L’America, secondo Molinari

- Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama -
Oggi, 10 dic. 2009, al presidente degli Usa Barack Obama viene conferito il Premio Nobel per la Pace. Dell’America di Obama abbiamo parlato con Maurizio Molinari, corrispondente del quotidiano “La Stampa” dagli Stati Uniti e autore del volume, edito da Laterza “Il paese di Obama – Com’è cambiata l’America”.
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Pochi giorni dopo avere annunciato l’invio di altri 30 mila soldati Usa in Afghanistan, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama vola ad Oslo per ritirare il premio Nobel per la pace. Del resto, quando, a ottobre, il comitato norvegese aveva annunciato di voler conferire ad Obama il premio che in passato andò a personaggi come Madre Teresa di Calcutta o Nelson Mandela, la stampa si era scatenata in commenti di vario tipo. Si era parlato di premio sulla fiducia o di premio anti Bush. Mentre da Oslo facevano sapere che il riconoscimento era stato assegnato ad Obama “per il suo straordinario impegno per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli”.
“E’ stato riconosciuto soprattutto il valore delle sue dichiarazioni e degli impegni che ha assunto nei confronti della riduzione degli armamenti, della ripresa dei negoziati in Medio Oriente e la volontà degli Stati Uniti di lavorare con gli organismi internazionali” così in ottobre aveva commentato il presidente della commissione norvegese per il Nobel, Thorbjoern Jagland. Insomma hanno pesato a favore della scelta gli appelli di Obama per la riduzione degli arsenali nucleari e il suo impegno per la pace globale. E in fondo in qualche modo a Oslo hanno voluto riconoscere il cambiamento radicale, denso di promesse, e le aspettative che l’elezione di Obama ha evocato nel mondo.
E su come sia cambiata l’America dall’avvento di Obama è particolarmente illuminante l’ultimo libro di Maurizio Molinari, corrispondente del quotidiano “La Stampa” negli Stati Uniti, dal 2001. Edito da Laterza “Il paese di Obama – Com’è cambiata l’America”, ci racconta in dieci capitoli il nuovo sogno americano.
Del libro ci ha parlato l’autore, a cui abbiamo chiesto innanzitutto, partendo dal titolo come è cambiata l’America, da quando Obama è diventato presidente, e quale sia l’atmosfera che si respira oltreoceano.
“Il voto del 2008 è stato un terremoto, frutto di una forte volontà di innovare che si è incarnata in Barack Obama. Ora Obama deve gestire le altrettanto forti attese di cambiamento. Ed è qui che iniziano le sue difficoltà. Per far avanzare la riforma della sanità deve scendere a compromessi sull’aborto. Per chiudere Guantanamo deve convincere il Congresso a trasferire in America centinaia di terroristi. Per difendere l’America da Al Qaeda deve mandare ingenti rinforzi in Afghanistan. La crescita economica è debole mentre la disoccupazione vola oltre il 10 per cento. I sostenitori liberal sono delusi, lo contestano. I conservatori invece non si fidano, lo accusano di essere uno statalista tutto ‘tasse e debiti’ sulle spalle dei contribuenti. Tutto ciò preannuncia un 2010 di dura battaglia politica in vista del voto di novembre per il rinnovo del Congresso. Ciò che manca a Obama in questo momento è un risultato chiaro, visibile a tutti, capace di dimostrare che il cambiamento è davvero iniziato“.
Nel discorso finale all’American University di Washington Ted Kennedy decide di passare ad Obama la torcia che fu di John, di Robert ed anche sua ”facendo di lui un nuovo Kennedy”. Nel suo libro una delle tesi centrali è che Obama riuscirà a imprimere una svolta all’America solo se saprà essere un nuovo e moderno John Kennedy. Come si traduce questo nei fatti? I kennediani cosa si aspettano da lui?
“L’America è una nazione pragmatica e dunque per avere successo Obama deve cogliere dei risultati concreti, tangibili, riconoscibili da tutti. A un anno dall’elezione per la prima volta l’America inizia a giudicarlo sulla base degli obiettivi che lui stesso si è dato: far ripartire la crescita, promuovere energie rinnovabili, arginare i cambiamenti climatici, fermare la corsa dell’Iran verso l’atomica. Nel discorso all’Università di Washington Ted Kennedy disse di vedere in lui un nuovo Jfk per le potenzialità riformatrici della candidatura. Ora gli americani, kennediani e non, aspettano i fatti. E i tempi della politica americana sono molto rapidi“.
”Rimettersi in discussione, ridisegnare interessi consolidati” è questo l’obiettivo del presidente. Quali sono gli ostacoli che incontra in questo processo di rinnovamento? C’è chi dice che una fetta di americani sia già passata dall’entusiasmo per Obama alla delusione…
“Obama esprime un’idea nuova di leadership americana nel mondo basata sulla volontà di creare alleanze per trovare assieme ai partner le risposte migliori ai problemi comuni. Procedere su questa strada significa inevitabilmente rimettersi in discussione e ridisegnare i propri interessi. Ma per riuscire Obama ha bisogno che qualcuno raccolga la mano che lui tende. Per questo gran parte del suo programma dipende dalla volontà degli altri Paesi di contribuirvi: per stabilizzare l’Afghanistan ha bisogno della Nato, per sviluppare le energie rinnovabili di Cina e India, per tagliare i gas serra delle economie emergenti, per bloccare l’atomica iraniana di Mosca e Pechino, per rilanciare la crescita di un forte accordo nel G20. Puntare a innovare costruendo alleanze significa esporsi al rischio di fallimento se gli altri con condivideranno la scommessa“.

Autore: Molinari Maurizio
Editore: Laterza
Prezzo: Euro 15


















