Al centro della contesa un riccio

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eleganza_riccio_filmArriva nelle sale “Il riccio” e Muriel Barbery, la scrittrice dell’”Eleganza del riccio”  si infuria con il distributore italiano.
La romanziera aveva accordato i diritti cinematografici del suo best seller a un’esordiente, Mona Achache. All’inizio le due donne dovevano lavorare insieme al progetto, ma una volta a tavolino la collaborazione è andata a carte quarantotto. La scrittrice si è quindi ritirata dal progetto e si è imposta affinché il film non utilizzasse il titolo del suo romanzo. Fin qui l’antefatto.

In questi giorni il film esce nelle nostre sale e la scrittrice francese fa sapere tutto il suo disappunto perché la Eagle Pictures, distributore italiano del film, si rifiuta di inserire nella locandina de “Il riccio” la dicitura “liberamente tratto da…”. La colpa di Eagle Picture, prosegue la scrittrice è quella di utilizzare anche “elementi grafici della copertina del libro senza l’autorizzazione mia e dei miei editori”. E ancora lapidaria Barbery afferma: “Non posso accettare che Eagle Pictures non rispetti la mia volontà di affermare la differenza tra il libro e il film”. E il motivo è molto semplice: “Non considero questo film espressione dello spirito del romanzo”.

Dalla Eagle Pictures fanno sapere che forse la Barbery avrebbe fatto meglio a visionare con lo stesso puntiglio il contratto di cessione dei diritti, da lei stessa siglato. “Avrebbe notato che una clausola prevedeva esplicitamente l’uso da parte di produttori e distributori della dizione ‘tratto da’”. Insomma, detto in “aziendese”, nel contratto non si prevede che la scrittrice possa gestire il marketing della pellicola.

Di certo non è la prima volta che uno scrittore disconosca un adattamento cinematografico. Del resto c’è chi come Garcia Marquez ha deciso di non cedere – finché lui sarà in vita – i diritti di “Cent’anni di solitudine”. Giusto per mettersi al riparo da beghe di questo tipo.

E se in Francia “L’eleganza del riccio” ha venduto circa un milione di copie, in Italia il libro è stato un successo, ma ne ha vendute 300 mila. Chissà se il film in odore di polemica aiuterà la Barbery a fare una rentré nella top ten dei libri più venduti.

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