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	<title>pura lana di vetro</title>
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		<title>Un&#8217;adorabile coppia, il best seller di 50 anni fa</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 15:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E dopo “Zia Mame” prosegue l’operazione “Vintage” su Tanner III. Lo strano caso del dr. Dennis e della signora Rowans.

E’ stato  riscoperto dal pubblico  grazie al libro “Zia Mame”, uno dei successi della scorsa estate della scuderia Adelphi. E’ Patrick Dennis, uno degli pseudonimi di Edward Everett Tanner III, autore di best seller negli anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/07/tanner3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2137" title="tanner3" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/07/tanner3.jpg" alt="" width="570" height="250" /></a><em>E dopo “Zia Mame” prosegue l’operazione “Vintage” su Tanner III. Lo strano caso del dr. Dennis e della signora Rowans.</p>
<p></em></p>
<p>E’ stato  riscoperto dal pubblico  grazie al libro <strong>“Zia Mame”</strong>, uno dei successi della scorsa estate della scuderia<strong> Adelphi</strong>. E’ <strong>Patrick Dennis</strong>, uno degli pseudonimi di <strong>Edward Everett Tanner III</strong>, autore di best seller negli anni ’50 e che ora ritorna in libreria grazie a <strong>Mursia</strong> con <strong>“Un&#8217;adorabile coppia”</strong>, questa volta con l’altro suo pseudonimo <strong>Virginia Rowans</strong>.<br />
Si tratta di un romanzo pubblicato oltreoceano nel 1956 (del resto lo scrittore scomparve esattamente 20 anni dopo).</p>
<p><strong>“Un’adorabile coppia”</strong> scalò la classifica dei best seller e, cosa ancorà più curiosa, tallonò da vicino <strong>“Zia mame”</strong> e <strong>&#8216;”Guestward Ho!”,</strong> firmati Patrick Dennis.  E all’epoca nessuno sospettava che Dennis e Rowans fossero in realtà la stessa persona.</p>
<p>Ben presto però lo scoprirono invece gli editori italiani.  Narrano alla Mursia che negli anni &#8216;50 il proprietario <strong>Ugo Mursia</strong> chiese l&#8217;opzione per il romanzo della Rowans e le altre opere di Patrick Dennis e poco dopo a firmare il contratto per entrambi fu proprio Edward Everett Tanner III. Fu così che “Un’adorabile coppia” arrivò nel 1959 nelle librerie nostrane con il titolo <strong>“Una coppia a New York”</strong> libro <em>&#8221;rigorosamente double face come nell&#8217;edizione americana&#8221;</em>. Da una parte la versione di lei, la moglie, dall&#8217;altra quella del marito che raccontano la crisi matrimoniale. Stessa crisi, ma da punti di vista diametralmente opposti e a rinforzare il divertisement letterario la doppia copertina, che annunciava un doppio  verso di lettura, secondo la volontà dello scrittore deciso a rimarcare anche graficamente il gioco narrativo. Gioco narrativo che viene riproposto nella nuova versione del libro, distribuita a partire dal 21 giugno scorso.</p>
<p><strong>Fiorenza Mursia</strong> racconta come è nata questa operazione “vintage”. “<em>Incuriositi dal rinnovato successo di Zia Mame abbiamo aperto i nostri archivi dove, nei falconi degli anni Cinquanta, è custodita la documentazione della pubblicazione di Tanner III nel nostro Paese</em> – confida all’Ansa &#8211; <em>Anche allora le trattative erano serrate, giocate in punta di percentuale, e già all&#8217;epoca gli editori erano interessati a eventuali versioni cinematografiche dei libri&#8221;</em>. Edward Everett Tanner III all’epoca era una vera star delle top ten dei libri. &#8221;<em>Dopo l&#8217;uscita per Bompiani di Zia Mame e il conseguente successo del libro, le trattative tra editori per accaparrarsi l&#8217;opera di Dennis/Rowans si fecero più  frenetiche</em> – osserva  Fiorenza Mursia &#8211; <em>agli inizi degli anni Sessanta tutto si spegne: la stella di Tanner III declina</em>. <em>L&#8217;Italia stava cambiando. C&#8217;erano le manifestazioni contro il governo Tambroni, la società si faceva conflittuale e c&#8217;era poco spazio per il mondo petillant, dorato e comico raccontato da Tanner</em>”.<br />
Ma l’ironia e la ferocia coniugale non mostrano più di tanto i segni del tempo.</p>
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		<title>Gli italiani ti accoglieranno a braccia aperte!</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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Esistono storie fatte giusto per esprimere un determinato concetto che spesso solo immergendo il lettore nella storia si possono capire. “A braccia aperte” (Edizioni Ambiente) dell’Atomico Dandy Piersandro Pallavicini, è una di quelle in cui il titolo è esattamente una botta di sarcasmo che faresti ad un amico che sta ha deciso di lavorare in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/07/braccia-aperte-piesandro-pallavicini-ambiente-edizioni.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2133" title="A braccia aperte - Piersando Pallavicini - Edizioni Ambiente" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/07/braccia-aperte-piesandro-pallavicini-ambiente-edizioni.jpg" alt="A braccia aperte - Piersando Pallavicini - Edizioni Ambiente" width="570" height="250" /></a></p>
<p>Esistono <strong>storie </strong>fatte giusto <strong>per esprimere un determinato concetto</strong> che spesso solo immergendo il lettore nella storia si possono capire. “<strong>A braccia aperte</strong>” (<strong>Edizioni Ambiente</strong>) dell’Atomico Dandy <strong>Piersandro Pallavicini</strong>, è una di quelle in cui il titolo è esattamente una botta di sarcasmo che faresti ad un amico che sta ha deciso di lavorare in Italia: “…che ti accoglieranno a braccia aperte!”</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Il libro</span></strong><br />
La sinossi che ci riporta IBS parla di <strong>Samuel Badjang</strong>, che non è più africano e non sarà mai italiano. Chiamato dottor Bad è oggi un bravo e rispettato chirurgo ospedaliero, laureato in medicina a Milano. La sua vita da «<strong>bianco acquisito</strong>» procede senza strattoni, nello stereotipo delle persone di colore, nello stereotipo delle donne bianche che hanno a che fare con un piacente dottore di colore. La sua vita subisce uno <strong>stravolgimento</strong> con l&#8217;<strong>incontro con Gaelle</strong>, la <strong>figlia </strong>mai conosciuta, camerunese come lui, anche lei arrivata in Italia per studiare ma in procinto di scivolare inesorabilmente verso la <strong>clandestinità </strong>per lo scadere dei permessi.<br />
Si ritrova il padre che non è riuscito ad essere in Camerun e cerca di capire come fare per tenerla con se, ma sbatte la faccia contro la <strong>legge </strong>sui flussi chiamata <strong>Bossi-Fini</strong> con tutti i suoi paradossi che impongono a chi arriva di avere un lavoro (che non riesce a cercare visto che non è ancora arrivato, che dovrebbe essere cercato in improbabili vacanze nel nostro paese semmai).<br />
In una Italia paradossale, alla quale abbiamo fatto l’abitudine, si trova a fronteggiare leggi e la maniera di aggirarle, uffici e persone che possono o non possono fare delle cose in funzione della motivazione che viene data loro, e in questo caso il solito stereotipo dell’uomo piacente nero nei confronti di una responsabile appesantita e che dichiara di essersi fatta furba, risolve la questione lasciando un certo amaro in bocca, sulla natura di chi siamo, su chi sono questi loro che arrivano, di che cosa portano con se dal loro paese di origine.</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">L’autore</span></strong><br />
Abbiamo parlato di questo autore numerose volte con diversi libri sempre incentrati sull’immigrazione, su storie al limite, a descrivere altre realtà diverse forse nei modi e nelle parole ma sempre fatte di persone con i nostri stessi sentimenti. Non mi pare che l’esuberante protagonista del libro di questa segnalazione non sia tanto diverso da tanti altri uomini nostrani consci della loro bellezza. Riportiamo quanto segnala wikipedia <a title="Piersando Pallavicini - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piersandro_Pallavicini" target="_blank">qui</a>.<br />
