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	<title>pura lana di vetro</title>
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	<description>cultura che non infeltrisce</description>
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		<title>Camilleri sul grande schermo</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 11:47:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ previsto il 1° febbraio il primo ciak in Sicilia del film "La scomparsa di Patò", film diretto da Rocco Mortelliti, tratto dall'omonimo libro di Andrea Camilleri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1958" title="camilelri_cinema" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/01/camilelri_cinema.jpg" alt="camilelri_cinema" width="570" height="250" /></p>
<p>E’ previsto il <strong>1° febbraio </strong>il primo ciak in Sicilia del film <strong>&#8220;La scomparsa di Patò&#8221;</strong>, film diretto da Rocco Mortelliti, tratto dall&#8217;omonimo libro di Andrea Camilleri.</p>
<p>Vigata, la città siciliana di finzione uscita dalla penna  del papà di Montalbano, sarà ricreata tra Naro, Agrigento, la Valle dei Templi e la Scala dei Turchi di Porto Empedocle. Il film, scritto da Rocco Mortelliti, Maurizio Nichetti e dallo stesso Camilleri è  la prima trasposizione cinematografica di un romanzo dello scrittore siciliano. Nel cast figurano: <strong>Nino Frassica, Maurizio Casagrande, Neri Marcore&#8217; (nel ruolo di Patò</strong>), <strong>Alessandra Mortelliti, Gilberto Idonea, Flavio Bucci, Simona Marchini, Danilo Formaggia</strong>. Prevista anche la partecipazione di <strong>Roberto Herlitzka</strong>.</p>
<p>Prodotto dalla “13 Dicembre” con Emme cinematografica e S.Ti.C. con il contributo della Regione Sicilia,  di  Sicilia Film Commission e di Cinesicilia,  il film sarà girato anche il  contributo del Ministero per i Beni e le Attività  Culturali. Ambientata a fine Ottocento a Vigata, la storia prende le mosse dal venerdì santo, quando nella piazza del paese   viene messo in scena il cosiddetto &#8220;Mortorio&#8221;,  ossia la Passione di Cristo. Tra gli interpreti l’integerrimo ragioniere di banca Antonio Patò, a cui tocca interpretare la parte di Giuda. La rappresentazione giunge all&#8217;acme con l&#8217;impiccagione di Giuda-Patò che, accompagnato dagli improperi degli spettatori, cade in una apposita botola. Ma alla fine della spettacolo Patò sembra essersi volatilizzato e men che meno in camerino si trovano i suoi abiti.</p>
<p>Su un muro di Vigata qualche giorno dopo compare una scritta <strong>&#8220;Murì  Patò  o s&#8217;ammucciò (si nascose)?&#8221;</strong>. La Pubblica Sicurezza nella figura del delegato Ernesto Bellavia e i Reali Carabinieri nella figura del maresciallo Paolo Giummaro entrano in competizione e si ostacolono nelle indagini. Una  qualche irregolarità nella conduzione della banca? Una perdita di memoria dovuta alla caduta nella botola? O la pista del complotto mafioso? Come si spiega questa improvvisa scomparsa? Attraverso le indagini, gli interrogatori e una serie di flashback che danno vita ad una galleria di costumi e malcostumi attuali, emerge un quadro sorprendente e inaspettato della Sicilia, ma anche del nostro Paese.</p>
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		<title>Il ritorno di Turturro a teatro con Calvino</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 07:31:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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Questa mattina incontrerà i giornalisti per presentare il suo nuovo spettacolo,  &#8220;Fiabe Italiane&#8221; che debutterà in prima assoluta al Teatro Carignano di Torino il 19 gennaio. E&#8217; John Turturro, interprete prediletto dei fratelli Coen e di Spike Lee, ma anche regista al cinema e in teatro.
Quello di Turturro,  è un ritorno all&#8217;ombra della Mole. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1928" title="john-turturro" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/01/john-turturro1.jpg" alt="john-turturro" width="570" height="250" /></p>
<p>Questa mattina incontrerà i giornalisti per presentare il suo nuovo spettacolo, <strong> &#8220;Fiabe Italiane&#8221;</strong> che debutterà in prima assoluta al Teatro Carignano di Torino il <strong>19 gennaio</strong>. E&#8217; <strong>John Turturro</strong>, interprete prediletto dei fratelli Coen e di Spike Lee, ma anche regista al cinema e in teatro.</p>
<p>Quello di Turturro,  è un ritorno all&#8217;ombra della Mole. La sua prima volta a Torino fu anni fa quando interpretò per Francesco Rosi <strong>&#8220;La Tregua&#8221;</strong>, tratto dall&#8217;omonimo libro di Primo Levi.  Allora per fare una full immersion nell&#8217;atmosfera del film decise di trasferirsi a Torino per qualche tempo, girando per la città per capire lo spirito del luogo in cui visse lo scrittore.</p>
<p>Sui suoi movimenti in città. il Teatro Stabile, guidato da Evelina Christillin, mantiene il più stretto riserbo.Turturro lavora duramente alle prove dello spettacolo liberamente tratto dalle “Fiabe Italiane” di Italo Calvino, di cui egli stesso ha creato l&#8217;adattamento drammaturgico originale, dal giorno in cui ha messo piede a Torino, attorno al 27 dicembre. Non da solo, ma assieme a Katherine Borowitz, sua moglie, Carl Capotorto e Max Casella.</p>
