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	<title>pura lana di vetro</title>
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	<description>cultura che non infeltrisce</description>
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		<title>Intervista a Claudiléia Lemes Dias</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 07:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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Abbiamo raccontato del suo libro in una precedente segnalazione, dei racconti racchiusi in esso e di quanto strana è la realtà che sta attorno a questi extracomunitari che vivono nel nostro paese (che ci ostiniamo a leggere come estranei).
Con uno stile asciutto, che sotto certi aspetti ha il sapore esotico dei luoghi (e dei luoghi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/07/claudileia-lemes-dias-intervista.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2143" title="Intervista a Claudiléia Lemes Dias" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/07/claudileia-lemes-dias-intervista.jpg" alt="Intervista a Claudiléia Lemes Dias" width="570" height="250" /></a></p>
<p>Abbiamo raccontato del suo libro in una precedente segnalazione, dei racconti racchiusi in esso e di quanto strana è la realtà che sta attorno a questi extracomunitari che vivono nel nostro paese (che ci ostiniamo a leggere come estranei).<br />
Con uno <strong>stile asciutto</strong>, che sotto certi aspetti ha il sapore <strong>esotico </strong>dei luoghi (e dei luoghi comuni) dei quali l’autrice ci parla, <strong>siamo stati trasportati in luoghi strampalati</strong>, tra maggiordomi trattati come schiavi e morti grattugiati, barconi che fermano davanti a spiagge nudiste e fughe disperate per il nostro paese. Tutti racconti che questa autrice ha raccolto a Roma, durante la sua attività editoriale (parte dello staff della stessa casa editrice che ha pubblicato il volume).</p>
<p>In “<strong>Storie di extracomunitaria follia</strong>” (<strong>Magrovie</strong>) di  <strong>Claudiléia Lemes Dias </strong>abbiamo a che fare con un patrimonio del mondo, divertente  ma di un umorismo diverso da quello al quale siamo abituati, valori culturali e verità acquisite nella permanenza dei personaggi (non solo verosimili, ma per ammissione della scrittrice stessa, veri) nel nostro paese.</p>
<p>Come la maggior parte delle storie alle quali abbiamo avuto a che fare ci siamo immersi in un punto di vista diverso dal nostro tenendo ben a mente quello che stavamo lasciando senza sapere a che cosa andavamo incontro. E, maggiormente delle esperienze di lettura precedenti <strong>abbiamo avuto la sensazione di un mondo particolarmente grande che sta attorno a noi</strong>, fatto di persone, di dignità, diritti, lotta, di diritto internazionale. E ci siamo fatti delle domande che abbiamo voluto porre a questa giovane scrittrice ma fortemente impegnata nel sociale e nel diritto internazionale, <strong>vincitrice del premio Lingua Madre 2008</strong>.</p>
<p>Ecco le domande che le abbiamo posto ed il ritratto che ne è emerso. In cui abbiamo toccato <strong>due grandi verità</strong>: che <strong>non esistono immigrati e locali ma solo persone,</strong> è stato così nei giovani paesi nati dalle colonie come il brasile, costruito pezzo su pezzo da italiani, tedeschi, francesi, abitanti di varie parti dell’africa, tutti brasiliani come nella nostra Italia che ha emigrato persone e arte come ha accolto altri popoli fino dai tempi dell’impero romani; e che<strong> il futuro (e la felicità) dipende solo da noi</strong>, se sapremo liberarci dalla pigrizia mentale di leggere solo quello che ci viene propinato dai giornali e vedere oltre, persino ad una vita maggiormente essenziale e vera.</p>
<p><strong>Se fosse solo questione di trattare tutti come italiani, per far sentire tutti il diritto ed il dovere di essere buoni cittadini?</strong><br />
<span style="color: #ff9900;"><strong><br />
Claudiléia, faccio subito una domanda furbetta sulla storia: alla fine della lettura ho avuto la netta impressione che il titolo fosse un po&#8217; confezionato attorno alla parola extracomunitario, tema caldo nei contorni dello stivale italiano. Ho avuto l&#8217;impressione che ci sia un titolo vero più profondo e complesso. Sbaglio? Che titolo era?</strong></span></p>
<p>“Storie di extracomunitaria follia” era un titolo latente, ancor prima di dedicarmi alla narrativa. Lessi proprio sul mio primo volo tra Sao Paulo e Roma “Storie di ordinaria follia” di Bukowski. Da subito arrivata in Italia sono stata bersagliata da informazioni giornalistiche del tipo: “romeno ubriaco investe italiano”, “festini per imprenditori a base di cocaina e trans brasiliane”  e vai col tango. Lo straniero che bucava la televisione o la carta stampata, non era una persona nella norma, insomma con una vita normale, ma un ubriacone assassino o una megera fallica che traviava uomini italiani di tutto rispetto. Nella stereotipicità dello straniero (ubriacone, trans, pusher) vi era qualcosa di folle, fuori dalle righe di un esistenza serena. E così il titolo di un libro letto sei anni prima, mentre venivo in Italia, è stato, con naturalità, “plagiato” e piegato a ciò che sentivo.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Tutto il volume, per la stessa ammissione di chi ha curato la prefazione, vuole essere un tributo alle persone che hai incontrato (molte di loro a Roma), nei tuoi viaggi e nelle tue esperienze di vita. Che cosa vorresti che rimanesse nel lettore dopo aver girato l&#8217;ultima pagina?</strong></span></p>
<p>Il desiderio di voler conoscere  nuovi sapori, nuove musicalità, nuovi linguaggi e non aver paura di mischiarle con i propri.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>E che cosa ci stai preparando di nuovo? Semmai narrato in prima persona?</strong></span></p>
<p>Sto ultimando un romanzo dal titolo  “Nessun requiem per mia madre”.  Contemporaneamente, sto perfezionando un saggio sul genocidio culturale degli africani in Brasile, che scrissi per un Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani, all’Università la Saipienza, nel 2007, e che sarà pubblicato sempre con la casa editrice Mangrovie Edizioni. Il romanzo viene narrato in prima persona ma il personaggio è maschile e la storia non è per niente autobiografica. Associo il “raccontare sé stessi” senza trasfigurazioni ad una forma di “narcisismo” che non mi appartiene. Il giorno in cui saprò dissociare le due cose, forse sarà più facile frugare ed amalgamare ricordi e sensazioni di Claudileia Lemes Dias, ammesso che meriti di essere raccontata.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/07/claudileia-lemes-dias.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2144" style="margin: 3px;" title="Claudiléia Lemes Dias" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/07/claudileia-lemes-dias.jpg" alt="Claudiléia Lemes Dias" width="225" height="300" /></a>Abbiamo letto nella storia di tante situazioni anche paradossali (leggasi anche extracomunitari che vanno ad attaccare locandine per la Lega sotto elezioni e devono anche stare alla larga dai loro comizi, anche solo per ringraziare del lavoro malpagato che gli hanno dato), in cui quello che rimane impresso non è la lotta per la sopravvivenza ma la superficialità degli italiani davanti a chi soffre. Che cosa pensi si sia perso nella gente? Il buon senso? Sovrastato dalla tolleranza anche dell&#8217;intollerabile?</strong></span></p>
<p>Non credo siano gli Italiani, intesi come popolo, ad aver perso il buonsenso, ma stranamente alcuni intellettuali (tra cui certamente numerosi giornalisti) e molti politici. I primi spesso creano appositamente dei nemici, non so se per far notizia o perché manovrati. I secondi cavalcano senza alcuna remora i timori della gente comune: la mancanza di sicurezza economica e sociale, quest’ultima spesso indotta ad arte dai mass-media, forse per distoglierli proprio da una indubbia crisi economica che si fa risentire soprattutto nella gente comune. Detto questo è vero anche la diffidenza verso ciò che non si conosce: il diverso, lo straniero, ma ritengo molto più facilmente superabile di quanto ci spingono a credere. Ho l’impressione che sia tornata di moda la politica del panem et circensis. Peccato che il pane stia finendo e che i vecchi leoni rimasti ruggiscano mezze verità.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Domandina di rito: raccontaci i segreti del come nascono le tue storie, come e quando scrivi? Giusto qualche piccolo segreto che stai maturando nella carriera da scrittrice che ti ha fatto vincere anche il premio lingua madre.</strong></span></p>
<p>Le domande di rito sono sempre le più difficili. Scrivo quando me la sento di scrivere, quando un fatto provoca la mia indignazione o mi commuove. Non sono molto prolifica e raramente scrivo di getto. Quando una storia mi appassiona voglio subito finirla, ma difficilmente rispetto le scadenze che mentalmente mi concedo. Scrivo, stampo, leggo e rileggo, taglio, cambio parole, chiedo il parere di mio marito, degli amici, ecc. Il risultato del mio lavoro, più di un racconto deve essere un emozione forte, qualunque essa sia. Lavoro sopratutto durante la notte, non solo per il silenzio ma anche per necessità. Mi definisco una “mamma che scrive” perché le mie giornate consistono nel fare i lavori domestici e prendermi cura delle mie bimbe di 11 mesi e 15 anni, quindi, quando mi metto a scrivere durante il giorno è un disastro, le interruzioni sono tante! Solo il tempo e il giudizio dei lettori dirà se effettivamente merito di essere considerata una scrittrice a tutto tondo.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>E, agganciandoci alla domanda precedente, che cosa deve avere una storia per te per essere raccontata? Emozione, trattamento?</strong></span></p>
<p>La storia deve sintetizzare normalità ed eccezionalità. Deve mostrasi all’inizio, nella mia mente, come una pietra grezza, ma già con tutta la sua potenzialità di bellezza, e pian piano comincio a sfaccettarla e trasformarla in una metafora della società che mi circonda. Non importa se nel cercare di conciliare questa dicotomia tra normalità ed eccezionalità abbia bisogno di trovare delle situazioni paradossali, comiche o tragiche. Sia ben inteso le mie storie non raccontano di eroi che si riscattano con gesta straordinarie, ma di uomini comuni che nell’anelare ad un’esistenza dignitosa fanno scelte umane e sincere quindi eccezionali.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Ed adesso vogliamo qualche confessione, il libro che abbiamo tra le mani non è solo un prodotto di fiction ma anche un&#8217;opera che parla ed implicitamente dice/denuncia, che parla del multietnico e ne da tante interpretazioni. Facendo una sintesi, qual è la definizione di multietnico che conosci sulla tua pelle e quella che sta sulla pelle degli italiani? Che cosa non abbiamo capito?</strong></span></p>
