Lunga vita al re dei nostalgici

0 commenti

Bambole cattive a Green Park - Andrea Malabaila - Marsilio

Bambole cattive a Green Park - Andrea Malabaila - Marsilio

Premiere Magazine lo immortalerebbe con un bicchiere di scotch in mano e il papillon leggermente snodato. Interview lo fotograferebbe all’alba, mentre si stropiccia gli occhi assonnati e al centro del cortile della sua infanzia. GQ lo farebbe sdraiare su un divano a gambe incrociate circondato da scudetti e dischi di platino. Perché Andrea Malabaila, giovane scrittore torinese che ha pubblicato i romanzi “Quelli di Goldrake” (Michele di Salvo, 2000) e “Bambole cattive a Green Park” (Marsilio, 2003, Premio Desenzano Libro Giovani) ha tutte le carte in regola per essere, contemporaneamente, una rock star, un cineasta e un calciatore. Per intenderci, provate a immaginare un film di Richard Linklater tratto da un romanzo di Douglas Coupland con il soundtrack degli Strokes. Questo è Andrea. Se non fosse che questo talentuoso autore è anche un ragazzo dall’animo trasparente, malinconico e garbato, viso pulito, WASP, direbbero gli americani. A farci incontrare e a condividere le passioni letterarie è stato il festival del racconto di Seregno di quest’anno, per il quale abbiamo scritto entrambi un racconto pubblicato nella raccolta “L’Italia si racconta: 60 anni di Repubblica” (Arcilettore). La prima cosa che gli ho detto è che leggere le sue interviste, all’uscita del suo romanzo, mi avevano incentivato e spronato a continuare a presentare il mio manoscritto agli editori. Soprattutto avevo trovato, nelle sue dichiarazioni, la modestia che manca a molti scrittori esordienti e l’onesta elargizione di emozioni e attese a chi, come me, vedeva in Malabaila uno che c’è l’ha fatta.
Oggi, a distanza di sei anni dal suo debutto letterario, e con due romanzi e numerosi racconti pubblicati su riviste e in antologie all’attivo, Andrea Malabaila affronta il suo futuro letterario e la sua maturità esistenziale scambiando due chiacchiere amichevoli con Puralanadivetro e tracciando un bilancio della sua vita da scrittore di serie A.

 

Ciao Andrea. La prima cosa che ti chiedo è di tornare indietro con la memoria per raccontarmi cosa hai provato quando hai avuto il tuo primo libro tra le mani. Quanto in alto si riesce a saltare quando si realizza un sogno?

Beh, è stato un bel momento davvero, e tu di sicuro mi puoi capire… Mi ricordo che era l’11 agosto ed ero al mare e per festeggiare – io che di solito sono restio ai festeggiamenti – mi sono colorato i capelli di blu con una di quelle bombolette spray… Il bagnino, quando mi ha visto, ha commentato: “Sembri un incrocio tra Batman e tuo nonno.”

Leggo dalla tua biografia che hai debuttato nel mondo della letteratura con una poesia scritta a sette anni, “La primavera”. Classicamente un evento del genere viene pilotato in una riunione di famiglia e al candido bambino viene chiesto di leggere la composizione davanti a tutti, magari a Natale. E’ stata quella l’epifania della tua carriera di scrittore oppure hai capito di volerlo diventare più tardi?

No, per carità, mi sarei vergognato tantissimo! Ho sempre preferito non leggere in pubblico le mie cose. Anche adesso, se posso, delego il compito a qualcun altro…
Forse però la mia storia di narratore parte ancora più da lontano: prima di imparare a scrivere, prendevo il microfono dell’hi-fi e mi mettevo a raccontare delle favole assurde. Ho delle cassette registrate che mi servono come alibi: stanno lì a dimostrare che non sono peggiorato col tempo ma sono sempre stato malato di storie.

“Quelli di Goldrake” è il tuo primo romanzo pubblicato. C’è un momento in cui ti è arrivata l’illuminazione e hai compreso che sarebbe nato il tuo primo libro o semplicemente è accaduto, vuoi perché la storia era quella che cercavi da tempo o perché era giunto il momento di metterti alla prova?

E’ successo tutto in sequenza. Ho iniziato l’università, ho avuto più tempo libero, ho avuto la prima piccola batosta sentimentale, ho letto “Tutti giù per terra” di Culicchia, ho scritto dieci righe che mi hanno fruttato un’intervista su Raiuno, e così mi sono detto: “Perché non provarci davvero?” La primissima pagina, che poi avrei eliminato, l’ho scritta sul tram.