<p>E fu proprio sua moglie Katherine, che nel 1981, quando ancora i due erano fidanzati, che gli regaò il libro di Calvino, come specifica Turturro in una nota ufficiale del Teatro Stabile. &#8220;<em>Il nostro intento era quello di intrecciare in un&#8217;unica sessione teatrale le fiabe e non di presentarle separatamente</em>&#8220;, prosegue Turturro. Le Fiabe di Calvino per Turturro &#8221;<em>sono lo specchio di un&#8217;Italia senza confini, un continente, più che una nazione. Il loro è un afflato universale che trascende tempo e luogo. Sono espressione di una realtà dura e poverissima; cercano di dare speranza a chi non ne ha</em>&#8220;.</p>
<p>Infine Turturro si è detto molto onorato di essere riuscito a portare in scena le Fiabe che avevano attratto anche l&#8217;attenzione di <strong>Federico Fellini</strong>.  &#8220;<em>Negli anni &#8216;70 </em>- spiega Turturro -<em> lui e Calvino si erano incontrati più volte per discutere il progetto, mai andato in porto</em>&#8220;.</p>
<p>A interpretare la piece tutto il clan Turturro, la moglie, Ida e Diego Turturro e un manipolo di “colleghi” italo americani. Prodotto dalla Fondazione Teatro Stabile di Torino in collaborazione con quella di Napoli, il progetto teatrale è stato realizzato con il sostegno del Mibac (ministero per i Beni e le Attività Culturali) ad hoc per festeggiare il trecentesimo anniversario del Teatro Carignano di Torino.</p>
<p>Se per ora l&#8217;autore italo americano non si è concesso molto al pubblico, nei giorni in cui reciterà a Torino (fino al 31 gennaio) sono numerosi gli appuntamenti in calendario.Il 19 sarà al Dams per fare il docente per un giorno. Atteso anche al Museo Nazionale del Cinema, dove terrà a battesimo la retrospettiva  a lui dedicata dal Museo (23-26 gennaio) intitolata <strong>&#8220;Tra Palermo e Brooklyn, omaggio a John Turturro&#8221;.</strong></p>
<p> </p>
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		<title>Al centro della contesa un riccio</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 05:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arriva nelle sale “Il riccio” e Muriel Barbery, la scrittrice dell’”Eleganza del riccio”  si infuria con il distributore italiano.La romanziera aveva accordato i diritti cinematografici del suo best seller a un&#8217;esordiente, Mona Achache. All’inizio le due donne dovevano lavorare insieme al progetto, ma una volta a tavolino la collaborazione è andata a carte quarantotto. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1922" title="eleganza_riccio_film" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/01/eleganza_riccio_film.jpg" alt="eleganza_riccio_film" width="570" height="250" />Arriva nelle sale <strong>“Il riccio”</strong> e <strong>Muriel Barbery</strong>, la scrittrice dell’”<strong>Eleganza del riccio</strong>”  si infuria con il distributore italiano.<br />La romanziera aveva accordato i diritti cinematografici del suo best seller a un&#8217;esordiente, <strong>Mona Achache</strong>. All’inizio le due donne dovevano lavorare insieme al progetto, ma una volta a tavolino la collaborazione è andata a carte quarantotto. La scrittrice si è quindi ritirata dal progetto e si è imposta affinché il film non utilizzasse il titolo del suo romanzo. Fin qui l’antefatto.</p>
<p>In questi giorni il film esce nelle nostre sale e la scrittrice francese fa sapere tutto il suo disappunto perché la <strong>Eagle Pictures</strong>, distributore italiano del film, si rifiuta di inserire nella locandina de <strong>“Il riccio</strong>” la dicitura “liberamente tratto da…”. La colpa di Eagle Picture, prosegue la scrittrice è quella di utilizzare anche “<em>elementi grafici della copertina del libro senza l’autorizzazione mia e dei miei editori</em>”. E ancora lapidaria Barbery afferma: “<em>Non posso accettare che Eagle Pictures non rispetti la mia volontà di affermare la differenza tra il libro e il film</em>”. E il motivo è molto semplice: “<em>Non considero questo film espressione dello spirito del romanzo</em>”.</p>
<p>Dalla Eagle Pictures fanno sapere che forse la Barbery avrebbe fatto meglio a visionare con lo stesso puntiglio il contratto di cessione dei diritti, da lei stessa siglato. “<em>Avrebbe notato che una clausola prevedeva esplicitamente l’uso da parte di produttori e distributori della dizione ‘tratto da’</em>”. Insomma, detto in “aziendese”, nel contratto non si prevede che la scrittrice possa gestire il marketing della pellicola.</p>
<p>Di certo non è la prima volta che uno scrittore disconosca un adattamento cinematografico. Del resto c’è chi come <strong>Garcia Marquez</strong> ha deciso di non cedere – finché lui sarà in vita – i diritti di “<em>Cent’anni di solitudine</em>”. Giusto per mettersi al riparo da beghe di questo tipo.</p>
<p>E se in Francia <strong>“L’eleganza del riccio”</strong> ha venduto circa un milione di copie, in Italia il libro è stato un successo, ma ne ha vendute 300 mila. Chissà se il film in odore di polemica aiuterà la Barbery a fare una rentré nella top ten dei libri più venduti.</p>
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		<title>I Minimei dalla A alla S di Sequel</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 08:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arthur e  la vendetta di Maltazard]]></category>
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		<description><![CDATA[E' uscito in 150 sale  "Arthur e la vendetta di Maltazard", secondo capitolo della saga dei Minimei creata da Luc Besson.