<p>In Brasile, appartenere a diverse etnie è la norma, ecco perché un brasiliano si sente un cittadino del Mondo. Nelle città brasiliane si vedono le più diverse tonalità della pelle e si dà per scontato che siano tutti brasiliani. Non esiste la paura dello straniero, del diverso, perché ognuno è diverso dall’altro. La letteratura del Brasile è frutto di persone che provenivano dall’Angola, dal Congo, dall’Italia dalla Germania, veramente da ogni parte del mondo, ma è considerata indistintamente brasiliana. Eppure la storia del Brasile ha solo 500 anni, la vostra più di 2000 ed è passata attraverso mescolamenti ben maggiori dei nostri. Sono certa che nei ricorsi storici questo è già avvenuto per l’Italia e avverrà nuovamente con risultati del tutto straordinari.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Nell&#8217;intervista che abbiamo trovato in rete per la premiazione per lingua madre hai parlato di multietnico e delle direzione inesorabile nella quale anche l&#8217;Italia si sta dirigendo. Tu che vieni da un luogo davvero multietnico raccontaci il futuro che ci aspetta e che nella nostra cecità (leggasi anche arretratezza vera o supposta per motivi politici) non riusciamo a vedere.</strong></span></p>
<p>Penso che la storia metta sempre i puntini sulle “i”. L’Italia non è diventata multietnica con l’arrivo dei barconi dall’ Africa (tanto per parlare di un luogo comune secondo il quale tutti gli immigrati sono disperati) o dei filippini (considerati i primi immigrati). La vostra storia è lunghissima e degna di essere conosciuta e compresa. Avete dato un contributo immenso alle arti, alle leggi, alle scienze in generale ed ora è arrivato il momento di riprendere il timone della barca e continuare a dare il meglio che avete. Non si tratta di cecità, ma di pigrizia nell’impegnarsi a ricordare. Mario Quintana, un grande poeta brasiliano, diceva che l’uomo aveva inventato la ruota per la pigrizia di camminare… Speriamo bene.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Chi è Claudileia Lemes Dias oggi? E domani, fra dieci anni? Oggi una scrittrice e domani un&#8217;attivista per i più deboli?</strong></span></p>
<p>La Claudileia di oggi non sa darti una risposta. Non mi vedo fra dieci anni, ma fra quaranta, con la casa piena di nipotini multicolori che mi distruggono la biblioteca, declassata a roba da vecchi.<br />
<span style="color: #ff9900;"><strong><br />
Vorrei chiederti qualche domanda innovativa, ipad e i suoi fratelli. Che idea ti sei fatta di tutta questa rivoluzione digitale che sta trasformando i book in ebook? Prederemo il fascino dello sfogliare la carta? </strong></span></p>
<p>Assolutamente no. Penso che ad un certo punto l’uomo si stuferà di tutta questa benedetta tecnologia che gli viene rovesciata addosso e cercherà di prendere solo quel che gli è essenziale per comunicare in modo efficace. L’Ipad non è neanche pratico, direi che per ora è solo un simbolo di status che domani costerà due lire. Rispetto gli affezionati delle novità tecnologiche ma non c’è nulla di paragonabile alla lettura di un buon libro fatto di carta con impatto ambientale zero, intendiamoci.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Matureremo nuovi immaginari dietro al libro in un mondo pieno di nuove possibilità?</strong></span></p>
<p>Certamente. Ci sono possibilità positive e negative. Un libro po’ soltanto elencare quali sono e la loro conseguenza.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Dopo aver parlato di storie ed editoria digitale, come immagini la letteratura di domani?</strong></span></p>
<p>Penso che ci sarà un ritorno della grande narrativa. Oramai molti scrivono nella speranza che il libro diventi un film, senza curarsi della bellezza di parole che rischiano di morire.  È molto più facile catturare l’attenzione del lettore quando i fatti sono narrati in modo dinamico ed essenziale, ma non credo sia questo il futuro. Se penso che l’ Accademia Brasiliana delle Lettere è stata fondata da portoghesi, italiani e francesi e che il suo più illustre membro e primo presidente è stato il grandissimo Machado de Assis, un mulatto balbuziente e timido, considerato uno dei grandi della letteratura universale, mi metto l’anima in pace. Ci aspettano anni effervescenti.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Sei felice? Lo sarai?</strong></span></p>
<p>Se la felicità è la somma delle piccole gioie quotidiane, mi ritengo non solo una persona felice ma anche fortunata. Se lo sarò in futuro? Dipende soprattutto da me.</p>
<p>Informazioni sul volume:<br />
Titolo: <strong>Storie di extracomunitaria follia</strong><br />
Autore: Lemes Dias Claudiléia<br />
Prezzo: € 12,00<br />
Pagine: 200 p.<br />
Editore: Mangrovie</p>
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		<title>Gli italiani ti accoglieranno a braccia aperte!</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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Esistono storie fatte giusto per esprimere un determinato concetto che spesso solo immergendo il lettore nella storia si possono capire. “A braccia aperte” (Edizioni Ambiente) dell’Atomico Dandy Piersandro Pallavicini, è una di quelle in cui il titolo è esattamente una botta di sarcasmo che faresti ad un amico che sta ha deciso di lavorare in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/07/braccia-aperte-piesandro-pallavicini-ambiente-edizioni.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2133" title="A braccia aperte - Piersando Pallavicini - Edizioni Ambiente" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/07/braccia-aperte-piesandro-pallavicini-ambiente-edizioni.jpg" alt="A braccia aperte - Piersando Pallavicini - Edizioni Ambiente" width="570" height="250" /></a></p>
<p>Esistono <strong>storie </strong>fatte giusto <strong>per esprimere un determinato concetto</strong> che spesso solo immergendo il lettore nella storia si possono capire. “<strong>A braccia aperte</strong>” (<strong>Edizioni Ambiente</strong>) dell’Atomico Dandy <strong>Piersandro Pallavicini</strong>, è una di quelle in cui il titolo è esattamente una botta di sarcasmo che faresti ad un amico che sta ha deciso di lavorare in Italia: “…che ti accoglieranno a braccia aperte!”</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Il libro</span></strong><br />
La sinossi che ci riporta IBS parla di <strong>Samuel Badjang</strong>, che non è più africano e non sarà mai italiano. Chiamato dottor Bad è oggi un bravo e rispettato chirurgo ospedaliero, laureato in medicina a Milano. La sua vita da «<strong>bianco acquisito</strong>» procede senza strattoni, nello stereotipo delle persone di colore, nello stereotipo delle donne bianche che hanno a che fare con un piacente dottore di colore. La sua vita subisce uno <strong>stravolgimento</strong> con l&#8217;<strong>incontro con Gaelle</strong>, la <strong>figlia </strong>mai conosciuta, camerunese come lui, anche lei arrivata in Italia per studiare ma in procinto di scivolare inesorabilmente verso la <strong>clandestinità </strong>per lo scadere dei permessi.<br />
Si ritrova il padre che non è riuscito ad essere in Camerun e cerca di capire come fare per tenerla con se, ma sbatte la faccia contro la <strong>legge </strong>sui flussi chiamata <strong>Bossi-Fini</strong> con tutti i suoi paradossi che impongono a chi arriva di avere un lavoro (che non riesce a cercare visto che non è ancora arrivato, che dovrebbe essere cercato in improbabili vacanze nel nostro paese semmai).<br />
In una Italia paradossale, alla quale abbiamo fatto l’abitudine, si trova a fronteggiare leggi e la maniera di aggirarle, uffici e persone che possono o non possono fare delle cose in funzione della motivazione che viene data loro, e in questo caso il solito stereotipo dell’uomo piacente nero nei confronti di una responsabile appesantita e che dichiara di essersi fatta furba, risolve la questione lasciando un certo amaro in bocca, sulla natura di chi siamo, su chi sono questi loro che arrivano, di che cosa portano con se dal loro paese di origine.</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">L’autore</span></strong><br />
Abbiamo parlato di questo autore numerose volte con diversi libri sempre incentrati sull’immigrazione, su storie al limite, a descrivere altre realtà diverse forse nei modi e nelle parole ma sempre fatte di persone con i nostri stessi sentimenti. Non mi pare che l’esuberante protagonista del libro di questa segnalazione non sia tanto diverso da tanti altri uomini nostrani consci della loro bellezza. Riportiamo quanto segnala wikipedia <a title="Piersando Pallavicini - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piersandro_Pallavicini" target="_blank">qui</a>.<br />
“<em>Piersandro Pallavicini (Vigevano, 1962) è uno scrittore e ricercatore universitario italiano. Ha iniziato a produrre racconti pubblicati su riviste online negli anni &#8216;90, tra cui Fernandel, per i cui tipi è uscita la sua raccolta di racconti Anime al neon nel 2002. I suoi ultimi romanzi sono Madre nostra che sarai nei cieli (2002), Atomico Dandy (2005) e African Inferno (2009), tutti editi da Feltrinelli. In quest&#8217;ultimo in particolare Pallavicini esamina il problema dell&#8217;immigrazione africana in Italia, in particolare ambientando il romanzo nella provincia italiana, a Pavia.</em>”</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Le nostre braccia aperte</strong></span><br />
È una storia semplice, di persone che cercano una vita migliore e la loro personale normalità in un mondo a cui rimane molto poco di umano. Come dice l’autore stesso è una storia finemente basata sulle leggi in vigore nel nostro paese in fatto di immigrazione. Leggi difficili, superficiali, che recitano sulla carta una cosa e che nella realtà funzionano in tutt’altra maniera, in cui vincono solo quelli che si fanno furbi, fottono il prossimo, fino alla definizione letterale del termine. Tutto sommato è una storia particolarmente semplice, ciò che la rende avvincente è il leggere come ogni evento diventi complicato per una burocrazia superficiale e razzista più a regolare i flussi migratori ideologici dell’opinione pubblica che di quei disperati in cerca di un po’ di fortuna.<br />
Le pagine che Pallavicini ci offre sono un documentato viaggio fuori dalla nostra realtà di cittadini per entrare in quella di coloro che vivono assieme a noi ma questo diritto non lo possono vantare (pare sempre più con forza) in uno stato arretrato che ha anche accettato una dichiarazione come quella del nostro premier che immagina una Italia non multiculturale. E pensare che questo nostro paese è sempre stato terra di integrazione, di convivenza, da quando viveva un impero come quello romano a tutti i frastagliati staterelli degli ultimi secoli, sempre a metà strada, sempre tra genti diverse da rendere anche noi stranieri. Abbiamo perso la memoria così facilmente.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Informazioni sul volume</strong></span><br />
Titolo:A braccia aperte<br />
Autore: Pallavicini Piersandro<br />
Prezzo: € 16,00<br />
Pagine: 232<br />
Editore    : Edizioni Ambiente  (collana Verdenero. Romanzi)</p>
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		<title>Ci importa davvero mangiare animali?</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 10:57:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Nel 2006 ci fu una lieta novella allo zoo di Berlino, il primo orso bianco nato in cattività: Kunt, una superstar capace di veicolare un’enorme quantità di visitatori. Visite pastorali dei cittadini della città, il sindaco della capitale tedesca come padrino e lo stesso assessore grande fan sempre alla ricerca di notizie che lo riguardano.
