La storia di Piera, nel mare dei modelli da seguire
Un misto di risate, humor nero e una fine analisi di un problema molto grave come la bulimia. Questi sono gli ingredienti di “Sei troppo stupida per vivere” che abbiamo segnalato qualche tempo fa.
Il libro di Samantha Momentè pubblicato da Voras Edizioni ci ha colpito per la sua maniera furbetta (nella maniera buona del termine) di intrufolarsi in una tematica difficile come questa condizione.
Ci parla di Piera che ha il nome sfigato delle Zia fantasma che la disturba la notte, grassa e con una difficile condizione di autostima. Piera è in balia di Giulia, la sorella bellissima, che tutti amano e gli uomini perdono la testa. Ma Giulia è cattiva, ci gode nel fare del male alle persone ed in special modo alla sorella, le porta via il fidanzato per il puro gusto di toglierglielo.
Ma Giulia ha un segreto, lei che viene vista come un modello da seguire è bulimica, la sua bellezza e il suo essere una icona della scuola si poggia sul abitudini alimentari convulse, dove mangia e si mette lo spazzolino in gola per vomitare tutto quello che ha ingurgitato. La cattiveria di Giulia è solo una maschera per coprire la sua insicurezza, demolendo psicologicamente gli altri, per coprire e immiserire questo grave problema che la affligge nell’indifferenza dei genitori.
Quella che pare una storia fatta di battute, veloce, scorrevole, godibile anche la presenza fantasma della zia, diviene una storia dove la rabbia sgorga pian piano, dove questa Giulia si rende sempre più cattiva e odiabile fino al gesto estremo in cui anche la sorella viene travolta da questo odio.
Abbiamo contattato questa autrice esordiente che spera che la sua nuova opera sia pubblicata nuovamente per la ravennate Voras Edizioni. Abbiamo fatto due chiacchiere sulla storia e la sua autrice per capire meglio cosa sta dietro a questo bel libro.
Ha chiesto a noi il segreto per scrivere meglio, secondo noi mente.
Parto con una domanda di getto perché è la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo il libro: ho l’impressione che ci sia (o ci fosse) un altro titolo per questo libro, forse cambiato all’ultimo. Dico bene? Se si perché l’hai cambiato?
Innanzitutto ti ringrazio per questa intervista e per la tua simpatia, poi passo a contraddirti!
Forse è bene fare una premessa: sono una persona pochissimo seria e con gusti musicali “datati”! Il titolo del libro è un omaggio al maestro Alberto Fortis e alla sua “Milano e Vincenzo” e si è insinuato nella mia mente di pari passo alla storia che volevo raccontare. Si è poi rivelata un’arma a doppio taglio, dal momento che gli amici hanno cominciato a storpiarlo in “Sono troppo stupida per scrivere”, riportando alla mente traumi infantili e sensi d’inferiorità latenti!
Con questo libro, partendo dalle risate, sei riuscita ad intrufolarti in maniera così piena in un tema come quello della bulimia. La domanda viene da se: cosa c’è di vero in questa vicenda?
Quello della bulimia e di altri disturbi legati all’alimentazione è un tema delicato e serio che riguarda moltissima gente in maniera differente. Tra la ragazzina che non fa il “bis” di torta e la patologia medica ci sono infinite sfaccettature che interessano la maggior parte delle persone. Ovvio quindi che ci sia del vero nella storia che ho raccontato, ma non è importante sapere chi e a quali livelli sia nella vita reale la protagonista del libro. E’ importante, a mio avviso, parlare e raccontare un problema attuale senza necessariamente dare alle stampe un libro dossier, ma, anzi, descrivere in maniera se vuoi comica certe dinamiche molto delicate. L’intento quindi non è quello di puntare il dito, bensì di tendere una mano, non è ignorare, bensì comprendere.
Quindi la domanda successiva è come nasce questa storia così “aderente” a questo grave problema? È autobiografica con il finale cambiato?
La storia nasce attingendo a piene mani dall’ambiente che mi circonda e dalle persone che ne fanno parte. Come ti dicevo avvertivo il bisogno profondo di raccontare quei disagi che spesso vengono taciuti per quieto vivere e di farlo in modo apparentemente leggero. C’è tanto di mio: le insicurezze, le paure e i complessi derivanti dall’essere anni luce lontana dai modelli perfetti che ci vengono imposti come vincenti.
La storia non è strettamente autobiografica, non è la mia vita, è un “purè” di vite schiacciate e frullate in un centinaio di pagine.
Secondo te, cosa c’è di sbagliato nelle persone per generare persone come Giulia, e anche persone come Piera? O nella nostra società?
Ah, su questo argomento ci sarebbero milioni di cose da dire!