Ecco un dizionarietto riguardante il lavoro del regista (libro e film), curiosità e piccoli dettagli sulla saga dei Minimei. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="aligncenter size-full wp-image-1919" title="minimei" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/01/minimei.jpg" alt="minimei" width="570" height="250" />E&#8217; uscito in 150 sale <strong> &#8220;Arthur e la vendetta di Maltazard&#8221;</strong>, secondo capitolo della saga dei Minimei creata da Luc Besson.<br /> Ecco un dizionarietto riguardante il lavoro del regista (libro e film), curiosità e piccoli dettagli sulla saga dei Minimei. </em></p>
<p><strong>ARBOGAST </strong>– Thierry Arbogast è il fedele direttore della fotografia di Luc Besson. Il suo lavoro sulla luce per questo film è ispirato a due figure importanti della pittura naturalista americana: Norman Rockwell e Edward Hopper.</p>
<p><strong>BERIOT</strong> – Oliver Beriot ha creato i costumi per 350 personaggi. Ha detto il costumista del suo lavoro per il film: “<em>In generale, i costumi mischiano lo stile vintage puro (come il cappello di  Mia Farrow, i cappelli e le cravatte degli uomini, molti dei gioielli e delle scarpe) con rielaborazioni di modelli di quel periodo, che oggi vanno molto di moda, e copie create appositamente per il film</em>”.</p>
<p><strong>3D &#8211; </strong>Come per il primo episodio di Arthur, tutti gli strumenti utilizzati nel processo creativo di <em>Arthur E La Vendetta Di Maltazard</em> sono stati sviluppati direttamente presso la BUF Cie. <em>In Arthur e La Vendetta di Maltazard </em>gli effetti speciali molto più numerosi che nel primo episodio; includono tutti gli effetti creati in post-produzione, combinando le scene in live-action e le scene di animazione in 3-D.</p>
<p><strong>ECOLOGIA</strong> – “<em>C’è un messaggio ecologico alla base di ogni  episodio di Arthur perchè si tratta di qualcosa che sento fortemente da molto tempo. E’ solo che quando ero impegnato a scrivere i quattro romanzi delle avventure di Arthur ho mascherato il messaggio rendendolo più scherzoso</em> – spiegaLuc Besson &#8211; <em>Molte volte mi sono domandato come avrei potuto fare qualcosa per l’ambiente attraverso i miei film, come avrei potuto sfruttare i miei trent’anni di esperienza in ambito cinematografico per sostenere questa causa</em>&#8220;.</p>
<p><strong>GRAFICA</strong> &#8211; Philippe Rouchier, Robert Cepo, Nicolas Fructus e Georges Bouchelaghem, che avevano già lavorato nel primo episodio di Arthur, e Stéphane Martinez sono i grafici che hanno lavorato al sequel.</p>
<p><strong>INCASSI DEL PRIMO FILM E LIBRO </strong>- 3 milioni di libri venduti in tutto il mondo, 18 milioni di biglietti acquistati in 77 paesi del mondo- Un box office complessivo di 113 milioni di dollari &#8211; 6.5 milioni di biglietti venduti in Francia &#8211; N°1 al box-office nel  2006-7 &#8211; E’ il film che ad oggi ha incassato di più in Francia e che occupa il 13° posto nella classifica dei film di animazione che hanno guadagnato di più nella storia del cinema &#8211; 1.5 milioni di DVD venduti in Francia &#8211; 1.5 milioni di visitatori sul sito web del film.</p>
<p><strong>DA NIKITA A OGGI </strong>– Giunto a Roma per presentare il suo film, il regista Besson ha parlato del suo cambiamento dai tempi di “Nikita”. “Quando ho fatto Nikita c&#8217;era in Francia una società borghese che si crogiolava su se stessa e a cui andava dato uno scossone. Ora con la crisi economica i tempi sono molto più duri e non mi va di aggredire la gente. E  poi sono preoccupato per i bambini e per il mondo in cui li faremo vivere se non cambia qualcosa&#8221;.</p>
<p><strong>PRIMO E SECONDO -</strong>“<em>Girare il primo film è stata un’esperienza meravigliosa, è stata una vacanza indimenticabile &#8211; </em>ha affermato Luc Besson <em>- Lavorare con gli stessi attori era la scelta più ovvia. Abbiamo stretto dei legami di profonda amicizia, perciò riunirci due anni dopo e riscoprire gli stessi set, colori, odori e lo stesso divertimento&#8230; E’ stato un piacere assoluto</em>”</p>
<p><strong>LOU REED </strong>- &#8220;<em>Ero certo di non commettere un errore quando ho accettato questo progetto, prima di tutto perché sono un grandissimo fan dei film di Luc Besson, in particolar modo di Leon, che mi ha colpito profondamente, e poi perché il mio predecessore è stato David Bowie</em> – ha affermato Lou Reed una delle voci del film nella versione originale  &#8211; <em>Cantare una canzone è come recitare, e poi ho beneficiato anche degli insegnamenti di Luc sul set. E’ estremamente preciso e sa perfettamente cosa vuole. E’ questo il vantaggio di lavorare con un regista che è anche lo sceneggiatore del film. Conosce i personaggi alla perfezione</em>&#8220;.</p>
<p><strong>SEQUEL </strong>-<em> <strong>La Vendetta di Maltazard</strong></em> è solo il primo capitolo del sequel, perché è già stata girata una terza puntata delle avventure dei Minimei, contemporaneamente a questa. Si chiamerà <strong>“Arthur And The War of the Two Worlds&#8221;</strong>. I due film “ <em>sono proprio gli adattamenti cinematografici, in due episodi, di una singola storia</em> – spiega Luc Besson -<em> Non  era possibile che Arthur apparisse troppo diverso dal punto di vista fisico. Il problema, infatti, è che Freddie Highmore è un adolescente in pieno sviluppo fisico. Perciò, non potevamo aspettare un anno per girare il film successivo</em>”.<br /> Sotto l’occhio esperto di <strong>François-Xavier Aubague</strong> (production manager 3-D) e di 170 tra animatori e supervisori, è stato possibile girare i due sequel di Arthur e il Popolo dei Minimei quasi contemporaneamente e nello stesso periodo di tempo che è stato necessario per girare il primo film.</p>
<p> </p>
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		<title>Arriva &#8220;Avatar&#8221; e prima passa dalle librerie</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 22:23:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora deve uscire al cinema, ma è già oggetto di culto in tutto il mondo. E' "Avatar" di James Cameron. Un primo assaggio della pellicola lo potete avere in libreria. L'editrice Il castoro infatti presenta "L’unverso di Avatar - genesi del capolavoro di James Cameron”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1774" class="wp-caption aligncenter" style="width: 580px"><img class="size-full wp-image-1774" title="avatar-james-cameron-xIT" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2009/12/avatar-james-cameron-xIT.jpg" alt="L'universo di Avatar - Il castoro" width="570" height="251" /><p class="wp-caption-text">L&#39;universo di Avatar - Il castoro</p></div>
<p>Uno dei film più attesi del 2010 è sicuramente <strong>“Avatar”</strong> di James Cameron. E un primo assaggio della pellicola ce lo dà la casa editrice <strong>Il castoro</strong>, che porta in libreria “<strong>L’unverso di Avatar &#8211; genesi del capolavoro di James Cameron</strong>”.<br /> Con la prefazione di <strong>Peter Jackson</strong>, un’introduzione del produttore <strong>Jon Landau</strong> e la postfazione firmata dallo stesso <strong>James Cameron</strong>, il libro  offre una carrellata “visiva” del divenire di un film, che prima ancora di approdare al cinema è già oggetto di culto.</p>
<p>Schizzi, bozzetti e composizioni finali, con appunti di lavoro di Cameron e degli artisti coinvolti nella lavorazione della pellicola, insieme a commenti e aneddoti sulla loro collaborazione con il regista. <strong>“L’universo di Avatar”</strong> documenta un’impresa cinematografica pluriennale, un back stage su carta, con testi adatti al grande pubblico e corredato da un apparato iconografico di oltre 200 immagini esclusive a colori che mostrano in anteprima dettagli, ambienti e personaggi.</p>
<p>Dopo ben 12 anni di assenza dalle scene e dopo il successo planetario di <strong>“Titanic”</strong>, Cameron torna ben deciso a passare alla storia con un altro record. Se <strong>“Titanic</strong>” è il film che ha incassato maggiormente nella storia del cinema,<strong> “Avatar”</strong> vanta un budget superiore a ogni altro film mai realizzato al mondo.<br /> Nelle nostre sale debutterà il <strong>15 gennaio 2010</strong>.</p>
<p>L’UNIVERSO DI AVATAR</p>
<p>Genesi del capolavoro di James Cameron</p>
<p>Autore: Lisa Fitzpatrick |Prefazione di Peter Jackson | Introduzione di Jon Landau | Postfazione di James Cameron</p>
<p>Pag:  108, oltre 200 immagini a colori</p>
<p>Prezzo: Euro 16,50</p>
<p>Editore: Il Castoro</p>
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		<title>E all&#8217;ultimo arriva Kusturica</title>
		<link>http://www.puralanadivetro.it/2009/11/20/e-allultimo-arriva-kusturica/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 00:23:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ultimi bagliori di cinema al Torino Film Festival. 