Insomma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/05/se-niente-importa-jonathan-foer-guanda.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2121" title="Se niente importa perchè mangiamo animali jonathan safran foer guanda" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/05/se-niente-importa-jonathan-foer-guanda.jpg" alt="Se niente importa perchè mangiamo animali jonathan safran foer guanda" width="570" height="250" /></a></p>
<p>Nel 2006 ci fu una lieta novella allo zoo di Berlino, il primo orso bianco nato in cattività: Kunt, una superstar capace di veicolare un’enorme quantità di visitatori. Visite pastorali dei cittadini della città, il sindaco della capitale tedesca come padrino e lo stesso assessore grande fan sempre alla ricerca di notizie che lo riguardano.<br />
Insomma un quadro di tedeschi felici e pronti a festeggiare per la nuova vita che ha trionfato, sorridenti intanto che mangiano semmai l’hot dog di maiale appena acquistato dal carrettino fuori dalla struttura.<br />
<strong>Orso essere vivente, maiale merce. </strong><br />
Ed è in questo il <strong>paradosso </strong>sul quale si sviluppa il libro che stiamo per segnalare “<strong>Se niente importa, perché mangiamo animali</strong>” (<strong>Guanda</strong>) di <strong>Jonathan Safran Foer</strong>.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Il libro</strong></span><br />
Per quelli che hanno il sentore di una storiaccia di animati animalisti vegetariani l’intuizione è sbagliata. “Se niente importa” è un’<strong>inquietante analisi </strong>del mondo che sta dietro alle confezioni della <strong>carne </strong>che troviamo al supermercato. Un’indagine in cui sono coinvolte strutture <strong>industriali</strong>, <strong>commercianti</strong>, <strong>allevatori</strong>, <strong>animalisti</strong>, <strong>genitori </strong>ed anche lo stesso cane dell’autore con il quale menziona di parlare spesso.<br />
Foer, nella lunga gestazione del libro durata tre anni, <strong>entra negli allevamenti intensivi</strong> in cui una gallina da uova ormai è una specie molto diversa da quella da carne, costretta a vivere la sua intera vita in una cassetta non più grande di un foglio A4. Ci parla delle <strong>porcilaie </strong>e del letale inquinamento delle loro deiezioni, delle continue <strong>medicine somministrate</strong> agli allevamenti per correggere <strong>deviazioni dovute ai mangimi e condizioni di vita</strong> disumane e l’eliminazione degli esemplari non idonei (i maialini malati vengono uccisi fracassandogli il cranio),  fino all&#8217;approssimativo (leggasi automatizzato) processo di <strong>macellazione </strong>quando non va sempre bene e l&#8217;animale muore dopo numerosi step di &#8220;lavorazione&#8221;.<br />
Foer parte da lontano, dalla fame della guerra, di quella che passato sua nonna nei campi di concentramento, quella di una donna che in ogni caso non ha mai voluto mangiare un pezzo di carne che non fosse macellata con il metodo kosher (una maniera specifica che gli ebrei adottano per far soffrire meno gli animali), parla del concetto della fame stessa sotto le sue diverse sfaccettature, passa ad allevatori “animalisti” che credono che l’animale abbia il diritto ad una vita serena fino al momento in cui ci concede la morte e le carni.<br />
Non manca il mare: coloro che pensano che il pesce sia una maniera meno feroce e più sostenibile di mangiare animali, si sbagliano quando Foer afferma che per ogni chilo di sushi che viene pescato con le reti, 50 volte tanto di pesce non “idoneo” viene ributtato a mare, moribondo per il trauma subito.<br />
In questo libro leggiamo un ragionamento sottile in cui nessuno ne esce al sicuro, non ci sono giudizi, l’autore lì lascia ai suoi intervistati.<br />
Per Foer possiamo mangiare carne (e decidere di non mangiarla se vogliamo) perché lo abbiamo fatto per millenni, ma che dobbiamo dare dignità alla vita dell&#8217;aninale che ad un certo punto ce la dona, ed afferma con forza che dobbiamo cancellare della terra strutture inumane come gli allevamenti intensivi.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>L’autore</strong></span><br />
Di Jonathan Foer <a title="Wiki: Jonathan Safran Foer" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Safran_Foer" target="_blank">Wikipedia </a>riporta questo: “<em>Vive a Brooklyn, New York, con la moglie, la scrittrice Nicole Krauss — assieme alla quale è stato tra i curatori del Futuro dizionario d&#8217;America, pubblicato nel 2005 da McSweeney&#8217;s —, il figlio Alexander (che chiamano anche Sasha) e il loro cane George.Ha frequentato la Princeton University dove gli sono stati assegnati vari premi di scrittura creativa. Nel 2000 gli è stato assegnato il premio per la narrativa Zoetrope: All-Story. Era l&#8217;editore dell&#8217;antologia A Convergence of Birds: Original Fiction and Poetry Inspired by the Work of Joseph Cornell.<br />
Ha pubblicato su Paris Review, Conjunctions, The Guardian, The New York Times e The New Yorker. Nel 1999 si è spostato in Ucraina per fare ricerche sulla vita di suo nonno. Nonostante non l&#8217;avesse programmato questo viaggio risultò nel suo romanzo d&#8217;esordio “Ogni cosa è illuminata”, pubblicato in Italia nel 2002 da Guanda e dal quale è stato anche tratto un film omonimo nel 2005. Grazie a questo libro ha ricevuto il premio National Jewish Book Award e un Guardian First Book Award. Il suo secondo romanzo è “Molto forte”, incredibilmente vicino, pubblicato sempre da Guanda nel 2005. Foer ha poi scritto “Se niente importa”, in cui descrive l&#8217;impatto ambientale degli allevamenti intensivi, le sofferenze patite dagli animali da macello e la sua decisione, presa insieme alla moglie, di diventare vegetariani per rispetto dei diritti degli animali.</em>”</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Cosa importa quindi?</strong></span><br />
Nelle ultime pagine del libro si capisce il senso del titolo, che <strong>niente importa</strong> non per il poco (nullo) interesse nella vita degli animali, ma per il fatto che <strong>la carne è una opzione tra mille</strong>, non solo si produce ma si lavora tanto per farcela piacere, farcela mangiare e consumare. Niente importa perché <strong>basterebbe mangiare altro</strong>, farci desiderare (commercialmente e pubblicitariamente) altro che il gioco è fatto.<br />
Quindi non è nemmeno questione di essere animalista o meno, ma quella di decidere di fare un utilizzo cosciente della carne e della vita negli allevamenti.<br />
Mi è viene alla mente la testimonianza di una allevatrice vegetariana (per quanto sia strana questa associazione) che diceva che in tutta la sua carriera le è capitato di lasciare aperto il portone dell’allevamento (non certo intensivo) pochissimi animali sono scappati e tutti sono tornati. La spiegazione che si è data è che ancora prima dell’antichità è stato fatto un <strong>patto tra uomini e quegli animali </strong>che poi sono stati addomesticati: <strong>la loro vita per una esistenza felice</strong>, tranquilla e protetti dai predatori. Un modello che si è trasmesso fino a noi.<br />
<strong>Siamo vigliaccamente venuti meno a questo patto trasformandoli in ammassi di carne malata che ammala spesso anche noi. Ce la ricordiamo la mucca pazza? È lei a esserlo? </strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff9900;">Informazioni sul volume:</span></strong><br />
Titolo:    <strong>Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?</strong><br />
Autore: Foer Jonathan S.<br />
Pagine: 363 p., brossura<br />
Traduttore: Piccinini I. A.<br />
Editore    : Guanda</p>
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		<title>Il Salone del Libro 2010: a Torino memoria tra book ed e-book</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 17:43:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Siamo ad una nuova edizione de “Il Salone Internazionale del Libro”  che partirà il prossimo giovedì 13 fino a lunedì 17 maggio 2010 al Lingotto Fiere di Torino.
E questo nuovo appuntamento librario torna alle origini reintroducendo la parola Salone nel suo nome, fortunato termine che ha accompagnato la manifestazione dalle sue origini, nel 1988.
