Intervista ad Alberto Calligaris

Alberto Calligaris
Tutti immaginiamo quel Konrad Lorenz etologo come un signore distinto, retrò nell’abbigliamento e profondamente amante degli animali. Immaginiamolo anche quando di toglie i panni dell’Etologo premio Nobel, che si toglie giacca e panciotto per indossare una bella maglia nera dei Kiss, fa corsi di Tantra in un ambiente di donne bellissime che cercano una risposta dalla vita, amici che picchiano la moglie perché è l’unica maniera di vivere assieme e qualche terribile mania occidentale di cercare in oriente una maniera di togliersi l’affanno. Questa è l’ultimo studio dell’etologo austriaco, con la razza del pianeta più difficile, quella umana, in un dissacrante libro da titolo “Il volo delle anatre a rovescio” di Alberto Calligaris appena uscito per la romana Newton e Compton Editori. Ed è anche tra i volumi rivelazione della Fiera Internazionale del Libro di Francoforte aggiudicandosi un posto tra le storie più interessanti e richieste soprattutto
in Francia e Spagna, dove è in corso un’asta per l’acquisto dei diritti di traduzione.
Qualche tempo fa – proprio nella fase di correzione delle bozze – abbiamo raggiunto questo eclettico autore per posta elettronica in Cornovaglia dove vive con la famiglia e gli abbiamo fatto alcune domande un po’ per capire che c’è nel suo giardino segreto e… facendo nostri alcuni obiettivi dei suoi amici, per aiutarli a capire che cosa c’è nella sua testa.
La prima domanda è la solita: perché questo libro? Quali sono state le meditazioni che ti hanno portato a questa storia? … visto che c’è anche un altro libro di poesie divertenti, mi verrebbe anche da aggiungere un: perché questo filone dissacrante?
Non c’è stata alcuna ispirazione. Il computer si era rotto e ho scritto le prime 50 pagine su di un quaderno per non annoiarmi. Ma ero sotto fuoco sacro, non ricordo nulla del perché e del come. Il mio non è un filone dissacrante, è la realtà ad esserlo.
Una domandina cattiva cattiva. Il protagonista della storia è l’austriaco e premio Nobel Konrad Lorenz, ci si immagina un uomo alle soglie della pensione, ma nel libro è come se avesse massimo 40 anni e ragiona come un ragazzotto di città. Non è una visione che stride con un uomo che lo si è spesso visto in giacca e panciotto? È una scelta voluta?
C’è una vita pubblica e una vita privata. La mia idea romantica è che Konrad Lorenz nella vita privata si togliesse il panciotto e si infilasse una maglietta dei Kiss, ma non ho bisogno di scrivere una storia che aderisce alla realtà, altrimenti avrei scritto un trattato di etologia. Poi che a 60 anni il mio protagonista ragioni o si comporti come uno di venti o di quaranta mi sembra irrilevante, c’è gente che a 60 anni ha la testa di un bambino di dieci, non vedo il problema, soprattutto l’idea che uno a 60 anni se ne stia su di una poltrona a giocare con la propria dentiera e pisciarsi addosso mi sembra un luogo comune.
Nelle mail precedenti della nostra discussione hai detto, “Sono italiano, sono andato nel Regno Unito come Cesare per conquistarla”. Dai l’impressione di essere uno di quegli scrittori che vivono, imparano e fanno lavori piccoli per avere il tempo per scrivere. Hai un sogno? Quale? E questo è il piano per attuarlo?
Essere uno scrittore per me ha una valenza economica, non intellettuale. Se riesci a vivere con quello che pubblichi sei uno scrittore, e io non sono uno scrittore. Sono un giardiniere. C’è questa maleducazione culturale comune per cui si immagina che l’aspetto artistico coincida con la propria essenza spirituale. Io non sono uno scrittore che vive in Cornovaglia e fa piccoli lavori per avere il tempo per scrivere. Io sono un giardiniere con una famiglia due figli e un mucchio di cose da fare e nonostante questo non dormo e passo la notte a scrivere. Il mio sogno nel cassetto non c’entra niente con la letteratura, è il classico sogno da film di serie B, diventare padrone del mondo e sconfiggere James Bond.
Perché poi te ne sei andato? Per fare esperienze? Quando torni in Italia? Ti manca? … e avrei il conto di un panettiere di Udine da saldare, che gli dico?