Arriva Emir Kusturica in città. Sabato 21 novembre, nel corso della serata di premiazione, il regista serbo sarà insignito del Premio Gran Torino.
Si vocifera che al momento Kusturica stia lavorando ad un progetto cinematografico sulla Rivoluzione Messicana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wp-caption aligncenter" style="width: 579px"><img title="Emir Kusturica" src="/wp-content/uploads/_old/20091120/kusturica.jpg" alt="Emir Kusturica" width="569" height="212" /><p class="wp-caption-text">Emir Kusturica</p></div>
<p>Ultimi bagliori di cinema al <span style="font-weight: bold;">Torino Film  Festival</span>. <br />Arriva <span style="font-weight: bold;">Emir  Kusturica</span> in città. <br />Domani, <span style="font-style: italic;">sabato  21 novembre</span>, nel corso della serata di premiazione, il regista serbo sarà  insignito del premio <span style="font-weight: bold;">Gran Torino</span>.  <br />Accompagnato dal ministro della Cultura serbo <span style="font-weight: bold;">Nebojsa Bradic</span> e dall&#8217;ambasciatore d&#8217;Italia a  Belgrado<span style="font-weight: bold;"> Armando Varricchio</span>, Kusturica è  giunto all’hotel Principi di Piemonte alle 16.00 in punto, dove lo aspettavano  giornalisti e fotografi. <br />Ad accoglierlo il direttore del festival <span style="font-weight: bold;">Gianni Amelio</span>. Grandi abbracci sotto i flash  dei fotografi tra i due cineasti e poi via all’interno dell’hotel. Non si è  concesso molto alla stampa, il regista. All’interno del Principi lo attendevano  un manipolo di quotidianisti, per un incontro blindatissimo. <br />Poi via al  Cinema Massimo a presentare il <span style="font-weight: bold;">Director’s Cut di  Underground</span>, 6 ore di film. </p>
<p>Si vocifera che al momento <span style="font-weight: bold;">Kusturica </span>stia lavorando ad un progetto  cinematografico sulla Rivoluzione Messicana. Ma siamo ancora lontani dall’inizio  delle riprese.</p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Coppola: se il cinema è limitato dalla logica del profitto</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 00:16:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Classe 1939, il regista americano potrebbe sedersi sugli allori e invece continua a sperimentare. 
A 70 anni compiuti, Francis Ford Coppola ha lo stesso entusiasmo del neofita. Il suo ultimo film “Tetro”, che esce in questi giorni in Italia con il titolo “Segreti di famiglia” è girato quasi tutto in bianco e nero, con inserti a colori, e completamente in digitale. 
Abbiamo incontrato il regista al Torino Film Festival. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 576px"><img title="Francis Ford Coppola" src="/wp-content/uploads/_old/20091120/coppola_tff.jpg" alt="Francis Ford Coppola" width="566" height="152" /><p class="wp-caption-text">Francis Ford Coppola</p></div>
<p>Sorriso sornione, camicia bianca e una sciarpa annodata elegantemente al collo.  Si presenta così <span style="font-weight: bold;">Francis Ford Coppola</span> davanti allo stuolo di giornalisti internazionali che lo attendono in un salone  dell’Hotel Principi di Piemonte, in pieno centro a Torino.<br />
L’industria del  cinema e la creatività, il 3D e il digitale, la nuova frontiera della settima  arte e poi il suo ultimo film <span style="font-weight: bold;">“Tetro”</span>,  che in Italia uscirà col titolo <span style="font-weight: bold;">&#8221;Segreti di  famiglia&#8221; </span>(presentato in anteprima al TFF).<br />
Non si risparmia  Coppola, giunto al Torino Film Festival per ritirare il <span style="font-weight: bold;">Gran Premio Torin</span>o per la sua casa di  produzione, la <span style="font-weight: bold;">American Zoetrope</span>, fondata  circa 40 anni fa a San Francisco assieme all’amico e collega <span style="font-weight: bold;">George Lucas</span>. Classe 1939, il regista americano  potrebbe sedersi sugli allori e invece continua la sua ricerca formale. A70 anni  compiuti, Coppola ha lo stesso entusiasmo del neofita e continua a sperimentare.  Il suo ultimo film <span style="font-weight: bold;">“Segreti di Famiglia”</span> è girato quasi tutto in bianco e nero, con inserti a colori, e completamente in  digitale.<br />
Lo ha scritto, diretto e in parte prodotto. Il cast tecnico di  <span style="font-weight: bold;">“Segreti di famiglia” </span>è formato anche da  giovani artisti, scoperti dal regista: come il direttore della fotografia rumeno  <span style="font-weight: bold;">Mihai Malamaire Jr</span> e il compositore  argentino <span style="font-weight: bold;">Osvaldo Golijov</span>.<br />
Il suo  vero amore da ragazzo era il teatro. Voleva diventare commediografo. Poi a 17  anni per caso vide <span style="font-weight: bold;">“Ottobre”</span> di  Ejzenstein e fu una folgorazione.<br />