“<em>Piersandro Pallavicini (Vigevano, 1962) è uno scrittore e ricercatore universitario italiano. Ha iniziato a produrre racconti pubblicati su riviste online negli anni &#8216;90, tra cui Fernandel, per i cui tipi è uscita la sua raccolta di racconti Anime al neon nel 2002. I suoi ultimi romanzi sono Madre nostra che sarai nei cieli (2002), Atomico Dandy (2005) e African Inferno (2009), tutti editi da Feltrinelli. In quest&#8217;ultimo in particolare Pallavicini esamina il problema dell&#8217;immigrazione africana in Italia, in particolare ambientando il romanzo nella provincia italiana, a Pavia.</em>”</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Le nostre braccia aperte</strong></span><br />
È una storia semplice, di persone che cercano una vita migliore e la loro personale normalità in un mondo a cui rimane molto poco di umano. Come dice l’autore stesso è una storia finemente basata sulle leggi in vigore nel nostro paese in fatto di immigrazione. Leggi difficili, superficiali, che recitano sulla carta una cosa e che nella realtà funzionano in tutt’altra maniera, in cui vincono solo quelli che si fanno furbi, fottono il prossimo, fino alla definizione letterale del termine. Tutto sommato è una storia particolarmente semplice, ciò che la rende avvincente è il leggere come ogni evento diventi complicato per una burocrazia superficiale e razzista più a regolare i flussi migratori ideologici dell’opinione pubblica che di quei disperati in cerca di un po’ di fortuna.<br />
Le pagine che Pallavicini ci offre sono un documentato viaggio fuori dalla nostra realtà di cittadini per entrare in quella di coloro che vivono assieme a noi ma questo diritto non lo possono vantare (pare sempre più con forza) in uno stato arretrato che ha anche accettato una dichiarazione come quella del nostro premier che immagina una Italia non multiculturale. E pensare che questo nostro paese è sempre stato terra di integrazione, di convivenza, da quando viveva un impero come quello romano a tutti i frastagliati staterelli degli ultimi secoli, sempre a metà strada, sempre tra genti diverse da rendere anche noi stranieri. Abbiamo perso la memoria così facilmente.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Informazioni sul volume</strong></span><br />
Titolo:A braccia aperte<br />
Autore: Pallavicini Piersandro<br />
Prezzo: € 16,00<br />
Pagine: 232<br />
Editore    : Edizioni Ambiente  (collana Verdenero. Romanzi)</p>
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		<title>Tra i commissari in gonnella al Salone conosciamo: Barbara Luisa Gillo</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 20:47:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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La schiera di commissari in gonnella sembra ormai in continua ascesa, soprattutto all’ombra della Mole, patria della già celeberrima professoressa Baudino, uscita dalla penna di Margherita Oggero.
A inaugurare la schiera di commissari in rosa,  in principio fu  Petra Delicado, lady di ferro dall’ironia tagliente, creata dalla cosiddetta “Camillera” spagnola, Alicia Gimenez Bartlett, in Italia pubblicata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/05/assassino-lascia-qualcosa-mogliasso-rosa-salone.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2113" title="L'assassino lascia sempre qualcosa - Rosa Mogliasso - Salani" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/05/assassino-lascia-qualcosa-mogliasso-rosa-salone.jpg" alt="L'assassino lascia sempre qualcosa - Rosa Mogliasso - Salani" width="570" height="250" /></a></p>
<p>La schiera di commissari in gonnella sembra ormai in continua ascesa, soprattutto all’ombra della Mole, patria della già celeberrima professoressa Baudino, uscita dalla penna di Margherita Oggero.<br />
A inaugurare la schiera di commissari in rosa,  in principio fu  Petra Delicado, lady di ferro dall’ironia tagliente, creata dalla cosiddetta “Camillera” spagnola, Alicia Gimenez Bartlett, in Italia pubblicata da Sellerio.<br />
L’ultima commissaria in ordine cronologico, si intende, è <strong>Barbara Luisa Gillo</strong>, la <strong>protagonista </strong>de “<em><strong>L’assassino lascia sempre qualcosa</strong></em>”  (<strong>Salani</strong>) dell’esordiente<strong> Rosa Mogliasso</strong>. La scrittrice <strong>presentata </strong>al Salone del Libro di Torino da una testimonial d’eccezione, come <strong>Luciana Littizzetto</strong> (che ha saputo convogliare parecchio pubblico, su se stessa, da dire il titolo del libro solo alla fine di una lunga fila si battute) ha creato un personaggio da lei stessa definito “ghiaccio bollente”, <strong>una dark lady dalla bellezza mozzafiato</strong>, che nel libro se la vede non solo con casi umani e delitti orribili, ma anche con le proprie fragilità e con il fatto che nonostante la natura con lei non sia stata ingenerosa, non riesca a trovare un fidanzato. Nella sua vita privata, racconta la Littizzetto, presentando il libro al Caffè Letterario della Lavazza, “c’è il vuoto siderale”.<br />
Inquieta e insoddisfatta, la Gillo si ripropone sempre di smettere di fumare, ma sempre alla prossima sigaretta. Torinese fin nel midollo, la commissaria sceglie la carriera in polizia, racconta la Littizzetto al Salone, per tagliare il “cordone ombelicale con acciughe al verde e fritto misto” .<br />
Ad aiutarla nelle indagini si materializza il dottor Zuccalà, splendido esemplare di maschio siculo biondo con gli occhi azzurri, la commissaria gli metterà gli occhi addosso, ma lui niente, sembra totalmente sordo da quell’orecchio.<br />
Lo spunto per le indagini lo fornisce Alma Peressi, ricchissima e disperata, la classica “madamin” come si dice all’ombra della Mole. Una di quelle tipiche donne torinesi, “<em>che hanno sempre un po’ la nenia</em> – spiega Littizzetto – <em>le torinesi si sa, il bicchiere non lo vedono ne’ mezzo pieno, né mezzo vuoto, lo vedono proprio rotto</em>”.<br />
Su di lei pesa la responsabilità di un delitto atroce, più un&#8217;altra serie di colpe minori: un marito avvocato che ama rimorchiare giovani esotici e ruspanti nei parchi pubblici; una figlia eternamente sballata, tossicodipendente per noia; un&#8217;infelicità inestinguibile che l&#8217;avvolge da capo a piedi come un abito firmato, di quelli che si fa fatica a indossare, ma una volta messi è impossibile togliere.<br />
La <strong>scrittrice </strong>anche lei torinese di nascita dice di <strong>ispirarsi </strong>a due grandi penne sabaude, <strong>Fruttero e Lucentini</strong>. “<em>I geni assoluti a cui mi inchino sono loro. In particolare penso a ‘La donna della domenica’ e ‘A che punto è la notte’</em> – dice la Mogliasso – <em>Di loro mi piace la capacità di scegliere sempre la parola giusta. Dietro ogni loro parola c’è un mondo</em>”. Quanto agli stranieri l’autrice de “L’assassini lascia sempre qualcosa” indica tra i suoi prediletti <strong>Ellroy </strong>e Roth, quest’ultimo definito “maestro impareggiabile”. Del resto, secondo la scrittrice, “uno prima decide d diventare lettore e poi a forza di leggere ti viene voglia di scrivere”.<br />
E mentre Rosa Mogliasso festeggia il successo in libreria, il suo esordio è ormai alla quarta edizione, pensa già ad una seconda puntata della dark lady in salsa “bagna cauda”  Gillo. “<em>Non si tratta di un vero e proprio <strong>sequel</strong></em>”. E questa volta la commissaria sarà alle prese con indagini in Costa Azzurra, luogo che non ama tanto ma che conosce bene.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Informazione sul volume:</strong></span><br />
Titolo    L&#8217; assassino qualcosa lascia<br />
Autore    Mogliasso Rosa<br />
Prezzo    € 14,00<br />
Pagine: 281, brossura<br />
Editore    Salani  (collana Petrolio)</p>
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		<title>L’arte di dimenticare: il nuovo romanzo di Anita Nair al Salone</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 17:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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Anita Nair presenterà il suo libro il 15 Maggio 2010 al Salone del Libro di Torino. 
