Un omaggio alla Polonia nella terra dei Savoia
Un omaggio alla Polonia e ai suoi scrittori, giovani e “navigati” è stato il moto del Festival internazionale di letteratura “I Luoghi delle Parole” che ha calamitato l’attenzione degli appassionati di libri e carta stampata dal 3 al 12 ottobre attraverso alcuni comuni del torinese. Gli scrittori ospitati a Settimo Torinese sono stati molti e tre, in modo particolare, hanno incantato la platea cittadina mediante il racconto delle proprie esperienze e la loro narrazione. Un omaggio alla Polonia e ai suoi scrittori, giovani e “navigati”. Ecco uno dei fili conduttori dell’appena conclusasi festival internazionale di letteratura “I Luoghi delle Parole” che ha calamitato l’attenzione degli appassionati di libri e carta stampata dal 3 al 12 ottobre attraverso i comuni di Settimo, Chivasso, Brandizzo, Casalborgone, Castagneto Po, Cavagnolo, Gassino, San Maurizio e Volpiano. Gli scrittori ospitati a Settimo sono stati molti e tre, in modo particolare, hanno incantato la platea cittadina mediante il racconto delle proprie esperienze e la narrazione a laetere delle modalità attraverso le quali il loro “prodotto finito”, libro o racconto che sia, viene concretamente realizzato.
Mercoledì 8 ottobre si è dato il via alla rassegna polacca con la presenza di Wojciech Kuczok, classe 1972 e un talento davvero innato; grazie al giovane scrittore il pubblico ha avuto modo di esplorare “dall’interno” i cambiamenti intervenuti nel territorio polacco dopo la fine del regime comunista, fine che ha portato, per citare l’autore, “Meraviglia e stupore sia all’interno delle nuove generazioni sia, e forse soprattutto, nel cuore di coloro che erano nati e cresciuti in un clima di oppressione, poiché, questi ultimi, non avevano mai assaggiato la libertà. I più anziani dovevano, perciò, imparare a vivere in un Paese più libero”. Il sollievo si coglie anche dall’esclamazione di Wojciech il quale ha dichiarato di ritenersi “felice di essere cittadino europeo e non più solo cittadino polacco”.
Il 9 ottobre è stata la volta del carismatico Marek Krajeswski, scrittore di libri gialli e indefesso lavoratore, “divulgatore” di una ferrea disciplina dello scrivere che gli consente di realizzare opere degne di nota (e di premi, avendo vinto il riconoscimento Paszport Polityki per la letteratura nel 2005) e tradotte in molte lingue. Marek, durante il suo intervento, ha intrattenuto la platea, sfatando, grazie agli spunti, mirati e incisivi, costituiti da Alessandro Ajres, il mito dello scrittore di libri gialli quale “artista di seconda categoria”. I brani tratti dai suoi libri (“Morte a Breslavia” e “La fine del mondo a Breslavia”) hanno affascinato e, allo stesso tempo, spaventato il pubblico il quale si è rivelato partecipativo e curioso. Grazie alle domande poste, Krajeswski ha confessato di essersi ispirato in parte a se stesso per la costituzione della figura del detective Mock, di amare, come autore italiano, Camilleri e di aver ottenuto supporto da parte dei propri colleghi, tranne per rare eccezioni, quando ha deciso di dedicarsi al “mestiere di scrivere”. Inoltre, vedere dal vivo questo artista è davvero un’esperienza indimenticabile, in quanto riesce non soltanto ad interessare attraverso i fatti e gli aneddoti raccontati ma anche, e più semplicemente, con la propria “presenza scenica”.
L’11 ottobre la rassegna settimese di autori polacchi si è conclusa con l’intervento di Hanna Kowalewska incentrato sul contenuto del suo romanzo, premiato nel 1997, “Quell’estate a Zawrocie”. La personalità di Hanna, dall’aspetto mite e dimesso, emerge dalle pagine del testo in modo assoluto e netto; il suo stile, a tratti soave e in parte assolutamente tagliente, rende i brani del libro delle “poesie allargate” dalla spiccata musicalità, elemento che rivela l’esordio da poeta dell’autrice. Il libro presentato in occasione del festival vede, inoltre, la presenza di figure forti e particolari, di donne forti e particolari, le quali, secondo quanto dichiarato dalla Kowalewska “sono state costruite sulla base delle mie esperienze personali” anche se il libro “non è autobiografico, in quanto Matilda (la protagonista) non rispecchia le mie caratteristiche”.
Questa carrellata offerta ai lettori, e non, italiani ha, perciò, consentito non soltanto di aumentare le vendite di romanzi e testi poco conosciuti all’interno del nostro Paese ma anche, e forse soprattutto, di determinare l’immersione della realtà settimese nel variegato, e inaspettatamente vivace, mondo culturale polacco.



