Si iscrisse allora a Ucla e il resto fa  parte della storia del cinema.<br />
Per <span style="font-weight: bold;">“Tetro”</span>, una storia melodrammatica, dalle tinte  forti, Coppola ha schierato sul set attori di varia estrazione da <span style="font-weight: bold;">Karl Maria Brandhauer,</span> a<span style="font-weight: bold;"> Vincent Gallo </span>fino a<span style="font-weight: bold;"> Carmen Maura</span>, sullo sfondo Buenos Aires e la  Patagonia.<br />
“<span style="font-style: italic;">Il cinema appartiene a tutto il  mondo </span>- dice il regista &#8211; e<span style="font-style: italic;"> le  innovazioni possono nascere in qualunque paese. Abbiamo visto una rinascita del  cinema sul piano formale dal Messico all&#8217;Iran e spero che ci sarà presto una  rinascita anche del cinema italiano, una nazione di grandi attori</span>&#8221;.<br />
Del resto ha detto Coppola “<span style="font-style: italic;">mi sento  profondamente italiano, perché tutti e quattro i miei nonni sono italiani, tre  napoletani e uno lucano. Se l&#8217;America è un grande paese è perché la sua  popolazione è costituita al 100 per cento da immigrati che hanno avuto la  possibilità di esprimere il proprio talento</span>&#8221;. Italiano, americano o  messicano il cinema è un linguaggio. “<span style="font-style: italic;">E come  tutte le lingue si evolve. La pellicola sta scomparendo. Oggi c’è il digitale.  Con questo nuovo formato si possono fare bellissimi film, basta avere dei buoni  obiettivi e un bravo direttore della fotografia. Credo che fra una trentina  d’anni il cinema sarà cambiato in modo che neanche possiamo immaginare. Come  dice il mio amico Lucas ‘Film is dead. Lunga vita al cinema’</span>”.<br />
Forse  il digitale sarà il mezzo che aiuterà il cinema ad uscire dalla dittatura  dell’industria, auspica Coppola. L’industria e i soldi condizionano il settore,  secondo l’autore di <span style="font-weight: bold;">“Apocalipse Now”</span> che  ama dire che &#8220;<span style="font-style: italic;">la m di movie sta a significare  soprattutto money</span> “. &#8221;<span style="font-style: italic;">Non c&#8217;è nulla di  male a far soldi </span>- precisa Coppola &#8211; i<span style="font-style: italic;">o  per primo ne ho fatti tanti anche se ne ho persi moltissimi, ma bisogna avere  voglia di rischiare e chiunque ha il coraggio di farlo può avere delle  soddisfazioni, soprattutto oggi, un’epoca in cui grazie alle nuove tecnologie si  possono girare film di successo senza grandi capitali</span>”. E cita l’esempio  di <span style="font-weight: bold;">“Millionaire”</span>, una produzione a basso  costo che l’anno scorso ha fatto incetta di Oscar.<br />
Negli Usa ormai gli  Studios pensano solo a fare film d’azione, o con supereroi oppure commedie  volgari, puntualizza il regista. E ora il cinema commerciale punta sul <span style="font-weight: bold;">3D</span>. “<span style="font-style: italic;">No, non  sarà il 3D il cinema del futuro</span>”.<br />
&#8221;<span style="font-style: italic;">E&#8217; triste</span> &#8211; prosegue Coppola &#8211; <span style="font-style: italic;">che il cinema che è un&#8217;arte, con un’enorme varietà di  mezzi e di generi, sia limitato dai capitali dell&#8217;industria cinematografica che  vogliono respingere le immense possibilità dell&#8217;arte cinematografica</span>&#8221;.<br />
E a chi gli chiede lumi sui suoi progetti futuri risponde sornione: “<span style="font-style: italic;">Perché dovrei parlarne qui?</span>”.<br />
Ma poco dopo  il regista incontra <span style="font-weight: bold;">Roberto Benigni</span>, che  si trova a Torino al seguito della moglie <span style="font-weight: bold;">Nicoletta Braschi</span>, impegnata al teatro  Carignano in <span style="font-weight: bold;">“Tradimenti”</span> di Harold  Pinter.<br />
E già si vocifera che non si sia trattato solo di una visita di  cortesia, ma che presto vedremo il duo lavorare insieme.</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">VIDEO</span></strong></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/zmUL0t8ya6c" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/zmUL0t8ya6c"></embed></object></p>
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		<title>A Torino arriva “La bella gente”</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 00:08:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Un cast di grandi nomi: Monica Guerritore, Antonio Catania, Iaia Forte e Elio Germano, in cui eccelle l’esordiente Victoria Larcenko. 
Una storia di interni borghesi, scritta con grande talento narrativo. Stiamo parlando de “La bella gente”, del giovane e sanguigno Ivano De Matteo. 
Una pellicola che è l’esempio del miglior cinema italiano, di qualità e a basso costo, ma che non trova ancora un distributore. 
Abbiamo incontrato l’autore e il cast.

