Intervista a Mohammed Lamsuni

Mohammed Lamsuni
Questo è “Porta Palazzo Mon Amour” del marocchino Mohammed Lamsuni, punto di riferimento della letteratura della migrazione italiana e punto di riferimento della letteratura come testimonianza del reale e dei suoi paradossi. A seguito della pubblicazione della sua opera abbiamo raggiunto questo autore, che dal 1990 vive a Torino e ha scelto la lingua italiana per il proprio lavoro. Lamsuni ci ha concesso una succosa serie di risposte aprendo un mondo fatto di letteratura ma anche di forte impegno e chiarezza su quello che abbiamo attorno.
Ho trovato molto bello il concetto di scrittura come delazione. Potrebbe spiegarlo nei dettagli ai nostri lettori?
A dire il vero e per essere giusto e probo con il lettore e con me stesso devo dire che questo concetto di scrittura-delazione non è una idea nuova o originale. Il concetto è antico e la critica moderna ha evidenziato questo aspetto in modo ampio. Si! Lo scrittore è un delatore: denuncia e riferisce fatti o discorsi degli altri. Ma cos’è il romanzo-racconto nella sua essenza se non questo sparlare, tagliare i panni addosso a qualcuno? Personalmente, quando scrivo sulla vita degli immigrati, degli imam corrotti e di coloro che si arricchiscono illecitamente, ad esempio, non faccio che questo. E mi passano per la mente degli esempi: Balzac, Moravia, Steinbeck, Zola, Miller, Dostoiveski hanno descritto/esibito loro stessi e gli altri. Questo sembra paradossale per quanto sappiamo che la letteratura in fondo veicola il vecchio ideale greco: la verità, il bene e la bellezza, ed è così: la scrittura è un atto liberatorio di resistenza ma, implicitamente, contiene la delazione che soffia sul fuoco e sul vento.
Dalle citazioni all’inizio del libro, sembra che lei conosca molto bene la nostra letteratura. Inoltre nell’introduzione al volume si fa cenno al verismo francese dell’800. quali sono stati gli scrittori italiani e stranieri a cui si ispira? Quali sono i romanzi su cui si è formato?
Noi, in Marocco, studiamo l’arabo e il francese dalla scuola elementare. Adolescente, mi sono innamorato della lettura, il mio primo amore. Ricordo che, come testo di studio alla quinta elementare, avevamo “I miserabili” di Victor Hugo. È il primo grande romanzo che mi ha convertito alla religione letteraria. Avevo quattordici anni e cominciavo a leggere i libri tradotti in arabo. Il primo libro italiano che ho letto è “Le memorie di Casanova”! Subito dopo, ho scoperto Moravia. Quando ero in Francia, per lavorare e studiare per un periodo di dodici anni (1970-1982), ho letto Calvino, altri libri di Moravia, la poesia italiana e ho scoperto Dino Buzzati. Adoro Buzzati. Credo che ” Il deserto dei Tartari ” sia tra i più grandi romanzi del XX° secolo accanto a “Lo straniero” di Camus, la “Lolita” di Nabokov, “Cento anni di solitudine” di Marquez, “La gente di Dublino” di Joyce, “Il ladro e i cani” dell’egiziano Mahfuz e altri. Certi critici, sapendo che ho studiato letteratura francese all’università e che ho vissuto a lungo in Francia, hanno voluto a tutti i costi rilevare l’influenza francese sulla mia scrittura. Ma no! È vero che sono più vicino al pensiero francese che a quello anglo-sassone, ma la mia formazione culturale e letteraria di base è universale.

Porta Palazzo Mon Amour – Mohammed Lamsuni – Tracce Diverse
Certo, il mio incontro con la lingua italiana nel 1990 mi ha arricchito ancora di più e lo spazio spirituale è diventato vastissimo. Ad esempio, mi piace “il montaggio” di U. Eco nel “Il nome della rosa” e “Il pendolo di Foucault”. Il mio maestro? Lo sono tutti questi giganti della letteratura mondiale: da Balzac agli scrittori d’oggi. Non ci sono confini. Amo i racconti dell’israeliano Abraham B.Yehoshua, e lo dico anche se questo non piace ai nostri integralisti-fanatici barbuti. Sono cosmopolita, cittadino del mondo, un comunista “strano” che coniuga islam e marxismo; sono musulmano democratico e razionale come il grande maestro Averroe. Insomma, sono un Uomo che crede soltanto alla complessità della cosa umana. Odio soltanto l’ipocrisia.
I suoi connazionali hanno letto il libro? E se sì come l’hanno accolto?
Certo! I più colti l’hanno accolto con ammirazione e orgoglio. Penso a Souad Sbai, presidente dell’unione dei marocchini in Italia, che ha fatto girare via e-mail in tutta l’Italia questa frase “Ragazzi! Anche noi abbiamo il nostro Tahar Ben Jelloun!”. È l’orgoglio di avere uno scrittore marocchino, il primo in Italia a scrivere in italiano, che interpreta i loro pensieri, che descrive la loro vita. Invece, gli ignoranti e gli pseudo-musulmani fondamentalisti del cavolo hanno considerato, il mio libro, strumento di delazione che parla male, che danneggia l’immagine etc…
Come nasce la sua vocazione di scrittore e soprattutto in una lingua che non è la sua lingua madre?
Per dirla in breve, ho iniziato a scrivere a sedici anni. Volevo dire qualcosa. Ero timido e solitario. Scrivere era un modo di comunicare. Non potevo parlare con una ragazza, scrivevo delle lunghe lettere d’amore o poesie banali. Era l’inizio.
In Italia, è successa la stessa cosa. Dovevo parlare/spiegare agli italiani tramite la loro lingua…
Lo scorso 28 settembre Tracce Diverse, assieme ai centro interculturale di Torino, ha organizzato una giornata di discussione sulla letteratura della migrazione. Quale impressione ha di questo fenomeno letterario che sta uscendo in Italia? Una moda che non avrà seguito?
Non è una moda. Gli immigrati stranieri non sono qui soltanto come forza lavoro, come braccia. Sono anche cuori e menti. Perché non emergono calciatori, artisti, insegnanti, medici e scrittori? La letteratura meticcia esiste e crescerà. Siamo ancora all’inizio, una cinquantina per ora. Il futuro sarà più brillante.
Parlando del tema Italia ed immigrazione: pensa che ci sarà un giorno in cui anche da noi si potranno verificare situazioni come quelle che abbiamo visto in Francia lo scorso anno? O l’Italia è diversa? Se non lo è che cosa si dovrebbe fare perché sia diversa?
Devo essere chiarissimo. Se la situazione attuale persistesse ( emarginazione, islamofobia, diritti negati, ghettizzazione e mancanza di una legge equa e permanente), la storia si ripeterebbe come in Francia. Per impedire questo, dobbiamo pensarci oggi e rimediare quegli errori di gestione della cosa pubblica che vuole perpetuare ghetti e sistemi di vita in cui lo sfruttamento e il degrado sociale generano mostri.
Le faccio un ultima domanda sullo scrivere, lei fa qualcosa in particolare per produrre i suoi lavori? Spesso ci si immagina uno scrittore che fa cose particolari per alimentare la propria originalità, lei da dove prende spunto e quale motore la fa scrivere?
Credo nell’improvvisazione. Dicono che sono impulsivo. I miei testi rispecchiano il mio stato d’animo: rabbia, angoscia ma anche amore e, soprattutto il desiderio di giustizia.
Informazioni sul libro:
Titolo: Porta Palazzo mon amour
Autore: Mohammed Lamsuni
Editore: Tracce diverse
Prezzo: 11 euro


