Vecchia e nuova India, modernità e tradizione si intrecciano nell’ultimo romanzo di  Anita Nair. La scrittrice indiana si è fatta conoscere in Italia grazie al romanzo “Cuccette per signora”, che da noi ha venduto 65 mila copie. Ora la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/05/anita-nair-arte-di-dimenticare-guanda-salone-libro-2010-.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2085" title="Anita Nair - L'arte di dimenticare - Guanda" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/05/anita-nair-arte-di-dimenticare-guanda-salone-libro-2010-.jpg" alt="Anita Nair - L'arte di dimenticare - Guanda" width="570" height="250" /></a></p>
<p><strong>Anita Nair presenterà il suo libro il 15 Maggio 2010 al Salone del Libro di Torino. </strong></p>
<p><strong>Vecchia e nuova India</strong>, modernità e tradizione si intrecciano nell’ultimo romanzo di  Anita Nair. La scrittrice indiana si è fatta conoscere in Italia grazie al romanzo “Cuccette per signora”, che da noi ha venduto 65 mila copie. Ora la Nair  ritorna in libreria con “L&#8217;arte di dimenticare” (Guanda) e a presentarlo sarà lei stessa il 15 maggio al Salone del Libro di Torino, in un&#8217;edizione, con paese ospite l&#8217;India, che vede un gran numero di voci femminili indiane.<br />
L’autrice di stanza a Bangalore, è una delle voci narrative indiane più note nel mondo. Tradotta in trenta lingue, la Nair scrive in inglese ha esordito con il libro di racconti “Il satiro della sotterranea. Racconti urbani e gotici”, per poi arrivare al romanzo nel 2001 con “Un uomo migliore”.<br />
“L’arte di dimenticare” è tutto <strong>costruito attorno allo sgretolarsi delle poche certezze che uno ha nella vita</strong>. La protagonista è Mira, poco più che quarantenne, donna raffinata, impeccabile padrona di casa, nonché autrice del “Galateo della perfetta moglie aziendale”, pamphlet tutto volto a sostenere l’importanza di organizzare cene e ricevimenti perfetti, come leva per  la carriera del marito.<br />
&#8221;Ricorderai &#8211; scrive nel Galateo – di sorridere di tanto in tanto al tuo consorte. Ogni capo sa che un uomo felice  è un dipendente felice&#8221;. I ricevimenti di Mira saranno anche inappuntabili, eppure il consorte in carriera a inizio romanzo proprio nel corso di una di queste feste si dilegua, lasciando lei e la prole.<br />
Archiviato la paura che il marito sia stato vittima di qualche grave evento, Mira scopre nel pc del consorte manager una mail in bozze priva di destinatario in cui Giri, così si chiama il marito, spiega la propria insofferenza verso la moglie e verso la casa in cui vivono, un palazzo lilla d’epoca. Quelle del marito di Mira sono parole che non si prestano certo all’equivoco. &#8221;Ma quello che voglio fare davvero è scuoterla fino a farle battere i denti e dirle: vaffanculo, te e le tua fottuta casa d&#8217;epoca!”  scrive Giri.<br />
E questo è nulla confronto alla lettera che l’impeccabile angelo del focolare riceverà dal marito, &#8221;ho tentato, voglio che tu lo sappia che ho tentato, ma non potevo più vivere così. Abbiamo una sola vita da vivere e io non posso sprecarla in questo modo”.<br />
Incassato il colpo, Mira deve ripensare il suo ruolo di moglie e madre. Il suo destino si incrocia con<br />
quello del professor J.A. Krishnamurthy, detto Jak, esperto di cicloni, su cui sta scrivendo un saggio. Capelli a spazzola e orecchino di diamante, Jack e&#8217; tornato in India dagli Stati Uniti per assistere la figlia di 19 anni, immobile in un letto, in seguito ad un incidente.<br />
Il libro della Nair è  diviso in cinque stadi, quasi a voler riprodurre le diverse fasi che i due dovranno attraversare prima di ricomporre i pezzi della loro vita.<br />
Ogni stadio è cadenzato &#8216;Metafisica dei cicloni&#8217; di J.A. Krishnamurthy si parla dei cicloni, ma solo apparentemente, le illusioni e la devastazione di certi eventi delle nostre vite in realtà sono il tema portante.</p>
<p>Informazioni sul volume:<br />
Titolo:   <strong> L&#8217; arte di dimenticare</strong><br />
Autore:    Nair Anita<br />
Prezzo: € 15,30<br />
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 2,70)<br />
Pagine: 369 p., brossura<br />
Traduttore: Diano F.<br />
Editore: Guanda  (collana Narratori della Fenice)</p>
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		<title>Arrivano gli indiani e i banchieri, a Torino si apre il salone</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 17:18:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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&#8220;L&#8217;India e l&#8217;Italia sono le sole due anarchie democraticamente elette funzionanti nel mondo di oggi&#8221;. Si è aperta così ieri sera, con le parole di Sudhir Kakar, psicanalista, narratore, e docente universitario indiano la serata inaugurale del 23esimo Salone internazionale del libro di Torino, che apre i battenti questa mattina al Lingotto.