Torino Film Festival - 13-21 novembre 2009]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 581px"><img title="Antonio Catania, Ivano De Matteo, Victoria Larcenko, Gianni Amelio e Elio Germano." src="/wp-content/uploads/_old/20091116/bellagente_big.jpg" alt="Antonio Catania, Ivano De Matteo, Victoria Larcenko, Gianni Amelio e Elio Germano." width="571" height="213" /><p class="wp-caption-text">Antonio Catania, Ivano De Matteo, Victoria Larcenko, Gianni Amelio e Elio Germano.</p></div>
<p>Può una famiglia borghese, che si considera progressista e aperta, mettere a  repentaglio la propria agiata e sofisticata quotidianità per proseguire i propri  ideali?<br />Da questo assunto parte <span style="font-weight: bold;">“La bella  gente”</span> di <span style="font-weight: bold;">Ivano De Matteo</span>,  presentato ieri in anteprima nazionale al <span style="font-weight: bold;">Torino  Film Festival</span>, nella sezione <span style="font-weight: bold;">Festa  Mobile</span>. <br />Scritto da <span style="font-weight: bold;">Valentina  Ferlan</span>, compagna del regista, con notevole cura e talento per dialoghi e  costruzione dei personaggi, il film ci mostra un’inquietante interno familiare  della Roma bene. <br />Lui (<span style="font-weight: bold;">Antonio  Catania</span>) è architetto e lei (<span style="font-weight: bold;">Monica  Guerritore</span>) psicologa in un centro dedito ad aiutare donne che subiscono  violenze. Hanno un figlio Giulio (<span style="font-weight: bold;">Elio  Germano</span>), ormai grande, che studia a Londra e che d’estate li viene a  trovare con la fidanzata (<span style="font-weight: bold;">Myriam  Catania</span>). <br />L’estate la trascorrano nella loro tenuta in Umbria, tra  una cena e un bagno in piscina, con gli amici e vicini di casa <span style="font-weight: bold;">Iaia Forte</span> e <span style="font-weight: bold;">Giorgio Gobbi</span>. Anche questi ultimi sono ricchi  e non ne fanno mistero. Il loro argomento preferito sono i soldi, hanno un  filippino al seguito che dileggiano e schiavizzano come e meglio possono, non  sembrano così aperti e di sinistra come la coppia Guerritore/Catania. <br />Un  giorno la Guerritore nota ai bordi della statale una giovane (<span style="font-weight: bold;">Victoria Larcenko</span>) prostituta, mentre viene  schiaffeggiata da uno che ha tutta l’aria di essere il suo protettore. <br />La  scena la colpisce al  punto che convince il marito a portare a casa la ragazza  per salvarla dalla strada. Dopo una prima diffidenza, la ragazza ucraina si  stabilisce a casa loro.</p>
<p>Sembrerebbe un racconto edificante e invece  <span style="font-weight: bold;">“La bella gente”</span> diventa un <span style="font-weight: bold;">“Pretty Woman”</span> all’incontrario. Quando il  giovane Elio Germano mette gli occhi sulla bella ucraina tutto la retorica delle  buone azioni salvifiche, viene archiviata in un attimo. Tutti improvvisamente si  ricordano che quella bella ragazzina ucraina è in fondo una prostituta, a cui si  può dare a patto che stia al suo posto, che non inizia a prendere. E il suo  posto è davvero in quella casa? <br />Un film per niente buonista, che dialogo  dopo dialogo, si avvia verso un finale amaro e triste. E la cosa ancora più  toccante è che questa storia di individualismo esasperato, di interno borghese  piccolo piccolo, avviene nella più banale normalità. E’ proprio la normalità,  quella apparente, in cui non compaiono schizzi di sangue o grandi colpi di scena  è la forza di questo film, che è stato presentato ieri mattina al Circolo dei  Lettori dal regista e da alcuni attori del cast: Enzo Catania, Elio Germano e  Victoria Larcenko. <br />Reduce da un prestigioso premio al <span style="font-weight: bold;">Festival del cinema italiano di Annency,</span> il  film di De Matteo è davvero girato con cura e attenzione ai dettagli. <br />Eppure  non ha (ancora) una distribuzione. Girata in 4 settimane, con un budget esiguo  (450 mila euro), la pellicola punta il dito sull’ipocrisia di certi ambienti  borghesi, che si battono per grandi ideali, ma quando poi si sporcano le mani  con la realtà è tutto un altro paio di maniche. <br />“<span style="font-style: italic;">L’ipocrisia è come il colesterolo</span> – dice il  regista – <span style="font-style: italic;">c’è quella buona e quello cattiva.  C’è l’ipocrisia che serve per andare avanti, per non risultare magari offensivi,  e quella cattiva, quella perbenista</span>”.<br />Nel film finalmente vediamo  Antonio Catania in un ruolo a tutto tondo. Un uomo profondamente innamorato  della moglie, che per il quieto vivere, per la pace in famiglia, alla fine si  piega a fare cose che non avrebbe mai pensato di fare. “<span style="font-style: italic;">La cosa interessante di questo film è che mostra  personaggi </span>– spiega l’attore – <span style="font-style: italic;">che  all’inizio sono profondamente convinti si essere in una certa maniera, di essere  aperti e per bene. E invece dietro l’angolo c’è la possibilità di scoprire che  tu non sei quella bella persona che credevi di essere. E a rendere ancora più  tragico il finale, c’è la credenza dei personaggi che tutto nella vita passi,  che tutto sia una parentesi, che ci si possa chiudere la porta alle spalle e  ricominciare da capo</span>”. <br />Elio Germano, nel film rappresenta il principe  azzurro che invece del cavallo bianco ha la Mini, fa le vacanze in barca  all’isola del Giglio, studia a Londra e non ha la benché minima volontà di  faticare per avere la principessa. <br />Il giovane attore in conferenza stampa  punta il dito contro quello che definisce il male del secolo: “<span style="font-style: italic;">L’individualismo. Il fatto di pensare sempre al  proprio tornaconto personale. E’ la cosa che fa più male è vedere questo tratto  nelle giovani generazioni, che dovrebbero essere portatrici di idee fresche, di  ideali alti. In un certo senso questo film rappresenta senza retorica la  decomposizione della società attuale</span>”.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>GALLERIA DI IMMAGINI</strong></span></p>
<p>				<div id="gallery-d544e8a0" class="flickr-gallery photoset">
													<div class="flickr-thumb">
									<a href="http://flickr.com/photo.gne?id=4159102278"><img class="photo" title="Louis Ronan Choisy" src="http://farm3.static.flickr.com/2631/4159102278_eb7b0befe4_s.jpg" alt="Louis Ronan Choisy" /></a>
								</div>
															<div class="flickr-thumb">
									<a href="http://flickr.com/photo.gne?id=4158339147"><img class="photo" title="Louis Ronan Choisy" src="http://farm3.static.flickr.com/2497/4158339147_868e804631_s.jpg" alt="Louis Ronan Choisy" /></a>
								</div>
															<div class="flickr-thumb">
									<a href="http://flickr.com/photo.gne?id=4158339441"><img class="photo" title="Louis Ronan Choisy" src="http://farm3.static.flickr.com/2632/4158339441_660cf03ac3_s.jpg" alt="Louis Ronan Choisy" /></a>
								</div>
															<div class="flickr-thumb">
									<a href="http://flickr.com/photo.gne?id=4159102798"><img class="photo" title="Louis Ronan Choisy" src="http://farm3.static.flickr.com/2799/4159102798_cf875e3d52_s.jpg" alt="Louis Ronan Choisy" /></a>
								</div>
															<div class="flickr-thumb">
									<a href="http://flickr.com/photo.gne?id=4159118458"><img class="photo" title="Torino Film Festival 2009" src="http://farm3.static.flickr.com/2646/4159118458_7e758ee6af_s.jpg" alt="Torino Film Festival 2009" /></a>
								</div>
															<div class="flickr-thumb">
									<a href="http://flickr.com/photo.gne?id=4159118548"><img class="photo" title="Una scena di Le refuge di Ozon" src="http://farm5.static.flickr.com/4001/4159118548_b04c7295ec_s.jpg" alt="Una scena di Le refuge di Ozon" /></a>
								</div>
															<div class="flickr-thumb">
									<a href="http://flickr.com/photo.gne?id=4158355093"><img class="photo" title="Torino Film Festival 2009" src="http://farm3.static.flickr.com/2534/4158355093_70c6c5ce54_s.jpg" alt="Torino Film Festival 2009" /></a>
								</div>
												<div class="fg-clear"></div>
				</div>
													<div class="fg-clear alignright">Powered by <a href="http://co.deme.me/projects/flickr-gallery/">Flickr Gallery</a></div>
								<div class="fg-clear"></div>
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		<title>Il TFF entra nel vivo</title>
		<link>http://www.puralanadivetro.it/2009/11/15/torino-film-festival-13-22-novembre-2009/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 23:24:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libri&Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Choisy, cantante di professione prestato al cinema, è il primo anti-divo del festival, rassegna quest'anno declinata sul binomio buoni film e austerity. Giovane, con quell'atteggiamento da "bello e impossibile", Choisy ha raccontato il film di Ozon, di cui è l'interprete principale. 