A distanza di anni ti riconosci ancora nel tuo primo lavoro pubblicato o il tuo stile è cambiato?

Mi riconosco davvero poco, ma è normale. Cioè, no, non è che non mi riconosco, so benissimo perché ho scritto quelle pagine, è solo che oggi ne salverei una minima parte. Nel maggio scorso “Quelli di Goldrake” è stato ristampato, ma mi sono trovato in imbarazzo, mi sembrava strano doverne di nuovo parlare… Per me è una specie di reperto archeologico che è rimasto lì, ancorato ad un momento, mentre io sono andato avanti. Però se voglio sapere com’ero a vent’anni – adesso che ne ho ventinove – quello è il documento più sincero che possa trovare. E’ come un album di foto che ti fa vedere l’interno invece dell’esterno…

E tu quanto sei cambiato dalla prima pubblicazione? Hai più attese ora che sei uno scrittore rispetto a quando non lo eri?

Diciamo che le attese sono cambiate. All’inizio il fine ultimo era la pubblicazione, adesso che quella gioia l’ho provata il fine è fare le cose al meglio. Al momento sto cercando un editore ma ho fatto un certo percorso e non torno indietro, piuttosto sto fermo.

“Bambole cattive a Green Park” è stato pubblicato dopo una lunga attesa da parte della Marsilio, casa editrice di rilievo sul panorama letterario. Un libro generazionale, rock, di grido, un vestito attillato sul corpo perfetto della giovinezza. Se fosse stato pubblicato in America saresti sul Rolling Stone Magazine come le rock star. Ti senti un portavoce della letteratura generazionale? Oppure, in quanto la scrittura -cito le tue parole- è una sana terapia, i tuoi prossimi romanzi seguiranno pari passo la tua crescita e la tua maturità di uomo adulto?

Dici che dovrei trasferirmi in America? Sai, non mi dispiacerebbe essere su Rolling Stone coi fratelli Gallagher e Pete Doherty…
Comunque no, non mi sento portavoce di nessuno, forse neanche di me stesso… Scherzi a parte, i miei prossimi romanzi – se mai verranno pubblicati – saranno sempre un po’ più indietro rispetto a me. O sono troppo veloce io (ma non credo) oppure è l’editoria che è troppo lenta. Insomma, va a finire che a ottant’anni pubblicherò quello che sto scrivendo adesso e la gente dirà: “Questo non si rassegna ad invecchiare.”

In entrambi i tuoi libri, in modo diretto o indiretto, rievochi il mondo anime della nostra infanzia (nota: Andrea ed io siamo figli di Goldrake, amici di Mazinga e cugini di Lamù). Quali cartoni animati ricordi con maggiore entusiasmo? Secondo te ti hanno in qualche modo arricchito sviluppando la fantasia, sottobosco dei tuoi lavori?

Sicuramente saranno serviti anche i cartoni animati. Il mio primo libro l’ho intitolato a Goldrake, il mio eroe ai tempi dell’asilo. All’epoca ero molto affascinato dai robot, ma guardavo anche cartoni più “tranquilli” come Heidi o Remi o Spank o Doraemon. Insomma, i cartoni anni Ottanta che ricordiamo tutti. Negli ultimi anni, invece, ho apprezzato South Park e poi i Griffin.

Stiamo crescendo e pensare che le prossime generazioni potrebbero non sapere chi siano Tetsuya o Actarus mi riempie il cuore di melanconia. Sei anche tu un nostalgico? La scrittura è anche un modo per preservare ricordi, giovinezza e accettare il tempo che passa con maggiore serenità senza temere di diventare attempati Peter Pan?

Beh, io sono il re dei nostalgici. E la scrittura serve proprio a preservare tutto quanto vorremmo che non venisse dimenticato, né da noi né dagli altri.

Un altro tema che ritrovo nella trama di Bambole cattive a Green Park, oltre che in alcuni tuoi racconti e in alcune tue precedenti dichiarazioni è quello la fuga: dalla realtà, dalla strettezza di mentalità, dalla noia, da noi stessi. La scrittura è un biglietto di andata e ritorno, nel senso che ti estranea durante l’atto fino a quando non metti il punto e torni sulla terra. Per te è così? La scrittura ti aiuta a fuggire ancora oppure è il momento più reale della tua vita?

