1980. In quell’anno Bukowski lo fece ristampare firmando un’appassionata introduzione al volume. “Quando cominciai questo libro mi parve mi fosse capitato tra le mani un miracolo grande e inatteso”. Ma all’epoca Fante era ormai sul viale del tramonto, semicieco a causa del diabete, malattia che gli costò anche l’amputazione delle gambe. Nato a Denver nel 1909, da genitori italiani, John Fante esordì su alcune riviste letterarie negli anni ‘30. Di umili origini eppure approda a Hollywood. Come sceneggiatore non raggiunge la gloria, tuttavia riesce a portarsi a casa lauti compensi e a letto fascinose attrici. Chissà come Fante avrebbe giudicato un film tratto dai suoi libri, visto che parlava del cinema sempre in tono dispregiativo (la settima arte per lui era una “trappola di celluloide”) e considerava il lavoro per gli studios un mestiere disgustoso. Alla luce di queste affermazioni il revival cinematografico, sembrerebbe quasi dettato da un destino beffardo, se non fosse che, ancora una volta quest’anno il cinema ci spinge a riprendere in mano libri che hanno segnato una generazione, e che ormai sono diventati dei classici. C’è chi addebita questa tendenza all’uscita del film “Capote”, che ha fatto da battistrada ad un rinnovato interesse per le lettere al cinema, non in forma di adattamento tout court di opere letterarie, ma in una versione a metà tra il biopic e l’affresco storico. Ma forse si tratta di un fenomeno più complesso e multiforme, soprattutto se si considera che negli ultimi anni sono numerosi gli scrittori contemporanei che vengono arruolati dall’industria cinematografica. E il fenomeno non sembra essere circoscritto al cinema a stelle strisce. Due dei film italiani più premiati al botteghino e più incensati dai critici quest’anno sono di ascendenza letteraria e vedono tra i loro autori degli scrittori, “La bestia nel cuore ” di Cristina Comencini è nato nella mente dell’autrice prima come romanzo per poi approdare sul grande schermo. Mentre “Romanzo Criminale” di Michele Placido è l’adattamento dell’ormai cult omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, che ha partecipato al film in fase di stesura della sceneggiatura. Del resto una buona pellicola ha sempre alle spalle una buona storia, che si tratti di un libro, di un soggetto, di una sceneggiatura o di una semplice intuizione narrativa oppure ancora di un cocktail di questi elementi.


