Io divido le persone, tutte le persone, in due sole categorie: oneste e disoneste. Facile no? E invece siamo nel magico mondo della vita reale, in cui i brutti poveri sono solo brutti, mentre i brutti ricchi diventano affascinanti, i ciccioni DEVONO essere felici e autoironici, i gay sono i migliori amici delle donne e si intendono di vestiti, alcuni sono brave persone NONOSTANTE siano stranieri e se vuoi essere una persona vincente DEVI quantomeno portare la taglia 40! Ovviamente sto generalizzando, ma fino a un certo punto. Apri un giornale a caso e c’è la dieta della settimana, in televisione lasciamo stare, nelle pubblicità del mocio vileda la casalinga indossa un miniabito aderente ed è così felice di pulire la sua casa immensa che mi verrebbe da chiederle se vuole pulire anche la mia! Agli involucri degli assorbenti è affidato il compito di rassicurarmi riguardo agli attacchi di fame incontrollata che mi assalgono in “quei giorni speciali”…Sembra fantascienza? Ti ricordo solo che è stato Topo Gigio a spiegarci come curare l’influenza…
E cosa genera persone come i loro genitori che si attaccano ai figli solo quando è successo l’irreparabile?
Effettivamente nel libro i genitori sembrano avere il ruolo di spettatori disinteressati, ma è stata una scelta voluta per enfatizzare l’impotenza che assale chi è costretto a convivere con dinamiche che non riesce a comprendere fino in fondo. Il mio non è un atto di accusa verso i genitori, al contrario ho tenuto marginali queste figure perché spesso sono spettatori inconsapevoli di quanto accade nelle loro case.
Hai dedicato il libro a tuo padre, ci vuoi confidare il motivo?
Il motivo è semplice e molto sentimentale: sono orgogliosa di avere un padre come il mio e anche molto fortunata. Questo è il mio primo libro e mi è sembrato naturale dedicarlo a chi mi vede ancora come la sua bambina adorabile!
Guardiamo avanti. Hai un nuovo lavoro da dare alle stampe? La nostra fittissima rete di spionaggio non ci ha riportato nulla.
In effetti sto lavorando a qualcosa di nuovo, ma è ancora presto per parlarne. Quello che ti posso anticipare è che – se si dimostrerà un buon lavoro – spero di pubblicarlo ancora con la casa editrice “Voras”.
Collegandomi alla domanda precedente, c’è un filo conduttore nei tuoi lavori?
Rimando la domanda al mio “esimo” libro, per il momento l’unico filo conduttore è l’humor nero che poi è quello che preferisco. Allegre scivolate nel macabro, ecco quello che ci vuole!
E cosa muove la tua voglia di scrivere? (Visioni durante la tua giornata? Spezzoni di vita della gente che ti capita di osservare, ecc…?)
Io arrivo alla scrittura per caso, non sono di quelli che già a sei anni riempivano quaderni di pensieri e poesie e consumavano sulle sudate carte la loro miglior parte! Ho cominciato a scrivere per gioco, dopo aver vinto un concorso letterario pochissimo serio, e continuerò a fare così, senza esaltarmi per una recensione o andare in depressione per una stroncatura. Invento storie che racconto prima alle mie amiche, poi elaboro nella mente fino a convincermi che siano capolavori e infine scrivo. Poi di solito le rileggo e fanno pietà!
Insomma qual è il messaggio che ti piacerebbe lasciare ai lettori che ti seguono? Un messaggio alla nazione?
No,no, niente messaggi per carità! Spero solo che i lettori audaci che hanno investito nel mio libro si siano divertiti. In caso contrario amen, tanto il “soddisfatti o rimborsati” non c’è!
Domanda didattica. Parliamo della tua giornata da scrittrice. Cosa fai quando scrivi? Qualche trucco di “artigianato” che ti aiuta a scrivere?
Ma che giornata da scrittrice!! Le mie giornate sono un barcamenarmi tra lavoro, casa, cane e amici, non ho mai tempo per fare tutto quello che dovrei, mi trascino in giro fino a sera e poi sprofondo nel divano priva di sensi e con la coscienza sporca per non aver scritto nemmeno una riga…
E almeno facessi le cose bene! Le amiche mi dicono che le trascuro, il cane mi abbaia contro quando non faccio parlare Chicco-il-pupazzo con la vocina stupida, il commercialista mi manda mail minatorie, la casa è sempre un casino…Perché, tu conosci qualche trucco che aiuta a scrivere? E cosa aspetti a dirmelo?
Stiamo giungendo alle ultime domande, sono passati dieci anni, che Samantha Momenté vedi? Scrittrice? Che fa il lavoro di oggi?
Sono passati dieci anni e quindi vado per i quaranta (aaaargggghhh), i miei capelli sono un casino, mi vesto come Iridella e ho paura dei fantasmi. La mia cagnolina è vecchia e non so ancora cosa farò da grande, in compenso sono a dieta e giuro che questa volta non cederò. Ho in mente una storia incredibile e spero di trovare il tempo di scriverla!
Cosa devo dire alla zia Piera buonanima che vuole vedere Brothers & Sisters su Rai 4 a casa mia e non mi crede che lo diano su Rai 2?
Dille che se non torna a casa do fuoco alla sua collezione di harmony e vendo su ebay i dischi di Nilla Pizzi, e poi chiamo un esorcista. E comunque non giocare i numeri del lotto che ti dice, sono sempre sbagliati!
Informazioni sul volume
Titolo: Sei troppo stupida per vivere
Autore: Momentè Samantha
Prezzo: € 12,50
Pagine: 128 p., brossura
Editore: Voras (collana Hydra)



















