Thompson: ‘Ciò che ho sempre voluto fare con la mia scrittura è divertire’

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Carlene Thompson - foto di Jim Sprouse

Carlene Thompson - foto di Jim Sprouse

Alle porte di  Point Pleasant, in West Virginia, c’è un albergo molto bello, un dedalo di verande, cupole e giardini. Un vero paradiso a prima vista, che però gode di una fama davvero cupa. Al posto di essere ricordato per incontri romantici, cenette a lume di candela ed eventi festosi, La belle Riviere, così si chiama l’albergo, è noto per alcuni eventi violenti che vi hanno avuto luogo. Non stupisce dunque che i proprietari abbiano scelto di raderlo al suolo.
Questa la premessa di “Non dirlo a nessuno” di Carlene Thompson, scrittrice americana, di Point Pleasant (anche lei) per l’esattezza. In Italia il suo nome non è così conosciuto, ma da qualche tempo la casa editrice Marcos y Marcos sta contribuendo a crearle un pubblico anche nel bel Paese.   
La Thompson in patria è una delle voci più seguite del mistery, genere molto in voga anche da noi, e in Francia, dove è pubblicata da Gallimard, così come in Germania,  si è creata un buon seguito, soprattutto con  in suoi due volumi precedenti “In caso di mia morte”, e “Come sei bella stasera”.
La Thompson ha al suo attivo una decina di romanzi, e la sua crescente popolarità le ha permesso di lasciare i suoi impegni di docente universitaria per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. Alla scrittura e agli animali. La cinquantaduenne  Carlene Thompson infatti ci tiene a sottolineare che vive in una fattoria che sembra un “albergo degli animali”, animali di cui ama prendersi cura quasi con dedizione materna.   
Di questi e altri temi, dai suoi scrittori preferiti al suo personale rapporto con la scrittura e la creatività, ci ha parlato la scrittrice, che abbiamo raggiunto via e-mail nel suo buen retiro di Point Pleasant.

L’hotel, la location che ha scelto per ambientare “Non dirlo a nessuno” mi ha subito fatto venire in mente “The Shining” di Stephen King. Andando avanti nella lettura, il suo romanzo mi ha ricordato un altro testo, “Dieci piccoli indiani” di Agata Christie. E’ una pura coincidenza o questi due romanzi la hanno ispirata in qualche modo?

Ho letto “The Shining” almeno due volte, e ho visto sia il film, sia la mini serie, e devo ammettere che l’immagine di un hotel, grande, vuoto e sinistro mi è sempre rimasta in mente. Credo che King non potesse trovare ambientazione più efficace. Ho pensato all’hotel del suo libro, l’Overlook, mentre stavo scrivendo “Non dirlo a nessuno”, ma ho rappresentato il mio hotel,  La Belle Riviere, molto più piccolo e davvero meno isolato dell’Overlook . Il mio hotel è circa a tre miglia di distanza dalla cittadina dove vivono le eroine. Inoltre il mio hotel è chiuso, perché è in programma la sua demolizione.
King poi non lascia dubbi, l’Overlook è infestato dagli spettri. Nel mio libro, l’hotel è stato il luogo di uno straordinario numero di tragedie, cosa che ha poi convinto la proprietaria e molti cittadini dall’immaginazione fervida  a credere che l’hotel sia stregato. Ma ho cercato di lasciare il tema aperto alle congetture. Di certo c’è che non si è mai visto nessun fantasma né si sono verificati eventi soprannaturali. L’hotel potrebbe aver avuto solo una storia infausta, ma non una storia che abbia a che fare con eventi paranormali.
Onestamente posso invece affermare che  “Dieci piccoli indiani”, che mi è capitato di rileggere proprio due mesi fa, non ha avuto alcuna influenza sul mio romanzo. Nel mio libro nessuno è stato bloccato in un hotel e le ragioni dei delitti erano completamente differenti. Ho letto tutti i libri di Agata Christie, ma questi non hanno influenzato nessun mio libro, a meno che non si tratti di una influenza inconsapevole.

Lei è stata una docente universitaria per alcuni anni. Qual è il suo scrittore prediletto e perché? Quali scrittori l’hanno convinta a diventare lei stessa una scrittrice?

Il mio preferito è F. Scott Fitzgerald. Fin da quando ero una adolescente, ero estasiata dalla bellezza della sua prosa, dalle sue abili descrizioni, e dal senso di romanticismo che infonde la sua opera. E naturalmente la struttura de “Il grande Gatsby” è impareggiabile. Poi al college ho iniziato a leggere Flannery O’ Connor, la cui potenza descrittiva  e i personaggi spesso divertenti mi hanno affascinato. Tuttavia, non ho mai pensato di poter arrivare a scrivere come uno di questi due autori.  Conosco i miei limiti. Nondimeno quando li leggo, mi sento maggiormente ispirata a migliorare i mie passaggi descrittivi, e mi diverto spesso ad aggiungere qualche personaggio umoristico alla mia opera, per avere un piccolo calo di tensione comica in mezzo a tutti quegli omicidi e al caos.

Lei ha lasciato il suo lavoro di docente per diventare una scrittrice a tempo pieno. Quando ha deciso di fare questo passo e che cosa l’ha spinta a farlo?