&#8220;Sia gli italiani che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/05/salone-libro-torino-memoria-20102.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2088" title="Salone del Libro di Torino 2010 - Indiani e banchieri" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/05/salone-libro-torino-memoria-20102.jpg" alt="Salone del Libro di Torino 2010 - Indiani e banchieri" width="570" height="250" /></a></p>
<p>&#8220;L&#8217;India e l&#8217;Italia sono le sole due anarchie democraticamente elette funzionanti nel mondo di oggi&#8221;. Si è aperta così ieri sera, con le parole di Sudhir Kakar, psicanalista, narratore, e docente universitario indiano la serata inaugurale del 23esimo Salone internazionale del libro di Torino, che apre i battenti questa mattina al Lingotto.</p>
<p>&#8220;Sia gli italiani che gli indiani sono persone estremamente creative, non soltanto nel campo delle arti, dei mestieri e della vita intellettuale ma anche nel trovare soluzioni innovative alle pretese irragionevoli dei governi&#8221; sostiene lo scrittore, ospite d&#8217;onore alla serata di gala con le autorità cittadine.<br />
Ma al centro dell&#8217;attenzione della serata non c&#8217;erano nè i libri, né l&#8217;India.La star della serata di pre inaugurazione del Salone del Libro era un professore, appena incoronato alla presidenza del comitato di gestione della banca di Intesa Sanpaolo, dopo settimane di polemiche e scaramucce.  Alla serata infatti i giornalisti non avevano occhi che per  Andrea Beltratti, professore della Bocconi al centro delle cronache economiche di questi giorni.<br />
Sereno, sorridente, il neopresidente non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione. &#8221;Avremo molte occasioni di incontro in futuro&#8221; ha detto ai giornalisti che gli chiedevano un commento sull&#8217;esito del consiglio generale della Compagnia di Sanpaolo, che tiene banco oggi sui quotidiani.<br />
A Beltratti ha dato il benvenuto ufficiale il presidente del Salone Rolando Picchioni, che lo ha citato nel suo discorso introduttivo. Picchioni ha voluto ringraziare la Compagnia &#8221;che quest&#8217;anno ha coniugato il suo intervento di sponsorizzazionecon riflessioni utili a declinare il tema nel modo più felice ed equilibrato&#8221;.</p>
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		<title>Nascere senza ali: quando bisogna guardare avanti malgrado tutto</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 11:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Prestipino</dc:creator>
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La scrittrice Nadia Cappai è oggi presente al Salone presso lo stand del Gruppo Tangram (H 148) dalle 14 alle 16.
&#8220;Si nasce senza ali&#8221;, un romanzo che prende corpo da un tassello di storia della provincia italiana, ambientato negli anni Sessanta, alla vigilia del miracolo economico.
Una storia triste, narrata da Nadia Cappai con freschezza ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/05/nadia-cappai-nascere-senza-ali-uni-service.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2080" title="Si nasce senza ali - Nadia Cappai - Uni Service Editore" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/05/nadia-cappai-nascere-senza-ali-uni-service.jpg" alt="Si nasce senza ali - Nadia Cappai - Uni Service Editore" width="570" height="250" /></a></p>
<p><strong>La scrittrice Nadia Cappai è oggi presente al Salone presso lo stand del Gruppo Tangram (H 148) dalle 14 alle 16.</strong></p>
<p><strong>&#8220;Si nasce senza ali&#8221;</strong>, un romanzo che prende corpo da un tassello di storia della provincia italiana, ambientato negli anni Sessanta, alla vigilia del miracolo economico.</p>
<p>Una storia triste, narrata da <strong>Nadia Cappai</strong> con freschezza ed eleganza, ambientata, nella prima parte, in un piccolo paese della Maremma Toscana, un centro minerario, dove la gente vive e muore per la miniera e nella miniera. E&#8217; essa che dà da mangiare a tutti, ma è anche essa che rende la vita amara, incerta e provvisoria a tutti.</p>
<p>Il romanzo pubblicato da <strong>Editrice UNI Service</strong> è un insieme di tasselli di storia, legati ad un filo conduttore, in cui sono protagonisti operai, minatori, gente comune di un&#8217;Italia che non c&#8217;è più. Sotto questo aspetto il libro è quasi un documentario di un&#8217;epoca, quando la gente sapeva andare avanti con sacrifici, senza piangersi addosso e sognava una vita migliore. Un miracolo che non si ripeterà più, perché quelle persone speciali non esistono più.</p>
<p><strong>Si nasce senza ali, ma bisogna imparare a volare lo stesso , con determinazione, senza dimenticare un solo istante la meta che ci sta davanti.</strong></p>
<p>La <strong>trama corre veloce </strong>sui binari dei temi dinamici, governata col distacco del cronista, che sa guardare fino in fondo alla ferita, senza storcere lo sguardo da un&#8217;altra parte. Ma <strong>con la stessa fermezza la Cappai sa essere tenera e attenta nel descrivere i sentimenti</strong>, i sogni, le speranze dei vari personaggi e di una fanciulla, che sa guardare al futuro con fiducia. Soprattutto quando essa si trova, nella seconda parte del romanzo, sbalzata al Nord, a Torino, dove il padre, unico sopravvissuto alla tragedia della miniera, decide di trasferirsi. Ed è qui che tra sacrifici, umiliazioni e rinunce Marta  riceve dal padre gli insegnamenti fondamentali per trasformare le difficoltà  in prove di volo, di coraggio, per distaccarsi per sempre dal suolo e librarsi nel cielo del successo.</p>
<p>Lo <strong>stile </strong>della Cappai è <strong>diretto</strong>; sa incontrare il lettore e farlo sprofondare dentro la sua storia, senza che egli se ne accorga, perché c&#8217;è ritmo nel suo modo di scrivere ed esso coincide con la struttura sintattica e narrativa e con la grande e affettuosa abilità  nel descrivere i suoi personaggi.</p>
<p><strong>La scrittrice Nadia Cappai è oggi presente al Salone presso lo stand del Gruppo Tangram (H 148) dalle 14 alle 16.</strong></p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Informazioni sul volume:</strong></span><br />
Titolo: Si nasce senza ali<br />
Autore: Nadia Cappai<br />
Editrice: UNI Service<br />
Prezzo: Euro 14,50</p>
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		<title>Follie extracomunitarie: racconti di immigrazione firmati Claudiléia Lemes Dias</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 07:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Aveva imparato a nuotare da solo perché, tra i poveri, essere autodidatta è la regola.»
