Quasi una serata con Marco Ponti

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Monologhi nellaldilà - Marco Ponti

Monologhi nell'aldilà - Marco Ponti

E’ reduce da un periodo passato negli Stati Uniti. Giusto per seguire “la mia famiglia, mia moglie che per motivi di lavoro doveva trasferirsi” ci racconta l’autore di “Santa Maradona”. Ma ora Marco Ponti è tornato nella sua Torino e questa volta non per girare un film. E’ tornato in un certo senso ad un suo antico amore, il teatro.

Dopo l’exploit di “Santa Maradona” e di “A/R Andata+Ritorno”, non ha mai abbandonato il cinema:  le sceneggiature de “L’uomo perfetto” (2005) e “Cardiofitness” (2007) sono sue. Ha girato diversi cortometraggi, e nel 2008 ha scritto e diretto il suo primo videoclip “Il mondo che vorrei” di Vasco Rossi. Ha inoltre collaborato con Jovanotti alla realizzazione del film documentario “Nessuna Ombra Intorno”.
Nella sua città è tornato per calcare le scene del prestigioso Teatro Carignano, con “Monologhi nell’aldilà“, una lettura scenica, un adattamento da “Almost an evening” (2008) una piece teatrale firmata da Ethan Coen e presentata a Broadway nel 2008. Lo spettacolo è andato in scena il 25 settembre nel corso di “Torino Spiritualità” (23-27 settembre 2009)
Due atti unici, “Aspettando” e “Il dibattito“, in cui serpeggia l’ironia e lo humour nero dei celebri fratelli americani.Si ride a denti stretti su un’aldilà, una landa desolata governata da un apparato burocratico kafkiano, in cui l’agognato Paradiso non arriverà mai. Del resto è l’inferno la dimensione dei fratelli Coen, impareggiabili nel tradurre in commedia il dolore dell’attesa, la disperazione, il macabro e l’assurdo.
In “il dibattito”  invece va in scena un incontro al vertice tra il Dio giudicante e fustigatore del Vecchio Testamento e quello più conciliante del Nuovo. Le due facce di Dio finiranno per scontrarsi a suon di pugni e pistolettate. Altro che porgere l’altra guancia. Ma non finisce così. Pochi secondi dopo si scopre che è teatro nel teatro, e che lo scontro divino è l’occasione per scatenare furibondi litigi di coppia, tra l’attore che impersona Dio e la sua compagna e tra due giovani fidanzati spettatori dello spettacolo nello spettacolo, di cui seguiamo i battibecchi in un bar, come spiassimo dal buco della serratura.
Abbiamo chiesto a Marco Ponti di spiegarci come è nato il progetto di portare “Almost An Evening” di Ethan Coen in Italia.

Il progetto è nato dalla mia passione di spettatore. I miei registi preferiti sono i fratelli Coen, in testa alla classifica,  e poi Tim Burton e Quentin Tarantino.
Mi trovavo negli Stati Uniti e quando ho saputo che in un teatro off Broadway ci sarebbe stato “Almost an evening” mi sono ovviamente precipitato a vederlo. La piece mi ha subito conquistato e ho cercato di recuperarne il testo, che in Italia non è mai stato tradotto. Tempo dopo lo proposi al regista Gabriele Vacis e Antonella Parigi (ndr. organizzatrice di Torino Spiritualità)
“.

Ovviamente sia Vacis che la Parigi ne furono subito entusiasti. E Ponti si è messo subito al lavoro a partire dalla traduzione.

Sì, ho coinvolto nel progetto un mio amico professore di letteratura inglese all’Università di Torino, Pietro Deandrea che si è occupato di tradurre il testo. Non dimentichiamo che i fratelli Coen sono figli di due accademici e usano una lingua piuttosto erudita, artificiale, anche se le loro storie coinvolgono personaggi della strada.
I loro personaggi sembrano dei gangster laureati. Quindi tradurre i loro testi non è affatto una passeggiata. Ed ecco perché la lettura scenica che abbiamo presentato non è la versione integrale di “Almost an Evening”, ma solo il primo e il terzo atto”
.

Cosa ha influenzato questa scelta?

Dati i tempi stretti abbiamo deciso di mettere da parte il secondo atto che avrebbe comportato qualche difficoltà in più. Non solo per il linguaggio dei personaggi, il texano, le cui sfumature dialettali erano difficili da rendere in italiano, ma anche perché richiedeva una scenografia complessa che non avremmo potuto realizzare in tempi brevi. Inoltre per poter andare in scena per Torino Spiritualità poi abbiamo optato per una lettura scenica“.

In teatro si respirava molto affiatamento tra gli attori e lei stesso parla di questo progetto sempre al plurale.

Sì in effetti è un lavoro quasi corale. Una volta deciso che mi sarei lanciato in questa avventura teatrale, io che ho sempre fatto cinema, ho chiamato i miei amici. Anita Caprioli, una delle mie interpreti in “Santa Maradona”, Michele di Mauro attore di teatro molto stimato e l’italo inglese Glenn Blackall, recentemente visto a Venezia in “Dieci inverni”. Per quanto riguarda poi l’accompagnamento musicale ho chiamato a raccolta un altro amico, il compositore Gigi Meroni“. A curare l’allestimento è invece Roberto Tarasco.

Insomma la piece è nata come una scommessa, ma l’esperimento sembra davvero riuscito. Il Teatro Carignano era molto gremito e gli applausi sono stati scroscianti. Non si tratterà quindi di un “una tantum”.

Sì, la lettura scenica è stata un primo passo verso un allestimento vero e proprio che mi piacerebbe portare in giro per l’Italia, ad esempio la prossima estate. Credo che potrebbe attirare più pubblico qui che negli Stati Uniti. In Italia i fratelli Coen hanno un seguito maggiore che in patria“.

E a proposito di Stati Uniti, Ponti ci dice che il suo “periodo americano” è tutt’altro che concluso. “All’inizio mi ero recato in Usa solo per seguire la mia famiglia. Non ero andato diciamo con intenzioni artistiche, ma poi da cosa nasce cosa. Non vorrei sbilanciarmi, ma al momento ho due progetti americani che bollono in pentola. Ma di sicuro uno nel 2010 prenderà corpo. Devo ancora capire quale“.

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