Inaugurazione 
Alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/05/salone-libro-torino-memoria-2010.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2070" title="Salone del Libro di Torino 2010 - La memoria 13-17 Maggio 2010" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/05/salone-libro-torino-memoria-2010.jpg" alt="Salone del Libro di Torino 2010 - La memoria 13-17 Maggio 2010" width="570" height="250" /></a></p>
<p>Siamo ad una nuova edizione de “<strong>Il Salone Internazionale del Libro</strong>”  che partirà il prossimo giovedì <strong>13 fino a lunedì 17 maggio 2010 al Lingotto Fiere di Torino</strong>.<br />
E questo nuovo appuntamento librario torna alle origini reintroducendo la parola Salone nel suo nome, fortunato termine che ha accompagnato la manifestazione dalle sue origini, nel 1988.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Inaugurazione </strong></span><br />
Alla presenza del <strong>Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola</strong>, sempre che i fatti degli ultimi giorni non lo inducano a mandare un saluto e trattenersi a Roma.</p>
<p>Per il giorno prima, ma solo su invito, è pianificata la serata a inviti in onore degli editori e autori che partecipano al Salone, nell’Arena del Bookstock Village sarà introdotta dalla <strong>prolusione </strong>dello scrittore indiano <strong>Sudhir Kakar </strong>accompagnata dalla musica del <strong>Quartetto di flauti Indiano</strong> (l’India è il paese ospite della manifestazione 2010, ne abbiamo parlato anche <a title="Salone del Libro di Torino: si sposta in India" href="/2010/01/18/salone-libro-in-india/" target="_self">qui</a>)  diretto da Pt. Hari Mohan Srivastava che offrirà un momento di musica tradizionale del Paese ospite.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Il tema ed il paese ospite</strong></span><br />
E&#8217; la <strong>memoria </strong>il<strong> motivo conduttore</strong> dell&#8217;edizione di quest&#8217;anno. Un tema affrontato non solo in <strong>chiave letteraria</strong>, ma anche dal punto <strong>artistico</strong>, <strong>scientifico e storico,</strong> a partire dalla lectio magistralis di <strong>Gianfranco Ravasi</strong> sulle religioni del ricordo, di <strong>Mario Botta</strong> sul rapporto tra architettura e passato e di registi come <strong>Giuseppe Tornatore </strong>e il francese <strong>Claude Lanzmann</strong>, autore del docu-film sulla Shoah.<br />
Memoria, che si accompagna tuttavia a volte alla necessità dell’oblio, di cui parleranno <strong>Umberto Eco e il filosofo Maurizio Ferraris</strong>.</p>
<p>L<strong>&#8216;India è il paese ospite </strong>d&#8217;onore del salone 2010. Accanto a scrittrici molto apprezzate in occidente, come <strong>Kiran Desai</strong>, la figlia di <strong>Anita</strong>, e <strong>Anita Nair</strong>, ci sarà anche <strong>Vikas Swarup</strong>, il diplomatico scrittore che ha conosciuto una fama mondiale con il film tratto dal suo romanzo “Slumdog Millionaire”. Ma ci sarà anche la coraggiosa attivista femminista <strong>Sampat Devi</strong>, <strong>fondatrice del movimento del Sari rosa.<br />
</strong></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Le presenze nazionali ed internazionali</strong></span><br />
Grande calendario di <strong>presenze</strong>, sia tra le <strong>istituzioni italiane che straniere</strong>.<br />
Per le istituzioni nazionali italiane possiamo contare il <strong>Miur </strong>(Ministero dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;Università e della Ricerca) il <strong>Mibac </strong>(Ministero per i Beni e le Attività Culturali), <strong>Ministero della Difesa</strong>, <strong>Senato della Repubblica e Camera dei Deputati</strong>. Tra le <strong>regioni italiane</strong> sono presenti Abruzzo, che ritorna dal 2004 dopo la tragedia del terremoto che l’ha colpita, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria, Valle d&#8217;Aosta e Veneto. Oltre <strong>1400 </strong>sono gli <strong>espositori</strong> di cui settantacinque nuovi, divisi in 20 con loro stand e 12 allo spazio Invasioni Mediatiche. Ci sono anche grandi ritorni, Mursia dopo cinque anni, Archetipo libri, Editoriale Olimpia ed Edizioni EL. Sono presenti case editrici e istituzioni di Perù, India, Brasile, Slovacchia, Romania e Albania.</p>
<p>Attesi a Torino  i grandi<strong> protagonisti della stagione letteraria</strong>: Gianrico Carofiglio, l’autore colletivo che risponde al nome di Wu Ming, Gad Lerner, Susanna Tamaro. Ma si sa che ormai la kermesse del Lingotto attira  a Torino personaggi di varie estrazioni, attori, cantanti, presentatori e giornalisti. E così tra gli ospiti che hanno già confermato la loro presenza si fanno i nomi di Francesco Guccini, Reinhold Messner, Antonella Clerici, Neri Marcorè, Benedetta Parodi, Emanuele Filiberto di Savoia, Paolo Brosio e Nicola Legrottaglie.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>E-book e non solo: il futuro del libro</strong></span><br />
<strong>Le parole del Salone di quest’anno non sono solo di carta ma anche quelle dei nuovi supporti di lettura</strong>, specchio della rivoluzione digitale del libro già iniziata fuori dai confini dello stivale e dell&#8217;Europa forse. Mai come in questi mesi, sotto l’incalzare di nuovi modelli di lettori e-book che mostrano come la tecnologia che avremo a portata di mano sia sempre più sofisticata, si discute del <strong>futuro prossimo delle relazioni</strong> (più o meno pericolose o belligeranti) <strong>tra supporto cartaceo ed editoria digitale</strong>.<br />
Al salone del libro quest’anno c’è tanto di cui parlarne, dal libraio «storico» come Romano Montroni che della sua lunga esperienza professionale, Roberto Cicala presenta “Libri scrittori di via Biancamano”, il libro a più mani dedicato al percorso creativo di 75 anni di Einaudi.<br />
Gino Roncaglia affronta di petto la questione digitale ne “Il futuro del libro” (Laterza).</p>
<p>All’<strong>e-book è esplicitamente dedicato il convegno promosso da Wuz.it</strong> (ormai parte integrante della nostra esperienza di internauti su Internet Bookshop, il più grande portale di vendita di libri online italiano sia per la grandezza della fornitura che di volumi di fatturato) sui cambiamenti del mercato librario, con la partecipazione di alcuni tra i maggiori editori italiani.<br />
Alla «nuova stagione» dei mestieri del libro è dedicato il <strong>convegno </strong>«<strong>Reinventare l’editoria</strong>», curato da Giuliano Vigini, vi prendono parte Pietro Boroli, Riccardo Cavallero, Giovanni Peresson, Monica Zioni.<br />
<strong>Ma che questa offensiva dell’editoria digitale sia la maniera di reagire ad un morente impero della carta?</strong> Questo è l’oggetto della <strong>tavola rotonda</strong> sul futuro della carta stampata cui parteciperanno, con gli autori, Mario Calabresi, John Elkann, Gabriele Galateri di Genola e James Murdoch.<br />
Anche “Il ritorno del dinosauro” di Piero Dorfles insiste sulla necessità di coniugare la «vecchia» cultura con le innovazioni tecnologiche, per interrompere la deriva senza ritorno cui altrimenti sarebbe condannato il nostro Paese. L’incontro fa parte del programma del Bookstock Village.<br />
Ed ancora tanta tecnologia tra gli stand, sarà presente anche la <strong>Simplicissimus Book Farm</strong>, unica azienda italiana che ci ha portato nei negozi i primi lettori per ebook assieme ad una dotazione dei primi libri che possiamo leggere, i classici.</p>
<p>Programmi completi di tutte le sezioni del Salone e delle iniziative collaterali su <a title="Salone del Libro di Torino" href="http://www.salonelibro.it" target="_blank">www.salonelibro.it</a> in cui non ci sono solo eventi dentro i padiglioni del Lingotto Fiere di Torino ma tutta la città sabauda..</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Il punto nodale</strong></span><br />
Ammetto che si sta generando tanta aspettativa attorno al salone del libro che quest’anno, soprattutto per le notizie di oggetti del desiderio come iPad, potrebbe segnare il punto di svolta dietro il quale nascerà la nuova lettura, quella di cui abbiamo parlato tante volte anche nelle pagine di questo blog: riuscire ad andare la parco ed avere a disposizione un oggetto che non è solo un libro ma una libreria con centinaia di libri e, perché no, un sacco di giornali.<br />
Non esiste solo iPad, il prossimo autunno si sta delineando particolarmente caldo e ricco di tanti altri lettori per libri elettronici e forse al Salone di Torino ci sono le prime avvisaglie di qualcosa che cambierà le nostre abitudini di lettura in pochi anni (come ha fatto il cellulare, vi ricordate come era la vita prima? come eravamo capaci di vivere come barbari separati dagli altri? quanto tempo è passato?).<br />
Si ha un’impressione, dalle notizie che si leggono, dalle stesse persone che prima parlavano della carta ed adesso del digitale, che l’editoria del futuro deve avere la forza di recidere alcune radici, per tornare vigorosa, radici che  sono profondamente piantate in un terreno secco come quello delle corporazioni.<br />
Se la regola è quella che il mercato vince sempre, ne vedremo delle belle.</p>
<p>Di Marco Montori e Sabina Prestipino</p>
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		<title>Storia della nascita della “terronia”</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 21:10:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passati quasi centocinquanta anni dall&#8217;unificazione dell&#8217;Italia sotto la corona dei Savoia. Ma da quello che leggiamo, dalle parole intrise di politica dei giornali che ci raccontano quanto poco (denaro) c&#8217;è per festeggiare, non solo pare che questa festa non sia sentita, ma lo spirito di coesione è addirittura in controtendenza. C&#8217;è chi sbandiera un&#8217;improbabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2063" class="wp-caption aligncenter" style="width: 580px"><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/pino-aprile-terroni-piemme.jpg"><img class="size-full wp-image-2063" title="Terroni - Pino Aprile - Piemme" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/pino-aprile-terroni-piemme.jpg" alt="Terroni - Pino Aprile - Piemme" width="570" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Terroni - Pino Aprile - Piemme</p></div>
<p><strong>Sono passati quasi centocinquanta anni dall&#8217;unificazione dell&#8217;Italia sotto la corona dei Savoia.</strong> Ma da quello che leggiamo, dalle parole intrise di politica dei giornali che ci raccontano quanto poco (denaro) c&#8217;è per festeggiare, <strong>non solo pare che questa festa non sia sentita, ma lo spirito di coesione è addirittura in controtendenza</strong>. C&#8217;è chi sbandiera un&#8217;improbabile secessione dal sud povero, chi trova motivazioni federali semplicemente perché tutti gli altri paesi europei lo fanno. E c&#8217;è chi ridisegna la storia d&#8217;Italia negando e mietendo. Tra chi ripercorre la storia del nostro paese c&#8217;è un punto di vista interessante, quello di <strong>Pino Aprile</strong>, che ci dice che il sud non è stato sempre povero ma è stato impoverito dal nord più arretrato ai tempi dell&#8217;unificazione. Ce lo dice con il libro che segnaliamo oggi, riportandolo assieme all&#8217;intervista apparsa sul sito di Beppe Grillo:  “<strong>Terroni</strong>”, uscito da poco per <strong>Piemme</strong>.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Il libro</strong></span><br />
A seguito dell’unificazione dell’Italia, una, come dice anche l’autore di questo libro, indiscutibilmente una, pare che ci sia stata una lunga e inesorabile operazione da parte del nord di aumentare la povertà del sud. Prima di tutto perché il nord non era ricco e fiorente come l&#8217;appena decaduto regno borbonico, e secondo per accentrate attorno al nuovo centro di governo  ricchezza e gestione.<br />
Come riporta IBS,<strong> si percorre la storia degli ultimi 150 anni del nostro paese</strong>, la storia di quella che per alcuni è conquista, per altri liberazione.  <strong>L&#8217;autore porta alla luce una serie di fatti volutamente rimossi</strong>. Acciaierie chiuse, mercati spenti, risorse che pian piano sono venute meno, eventi che aprono una interessante breccia sulla storia del nostro paese unico e indivisibile. &#8220;Terroni&#8221; è un libro sul Sud e per il Sud, in cui non si menziona mai la separazione, ma si chiude con una considerazione: se centocinquant&#8217;anni non sono stati sufficienti a risolvere il problema della divisione del nord dal sud, vuol dire che non si è voluto risolverlo.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>L’autore</strong></span><br />
Come riporta il sito dell’editore di questo libro, Piemme, Pino Aprile è giornalista e scrittore, pugliese, residente ai Castelli Romani con una lungo periodo di permanenza per lavoro a Milano. È stato vicedirettore di Oggi e direttore di Gente. La sua è un’esperienza di lungo corso; per la Tv ha lavorato con Sergio Zavoli all’inchiesta a puntate “Viaggio nel Sud” e al settimanale di approfondimento del Tg1, Tv7. Non è il primo libro che pubblica per Piemme, ha scritto anche  “Il trionfo dell’Apparenza”, sul deludente esordio del terzo millennio, “Elogio dell’imbecille” e “Elogio dell’errore”. In Spagna, “Elogio dell’imbecille” è stato a lungo in testa alle classifiche.<br />
<span style="color: #ff9900;"><strong><br />
La memoria dell’Italia dopo 150 anni</strong></span><br />
Ricordo perfettamente quando da ragazzo ho studiato la storia d’Italia: che dopo i giorni dell’unificazione, da quello storico incontro tra Vittorio Emanuele II e Garibaldi, iniziò una grossissima opera di piemontesizzazine (parola difficile da dirsi) nella quale tutto quanto venne fatto ricondurre alla gestione della regione dei Savoia.<br />
Eventi che devo avere scritto ancora in qualche dispensa che la professoressa di storia ci deve aver dettato.<br />
<strong>Eventi chiari che questo autore ha voluto riprendere per ribadire cose che già si sanno? </strong><br />
Forse è un libro sapientemente pubblicato al momento giusto, quando i media che ne parlano pare non ricordino la storia e la buttano in politica per vendere senza troppi scrupoli?<br />
<strong>Rimane il fatto che se questi eventi sulla storia dello stivale unito non si conoscano mi fa pensare che sia vero che l&#8217;Italia c&#8217;è, mancano gli italiani.</strong><br />
Come dice l&#8217;autore, le due Germanie, pur divise da una diversa visione del futuro, dalla Guerra Fredda e da un muro, in vent&#8217;anni sono tornate una. Perché da noi non è successo?<br />
Per il fatto che prima la Germania era una, poi divisa e poi ancora una?<br />
L&#8217;Italia c&#8217;è solo sulla carta sia prima che dopo l&#8217;unificazione?</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong><br />
Informazioni sul volume:</strong></span></p>
<p>Titolo: <strong>Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero «meridionali»</strong><br />
Autore: Pino Aprile<br />
Pagine: 305 p., rilegato<br />
Editore: Piemme</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Intervista a Pino Aprile sul sito di Beppe Grillo</strong></span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/9cSNaCNT4Ag&amp;playnext_from" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/9cSNaCNT4Ag&amp;playnext_from"></embed></object></p>
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		<title>Follie extracomunitarie: racconti di immigrazione firmati Claudiléia Lemes Dias</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 07:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Aveva imparato a nuotare da solo perché, tra i poveri, essere autodidatta è la regola.»