Queste sono le storie di coloro che vengono da noi, di quelli che (nella nostra superficiale superiorità) sono la somma di tante negazioni. &#8220;Lo straniero è la somma di molti &#8220;NO&#8221;: non parla la nostra lingua, non ha le nostre origini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2057" class="wp-caption aligncenter" style="width: 580px"><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/storie-di-extracomunitaria-follia-mangrovie-Lemes-Dias-Claudiléia.jpg"><img class="size-full wp-image-2057" title="Storie di extracomunitaria follia - Lemes-Dias-Claudiléia - Mangrovie" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/storie-di-extracomunitaria-follia-mangrovie-Lemes-Dias-Claudiléia.jpg" alt="Storie di extracomunitaria follia - Lemes-Dias-Claudiléia - Mangrovie" width="570" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Storie di extracomunitaria follia - Lemes-Dias-Claudiléia - Mangrovie</p></div>
<p>«<em>Aveva imparato a nuotare da solo perché, tra i poveri, essere autodidatta è la regola.</em>»<br />
Queste sono le storie di coloro che vengono da noi, di quelli che (nella nostra superficiale superiorità) sono la somma di tante negazioni. &#8220;<em>Lo straniero è la somma di molti &#8220;NO&#8221;: non parla la nostra lingua, non ha le nostre origini, non educa i figli come noi&#8230; Solo quando togliamo questi &#8220;NO&#8221;, allora lo straniero diventa uno di noi</em>&#8220;, parole dell’autrice del libro che segnaliamo oggi, &#8220;<strong>Storie di extracomunitaria follia</strong>&#8221; dell&#8217;autrice brasiliana <strong>Claudiléia Lemes Dias</strong> e pubblicato dall&#8217;editrice indipendente diretta da Silvia DeMarchi votata all&#8217;intercultura, Mangrovie.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Il Libro</strong></span><br />
Elaboriamo le (poche) informazioni che abbiamo raccolto in rete. <strong>Questo libro è il ritratto in chiave beffarda, inquietante e satirica di un paese chiuso in sé, in equilibrio precario tra ignoranza e paura, tolleranza e rispetto.</strong><br />
Il paese è il nostro, quello in cui viviamo noi e &#8220;loro&#8221;, che ci hanno portato le differenze.<br />
Con un&#8217;ironia talvolta cruda e un&#8217;ingenuità che lambisce il politicamente scorretto, <strong>l&#8217;autrice tratteggia identità perse, rinnegate, riacquistate, dimenticate</strong>. Le  &#8220;Storie di Extracomunitaria Follia&#8221; di questo volume di duecento pagine sono un caleidoscopio sulla vita di persone uniche, come noi, ma che vivono dietro una linea di separazione tracciata dalle nostre mani, noi, qui, Italiani veri.<br />
Sono <strong>storie di umanità respinta e marchiata con lo stereotipo</strong>, <strong>ma anche</strong> <strong>sapori e odori nuovi che invadono le strade, travestiti protetti da angeli custodi e bambini vivaci tenacemente innamorati della lingua italiana</strong>.<br />
Anche questa volta una storia vista dal di dentro, dalle strade, dagli immigrati che, malgrado tutto, cercano di essere italiani quasi tutti i giorni.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>L&#8217;autrice</strong></span><br />
Claudiléia Lemes Dias, classe 1979, è brasiliana di un piccolo paesino con più bovini che anime. È cresciuta osservando la lotta dei senza terra e indagando sul taciuto genocidio culturale degli Indios. Da sempre si è interessata dei Diritti Umani e Civili, materia che le ha portato la laura alla Pontificia Università Cattolica del Paranà. Arrivata in Italia arriva anche la specializzazione nella Tutela Internazionale dei Diritti Umani e in Mediazione Familiare all’Università La Sapienza.<br />
È attiva, pubblica numerosi articoli giuridici in portoghese e italiano ed ogni tanto si cimenta nella narrativa e nel Teatro. La sua conoscenza sul “campo” la acquisisce per le strade di Roma a distribuire volantini, tra la gente e le genuine risposte ricevute dall’altra parte del citofono.<br />
La sua narrativa nasce forse qui, assieme alla passione per le poesie del Belli e le satire di Giovenale. Attualmente è dottoranda di ricerca in Sistema Giuridico Romanistico e Integrazione delle Legge all’Università di Tor Vergata a Roma.<br />
Ha vinto anche il concorso Lingua Madre nel 2008 in seno ad una competizione di racconti scritti da donne immigrate.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Sugli extracomunitari</strong></span><br />
Mi vengono  alla mente le parole pubblicate nella lettera di quel cittadino di Adro (BS), che ha deciso di rilevare il debito contratto dai genitori che non pagavano la mensa dei figli, gli stessi che abbiamo visto a L’Infedele di Lerner lunedì, tra cui mamme straniere di bambini che rimangono stranieri. “<em>Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina. Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.</em>”<br />
Che questa insana abitudine di leggere di permetta ci capire meglio il mondo che abbiamo attorno?<br />
Mi permetto di chiudere così: una volta chi governava faceva parte di una casta della popolazione diversa, per censo, per cultura, per denaro. Il “mangia mangia” non è nato oggi nelle democrazie occidentali, ma spesso (più spesso di adesso) quegli stessi politici che facevano i propri comodi erano capaci di essere anche mecenati e portate anche cultura sociale.<br />
Ora questo mestiere, almeno in Italia, è nelle mani degli scrittori, partendo dai Saviano, passando attraverso controversi Travaglio, fino a ragazze come l’autrice segnalata oggi.</p>
<p>Informazioni sul volume:<br />
Titolo: <strong>Storie di extracomunitaria follia</strong><br />
Autore: Claudiléia Lemes Dias<br />
Prezzo: € 12,00<br />
Pagine: 200 p.<br />
Editore: Mangrovie</p>
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		<title>La civiltà dell’empatia: sociologia, scienza, coscienza e anche quantistica</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 07:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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Ci sono due cose interessanti che stanno succedendo in questi anni di crisi, di cambiamenti sia sociali che politici. Il primo che c’è una branca della scienza che sta costruendo ponti sempre più solidi tra scienza e coscienza (leggasi anche meccanica quantistica) e che finalmente cominciamo ad analizzare il mondo che abbiamo attorno non nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/jeremy-rifkin-civilta-empatia-mondadori.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2044" title="Civiltà dell'empatia - Jeremy Rifkin - Mondadori" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/jeremy-rifkin-civilta-empatia-mondadori.jpg" alt="Civiltà dell'empatia - Jeremy Rifkin - Mondadori" width="570" height="250" /></a></p>
<p>Ci sono due cose interessanti che stanno succedendo in questi anni di crisi, di cambiamenti sia sociali che politici. Il primo che c’è una branca della scienza che sta costruendo ponti sempre più solidi tra scienza e coscienza (leggasi anche meccanica quantistica) e che finalmente cominciamo ad analizzare il mondo che abbiamo attorno non nei soli momenti di crisi (in cui mediamente siamo capaci di dare il “meglio” di noi stessi) ma nei momenti di pace, quando siamo molto vicini alle persone normali.<br />
Un esempio di questa chiave di lettura ce la fornisce <strong>Jeremy Rifkin </strong>con il suo “<strong>La civiltà dell’empatia</strong>” uscito da poco per  <strong>Mondadori</strong>.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Il libro</strong></span><br />