Sono partito con mia moglie dieci anni fa e continuiamo a viaggiare da allora. Un po’ di psicogeografia, un po’ di lavori interessanti. Soprattutto ci interessa capire come la mente si adatti a nuovi territori, lingue differenti, registrare altre civiltà nella propria. In Italia ci sono vissuto trent’anni, geograficamente non mi manca affatto. Mi manca la cucina italiana, se potessi avere le royalties dei libri direttamente in porchetta farei un affare. – supponiamo che per il conto del panettiere rimanga il silenzio N.d.R..
Parliamo un momento dell’autore. Leggendo il tuo romanzo balza subito all’occhio uno stile molto fresco. E viene quindi da chiedere, quandi anni hai, da dove vieni… facci una piccola presentazione di te stesso.
Ho 39 anni e sono di Udine. Pensavo di avere un futuro nello sport e ho lasciato perdere. Pensavo di avere un futuro nel giornalismo e ho lasciato perdere, no, anzi, in quel caso mi hanno buttato fuori perché mi sono dimenticato per anni di pagare l’iscrizione all’albo. Ho scritto libri per altri, adesso scrivo per me.
Rimanendo sempre nella cerchia dello stile, un lettore come me – diciamo anche lettore generico – legge uno stile come quello di Benni, ma forse una Hellen Fielding (quella di Bridget Jones). Quali sono i modelli a cui fai riferimento?
La mia ignoranza in letteratura è tale da rasentare lo snobismo. Tutti i libri che dovevo leggere li ho letti prima dei tredici anni. Poi non si legge più, si guardano le parole. Mi affascina Silvya Plath, e Dylan Thomas.
Cercando in internet ci sono poche informazioni, c’è solo un altro libro, di poesie. C’è altro? Quale rapporto hai con lo scrivere e quando è scattata questa molla verso la pagina scritta?
Come diceva Bukowski la differenza tra un bravo scrittore e un cattivo scrittore è la fortuna, per anni non ho avuto fortuna per cui su internet non c’è memoria di me. E poi quando scrivi libri per altri l’anonimato è la regola. Ho cominciato a scrivere come giornalista, e questo ha modificato il mio modo di scrivere, l’assassino è sempre all’inizio, mai alla fine.
Quali progetti ci sono per il futuro? Un lavoro nuovo? Che cosa ci vorresti vedere in questo futuro?
Al momento attuale sto scrivendo sei libri alla volta. Passo da uno all’altro perché ho fretta e non ho mai tempo. Non ho nemmeno tempo per il futuro.
Andando nel futuro, cosa vorresti che i lettori ricordassero di Alberto Calligaris?
Non scrivo classici, quello che scrivo ha la data di scadenza. Ogni tanto qualcuno mi dice che ha riso da stare male, mi basta.
Come ti ho anticipato – L’intervista che stiamo facendo verrà pubblicata in una sezione che si chiama il “giardino segreto” inteso come un luogo in cui entriamo e cerchiamo qualcosa di profondo dell’autore, quello che fa quando scrive, come approccia le storie che scrive. Quindi la domanda è: tutti hanno l’impressione che chi scrive, per raccontare con originalità, faccia delle cose particolari. Tu che fai quando scrivi? Come escono le tue storie?
Quando scrivo metto le cuffie ed alzo il volume al massimo. Dopo di che scrivo. Non penso a quello che devo scrivere, scrivo e basta, come correre, se pensi se devi correre o meno te ne stai a casa. Invece se sei in pista corri.
Parliamo un momento del Mondo. Sei nel Regno Unito ma sei italiano e scrivi in italiano. Che ne pensi del fenomeno degli autori stranieri che scrivono del loro paese o delle loro esperienze in italiano?
Non ho assolutamente idea di quello che accade attorno a me perché non mi interessa. Nella mia mediocrità posso dare un giudizio personale su un libro, ma mi annoiano a morte gli scrittori che parlano di scrittori e della funzione dell’arte eccetera eccetera.
Nel libro parli di Oriente ed Occidente e della maniera distorta che costruiamo dell’oriente. Se facessi un altro paragone? Che ne pensi di Occidente e MEDIO oriente? Che idea hai?
Io ho un’idea televisiva della realtà mediorientale, ed è un’idea che non serve a nulla. Lo strumento per giudicare la realtà è solo la realtà.
Che cosa c’è allora nel tuo giardino segreto?
Un barbecue e un paio di amici che mi dicono sul serio, cosa cazzo c’è nella tua testa?
Informazioni sul libro:
Titolo: Il volo delle anatre a rovescio
Autore: Alberto Calligaris
Editore: Newton & Compton Editori
Pagine: 280
Prezzo: 8.90 €
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