A Torino arriva “La bella gente”

0 commenti

 

Antonio Catania, Ivano De Matteo, Victoria Larcenko, Gianni Amelio e Elio Germano.

Antonio Catania, Ivano De Matteo, Victoria Larcenko, Gianni Amelio e Elio Germano.

Può una famiglia borghese, che si considera progressista e aperta, mettere a repentaglio la propria agiata e sofisticata quotidianità per proseguire i propri ideali?
Da questo assunto parte “La bella gente” di Ivano De Matteo, presentato ieri in anteprima nazionale al Torino Film Festival, nella sezione Festa Mobile.
Scritto da Valentina Ferlan, compagna del regista, con notevole cura e talento per dialoghi e costruzione dei personaggi, il film ci mostra un’inquietante interno familiare della Roma bene.
Lui (Antonio Catania) è architetto e lei (Monica Guerritore) psicologa in un centro dedito ad aiutare donne che subiscono violenze. Hanno un figlio Giulio (Elio Germano), ormai grande, che studia a Londra e che d’estate li viene a trovare con la fidanzata (Myriam Catania).
L’estate la trascorrano nella loro tenuta in Umbria, tra una cena e un bagno in piscina, con gli amici e vicini di casa Iaia Forte e Giorgio Gobbi. Anche questi ultimi sono ricchi e non ne fanno mistero. Il loro argomento preferito sono i soldi, hanno un filippino al seguito che dileggiano e schiavizzano come e meglio possono, non sembrano così aperti e di sinistra come la coppia Guerritore/Catania.
Un giorno la Guerritore nota ai bordi della statale una giovane (Victoria Larcenko) prostituta, mentre viene schiaffeggiata da uno che ha tutta l’aria di essere il suo protettore.
La scena la colpisce al  punto che convince il marito a portare a casa la ragazza per salvarla dalla strada. Dopo una prima diffidenza, la ragazza ucraina si stabilisce a casa loro.

Sembrerebbe un racconto edificante e invece “La bella gente” diventa un “Pretty Woman” all’incontrario. Quando il giovane Elio Germano mette gli occhi sulla bella ucraina tutto la retorica delle buone azioni salvifiche, viene archiviata in un attimo. Tutti improvvisamente si ricordano che quella bella ragazzina ucraina è in fondo una prostituta, a cui si può dare a patto che stia al suo posto, che non inizia a prendere. E il suo posto è davvero in quella casa?
Un film per niente buonista, che dialogo dopo dialogo, si avvia verso un finale amaro e triste. E la cosa ancora più toccante è che questa storia di individualismo esasperato, di interno borghese piccolo piccolo, avviene nella più banale normalità. E’ proprio la normalità, quella apparente, in cui non compaiono schizzi di sangue o grandi colpi di scena è la forza di questo film, che è stato presentato ieri mattina al Circolo dei Lettori dal regista e da alcuni attori del cast: Enzo Catania, Elio Germano e Victoria Larcenko.
Reduce da un prestigioso premio al Festival del cinema italiano di Annency, il film di De Matteo è davvero girato con cura e attenzione ai dettagli.
Eppure non ha (ancora) una distribuzione. Girata in 4 settimane, con un budget esiguo (450 mila euro), la pellicola punta il dito sull’ipocrisia di certi ambienti borghesi, che si battono per grandi ideali, ma quando poi si sporcano le mani con la realtà è tutto un altro paio di maniche.
L’ipocrisia è come il colesterolo – dice il regista – c’è quella buona e quello cattiva. C’è l’ipocrisia che serve per andare avanti, per non risultare magari offensivi, e quella cattiva, quella perbenista”.
Nel film finalmente vediamo Antonio Catania in un ruolo a tutto tondo. Un uomo profondamente innamorato della moglie, che per il quieto vivere, per la pace in famiglia, alla fine si piega a fare cose che non avrebbe mai pensato di fare. “La cosa interessante di questo film è che mostra personaggi – spiega l’attore – che all’inizio sono profondamente convinti si essere in una certa maniera, di essere aperti e per bene. E invece dietro l’angolo c’è la possibilità di scoprire che tu non sei quella bella persona che credevi di essere. E a rendere ancora più tragico il finale, c’è la credenza dei personaggi che tutto nella vita passi, che tutto sia una parentesi, che ci si possa chiudere la porta alle spalle e ricominciare da capo”.
Elio Germano, nel film rappresenta il principe azzurro che invece del cavallo bianco ha la Mini, fa le vacanze in barca all’isola del Giglio, studia a Londra e non ha la benché minima volontà di faticare per avere la principessa.
Il giovane attore in conferenza stampa punta il dito contro quello che definisce il male del secolo: “L’individualismo. Il fatto di pensare sempre al proprio tornaconto personale. E’ la cosa che fa più male è vedere questo tratto nelle giovani generazioni, che dovrebbero essere portatrici di idee fresche, di ideali alti. In un certo senso questo film rappresenta senza retorica la decomposizione della società attuale”.

GALLERIA DI IMMAGINI

Powered by Flickr Gallery
VN:F [1.8.1_1037]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.8.1_1037]
Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia un commento