Sebbene abbia conseguito il dottorato, l’università per cui lavoravo mi permetteva solo di insegnare a classi di composizione. Otto anni di cinque classi di composizione per quadrimestre hanno smorzato il mio desiderio di insegnare, così quando nel 1989 ho ricevuto per il mio primo libro un consistente acconto, ho detto addio all’università. Mi piaceva poter stare a casa mia tutto il giorno  e poter scrivere tutte le volte che volevo  – di mattina, al pomeriggio o alle dieci di sera – e anche trascorrere il tempo con i  miei animali. Più tardi mia madre fu colta da un attacco di cuore e contrasse il Parkinson proprio nel periodo in cui mio padre morì. Stando a casa ho avuto molto tempo da passare con lei e ho potuto essere a portata di mano ogni volta che lei aveva bisogno di me. Poi nel 2000 un’altra università ha aperto una succursale a Point Pleasant, dove risiedo, e ho deciso che non avrei voluto perdere interamente la mia formazione di insegnante. Così mi sono offerta di insegnare ad alcune classi, questa volta letteratura, no composizione! Loro sono stati molto cortesi e così ora tengo uno o due corsi a semestre.

Nei suoi romanzi, spesso i personaggi principali sono donne, donne in cerca di verità. In “Come sei bella stasera” per esempio la protagonista arriverà a scoprire una verità dolorosa  e dura da accettare. Questo è un plot che ricorre nelle tue storie? Che cosa ti ispira a scrivere le tue storie?

Il mio personaggio principale è sempre una donna, poiché io sono una donna e sento e capisco le donne meglio di quanto potrei fare con gli uomini. Fin da quando ero ragazzina mi hanno sempre intrigato le situazioni in cui il passato influisce sul presente. In altre parole è come se le mie eroine nella loro vita avessero sperimentato eventi tragici nel passato che continuano a procurargli dolore nel presente, ma loro pensano che la loro tragedia sia nel passato. Poi scoprono che questi eventi permangono ancora sotto la superficie e una nuova situazione li riporta alla luce di nuovo. Inoltre sono sempre stata affascinata dall’impressione che noi abbiamo di sapere tutto su una persona, sul suo passato, sui suoi sentimenti, sulla sua vita presente, per poi scoprire che non è così. Forse ciò che noi ignoriamo è banale. Nel caso di “Come sei bella stasera” Deborah sente che ciò che non sa di suo marito potrebbe essere qualcosa che manderebbe in pezzi il mondo.

Sempre a proposito dei personaggi dei suoi libri, alcuni hanno rilevato che ci sono troppi particolari da ricordare. E talvolta risulta difficile andare avanti nella lettura. Cosa ne pensi di questa affermazione?

Mi è capitato qualche volta di sentire la critica che le mie storie hanno troppi personaggi, e hanno troppe svolte e pieghe. Questa è una delle critiche che non mi ha mai ferito, perché non è mia intenzione scrivere libri semplici o di genere, tanto che dopo i primi tre capitoli puoi già immaginare la fine. Quando leggo un mistery e mi capita di scoprire immediatamente chi è il killer e il movente delle sue azioni e mi indispettisco. Voglio essere sorpresa. Allo stesso tempo mi sento frustrata quando al storia che leggo ha un unico plot. Così non prendo la frase ‘i suoi libri sono troppo complicati’ come una critica, perché voglio scrivere libri che facciano pensare un po’ la gente. Mi piace che il lettore si concentri sulle azioni e sui dialoghi, che forniscono anche una visione psicologica del motivo per cui il killer ha commesso degli omicidi  e spiegano in che modo questi atti  affliggano gli altri personaggi.

I suoi libri hanno avuto un buon successo negli Stati Uniti e in alcuni paesi Europei. Qualche produttore le ha mai chiesto i diritti per farne dei film? Se sì, può raccontarci qualcosa in merito? E se no, le piacerebbe che uno dei suoi libri diventasse in una hit da botteghino?

Credo che sia il sogno di ogni scrittore vedere trasformato un suo romanzo (o tutti) in un film. Il mio primo libro “Black for Remembrance” fu adattato per il grande schermo da un regista francese, Jean Claude Mockey. Questo accadde nel 1994 e ancora oggi ricevo qualcosa quando il film passa in tv. Alcuni miei libri sono stati opzionati dai produttori, ma nessuno è ancora stato trasformato in film. Continuo a sperare che accada.

Che cosa vuole esprimere con i suoi libri? C’è qualcosa che lei vuole esprimere nella scrittura e che attraversa tutti i suoi libri?

In questi anni c’è stata parecchia gente che mi ha chiesto di aiutarla a scrivere libri, perché, dicevano di avere un messaggio che le persone hanno bisogno di leggere. Non ho mai aiutato nessuno a scrivere un solo libro, mi sono limitata a vedere manoscritti e a dare qualche consiglio e non sento di aver alcun messaggio da dare al mondo. Non so nulla in più sul significato della vita o su come andrebbe vissuta. Qualche volta anzi sento di sapere meno su questi argomenti di altre persone.
Ciò che ho sempre voluto fare con la mia scrittura è  divertire. Spero, ad esempio, che se qualcuno è annoiato o depresso aprendo un mio libro possa perdersi nella lettura, senza preoccuparsi di temi profondi o simbolismi, che renderebbero la lettura di un libro più un compito che un divertimento.
Ho sono un messaggio: siate gentili con gli animali. Molto profondo!

Per che cosa le piacerebbe essere ricordata nei prossimi dieci anni?

Come ho detto prima non ho messaggi importanti da impartire al mondo. E suppongo che mi piacerebbe essere ricordata come una buona scrittrice. Spero di riuscire sempre a migliorare negli anni, perché non scrivo così bene come mi piacerebbe fare. E probabilmente non lo farò mai, ma ci proverò sempre.

LINK

http://www.carlenethompson.us/ (in inglese)

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