Queste sono le storie di coloro che vengono da noi, di quelli che (nella nostra superficiale superiorità) sono la somma di tante negazioni. &#8220;Lo straniero è la somma di molti &#8220;NO&#8221;: non parla la nostra lingua, non ha le nostre origini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2057" class="wp-caption aligncenter" style="width: 580px"><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/storie-di-extracomunitaria-follia-mangrovie-Lemes-Dias-Claudiléia.jpg"><img class="size-full wp-image-2057" title="Storie di extracomunitaria follia - Lemes-Dias-Claudiléia - Mangrovie" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/storie-di-extracomunitaria-follia-mangrovie-Lemes-Dias-Claudiléia.jpg" alt="Storie di extracomunitaria follia - Lemes-Dias-Claudiléia - Mangrovie" width="570" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Storie di extracomunitaria follia - Lemes-Dias-Claudiléia - Mangrovie</p></div>
<p>«<em>Aveva imparato a nuotare da solo perché, tra i poveri, essere autodidatta è la regola.</em>»<br />
Queste sono le storie di coloro che vengono da noi, di quelli che (nella nostra superficiale superiorità) sono la somma di tante negazioni. &#8220;<em>Lo straniero è la somma di molti &#8220;NO&#8221;: non parla la nostra lingua, non ha le nostre origini, non educa i figli come noi&#8230; Solo quando togliamo questi &#8220;NO&#8221;, allora lo straniero diventa uno di noi</em>&#8220;, parole dell’autrice del libro che segnaliamo oggi, &#8220;<strong>Storie di extracomunitaria follia</strong>&#8221; dell&#8217;autrice brasiliana <strong>Claudiléia Lemes Dias</strong> e pubblicato dall&#8217;editrice indipendente diretta da Silvia DeMarchi votata all&#8217;intercultura, Mangrovie.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Il Libro</strong></span><br />
Elaboriamo le (poche) informazioni che abbiamo raccolto in rete. <strong>Questo libro è il ritratto in chiave beffarda, inquietante e satirica di un paese chiuso in sé, in equilibrio precario tra ignoranza e paura, tolleranza e rispetto.</strong><br />
Il paese è il nostro, quello in cui viviamo noi e &#8220;loro&#8221;, che ci hanno portato le differenze.<br />
Con un&#8217;ironia talvolta cruda e un&#8217;ingenuità che lambisce il politicamente scorretto, <strong>l&#8217;autrice tratteggia identità perse, rinnegate, riacquistate, dimenticate</strong>. Le  &#8220;Storie di Extracomunitaria Follia&#8221; di questo volume di duecento pagine sono un caleidoscopio sulla vita di persone uniche, come noi, ma che vivono dietro una linea di separazione tracciata dalle nostre mani, noi, qui, Italiani veri.<br />
Sono <strong>storie di umanità respinta e marchiata con lo stereotipo</strong>, <strong>ma anche</strong> <strong>sapori e odori nuovi che invadono le strade, travestiti protetti da angeli custodi e bambini vivaci tenacemente innamorati della lingua italiana</strong>.<br />
Anche questa volta una storia vista dal di dentro, dalle strade, dagli immigrati che, malgrado tutto, cercano di essere italiani quasi tutti i giorni.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>L&#8217;autrice</strong></span><br />
Claudiléia Lemes Dias, classe 1979, è brasiliana di un piccolo paesino con più bovini che anime. È cresciuta osservando la lotta dei senza terra e indagando sul taciuto genocidio culturale degli Indios. Da sempre si è interessata dei Diritti Umani e Civili, materia che le ha portato la laura alla Pontificia Università Cattolica del Paranà. Arrivata in Italia arriva anche la specializzazione nella Tutela Internazionale dei Diritti Umani e in Mediazione Familiare all’Università La Sapienza.<br />
È attiva, pubblica numerosi articoli giuridici in portoghese e italiano ed ogni tanto si cimenta nella narrativa e nel Teatro. La sua conoscenza sul “campo” la acquisisce per le strade di Roma a distribuire volantini, tra la gente e le genuine risposte ricevute dall’altra parte del citofono.<br />
La sua narrativa nasce forse qui, assieme alla passione per le poesie del Belli e le satire di Giovenale. Attualmente è dottoranda di ricerca in Sistema Giuridico Romanistico e Integrazione delle Legge all’Università di Tor Vergata a Roma.<br />
Ha vinto anche il concorso Lingua Madre nel 2008 in seno ad una competizione di racconti scritti da donne immigrate.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Sugli extracomunitari</strong></span><br />
Mi vengono  alla mente le parole pubblicate nella lettera di quel cittadino di Adro (BS), che ha deciso di rilevare il debito contratto dai genitori che non pagavano la mensa dei figli, gli stessi che abbiamo visto a L’Infedele di Lerner lunedì, tra cui mamme straniere di bambini che rimangono stranieri. “<em>Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina. Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.</em>”<br />
Che questa insana abitudine di leggere di permetta ci capire meglio il mondo che abbiamo attorno?<br />
Mi permetto di chiudere così: una volta chi governava faceva parte di una casta della popolazione diversa, per censo, per cultura, per denaro. Il “mangia mangia” non è nato oggi nelle democrazie occidentali, ma spesso (più spesso di adesso) quegli stessi politici che facevano i propri comodi erano capaci di essere anche mecenati e portate anche cultura sociale.<br />
Ora questo mestiere, almeno in Italia, è nelle mani degli scrittori, partendo dai Saviano, passando attraverso controversi Travaglio, fino a ragazze come l’autrice segnalata oggi.</p>
<p>Informazioni sul volume:<br />
Titolo: <strong>Storie di extracomunitaria follia</strong><br />
Autore: Claudiléia Lemes Dias<br />
Prezzo: € 12,00<br />
Pagine: 200 p.<br />
Editore: Mangrovie</p>
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		<title>Pane e bugie: il vaccino contro la cattiva informazione a tavola</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 07:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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“Questo libro è una sorta di vaccino contro i pericoli della cattiva informazione. Si tratta insomma di andare oltre i luoghi comuni per rispondere all&#8217;interrogativo: mi stanno raccontando la verità?&#8221;
Queste sono le parole dell&#8217;autore di questo libro, Dario Bressanini. L’editore è Chiarelettere, quelli che hanno appena chiuso la seconda ristampa di “Ad personam” di Marco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/pane-e-bugie-dario-bressanini-chiarelettere.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2048" title="Pane e bugie - Dario Bressanini - Chiarelettere" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/pane-e-bugie-dario-bressanini-chiarelettere.jpg" alt="Pane e bugie - Dario Bressanini - Chiarelettere" width="570" height="250" /></a></p>
<p>“<em>Questo libro è una sorta di vaccino contro i pericoli della cattiva informazione. Si tratta insomma di andare oltre i luoghi comuni per rispondere all&#8217;interrogativo: mi stanno raccontando la verità?</em>&#8221;<br />
Queste sono le parole dell&#8217;autore di questo libro, <strong>Dario Bressanini</strong>. L’editore è <strong>Chiarelettere</strong>, quelli che hanno appena chiuso la seconda ristampa di “Ad personam” di Marco Travaglio.<br />
Il libro in questione è “<strong>Pane e bugie</strong>”, un viaggio nei messaggi troppo facili legati a quello che mangiamo, dentro le insidie di quello che pare sano, quello che lo è ma manca una parte della spiegazione e quello che palesemente non lo è.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Il libro</strong></span><br />
La citazione che apre il post arriva direttamente dal sito di Chiarelettere e incarna bene il tipo di approccio di questa inchiesta. <em>“Il pesto è cancerogeno. Lo zucchero bianco: per carità! Meglio quello di canna. Il glutammato fa malissimo&#8230; E gli spaghetti radioattivi? Ah no, io compro solo pane biologico, prodotti locali e di stagione.”</em><br />
<strong>Ma è chiaro quello che leggiamo sui prodotti della nostra tavola?</strong> A chi dobbiamo credere? La soluzione più di buon senso è cercare informazioni: accedere la televisione, navigare in internet, leggere i giornali o ascoltare la radio. E quello che alla fine troviamo è informazione approssimativa, in cui si parla di certi temi lasciando indietro altri. Mentre ci scanniamo sugli ogm in realtà già mangiamo frutta, verdura e cereali derivati da modificazioni genetiche indotte da radiazioni nucleari che nessuno dice. Tutti i giorni qualcuno parla della chimica in quello che mangiamo dicendo che il naturale è la sola via, e ci  sono alimenti frutto della distillazione del petrolio che passano in sordina, esempio, la vanillina. Oppure, ancora, il caffè contiene sostanze cancerogene.<br />
L’informazione di settore (anche questo è un settore che ha la sua) sposta spesso la nostra attenzione verso mostri come la fragola-pesce ma abbiamo una chiara idea della forma di quelli veri?<br />
Ci ha provato Dario Bressanini, che nelle prime pagine indica il libro come un <strong>vaccino contro la cattiva informazione alimentare</strong>. Dice che siamo attorniati da tantissimo cibo, mai gli italiani sono stati circondati da tanto cibo come adesso, ma non sappiamo quale sia la qualità con la quale questo viene prodotto. Per lo stesso alimento ci sono messaggi buoni e cattivi, quello che fino a ieri fa male poi è buono per la pelle, invecchia meno di altri alimenti.<br />
L’<strong>analisi </strong>che Bressanini fa in questa pubblicazione va <strong>oltre ai luoghi comuni</strong>, punta anche il dito alla stampa, non elargisce delle colpe ma cerca di entrare nel merito della filiera dei prodotti fino alla loro pubblicizzazione scoprendo che spesso anche la stampa passa solo informazioni erronee che gli vengono presentate.<br />
È forse un libro che fa da completamento quello di Fred Pearce con “Confessioni di un Eco-Peccatore” (Edizioni ambiente), mettendo un occhio più accurato alla chimica.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>L’autore</strong></span><br />
