Piccole librerie, razza in estinzione o in evoluzione?

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piccole_librerieSul Corriere della Sera del 29 dicembre scorso Dacia Maraini nella sua rubrica “Il sale sulla coda” riflette sul destino delle piccole librerie indipendenti, che stanno scomparendo.

Accerchiate da politiche di mercato aggressive, che però, riflette la scrittrice, non hanno moltiplicato né il numero di lettori, né il numero di libri venduti, le piccole librerie hanno la funzione di far da ponte tra la gente di un quartiere o di una città e il mondo dell’editoria e della distribuzione. “E questo non avviene solo sul piano della merce – scrive Maraini – bensì della diffusione delle idee, ovvero della costruzione di una coscienza culturale”. Insomma il libraio è un mediatore culturale, colui che sovrintende alla “biodiversità della lettura”.

Un destino che hanno gia’ subito le piccole librerie all’estero. Queste però non sono scomparse del tutto, ma si sono rinnovate, specializzate e spesso sono diventate dei luoghi di incontro e cultura.

All’estero ormai fioriscono blog e siti di piccoli librai, che sono piccoli vademecum di sopravvivenza. Uno dei blog più attivi e seguiti è il canadese Bookshop Blog sottotitolo to help you  be a better bookseller che contiene consigli per aprire una libreria, per migliorare il proprio business, per diventare un  punto di riferimento nella propria zona, letture utili e un forum per i piccoli librai che si scambiano consigli in rete.
Insomma dall’altra parte dell’oceano internet non è visto come un nemico mortale della pagina scritta. Anzi i piccoli usano la rete per promuoversi, per fare marketing, come dicono gli addetti ai lavori, spesso creando dei minisiti, che con poche rapide mosse possono essere aggiornati continuamente e irretire gli utenti a visitare il negozio. C’è chi poi propone libri in rete, che poi è possibile ritirare in libreria. Sul blog, che ha sede a Montreal, i librai possono anche crearsi un piccolo profilo, in cui raccontano la loro storia con filmati, e collegamenti a twitter e facebook.

Insomma le librerie oltreoceano  partono da internet per trasformarsi in  veri e propri luoghi di incontro, in cui è possibile passare qualche ora di relax, magari giocando a scacchi o sfogliando riviste. 
L’era dello slow book è appena agli inizi e potrebbe contagiare anche la nostra penisola.

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