"La Refuge" è una storia di solitudine e abbandono molto toccante.

Torino Film Festival - 13-22 Novembre 2009]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 579px"><img title="Torino Film Festival - 13-22 Novembre 2009 - Choisy" src="/wp-content/uploads/_old/20091115/choisy1.jpg" alt="Torino Film Festival - 13-22 Novembre 2009 - Choisy" width="569" height="212" /><p class="wp-caption-text">Torino Film Festival - 13-22 Novembre 2009 - Choisy</p></div>
<p>Un&#8217;inaugurazione con contestazione, con i ragazzi dei centri sociali che  irrompono al Teatro Regio. Il direttore Gianni Amelio e la madrina Maya Sansa a  fare gli onori di casa. Sempre il direttore Amelio che si infuria, perché un  giornalista gli chiede se a fronte dei tagli di budget al festival, anche se il  suo cachet è stato rivisto al ribasso, rispetto a quello che intascava nanni  Moretti gli anni scorsi.</p>
<p>Un <strong>sabato</strong>, ieri,  un po&#8217;  <strong>sonnacchioso</strong>, in cui la macchina del festival inizia a  <strong>carburare</strong>, con <strong>Louis Ronan Choisy</strong>,  l&#8217;interprete de &#8220;<strong>La Refuge</strong>&#8221; di <strong>Ozon</strong> (oggi  all&#8217;Ambrosio alle 14, e domani al Nazionale alle 20,15) che ha incontrato il  pubblico.<br />
Choisy, cantante di professione prestato al cinema, è il primo  anti-divo del festival, rassegna quest&#8217;anno declinata sul binomio buoni film e  austerity.<br />
Giovane, con quell&#8217;atteggiamento da &#8220;bello e impossibile&#8221;, Choisy  ha raccontato il film di Ozon, di cui è l&#8217;interprete principale.<br />
&#8220;La Refuge&#8221;  è una <strong>storia</strong> di <strong>solitudine</strong> e abbandono molto  toccante. &#8220;Paul, il personaggio che interpreto, non è mai stato accettato  completamente dalla sua famiglia&#8221;. E di Mousse (Isabelle Carré), nessuno accetta  la sua gravidanza.<br />
Il film peraltro è stato definito quasi un documentario  sull maternità e sulla gravidanza dallo stesso regista. &#8220;<em>Ozon voleva mettere  a nudo, attraverso questa storia, le emozioni che una donna prova in gravidanza.  Isabel Carré, l&#8217;interprete di Mousse, era davvero incinta. Anche se la sua  maternità era completamente diversa da quella problematica della protagonista  del film</em>&#8220;.</p>
<p>Nel film, Choisy, alla sua prima esperienza sul set,  interpreta un ragazzo omossessuale con un grandissimo istinto paterno, ma è  anche l&#8217;autore della colonna sonora. &#8220;<em>Non è stato un lavoro semplice  scrivere le musiche per questo film. All&#8217;inizio pensavo di comporre la musica  nelle pause delle riprese o alla sera. Isabel Carré mi aveva avvertito: la  stanchezza dopo una giornata sul set non lascia molto scampo. Ma io non le avevo  badato. Purtroppo aveva ragione lei. Ad ogni modo ho lavorato su suggerimento  del regista, che voleva una canzone malinconica, ma allo stesso tempo  rassicurante come una ninna nanna. Un tema che rimandasse anche ad un&#8217;immagine  di infanzia. Una bella sfida insomma</em>&#8220;.<br />
Oggi pomeriggio a Caselle atterra  Charlotte Rampling, che incontrerà un piccolo gruppo di quotidianisti al  Principi di Piemonte e il pubblico in serata.</p>
<p><strong><em>Torino Film Festival &#8211; 13-22 Novembre 2009</em></strong></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>LINK</strong></span><strong><em> </em></strong></p>
<p><a href="http://www.torinofilmfest.org" target="_blank">http://www.torinofilmfest.org</a></p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">GALLERIA DI FOTO</span></strong></p>
				<div id="gallery-09265ca7" class="flickr-gallery photoset">
													<div class="flickr-thumb">
									<a href="http://flickr.com/photo.gne?id=4159102278"><img class="photo" title="Louis Ronan Choisy" src="http://farm3.static.flickr.com/2631/4159102278_eb7b0befe4_s.jpg" alt="Louis Ronan Choisy" /></a>
								</div>
															<div class="flickr-thumb">
									<a href="http://flickr.com/photo.gne?id=4158339147"><img class="photo" title="Louis Ronan Choisy" src="http://farm3.static.flickr.com/2497/4158339147_868e804631_s.jpg" alt="Louis Ronan Choisy" /></a>
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									<a href="http://flickr.com/photo.gne?id=4158339441"><img class="photo" title="Louis Ronan Choisy" src="http://farm3.static.flickr.com/2632/4158339441_660cf03ac3_s.jpg" alt="Louis Ronan Choisy" /></a>
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									<a href="http://flickr.com/photo.gne?id=4159102798"><img class="photo" title="Louis Ronan Choisy" src="http://farm3.static.flickr.com/2799/4159102798_cf875e3d52_s.jpg" alt="Louis Ronan Choisy" /></a>
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									<a href="http://flickr.com/photo.gne?id=4159118458"><img class="photo" title="Torino Film Festival 2009" src="http://farm3.static.flickr.com/2646/4159118458_7e758ee6af_s.jpg" alt="Torino Film Festival 2009" /></a>
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									<a href="http://flickr.com/photo.gne?id=4159118548"><img class="photo" title="Una scena di Le refuge di Ozon" src="http://farm5.static.flickr.com/4001/4159118548_b04c7295ec_s.jpg" alt="Una scena di Le refuge di Ozon" /></a>
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									<a href="http://flickr.com/photo.gne?id=4158355093"><img class="photo" title="Torino Film Festival 2009" src="http://farm3.static.flickr.com/2534/4158355093_70c6c5ce54_s.jpg" alt="Torino Film Festival 2009" /></a>
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		<title>Al Torino Film Fest è di scena John Lennon</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 22:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Nowhere Boy” della regista Sam Taylor Wood, che il 13 novembre ha inaugurato ufficialmente il Torino Film Festival, prende le mosse dalla biografia dell’artista di Julia Baird. 
