Siti: viviamo in un’epoca di neo-neo realismo
Da Plinio a Zola, quando le fedi crollano, ecco che il realismo occupa la scena. Emerge la volontà istrionica e allucinatoria di ricreare la realtà, una realtà i cui contorni si fanno spesso sfuggenti. E oggi? Viviamo in un momento di realismo? A sentir Siti e, banalmente, a guardarsi intorno, viviamo in un momento di iper realismo. Persino l’intrattenimento televisivo, attraverso i reality, vuole esprimere il bisogno che tutto sembri vero.
Festival della Mente Sarzana 29 – 31 Agosto 2008
Charles Dickens, quand’era giovane, sostava a lungo in un caffè di Sant Martin’s Lane. Gli capitava di posare l’occhio sovrappensiero su una scritta presente sulla porta a vetri del locale. La scritta “coffee room” era studiata per l’esterno, così lui, dall’interno, la leggeva “moor eeffoc”.Queste parole incomprensibili, chioserà più tardi Chesterton, che scrisse la biografia di Dickens, “sono il motto di ogni realismo efficace”. Parte da questo aneddoto la lezione di Walter Siti a Sarzana (30 agosto 2008) , dedicata al “paradosso del realismo”. E sì perché il realismo dà l’illusione di ricreare la realtà, ci dice l’autore de “Il contagio” (Mondadori), ma si tratta di una realtà inventata, un mondo “più vero del vero”. Insomma il realismo è un dispositivo di inganno: finge che ci sia una cosa che in realtà non esiste. Ecco perché Siti definisce il realismo: “una sfida al creatore”.
Non a caso lo studioso parte da Dickens. Quando si pensa al realismo subito la nostra mente corre ai grandi romanzi ottocenteschi. Eppure uno degli episodi fondativi del realismo avviene secoli prima. La gara di pittura tra Zeusi e Parrasio, narrata da Plinio il Vecchio, altro non è che un episodio di realismo allo stato puro. Se ricordate, i due si sfidano. Vince chi dipinge qualcosa di più vicino al vero. Zeusi pensa di aver la vittoria in mano perché la sua natura morta è riuscita ad ingannare degli uccelli ed esorta il collego ad alzare il drappo dalla sua tela, non accorgendosi che Parrasio aveva proprio dipinto un drappo dalle sembianze quanto mai realistiche.E di momenti alti del realismo Siti ne snocciola via via nei secoli, fino ad arrivare alla pittura del Seicento, così reale da avere un che di metafisico. E non vi è da stupirsi, perché il realismo più spinto alla fine provoca in noi questo senso del metafisico. “Certe scene di Zola sembrano quasi dionisiache per quanto sono vere, per non parlare delle febbri di Verga ne “L’amante di Gramigna”, così vere e così deliranti” osserva Walter Siti.
Questo risvolto metafisico del realismo, Siti lo riconduce ad un fatto. Da Plinio a Zola, quando le fedi crollano, ecco che il realismo occupa la scena. Emerge la capacità istrionica e allucinatoria di ricreare la realtà, una realtà i cui contorni si fanno spesso sfuggenti.
E oggi? Viviamo in un momento di realismo? A sentir Siti e, banalmente, a guardarsi intorno viviamo in un momento di iper realismo. Persino l’intrattenimento televisivo, attraverso i reality, vuole esprimere il bisogno che tutto sembri vero. E anche il cinema ultimamente ci dà parecchio dentro con la cronaca.“Forse la cultura occidentale – suggerisce Siti – quando ha scelto la tecnologia, ha scelto contemporaneamente di esiliarsi dalla realtà, per crearne poi un suo surrogato”. Oggi si vive in un momento storico di irrealtà, di immaterialità. Ad esempio, dice Siti, i recenti crack finanziari quasi ci portano a domandarci dove si trovino i soldi: nei pc? Nelle banche?Siamo rimasti orfani non solo dell’assoluto, ma anche di cose tangibili come il denaro? E di fronte a questa prospettiva dai contorni nichilisti, la voglia di aggrapparsi alla realtà si fa tangibile. Ed ecco allora che si va alla ricerca di un realismo engagè o di una simulazione del vero al parossismo nei reality, come nei videogiochi.
Festival della Mente Sarzana 29 – 31 Agosto 2008
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