Dario Bressanini (1963) è ricercatore universitario presso il dipartimento di Scienze chimiche e ambientali dell’Università degli studi dell’Insubria a Como, dove svolge anche attività didattica. Si definisce un chimico con la passione della tavola. Ha pubblicato circa sessanta lavori scientifici su giornali e riviste nazionali e internazionali. Collabora con la rivista «Le Scienze», su cui tiene la rubrica mensile &#8220;Pentole e provette&#8221; dedicata all’esplorazione scientifica del cibo e della gastronomia.<br />
È anche autore del popolare blog &#8220;Scienza in cucina&#8221;, dove affronta con taglio scientifico sia temi gastronomico-scientifici sia argomenti legati alle biotecnologie agrarie, alla produzione agricola, alla percezione del rischio alimentare e alla chimica in cucina.<br />
Nel 2009 ha pubblicato per Zanichelli un libro divulgativo sugli organismi geneticamente modificati dal titolo &#8220;Ogm tra leggende e realtà&#8221;.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Allora, che mangiamo questa sera?</strong></span><br />
Bella domanda, quello che rimane dopo la lettura di questo libro. E seguire forse le buone e vecchie abitudini: quella della moderazione, del fatto che non si mangiano 5 uova alla volta ma semmai una o due per il colesterolo. Che semmai qualche volta dovremmo cucinare di più e comprare meno cibi “già fatti” che hanno esaltatori del gusto per renderli irripetibili e ri-comprabili.<br />
Imparare a mangiare ci fa capire cosa comprare, e, con un libro come quello di Bressanini (o quello di Fred Pearce) impariamo a comprare quello che fa meno male, a noi ed anche all’ambiente che abbiamo attorno.</p>
<p>Informazioni sul volume:<br />
Titolo:    <strong>Pane e bugie</strong><br />
Autore: Bressanini Dario<br />
Prezzo: € 13,60<br />
Pagine: 300, brossura<br />
Editore: Chiarelettere  (collana Reverse)</p>
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		<title>La civiltà dell’empatia: sociologia, scienza, coscienza e anche quantistica</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 07:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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Ci sono due cose interessanti che stanno succedendo in questi anni di crisi, di cambiamenti sia sociali che politici. Il primo che c’è una branca della scienza che sta costruendo ponti sempre più solidi tra scienza e coscienza (leggasi anche meccanica quantistica) e che finalmente cominciamo ad analizzare il mondo che abbiamo attorno non nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/jeremy-rifkin-civilta-empatia-mondadori.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2044" title="Civiltà dell'empatia - Jeremy Rifkin - Mondadori" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/jeremy-rifkin-civilta-empatia-mondadori.jpg" alt="Civiltà dell'empatia - Jeremy Rifkin - Mondadori" width="570" height="250" /></a></p>
<p>Ci sono due cose interessanti che stanno succedendo in questi anni di crisi, di cambiamenti sia sociali che politici. Il primo che c’è una branca della scienza che sta costruendo ponti sempre più solidi tra scienza e coscienza (leggasi anche meccanica quantistica) e che finalmente cominciamo ad analizzare il mondo che abbiamo attorno non nei soli momenti di crisi (in cui mediamente siamo capaci di dare il “meglio” di noi stessi) ma nei momenti di pace, quando siamo molto vicini alle persone normali.<br />
Un esempio di questa chiave di lettura ce la fornisce <strong>Jeremy Rifkin </strong>con il suo “<strong>La civiltà dell’empatia</strong>” uscito da poco per  <strong>Mondadori</strong>.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Il libro</strong></span><br />
Il libro si apre nelle trincee delle <strong>fiandre </strong>della <strong>Seconda Guerra Mondiale</strong>. È la sera prima di <strong>Natale </strong>e nelle linee nemiche, quelle tedesche, cominciano ad accendersi delle luci, gli alberi e le candele che i loro cari hanno spedito loro. Qualcuno dice una città illuminata. Da quel momento cominciano i canti di natale in cui i tedeschi cantano e la controparte degli alleati riprende e risponde. <strong>Quella festa che interrompe il conflitto procede, i soldati escono dalle linee del fuoco per stringersi la mano, per cantare in quella serata di festa fino al giorno dopo per seppellire i propri morti</strong>.<br />
E poi, alla fine, quando la notizia che la guerra in quella parte di mondo sta venendo meno, qualcuno decide di intervenire per ripristinare l’ordine e il rigore per il quale le truppe sono a fronteggiarsi.<br />
<strong>Come mai i libri di storia non riportano eventi del genere?</strong> E se per secoli, filosofi, scienziati, psicologi ed economisti avessero contribuito a diffondere l&#8217;idea che l&#8217;essere umano sia per natura aggressivo e utilitarista?<br />
E se non fosse vero che abbia sempre lavorato per soddisfacimento egoistico dei propri bisogni e al guadagno materiale?<br />
Come riporta la descrizione del libro che ne fa IBS, negli <strong>ultimi decenni alcune sensazionali scoperte nel campo della biologia e delle neuroscienze hanno messo in dubbio le tesi ufficiali della storia</strong> e hanno dimostrato, al contrario, che uomini e donne manifestano fin dalla più tenera età la capacità di relazionarsi con gli altri in maniera empatica, percependone i sentimenti, in particolare la sofferenza, come se fossero i propri. E su questo si poggia la <strong>rilettura </strong>che Rifkin fa in questo libro, fitto fitto di nozioni e citazioni, da rendere persino difficile la lettura (ma questo non è colpa certo dell’autore, semmai dell’impaginazione dell’editore). Rifkin afferma che domani, logica e fede convoglieranno tutte nell’empatia, nel fatto che tutto sarà fondato nella percezione delle persone che abbiamo attorno a noi, e si spinge anche oltre, analizzando come società più complesse avranno bisogno di maggiori materie prime ed energia, di come questa evoluzione darà sconvolgimenti per la mancanza di risorse. Arrivando anche all’entropia.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>L’autore</strong></span><br />
Leggendo di <a title="Wiki: jeremy rifkin" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jeremy_Rifkin" target="_blank">Rifkin</a>, non c’è bisogno di grandi spiegazioni, la Wikipedia italiana riporta scrittore e saggista, laureato in Affari Internazionali ed economia. “<em>Attivista del movimento pacifista statunitense negli anni sessanta e settanta, ha fondato, nel 1969, la Citizens Commission con l&#8217;intento di rendere noti i crimini di guerra commessi dagli americani durante la guerra del Vietnam. È il fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET) e presidente della Greenhouse Crisis Foundation.<br />
Il suo coinvolgimento come attivista del movimento pacifista ed ambientalista lo ha visto spesso impegnato negli Stati Uniti, anche politicamente, a sostegno dell&#8217;adozione di politiche governative &#8220;responsabili&#8221; in diversi ambiti sia relativi all&#8217;ambiente che alla scienza ed alla tecnologia, tale impegno pubblico è riflesso in numerosi dei suoi saggi e lavori. È un vegetariano.</em>”<br />
Tra le sue opere troviamo un innumerevole numero di saggi che riflettono la sua lunga attività che lo ha portato ad essere un formatore di manager sulle nuove tendenze sociali, sia europei che americani, e soprattutto uno dei più accreditati pensatori sociali del nostro tempo.<br />
Tra i suoi lavori segnaliamo “Il sogno europeo. Come l&#8217;Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il sogno americano” (Mondadori, 2004),  “La fine del lavoro. Il declino della forza lavoro globale e l&#8217;avvento del post-mercato” (Baldini&amp;Castoldi, 1995) e “L&#8217;era dell&#8217;accesso. La rivoluzione della new economy” (Mondadori, 2000)</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Il traduttore</strong></span><br />
La traduzione del libro è ad opera di Paolo Canton di cui non abbiamo trovato informazioni.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>… e la meccanica quantistica.</strong></span><br />
Nei primi anni dello scorso secolo Albert Einstein, assieme ad un piccolo gruppo di studiosi, in un periodo in cui la scienza era ancora pioniera e scostumata da osare ed andare contro le regole per trovare la verità, ha scoperto che un <a title="wiki: fotone" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fotone" target="_blank">fotone</a> (la particella più piccola della luce) che proiettata in una doppia fessura esce dall’altra parte duplicata. Ed ancora, anni dopo, una serie di esperimenti portati avanti da <strong>Wolfgang Pauli</strong> e <strong>Carl Gustav Jung</strong>, un fisico ed uno psicologo, hanno messo in luce come gli <strong>eventi fisici sono spesso specchio della manifestazione della coscienza</strong>.<br />
<strong>Massimo Teodorani</strong>, è solo uno degli ultimi italiani che, con <strong>Macro Edizioni</strong>,  ha ripreso questo discorso per mostrare come il mondo che abbiamo attorno sia così facilmente influenzabile dai nostri pensieri.  I due fotoni invece che uno, due <a title="wiki: elettrone" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elettrone" target="_blank">elettroni</a> che vengono separati e portati ai limiti dell’universo, se viene cambiato lo <a title="wiki: spin" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spin" target="_blank">spin</a> di uno l’altro cambia istantaneamente.<br />
Da questi fenomeni sono state coniate definizioni come <a title="wiki: entaglement" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Entanglement" target="_blank">Entanglement</a>, <a title="wiki: sincronicità" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sincronicit%C3%A0" target="_blank">Sinconicità</a>. Ancora <strong>Rhonda Brynes</strong>, con il suo “<strong>The secret</strong>” <strong>ci parla delle reazioni che l’interazione coscienza-materia hanno nella nostra vita</strong> (ci chiediamo dove sia quel famoso libro di cui parla e che ad un certo punto ne perdiamo le tracce; o ci chiediamo anche come mai molte delle persone che parlando nel DVD allegato sono studenti di Judy Collins, una delle più famose editor del nord America, che forse tramite la quale hanno poi fatto varianti in  tutte le salse dello stesso “segreto”). Ed ancora, cercate su internet o comprate “<strong>what the bleep we know</strong>”.<br />