Ce ne parla la regista. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><div class="wp-caption aligncenter" style="width: 579px"><img title=" Nowhere Boy di Sam Taylor Wood" src="/wp-content/uploads/_old/20091114/nowhere_boy.jpg" alt=" Nowhere Boy di Sam Taylor Wood" width="569" height="212" /><p class="wp-caption-text"> Nowhere Boy di Sam Taylor Wood</p></div>
<p>Un libro catartico e doloroso allo stesso tempo. Con queste parole <span style="font-weight: bold;">Julia Baird</span>, autrice di <span style="font-weight: bold;">“Imagine This- Io e mio fratello John Lennon”</span> (<span style="font-style: italic;">Giulio Perrone Editore</span>) definisce la  biografia del celeberrimo fratello. <br />Il libro racconta l’autore di “Imagine”  quando ancora era un ragazzo qualunque nella Liverpool degli anni Cinquanta. Non  fu un’infanzia facile quella di Lennon. Senza padre, da piccolo fu allontanato  dalla madre, che perse ad appena 18 anni. <br />A tirare su il piccolo Lennon fu  la discussa <span style="font-weight: bold;">Zia Mimi</span>. In una bella  intervista uscita il 12 novembre sul quotidiano <span style="font-style: italic;">“La Repubblica”</span> l’autrice di “Imagine This”  confida a Gino Castaldo che la zia Mimi morì nel 1997 “<span style="font-style: italic;">piena di pentimenti e rimpianti”</span> per aver  allontanato John, da sua madre, nonché sua sorella. La zia Mimi, infatti, si  crucciava di aver giudicato troppo rigidamente sua sorella, che viveva nel  peccato ed ebbe altri figli da uomini diversi. <br />Fu la stessa Mimi che forse  mise il primo tassello del Lennon personaggio che noi tutti conosciamo,  assecondando la sua passione per la musica e regalandogli la sua prima chitarra  acustica.  <br />Il libro è una delle fonti del biopic <span style="font-weight: bold;">“Nowhere Boy”</span> della regista <span style="font-weight: bold;">Sam Taylor Wood</span>, che ieri sera ha inaugurato  ufficialmente il <span style="font-weight: bold;">Torino Film Festival</span>.  Abbiamo incontrato la regista inglese alla conferenza stampa del film al Circolo  dei Lettori di Torino. <br />“I<span style="font-style: italic;">l libro di Julia  Baird era molto focalizzato sulla figura della madre di Lennon. Quindi è stato  solo un punto di partenza. Lo sceneggiatore ha usato molte fonti per questo  film. Per cui non si può definire ‘Nowhere Boy’ un adattamento di ‘Immagine  This’</span>” ci dice Sam Taylor Wood. <br />Il film ha entusiasmato anche Yoko  Ono, che ha concesso così i diritti per l’uso d “Mother” alla fine. “<span style="font-style: italic;">L’approvazione di Yoko Ono mi ha fatto piacere.  Perché per me come artista era molto importante capire se avevo reso bene l’uomo  John Lennon</span>” spiega la regista. <br />Dal pubblico di giornalisti, qualcuno  chiede se McCartney ha già visto il film. “<span style="font-style: italic;">No,  non l’ha ancora visto, ma durante la lavorazione ha collaborato con noi. Ci ha  dato dei dettagli su Lennon e sui modi in cui inizialmente loro registravano.  Tuttavia è stato molto corretto perché si è tenuto ad una distanza di sicurezza  da set. Il suo contributo non è stato invadente, non ha voluto interferire con  il nostro lavoro</span>”. <br />A impersonare John Lennon sul grande schermo è  <span style="font-weight: bold;">Aaron Johnson</span>, un giovane attore molto  affascinante, ma che fisicamente sembra quanto di più lontano possa esistere da  Lennon. “<span style="font-style: italic;">Non mi interessava portare sullo  schermo dei cloni dei personaggi reali. Volevo rendere al meglio l’intensità  artistica e creativa di Johnn Lennon. Ai provini si sono presentati moltissimi  sosia dei Beatles, ma io li ho scartati tutti</span>”.  <br />Il film è dedicato a  <span style="font-weight: bold;">Anthony Minghella</span>, il regista e  produttore inglese recentemente scomparso. “<span style="font-style: italic;">Minghella ha rappresentato nel cinema inglese una  grande foza, come regista e come produttore. E’ grazie a lui che sono diventata  una regista di lungometraggi. Mi ha spronato, mi ha dato forza e sicurezza. E’  grazie a lui se ho debuttato alla regia</span>”. <br />Insomma una dedica che ha  il sapore quasi di un debito di riconoscenza.</p>
<p> </p>
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