Se i soldi non danno la felicità, meglio darsi al Waraku
Lo diceva anche mia nonna: i soldi non fanno la felicità. Lei tuttavia non era miliardaria come Jacob Burak, l’autore che ha aperto “Torino Spiritualità” il 23 settembre 2009, e che su per giù dice la medesima cosa.
Il primo autore delle giornate torinesi è sulla carta quanto di più lontano dalla spiritualità si possa immaginare. Si tratta di uno dei “Paperon de Paperoni” di Israele, magnate di un fondo di venture capital (Evergreen Venture), che si è dato alla saggistica. Il suo “Ma gli scimpanzè sognano la pensione?” (Mondadori ) è stato uno dei più clamorosi successi editoriali israeliani degli ultimi anni.
Il libro ci parla di etica del business e punta il dito contro la spirale competitiva che in economia ha fatto i disastri che conosciamo. Mentana lo pungola sui miraggi e i trabocchetti del successo, ma per entrare nel vivo della spiritualità forse occorre accostarsi ad altri ospiti.
Uno di questi è il prete shintoista Hiramasa Maeda, che in serata alla Cavallerizza tiene il primo incontro dei seminari dedicati al ciclo “Otium meditativo”.
“Non serve voce nè il cuore per vedere: segui il Divino e non ci sarà nulla da chiedere sugli Dei” ama dire Hiramasa Maeda, che a Torino ha tenuto un seminario sul Budo, pratica religiosa sviluppatasi sia all’interno della religione Shinto, e sul Waraku, la via della “pace e bontà perenne”, pratica antichissima con cui l’uomo incontra il divino.


