Il libro si apre nelle trincee delle <strong>fiandre </strong>della <strong>Seconda Guerra Mondiale</strong>. È la sera prima di <strong>Natale </strong>e nelle linee nemiche, quelle tedesche, cominciano ad accendersi delle luci, gli alberi e le candele che i loro cari hanno spedito loro. Qualcuno dice una città illuminata. Da quel momento cominciano i canti di natale in cui i tedeschi cantano e la controparte degli alleati riprende e risponde. <strong>Quella festa che interrompe il conflitto procede, i soldati escono dalle linee del fuoco per stringersi la mano, per cantare in quella serata di festa fino al giorno dopo per seppellire i propri morti</strong>.<br />
E poi, alla fine, quando la notizia che la guerra in quella parte di mondo sta venendo meno, qualcuno decide di intervenire per ripristinare l’ordine e il rigore per il quale le truppe sono a fronteggiarsi.<br />
<strong>Come mai i libri di storia non riportano eventi del genere?</strong> E se per secoli, filosofi, scienziati, psicologi ed economisti avessero contribuito a diffondere l&#8217;idea che l&#8217;essere umano sia per natura aggressivo e utilitarista?<br />
E se non fosse vero che abbia sempre lavorato per soddisfacimento egoistico dei propri bisogni e al guadagno materiale?<br />
Come riporta la descrizione del libro che ne fa IBS, negli <strong>ultimi decenni alcune sensazionali scoperte nel campo della biologia e delle neuroscienze hanno messo in dubbio le tesi ufficiali della storia</strong> e hanno dimostrato, al contrario, che uomini e donne manifestano fin dalla più tenera età la capacità di relazionarsi con gli altri in maniera empatica, percependone i sentimenti, in particolare la sofferenza, come se fossero i propri. E su questo si poggia la <strong>rilettura </strong>che Rifkin fa in questo libro, fitto fitto di nozioni e citazioni, da rendere persino difficile la lettura (ma questo non è colpa certo dell’autore, semmai dell’impaginazione dell’editore). Rifkin afferma che domani, logica e fede convoglieranno tutte nell’empatia, nel fatto che tutto sarà fondato nella percezione delle persone che abbiamo attorno a noi, e si spinge anche oltre, analizzando come società più complesse avranno bisogno di maggiori materie prime ed energia, di come questa evoluzione darà sconvolgimenti per la mancanza di risorse. Arrivando anche all’entropia.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>L’autore</strong></span><br />
Leggendo di <a title="Wiki: jeremy rifkin" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jeremy_Rifkin" target="_blank">Rifkin</a>, non c’è bisogno di grandi spiegazioni, la Wikipedia italiana riporta scrittore e saggista, laureato in Affari Internazionali ed economia. “<em>Attivista del movimento pacifista statunitense negli anni sessanta e settanta, ha fondato, nel 1969, la Citizens Commission con l&#8217;intento di rendere noti i crimini di guerra commessi dagli americani durante la guerra del Vietnam. È il fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET) e presidente della Greenhouse Crisis Foundation.<br />
Il suo coinvolgimento come attivista del movimento pacifista ed ambientalista lo ha visto spesso impegnato negli Stati Uniti, anche politicamente, a sostegno dell&#8217;adozione di politiche governative &#8220;responsabili&#8221; in diversi ambiti sia relativi all&#8217;ambiente che alla scienza ed alla tecnologia, tale impegno pubblico è riflesso in numerosi dei suoi saggi e lavori. È un vegetariano.</em>”<br />
Tra le sue opere troviamo un innumerevole numero di saggi che riflettono la sua lunga attività che lo ha portato ad essere un formatore di manager sulle nuove tendenze sociali, sia europei che americani, e soprattutto uno dei più accreditati pensatori sociali del nostro tempo.<br />
Tra i suoi lavori segnaliamo “Il sogno europeo. Come l&#8217;Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il sogno americano” (Mondadori, 2004),  “La fine del lavoro. Il declino della forza lavoro globale e l&#8217;avvento del post-mercato” (Baldini&amp;Castoldi, 1995) e “L&#8217;era dell&#8217;accesso. La rivoluzione della new economy” (Mondadori, 2000)</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Il traduttore</strong></span><br />
La traduzione del libro è ad opera di Paolo Canton di cui non abbiamo trovato informazioni.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>… e la meccanica quantistica.</strong></span><br />
Nei primi anni dello scorso secolo Albert Einstein, assieme ad un piccolo gruppo di studiosi, in un periodo in cui la scienza era ancora pioniera e scostumata da osare ed andare contro le regole per trovare la verità, ha scoperto che un <a title="wiki: fotone" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fotone" target="_blank">fotone</a> (la particella più piccola della luce) che proiettata in una doppia fessura esce dall’altra parte duplicata. Ed ancora, anni dopo, una serie di esperimenti portati avanti da <strong>Wolfgang Pauli</strong> e <strong>Carl Gustav Jung</strong>, un fisico ed uno psicologo, hanno messo in luce come gli <strong>eventi fisici sono spesso specchio della manifestazione della coscienza</strong>.<br />
<strong>Massimo Teodorani</strong>, è solo uno degli ultimi italiani che, con <strong>Macro Edizioni</strong>,  ha ripreso questo discorso per mostrare come il mondo che abbiamo attorno sia così facilmente influenzabile dai nostri pensieri.  I due fotoni invece che uno, due <a title="wiki: elettrone" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elettrone" target="_blank">elettroni</a> che vengono separati e portati ai limiti dell’universo, se viene cambiato lo <a title="wiki: spin" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spin" target="_blank">spin</a> di uno l’altro cambia istantaneamente.<br />
Da questi fenomeni sono state coniate definizioni come <a title="wiki: entaglement" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Entanglement" target="_blank">Entanglement</a>, <a title="wiki: sincronicità" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sincronicit%C3%A0" target="_blank">Sinconicità</a>. Ancora <strong>Rhonda Brynes</strong>, con il suo “<strong>The secret</strong>” <strong>ci parla delle reazioni che l’interazione coscienza-materia hanno nella nostra vita</strong> (ci chiediamo dove sia quel famoso libro di cui parla e che ad un certo punto ne perdiamo le tracce; o ci chiediamo anche come mai molte delle persone che parlando nel DVD allegato sono studenti di Judy Collins, una delle più famose editor del nord America, che forse tramite la quale hanno poi fatto varianti in  tutte le salse dello stesso “segreto”). Ed ancora, cercate su internet o comprate “<strong>what the bleep we know</strong>”.<br />
Il fatto che anche un pensatore come Rifkin sia arrivato al nocciolo della questione in versione sociologica, ci fa pensare che forse un mondo antiquato stia cominciando a sgretolarsi, che forse siamo alle soglie di un mondo in cui per la prima volta sono davvero le persone al centro della questione  e che il nostro mondo forse si sta muovendo verso una evoluzione fatta di buon senso, costi quello che costi.</p>
<p><span style="color: #ff6600;">Informazioni sul volume</span><br />
Titolo:    <strong>La civiltà dell&#8217;empatia. La corsa verso la coscienza globale nel mondo in crisi</strong><br />
Autore: Rifkin Jeremy<br />
Prezzo: € 18,70<br />
Pagine: 634 p., rilegato<br />
Traduttore: Paolo Canton<br />
Editore: Mondadori  (collana Saggi)</p>