Bella domanda. Potrei risponderti in mille modi diversi. Ma alla fine penso che la scrittura ci apra un mondo parallelo, una realtà altra, quindi a volte può servirci a fuggire, altre volte invece ci mette davanti a noi stessi molto più di uno specchio.
E’ una specie di macchina spazio-temporale: può portarci in luoghi mai visti, ma può anche riportarci in un passato che ben conosciamo…

Londra è nel tuo cuore, attraverso la scrittura e la musica che ascolti. Cosa rappresenta per te sia dal punto di vista personale che come scrittore?

Probabilmente è uno stereotipo, però è da lì che arrivano i nostri miti. Per cui ho pensato di ambientarci il mio secondo romanzo, senza avere la pretesa di raccontare Londra, ci mancherebbe. La mia Londra voleva solo essere, per i tre protagonisti di Bambole cattive a Green Park, una specie di paese dei balocchi.

Quando scrivi sei metodico, concentrato, non ti alzi dalla scrivania per ore, oppure come il sottoscritto bevi decine tazze di caffè americano la notte, ascoltando musica e staccandoti dal computer ogni cinque minuti? Insomma, scrivere ha i suoi riti oppure segue l’istinto e il momento?

Scrivo quando sento che devo farlo. Dico sempre che se domani non ne sentirò la necessità, non lo farò e basta. Non voglio vivere la scrittura come un peso o, peggio ancora, come qualcosa di doloroso. Certo, poi alcune storie sono molto divertenti da scrivere e altre vanno a scavare nel tuo passato e nel tuo inconscio e ti fanno anche soffrire (la terapia di cui sopra), però sono sempre le sensazioni positive a prevalere!

Sei uno scrittore prolifico, in quanto hai pubblicato, su riviste e raccolte svariati racconti, o meglio, delle short stories all’insegna della tradizione americana. Qual è il tuo rapporto con la scrittura di un racconto: è più immediato e diretto rispetto alla stesura di un romanzo, oppure necessita di un attenzione più viva e amorosa in quanto deve vivere in poche pagine?

Un racconto è un flirt, un romanzo è un grande amore. Voglio dire: nel primo caso basta la scintilla di un’idea, nel secondo devi essere completamente invaso da questa idea, sennò il romanzo lo lasci a pagina tre. Sai quanti romanzi incompiuti esistono al mondo?

Apri il tuo cassetto dei sogni. C’è un romanzo che attende di essere pubblicato? Ne stai scrivendo uno ora? Svelami qualche dettaglio…

Ci sono due romanzi pronti e uno quasi. E’ tutta roba migliore rispetto a quel che ho pubblicato fin qui. Per cui lascio un messaggio agli editori: battete un colpo, please.

Andrea, sei un grande tifoso di calcio e dal tuo blog party di due menti malate (www.party.splinder.com) lo si intuisce molto bene. Immagina di dover formare la squadra dei tuoi scrittori preferiti.

In porta, a volare su ogni pallone, metterei Saint-Exupéry. Come terzini, Fenoglio e Tozzi. Centrali difensivi, Fante e Nabokov. Hemingway fisso in regia: i suoi dialoghi sono ineguagliabili. Ellis lo metto in mediana, a mordere i polpacci. McInerney ala destra. Il numero dieci lo do a Proust, un genio assoluto. In attacco, Salinger e Dostoevskij. Poi una bella panchina lunga per il turnover: Fitzgerald, Burgess, Camus, Schnitzler, Wilde e qualcun altro che sto dimenticando…

Un’ultimissima domanda. Lungo il tuo percorso, oltre alla passione per la scrittura, la musica e il calcio c’è quella per il cinema. Infatti hai girato un cortometraggio, scritto sceneggiature e da un tuo racconto Roberto Gagnor (tuo co-blogger) ne ha tratto un corto. Cosa rappresenta il cinema per te e soprattutto hai dei sogni legati a questo mondo?

Piccola precisazione: è il mio racconto che è stato tratto da un corto di Roberto Gagnor (non so se esistano altri casi al mondo, ma è stato divertente). Il cinema, come la musica, è soprattutto una grande fonte di suggestioni. Ci sono film, o anche solo scene di film, che ti rimangono dentro, quasi come se le avessi vissute in prima persona. E la scrittura, per me, è fatta di storie ma anche di suggestioni.

Bambole cattive a Green Park - Andrea Malabaila - Marsilio

Bambole cattive a Green Park - Andrea Malabaila - Marsilio

Informazioni sul libro:
Titolo: Bambole cattive a Green Park
Autore: Andrea Malabaila
Editore: Marsilio
Pagine: 140
Prezzo: € 11,00

VN:F [1.8.1_1037]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.8.1_1037]
Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia un commento