Il fatto che anche un pensatore come Rifkin sia arrivato al nocciolo della questione in versione sociologica, ci fa pensare che forse un mondo antiquato stia cominciando a sgretolarsi, che forse siamo alle soglie di un mondo in cui per la prima volta sono davvero le persone al centro della questione  e che il nostro mondo forse si sta muovendo verso una evoluzione fatta di buon senso, costi quello che costi.</p>
<p><span style="color: #ff6600;">Informazioni sul volume</span><br />
Titolo:    <strong>La civiltà dell&#8217;empatia. La corsa verso la coscienza globale nel mondo in crisi</strong><br />
Autore: Rifkin Jeremy<br />
Prezzo: € 18,70<br />
Pagine: 634 p., rilegato<br />
Traduttore: Paolo Canton<br />
Editore: Mondadori  (collana Saggi)</p>
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		<title>Il paese della paura</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 07:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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Qualche tempo fa abbiamo segnalato il libro di Loretta Napoleoni, “I numeri del terrore. Perché non dobbiamo avere paura” (Il Saggiatore), con il quale si smonta pesantemente la tesi per la quale la paura per guerra e terrorismo in questo periodo storico è del tutto infondata, numeri alla mano, siamo nel momento di maggiore pace [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2035" class="wp-caption aligncenter" style="width: 580px"><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/il-paese-della-paura-isaac-rosa-gran-via.jpg"><img class="size-full wp-image-2035" title="Il paese della paura - Isaac Rosa - Gran via - foto: http://blogs.rtve.es/asuntospropios/2008/10/9/de-oferta" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/il-paese-della-paura-isaac-rosa-gran-via.jpg" alt="Il paese della paura - Isaac Rosa - Gran via - foto: http://blogs.rtve.es/asuntospropios/2008/10/9/de-oferta" width="570" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Il paese della paura - Isaac Rosa - Gran via</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p>Qualche tempo fa abbiamo segnalato il libro di Loretta Napoleoni, “I numeri del terrore. Perché non dobbiamo avere paura” (Il Saggiatore), con il quale si smonta pesantemente la tesi per la quale la paura per guerra e terrorismo in questo periodo storico è del tutto infondata, numeri alla mano, siamo nel momento di maggiore pace che il mondo occidentale abbia mai vissuto.<br />
Ci ha anche detto che<strong> la sensazione che proviamo è direttamente fondata dalla stampa, dalla pesantezza che questi mette in ogni singolo evento, e sulla quale anche la politica sta marciando per la sua campagna di soggiogamento</strong>.<br />
Come giusto completamento alla spiegazione di questo fenomeno, arriviamo al romanzo di<strong> Isaac Rosa</strong>, segnaliamo “<strong>Il paese della paura</strong>” uscito nelle librerie alla fine di Febbraio scorso per le <strong>Edizioni Gran Via</strong>.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Il libro</strong></span><br />
<strong>Carlos</strong>, cervellotico, che pensa troppo e parla poco, <strong>vive nella paura</strong>. Ha terrore che qualcuno lo aggredisca, lo malmeni, entri in casa sua mentre dorme. Tutte le notti passa davanti alla porta di casa per essere certo che sia tutto chiuso.<br />
Ha paura che qualcuno rapisca suo figlio, teme anche l&#8217;aggressività dei suoi vicini, gli adolescenti violenti, i poveri, quegli stessi bisognosi che arrivano nella ricca Spagna per una vita migliore, quelli che lo guardano male per invidia. <strong>Anche sua moglie Sara pensa troppo alla paura</strong>, al fatto che ci siano troppe insidie attorno a lei, non ci pensa due volte a licenziare la sua governate, immigrata con l’infamante accusa di furto, che non solo chiude il loro rapporto di lavoro ma anche quello che la donna ha con altre famiglie. Sanno perfettamente che i loro timori sono molto diffusi, <strong>Carlos sa anche che sono esagerati, infondati e riesce a tenerli sotto controllo fino al giorno in cui suo figlio è coinvolto in un trascurabile episodio di bullismo a scuola</strong>.<br />
Da quel momento in poi la situazione si complica per la sua incapacità di prendere decisioni e inizia per lui una fuga in avanti in cui ogni bugia, ogni passo falso, lo farà sentire sempre più minacciato.<br />
Man mano che si procede nella lettura, povera di parlato ma continuamente fibrillante di dubbi e minacce, ci si addentra nel fatto che il pericolo è dietro l’angolo, al fatto che il giorno in cui succede davvero qualcosa è solo la conferma delle proprie aspettative.<br />
Si ha la sensazione che, man mano che si legge, i pensieri dei personaggi siano persino esagerati, ma lo sono veramente? Quanta televisione e quanta fiction si basano su questo meccanismo che genera la paura?<br />
Procedere nella lettura diviene quindi un addentrarsi in una paranoia che, per quanto paia esagerata, possiamo toccare con mano tutti i giorni.<br />
&#8220;Il paese della paura&#8221;, definito dal quotidiano <strong>El Pais</strong>, un <strong>romanzo necessario </strong>e che si riallaccia alla nostra apertura di questo post, è l<strong>a fotografia romanzata del nostro vivere di tutti i giorni</strong>, è un romanzo <strong>inquietante </strong>e intenso che indaga i meccanismi di generazione della paura, la diffusione di un senso di insicurezza che finisce per trasformarsi in meccanismo di controllo sociale, e ci induce a consegnarci a forme di protezione illegali e a risposte difensive che ci fanno sentire ancora più vulnerabili.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>L’autore</strong></span><br />
Parlando di Isaac Rosa, già arrivato in Italia con una precedente opera dal titolo “Il vano ieri” (Gran Via Edizioni) ambientato nella Spagna degli anni sessanta durante la contestazione universitaria, è autore di racconti, opere teatrali, saggi, romanzi tra cui riportiamo “La malamemoria”, “¡Otra maldita novela sobre la guerra civil!”. Con “Il vano ieri”  Rosa ha vinto i premi “Rómulo gallegos”, “Ojo critico” e “Andalucia de la critica”.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Il traduttore</strong></span><br />
Ha tradotto questo libro Paola Tomasinelli. Questa traduttrice insegna spagnolo e conduce un Master in Traduzione Editoriale a Torino. Tra gli autori che ha tradotto riportiamo tra gli altri: Cortazar, Marias, Soler, Atxaga, Almodovar, Llamazares, Sabato, Pérez- Reverte, Navarro, Ledesma e Unamuno.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>La paura dunque…</strong></span><br />
&#8230; che contorno ha questa paura di cui abbiamo parlato in questo romanzo? Del fatto che esiste, che ha carne e sangue, ma per le persone che credono in essa, nel fatto che la televisione ce la riporta e noi, armati dal dubbio, la dobbiamo sopportare ed un po’ la alimentiamo.<br />
Un romanzo necessario? Forse lo è, ogni tanto ci dobbiamo ricordare che scarichiamo le nostre energie nella direzione sbagliata, che nel combattere la paura non facciamo altro che alimentare nuove maniere di tenerla viva dentro noi stessi. E saperlo forse ci fa stare meglio, per un po’.</p>
<p><span style="color: #ff6600;">Informazioni sul volume</span><br />
Titolo:    <strong>Il paese della paura</strong><br />
Autore: Isaac Rosa<br />
Prezzo: € 16,50<br />
Pagine: 273, brossura<br />
Traduttore: Paola Tomasinelli<br />
Editore: Gran Via  (collana M30)</p>
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		<title>Il libro dalle pagine ancora vuote: capitolo 2</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 07:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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Continuiamo con la carrellata sui lettori (elettronici) per e-book. Nel precedente post abbiamo visto i due che vanno per la maggiore tra gli e-reader e adesso passiamo non solo agli altri che si sono distinti nelle varie fiere di settore, ma introduciamo un nuovo temine tra i terminali – o come quelli che sanno amano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/ebook-reader-pagine-vuote-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2032" title="Storia del libro dalle pagine vuote 2" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/ebook-reader-pagine-vuote-2.jpg" alt="Storia del libro dalle pagine vuote 2" width="570" height="250" /></a></p>
<p>Continuiamo con la <strong>carrellata </strong>sui <strong>lettori </strong>(elettronici) per <strong>e-book</strong>. Nel precedente post abbiamo visto i due che vanno per la maggiore tra gli e-reader e adesso passiamo non solo agli altri che si sono distinti nelle varie fiere di settore, ma introduciamo un nuovo temine tra i terminali – o come quelli che sanno amano chiamarli, <strong>device </strong>– che sono adibiti alla lettura dei libri e non solo, piccoli PC senza tastiera (ma che possiamo sempre collegare), ovvero le/i <strong>tablet </strong>a seconda che traduciamo il termine come tavoletta o schermo (come quelli che usano la e-mail per la lettera elettronica, o il mail per il messaggio elettronico).</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Dicesi: Tablet</strong></span><br />
Wikipedia riporta <a title="Wiki: tablet" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tablet_PC" target="_blank">qui</a> la seguente dicitura: “<em>Il tablet PC (lett. PC tavoletta) è un computer portatile che grazie alla presenza di uno o più digitalizzatori (digitizers, in inglese) permette all&#8217;utente di interfacciarsi con il sistema direttamente sullo schermo, mediante una penna o le dita. Il tablet PC è di fatto un normale portatile con capacità di input superiori. Il termine, se utilizzato con la maiuscola (Tablet PC) indica i tablet PC che rispondono a particolari specifiche Microsoft e che permettono, grazie alle funzionalità integrate in diversi sistemi operativi Windows, l&#8217;utilizzo di inchiostro digitale e del riconoscimento della scrittura.</em>”<br />
Non solo dei lettori, ma dei veri e propri PC che spesso differiscono dai loro confratelli digitali per le capacità di lettura, per quella di memoria, per il fatto che non funzionano solo i programmi creati per loro ma anche quelli per i computer che chiamiamo convenzionali. Una prova lo è il programma che spesso troviamo nella suite di Office di Microsoft, OneNote, progettato inizialmente per le tablet e alla fine prestato sia ai PC (Personal Computer) e Mobile (i cellulari di nuova generazione).</p>