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		<title>Il paese della paura</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 07:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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Qualche tempo fa abbiamo segnalato il libro di Loretta Napoleoni, “I numeri del terrore. Perché non dobbiamo avere paura” (Il Saggiatore), con il quale si smonta pesantemente la tesi per la quale la paura per guerra e terrorismo in questo periodo storico è del tutto infondata, numeri alla mano, siamo nel momento di maggiore pace [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2035" class="wp-caption aligncenter" style="width: 580px"><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/il-paese-della-paura-isaac-rosa-gran-via.jpg"><img class="size-full wp-image-2035" title="Il paese della paura - Isaac Rosa - Gran via - foto: http://blogs.rtve.es/asuntospropios/2008/10/9/de-oferta" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/il-paese-della-paura-isaac-rosa-gran-via.jpg" alt="Il paese della paura - Isaac Rosa - Gran via - foto: http://blogs.rtve.es/asuntospropios/2008/10/9/de-oferta" width="570" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Il paese della paura - Isaac Rosa - Gran via</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p>Qualche tempo fa abbiamo segnalato il libro di Loretta Napoleoni, “I numeri del terrore. Perché non dobbiamo avere paura” (Il Saggiatore), con il quale si smonta pesantemente la tesi per la quale la paura per guerra e terrorismo in questo periodo storico è del tutto infondata, numeri alla mano, siamo nel momento di maggiore pace che il mondo occidentale abbia mai vissuto.<br />
Ci ha anche detto che<strong> la sensazione che proviamo è direttamente fondata dalla stampa, dalla pesantezza che questi mette in ogni singolo evento, e sulla quale anche la politica sta marciando per la sua campagna di soggiogamento</strong>.<br />
Come giusto completamento alla spiegazione di questo fenomeno, arriviamo al romanzo di<strong> Isaac Rosa</strong>, segnaliamo “<strong>Il paese della paura</strong>” uscito nelle librerie alla fine di Febbraio scorso per le <strong>Edizioni Gran Via</strong>.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Il libro</strong></span><br />
<strong>Carlos</strong>, cervellotico, che pensa troppo e parla poco, <strong>vive nella paura</strong>. Ha terrore che qualcuno lo aggredisca, lo malmeni, entri in casa sua mentre dorme. Tutte le notti passa davanti alla porta di casa per essere certo che sia tutto chiuso.<br />
Ha paura che qualcuno rapisca suo figlio, teme anche l&#8217;aggressività dei suoi vicini, gli adolescenti violenti, i poveri, quegli stessi bisognosi che arrivano nella ricca Spagna per una vita migliore, quelli che lo guardano male per invidia. <strong>Anche sua moglie Sara pensa troppo alla paura</strong>, al fatto che ci siano troppe insidie attorno a lei, non ci pensa due volte a licenziare la sua governate, immigrata con l’infamante accusa di furto, che non solo chiude il loro rapporto di lavoro ma anche quello che la donna ha con altre famiglie. Sanno perfettamente che i loro timori sono molto diffusi, <strong>Carlos sa anche che sono esagerati, infondati e riesce a tenerli sotto controllo fino al giorno in cui suo figlio è coinvolto in un trascurabile episodio di bullismo a scuola</strong>.<br />
Da quel momento in poi la situazione si complica per la sua incapacità di prendere decisioni e inizia per lui una fuga in avanti in cui ogni bugia, ogni passo falso, lo farà sentire sempre più minacciato.<br />
Man mano che si procede nella lettura, povera di parlato ma continuamente fibrillante di dubbi e minacce, ci si addentra nel fatto che il pericolo è dietro l’angolo, al fatto che il giorno in cui succede davvero qualcosa è solo la conferma delle proprie aspettative.<br />
Si ha la sensazione che, man mano che si legge, i pensieri dei personaggi siano persino esagerati, ma lo sono veramente? Quanta televisione e quanta fiction si basano su questo meccanismo che genera la paura?<br />
Procedere nella lettura diviene quindi un addentrarsi in una paranoia che, per quanto paia esagerata, possiamo toccare con mano tutti i giorni.<br />
&#8220;Il paese della paura&#8221;, definito dal quotidiano <strong>El Pais</strong>, un <strong>romanzo necessario </strong>e che si riallaccia alla nostra apertura di questo post, è l<strong>a fotografia romanzata del nostro vivere di tutti i giorni</strong>, è un romanzo <strong>inquietante </strong>e intenso che indaga i meccanismi di generazione della paura, la diffusione di un senso di insicurezza che finisce per trasformarsi in meccanismo di controllo sociale, e ci induce a consegnarci a forme di protezione illegali e a risposte difensive che ci fanno sentire ancora più vulnerabili.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>L’autore</strong></span><br />
Parlando di Isaac Rosa, già arrivato in Italia con una precedente opera dal titolo “Il vano ieri” (Gran Via Edizioni) ambientato nella Spagna degli anni sessanta durante la contestazione universitaria, è autore di racconti, opere teatrali, saggi, romanzi tra cui riportiamo “La malamemoria”, “¡Otra maldita novela sobre la guerra civil!”. Con “Il vano ieri”  Rosa ha vinto i premi “Rómulo gallegos”, “Ojo critico” e “Andalucia de la critica”.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Il traduttore</strong></span><br />
Ha tradotto questo libro Paola Tomasinelli. Questa traduttrice insegna spagnolo e conduce un Master in Traduzione Editoriale a Torino. Tra gli autori che ha tradotto riportiamo tra gli altri: Cortazar, Marias, Soler, Atxaga, Almodovar, Llamazares, Sabato, Pérez- Reverte, Navarro, Ledesma e Unamuno.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>La paura dunque…</strong></span><br />
&#8230; che contorno ha questa paura di cui abbiamo parlato in questo romanzo? Del fatto che esiste, che ha carne e sangue, ma per le persone che credono in essa, nel fatto che la televisione ce la riporta e noi, armati dal dubbio, la dobbiamo sopportare ed un po’ la alimentiamo.<br />
Un romanzo necessario? Forse lo è, ogni tanto ci dobbiamo ricordare che scarichiamo le nostre energie nella direzione sbagliata, che nel combattere la paura non facciamo altro che alimentare nuove maniere di tenerla viva dentro noi stessi. E saperlo forse ci fa stare meglio, per un po’.</p>
<p><span style="color: #ff6600;">Informazioni sul volume</span><br />
Titolo:    <strong>Il paese della paura</strong><br />
Autore: Isaac Rosa<br />
Prezzo: € 16,50<br />
Pagine: 273, brossura<br />
Traduttore: Paola Tomasinelli<br />
Editore: Gran Via  (collana M30)</p>
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		<title>L&#8217;Italia vista dai bambini immigrati</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 09:08:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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Immigrazione, immigrazione ed ancora immigrazione. Sappiamo perfettamente per quale motivo la stagnazione di questo tema sia diventata forse una malattia endemica. Il fatto che “pare” che gli immigrati non possano e non debbano avere dei diritti nel nostro paese, il fatto che “pare” non possano avere un futuro qui da noi, che quelli lì non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/italiani-per-esempio-giuseppe-caliceti-feltrinelli.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2025" title="Italiani per esempio - Giuseppe Caliceti - Feltrinelli - Foto: http://www.piovesolidarieta.org" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/04/italiani-per-esempio-giuseppe-caliceti-feltrinelli.jpg" alt="Italiani per esempio - Giuseppe Caliceti - Feltrinelli - Foto: http://www.piovesolidarieta.org" width="570" height="250" /></a></p>
