Lo strano caso degli autori Scandinavi
È interessante notare che negli ultimi tempi la letteratura che rimane sulla cima alle classifiche si sta componendo sempre più di autori che arrivano dal Nord Europa. Lo abbiamo trovato anche in un interessante articolo del Wall street Journal dello scorso gennaio che possiamo vedere qui.
Leggiamo i giornali “grandi” e vediamo Stieg Larsson con la sua Millenium Trilogy (Marsilio). Troviamo ancora Camilla Läckberg con la sua serie di Erika Falck (sempre Marsilio), ed ancora Henning Mankel il primo giallista che si è imposto nella classifica dei grandi romanzieri con il commissario Wallander. Il successo di questo commissario è anche stato suggellato dalla sua trasposizione nel piccolo schermo tramite la BBC ed interpretato dal Kenneth Branagh di cui, in autunno, uscirà anche in Italia l’attesissimo decimo e ultimo episodio delle sue inchieste.
Una classifica pubblicata dal “The book seller” per il 2009 posiziona infatti Larsson al primo posto, la Läckberg al sesto ed infine Henning Mankell al nono. Tutti svedesi.
Ma non ci vogliamo fermare qui, pensiamo anche all’islandese Arnaldur Indriðason, del quale abbiamo letto tanto ed recensito altrettanto, appena uscito con un nuovo episodio commissario Erlendur Sveinsson dal titolo “Un grande gelo” (Guanda). C’è ancora il norvegese Gunnar Staalesen con i suoi “Satelliti della morte” uscito sul finire del 2009 per Iperborea, vogliamo aggiungere ancora il norvegese Dag Solstad con la sua “Tentativo di descrivere l’impenetrabile” (Iperborea) anche se non siamo prettamente nello stesso genere, ma tanti sono gli eventi comuni in questa vicenda e chiudiamo con “Il decano”(Iperborea) dello svedese Lars Gustafsson.
Cosa rende questi autori così accattivanti da collezionare così tanti lettori?
Ci vengono alle mente le parole della traduttrice di Indriðason, Silvia Cosimini, sul fatto che quasi sempre abbiamo a che fare con personaggi e storie incredibilmente reali. Non sono ineccepibili come il professor Langdon di Dan Brown, che, bontà sua, riesce a mettere tutte le sue intuizioni nella fila giusta fino alla fine del romanzo, pagina per pagina, quasi che ci fosse un film in vista.
Oppure fortunati ed intelligenti come Jessica Fletcher (non Angela Lansbury della televisione degli anni ’90, ma il secondo alter ego che firma i romanzi di Donald Bain), sempre nel luogo del delitto.
Le storie raccontate sono quelle di persone come tutti noi, con le loro debolezze, il loro mondo e i loro problemi, Sveinsson ha una figlia con problemi con la giustizia, odia spesso il suo lavoro. Non fanno nulla di eccezionale, spesso i casi che devono affrontare richiamano fantasmi del loro passato, paure che sono state represse e forse è proprio quello che lì rende vincenti, il fatto che siano alla portata di tutti. Leggere i romanzi di questi autori nord europei, e alcuni nordamericani, entriamo in un mondo reale, plausibile e autentico. Ci regalano la suspance di un poliziesco e la scoperta di paesi che fino a ieri sono stati marginali, perfetti nelle loro conquiste del diritto, e ci fanno toccare con mano vizi e virtù, fino a farci vedere che in alcuni casi la Scandinavia è un luogo da cui scappare.
Cosa manca a chiudere questa analisi? La storia di una vita raccontata in più episodi, tutti avvincenti, in cui la finzione scenica del poliziesco si mescola con la realtà romanzata del protagonista. Un compromesso sia scenico che per il fondo pensione dell’autore? Può darsi.
Rimane il fatto che fra le mani abbiamo libri che sono specchio dei tempi in cui le pagine ci possono far sentire il bruciore del male e dei dilemmi di oggi.
E alla fine della fiera ci viene da farci una domanda pensando al nostro paese: quando avremo in Italia una letteratura che parla agli italiani degli italiani di oggi? E senza dover parlare sempre e solo degli anni di piombo della nostra storia, ormai lontana qualche decina di anni? O dei tempi che furono dei nostri nonni?




















Dag Solstad è norvegese
Accidenti, mi scuso per il refuso che modifico subito. Quando ho scritto il pezzo ho confuso l’ambientazione del suo romanzo, che per di più ho letto mesi prima, tra Stoccolma ed Oslo. Scuuuso!