<p>Continuiamo con la nostra lista di lettori.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Onyx</strong></span><br />
Piccolo ed interessante. Abbiamo cercato delle informazioni su di esso e siamo rimasti interessati per la sua <strong>semplicità</strong>, non abbiamo trovato il suo sito internet ma possiamo toccare con mano le due funzionalità nel seguente video.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/vJrW0FOotvU" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/vJrW0FOotvU"></embed></object><br />
A differenza con i due visti nel precedente post, e che hanno avuto una grande pubblicità, emergono alcune cose molto interessanti. Prima di tutto <strong>non solo possiamo leggere ma anche prendere appunti o sottolineare quello che leggiamo</strong>. Ed ancora, questo lettore, che ha solo lo schermo a inchiostro elettronico, ha incorporato anche un <strong>browser </strong>ed un <strong>lettore mp3</strong>. I <strong>formati </strong>file supportati sono: <strong>PDF </strong>che conosciamo, <strong>EPUB</strong>, <strong>TXT</strong>, <a title="Formato CHM" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Microsoft_Compressed_HTML_Help" target="_blank"><strong>CHM </strong></a>ovvero file compressi di aiuto realizzati da Microsoft, <strong>RTF</strong>, <strong>PRC </strong>programmi che vanno installati solo nelle piattaforme Palm, <strong>HTML </strong>il linguaggio di quelle pagine web che conosciamo bene e navighiamo spesso, <strong>PDB </strong>il pdf dei palmari, <strong>JPG</strong>, <strong>PNG</strong>, <strong>BMP</strong>. Ciò che fa <strong>difetto</strong>, per quanto ci sia un browser per la navigazione, il fatto che non ci sia un <strong>lettore video</strong>. Come tutti gli altri superconnessione ad internet.<br />
Potrebbe quindi essere un ottimo strumento per la lettura.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Alex</strong></span></p>
<p>Quando parliamo di Alex torniamo forse al lettore Nook.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ZjFsVUtG5PU" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/ZjFsVUtG5PU"></embed></object></p>
<p><strong>È uno dei più interessanti</strong>, ne parla già anche <a title="Wiki: alex reader" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alex_Reader" target="_blank">Wikipedia</a> ma solo in inglese.  Carino, leggero, a differenza di Nook, <strong>lo schermo a colori è più grande con la possibilità di navigare</strong>. Ma forse <strong>non sufficientemente grande </strong>per una esperienza utente necessaria alla navigazione o alla ricerca di informazioni. Forse quel monitor nella parte bassa serve solo per acquistare altri libri da leggere nello schermo a inchiostro elettronico superiore. Non possiamo prendere appunti su di esso come il lettore precedente tranne che per le poche cose possibili nello schermo inferiore tramite il quale, anche nel video che riportiamo, ci promettono la possibilità di maneggiare una vera e propria tablet. Ma ci chiediamo, come abbiamo fatto con tutti gli altri, una volta che abbiamo speso attorno ai trecento euro per un lettore che utilizzo ne facciamo adesso?<br />
Tramite Alex leggiamo gli stessi formati di file che abbiamo visto nel precedente lettore aggiungendo che lo schermo della parte bassa ci permette di navigare sia siti in html che in flash, non solo, sono supportati anche i formati video, compreso il sofisticato FLV, che vediamo tutte le volte che vediamo un video su <a title="Youtube" href="http://www.youtube.com" target="_blank">youtube </a>(o gli stessi video che abbiamo incorporato in questo post).<br />
<strong>Data di commercializzazione di questa device</strong> (letta come periferica, esattamente come quelle che leggiamo del computer), <strong>non pervenuto</strong>.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Ipad</strong></span><br />
Dopo l&#8217;evento Kindle, è arrivato il turno di questo nuovo gioiello di casa Apple che molti hanno decretato come la<strong> nuova killer application dopo iPhone</strong>.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/2lmZ0AsFuvQ " /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/2lmZ0AsFuvQ "></embed></object><br />
Per la presentazione di iPad si è presentato davanti allo schermo direttamente l’amministratore delegato di Apple, Steve Jobs. Con una presentazione che ha confermato i rumor di qualche tempo fa, ovvero che <strong>iPad </strong>è il <strong>risultato della standardizzazione della qualità video introdotta con iPhone</strong>, pare che sia anche il momento del <strong>grande ritorno di quella Apple volta a strumenti dai costi più morigerati</strong>.<br />
Questa ultima teoria è fondata dalla storia di questa Tablet, che parte dal nome MacBook Touch, e che pian piano ha visto il suo ridimensionamento. A inizio di quest’anno, alla prima presentazione, hanno aperto la device e hanno scoperto un alloggiamento per la webcam vuoto, uno strumento predisposto ma ridotto nelle funzionalità.<br />
Si aspetta che lo stesso successo dell’iPhone si ripeta, ma molti hanno dei dubbi. Rimane vincente l’approccio, il fatto che questa <em>device</em>, assieme al melafonino, sia provvista di un negozio virtuale dal quale scaricare di tutto, dalle applicazioni ai contenuti. Ma lo scaffale dei libri?<br />
Il libro è una motivazione sufficiente per comprare questo strumento? Per di più che non telefona nemmeno?<br />
Molti sono sicuri che Apple collezionerà nuovi introiti ma sono meno sicuri che sia grazie alla lettura dei libri, e se non riusciamo a razionalizzare l’utilità di iPad in qualche cosa, rimarremo a fissare un bello strumento, accattivante nelle linee ma nulla di più e, se dobbiamo scegliere, tra comprare iPad e un portatile, volgeremo sempre verso la seconda opzione.<br />
Abbiamo letto della commercializzazione nei negozi, come sempre in America. Dell’arrivo di questo magico strumento in Italia, si parla della fine di aprile.  Sarà, come abbiamo già detto, un Natale caldo.<br />
Specifiche tecniche? Quelle da PC, abbiamo detto che non è un lettore ma qualcosa di più.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>JooJoo</strong></span><br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/afTDFx7R1qo " /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/afTDFx7R1qo "></embed></object><br />
Abbiamo letto che questa Tablet (quindi non fa nessun uso di inchiostro elettronico) dovrebbe essere sul mercato dalla fine di marzo 2010. La sua storia parte da un nome che ha avuto un destino infausto, CrunchPad, ma, risorta dalle sue ceneri, è pronta per il mercato statunitense.<br />
<strong>Fusion Garage</strong>, casa che ha prodotto questo strumento hi-tech, ha poggiato questo nome sull’espressone di origine africana (chissà di quale parte dell’Africa) “Jou Jou”, che significa “<strong>oggetto magico</strong>” e, sempre parole loro, <strong>visto che Steve Jobs ha definito anche iPad uno strumento magico e rivoluzionario</strong>, ci sarà una bella <strong>battaglia</strong> mettendo a disposizione una <em>device </em>che promette estrema facilità d’uso per notizie, musica, video, social media e lo stato dell’arte del web di oggi. Possiamo vedere meglio quello che possiamo fare con questa device nel video che riportiamo, ed aggiungiamo che anche in questo caso abbiamo a disposizione uno schermo multitouch che <strong>sfrutta la manualità consolidata degli utenti per iPhone</strong>. Ottima la durata dichiarata di questa tavoletta in modalità Wi-Fi che dovrebbe raggiungere le 5 ore. In un video di prova trovato sempre su YouTube abbiamo anche notato che lo schermo ha la capacità di cambiare colore di sfondo, su richiesta di utenti di test, cosa che pare sia in fase di dismissione in quanto disorienta l’utente. Facendo un ragionamento finale, <strong>pare che questa tablet sia molto simile a iPad, a tal punto anche sul mercato americano viene presentato allo stesso prezzo, 499$</strong>, prezzo della versione base dell’alter ego base di Apple.<br />
<strong>Notizie del suo arrivo in Italia, non pervenuto.</strong></p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Edge Entourage</strong></span><br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/FDzMHYCIDFE&amp;feature" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/FDzMHYCIDFE&amp;feature"></embed></object><br />
Qui le cose sono ancora più interessanti, nel senso che non solo abbiamo a che fare con uno strumento che possiamo chiamare <strong>tavoletta ma anche e-reader</strong> con inchiostro elettronico allo stesso tempo. Dal video che incorporiamo notiamo subito <strong>uno strumento molto più completo</strong>, diviso su due schermi, uno sulla destra per leggere e navigare, per raccogliere le informazioni da internet, ed uno per scrivere e leggere ad inchiostro elettronico. <strong>Pare che sia uno di quegli strumenti ideali per chi studia</strong> senza  affaticare troppo la cornea (ricordiamoci che stare troppo davanti ad un monitor fa male, anche da quando ci sono quelli piatti).<br />
Parlando delle <strong>caratteristiche </strong>possiamo dire che, assieme a tutti gli altri lettori (non tablet),  è dotato di <strong>sistema operativo Android</strong>, monta un hard disk da 3GB assieme a lettore di schede di memoria per immagazzinare le proprie risorse. Non manca una pratica tastiera virtuale che appare nel monitor a colori, che può divenire utile per inserire dati. Per la lettura dei file del pacchetto classico di Office viene montato Documents ToGo della DataWix, già nota per la suite caricabile su smartphone.<br />
<strong>E se questo fosse lo strumento da mettere nelle mani ai nostri figli per studiare?</strong> Potrebbe essere una buona soluzione, quella che elimina i pesante trolley dalle mani dei nostri figli.<br />
<strong>Anche qui, tempi per l’arrivo del lettore nei negozi italiani, non pervenuto.</strong></p>
<p>E anche per questa occasione chiudiamo questo intervento.<br />
Nel capitolo tre, arriveremo agli ultimi lettori – sempre quelli elettronici – che sono davvero nei negozi italiani e tireremo le prime somme su questa rivoluzione che tra i confini dello stivale ha scatenato davvero poco. Ops, abbiamo detto troppo.</p>
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