<p><strong>Immigrazione</strong>, immigrazione ed ancora immigrazione. Sappiamo perfettamente per quale motivo la stagnazione di questo tema sia diventata forse una <strong>malattia endemica</strong>. Il fatto che “<strong>pare</strong>” che gli<strong> immigrati non possano e non debbano avere dei diritti nel nostro paese,</strong> il fatto che “pare” <strong>non possano avere un futuro qui da noi</strong>, che quelli lì non li vogliamo (per voce del nostro premier non crediamo in una società multietnica), e “pare” ancora che <strong>non vogliamo nemmeno i loro figli</strong>, anche se nati in Italia e per accordi internazionali sono Italiani. Ci viene alla mente una frase che meglio conviene a descrivere gli immigrati, detta da Piersandro Pallavicini del quale abbiamo parlato tempo fa del suo “Afrobeats”, ovvero che se sei nero (o immigrato) per un italiano vuole dire che per forza devi stare peggio, che per forza se hai una bella macchina o l’hai rubata o la devi aver presa usata, perché se sei di un altro posto non hai il diritto di stare bene come gli Italiani.</p>
<p>E oggi, <strong>riprendiamo il discorso </strong>da una nuova angolazione, lo facciamo con “<strong>Italiani per esempio. L’Italia vista dai bambini immigrati</strong>” dell’insegnate parmense <strong>Giuseppe Caliceti</strong>, uscito poco tempo fa nelle librerie per <strong>Feltrinelli</strong>.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Il libro</strong></span><br />
Queste sono le parole che l’autore ci lascia dal sito della Feltrinelli. “<em>Quanti alunni stranieri avrò conosciuto in questi venticinque anni di scuola? […] Non so, ma ho sempre cercato di accogliere tutti e di ascoltarli con attenzione, clandestini compresi.[…] Hanno aiutato me e tanti alunni italiani a guardare con occhi nuovi al complesso fenomeno dell’immigrazione e ai problemi a esso connessi, mettendo spesso in discussione le nostre presunte superiorità e certezze. Ci siamo aiutati a guardare in modo diverso il mondo e il Paese in cui ci siamo trovati ad abitare. Fin da principio ho preso l’abitudine di trascrivere parole, frasi, conversazioni, testi scritti da questi bambini. […] Una volta ambientati in Italia, ho chiesto loro cosa ne pensassero dell’Italia e degli italiani. Ho raccolto i frammenti di tante storie, riflessioni, confidenze piene di speranza e di paura, di realtà e di fantasie, di tristezze e di allegrie, di ingenue osservazioni e di fantastici fraintendimenti.</em>”<br />
Da questa opera ne è uscito un <strong>ritratto</strong>, se lo possiamo chiamare in questa maniera, della nostra <strong>Italia </strong>(nostra ed anche loro) visto dagli occhi di questi bambini. E, come dice l’autore stesso, questo libro è dedicato a loro, ai loro compagni italiani e ai genitori. Ovviamente i nomi sono stati cambiati per motivi di privacy.<br />
Leggendo alcune delle citazioni dei bambini che riportiamo si ha la sensazione di leggere una <strong>analisi attenta di quello che succede</strong>, vista forse da chi più di tutti osserva oggettivamente, dal fatto che se sei marocchina e bella puoi andare in discoteca, altrimenti tutti gli altri della stessa nazionalità non ci possono entrare, dal fatto che Berlusconi governa l’Italia ed il Papa gli italiani.</p>
<p>Grazie al libro di Caliceti, impegnato da sempre nelle tematiche dell’immigrazione nelle scuole, ci facciamo una idea di questo fenomeno in continua crescita, senza filtri, senza l’inquinamento delle ideologie che (nello stivale) non siamo più in grado di distinguere.<br />
E non solo, ci parla (e dichiara a Radio Feltrinelli) del <strong>razzismo fondato sulla menzogna</strong>, del fatto che abbiamo la sensazione che tutti gli stranieri siano dei ladri quando la maggior parte di loro è iscritta all’inps e paga le tasse foraggiando denaro per le pensioni. Ed ancora, emerge il quadro delle <strong>leggi </strong>che, spacciando come non razziste fanno delle differenze, <strong>mettono in secondo piano loro per proteggere noi, insinuando nella mente di questi genitori che “loro” sono il pericolo</strong>. C’è anche la questione religiosa, del fatto che sono tutti islamici quelli che arrivano, la maggior parte è cristiana.</p>
<p>È un libro che parte piano, dai bambini, ma che si allarga su un fenomeno complesso, di cui, per diretta ammissione dell’autore, si cura la sola stampa internazionale, mentre in Italia si scrive e legifera per insabbiare e far finta di nulla, dimostrando la grande arretratezza del nostro paese.<br />
<strong>E il conto peggiore lo stanno pagando gli sfruttati ed i bambini, compresi gli italiani che vedono levarsi delle barricate tra loro e gli immigrati, con la certezza che sia anche giusto.</strong></p>
<p>Ammetto io, chi vi scrive, quando vede le file per l’immigrazione, quando sento certi discorsi, quando mi accorgo quanto è falso il mondo italiano che ho attorno a me, questa non è più una questione politica, è diventata una questione culturale, il valore (sbagliato) è stato assorbito sulla pelle di chi vive qui. Caliceti dice che l’integrazione non è ancora compromessa, ma manca davvero poco, se non facciamo qualcosa.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>I bambini</strong></span><br />
<em>“Le mamme dell’Italia trattano i figli un po’ da piccoli anche se sono più grandi, invece io ho capito subito che dovevo arrangiarmi da sola.”</em> Olga 11 anni.</p>
<p><em>“Mio fratello mi aveva detto che se lui vuole andare in discoteca, lui qui in Italia non può andarci. Non perché è piccolo, ma perché è straniero. Perché a Reggio Emilia e a Parma nelle discoteche a ballare ci vogliono solo degli italiani. Però se sei una femmina, una ragazza, ci puoi andare anche se sei marocchina. Ma solo se sei bella.” </em>Omar, 11 anni.</p>
<p><em>“In Italia ci sono uomini che odiano tutti gli altri uomini e donne e bambini venuti da fuori, ma soprattutto gli albanesi perché dicono che noi siamo ladri. Loro dicono così perché noi siamo più poveri. E uno ricco ha sempre paura di un povero, ha paura di essere rubato. Però non tutti i poveri e gli albanesi sono ladri, dico io. Altrimenti quanti ladri ci sono?”</em> Genti, 8 anni.</p>
<p><em>“In Italia ci sono due re: un re è Berlusconi, l’altro re è il Papa. Berlusconi comanda l’Italia, il Papa comanda gli italiani.” </em>Lili, 9 anni.</p>
<p>&#8220;In Italia c’è libertà di religione ma quasi tutti vanno a pregare in chiesa.&#8221; Samir, 11 anni.</p>
<p><em>&#8220;Qui in Italia gli italiani sono molti, ma vicino a casa mia non ne vedo nessuno.&#8221;</em> Iruwa, 6 anni.</p>
<p><em>“Quando un bambino nasce la madre trasmette i colori: se lei ha la pelle nera nasci nero, se lei ha la pelle bianca nasci bianco, se invece la mamma ha la pelle nera e il padre la pelle bianca nasci contaminato, ma non vuol dire essere inferiore, perchè tutti siamo uguali.”</em> Omar, 9 anni.</p>
<p><strong><span style="color: #ff9900;">L’autore</span></strong><br />
Parlando dell’autore possiamo dire che Giuseppe Caliceti inizia ad insegnare all’età di vent’anni come maestro elementare nel 1983 a Reggio Emilia. Per alcuni anni, forse la scintilla che ha scatenato la sua voglia di raccogliere il materiale che compone parte di questo libro, fui distaccato dal normale insegnamento su classe per curare un progetto ministeriale per l&#8217;integrazione dei bambini stranieri, oggi soppresso da tempo.<br />
Come riporta anche il sito Feltrinelli, questo autore ha scritto numerosi libri per bambini, ragazzi, adulti, tra cui ricordiamo Fonderia Italghisa (Marsilio 1996) e Battito animale (Marsilio 2001). Con Giulio Mozzi ha curato due libri d’inchiesta: Quello che ho da dirvi. Autoritratto delle ragazze e dei ragazzi italiani (Einaudi 1998) e È da tanto che volevo dirti. I genitori italiani scrivono ai loro figli (Einaudi 2002). Nel 2003 con Suini ha vinto il premio di narrativa “Elsa Morante L’Isola di Arturo”. È responsabile del servizio comunale Baobab/Spazio Giovani Scritture di Reggio Emilia.</p>
<p>Informazioni sul volume<br />
Titolo: Italiani, per esempio. L&#8217;Italia vista dai bambini immigrati<br />
Autore: Caliceti Giuseppe<br />
Prezzo:    € 14,00<br />
Pagine: 237<br />
Editore: Feltrinelli</p>
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