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	<title>pura lana di vetro</title>
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	<description>cultura che non infeltrisce</description>
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		<title>Intervista a Claudiléia Lemes Dias</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 07:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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Abbiamo raccontato del suo libro in una precedente segnalazione, dei racconti racchiusi in esso e di quanto strana è la realtà che sta attorno a questi extracomunitari che vivono nel nostro paese (che ci ostiniamo a leggere come estranei).
Con uno stile asciutto, che sotto certi aspetti ha il sapore esotico dei luoghi (e dei luoghi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/07/claudileia-lemes-dias-intervista.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2143" title="Intervista a Claudiléia Lemes Dias" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/07/claudileia-lemes-dias-intervista.jpg" alt="Intervista a Claudiléia Lemes Dias" width="570" height="250" /></a></p>
<p>Abbiamo raccontato del suo libro in una precedente segnalazione, dei racconti racchiusi in esso e di quanto strana è la realtà che sta attorno a questi extracomunitari che vivono nel nostro paese (che ci ostiniamo a leggere come estranei).<br />
Con uno <strong>stile asciutto</strong>, che sotto certi aspetti ha il sapore <strong>esotico </strong>dei luoghi (e dei luoghi comuni) dei quali l’autrice ci parla, <strong>siamo stati trasportati in luoghi strampalati</strong>, tra maggiordomi trattati come schiavi e morti grattugiati, barconi che fermano davanti a spiagge nudiste e fughe disperate per il nostro paese. Tutti racconti che questa autrice ha raccolto a Roma, durante la sua attività editoriale (parte dello staff della stessa casa editrice che ha pubblicato il volume).</p>
<p>In “<strong>Storie di extracomunitaria follia</strong>” (<strong>Magrovie</strong>) di  <strong>Claudiléia Lemes Dias </strong>abbiamo a che fare con un patrimonio del mondo, divertente  ma di un umorismo diverso da quello al quale siamo abituati, valori culturali e verità acquisite nella permanenza dei personaggi (non solo verosimili, ma per ammissione della scrittrice stessa, veri) nel nostro paese.</p>
<p>Come la maggior parte delle storie alle quali abbiamo avuto a che fare ci siamo immersi in un punto di vista diverso dal nostro tenendo ben a mente quello che stavamo lasciando senza sapere a che cosa andavamo incontro. E, maggiormente delle esperienze di lettura precedenti <strong>abbiamo avuto la sensazione di un mondo particolarmente grande che sta attorno a noi</strong>, fatto di persone, di dignità, diritti, lotta, di diritto internazionale. E ci siamo fatti delle domande che abbiamo voluto porre a questa giovane scrittrice ma fortemente impegnata nel sociale e nel diritto internazionale, <strong>vincitrice del premio Lingua Madre 2008</strong>.</p>
<p>Ecco le domande che le abbiamo posto ed il ritratto che ne è emerso. In cui abbiamo toccato <strong>due grandi verità</strong>: che <strong>non esistono immigrati e locali ma solo persone,</strong> è stato così nei giovani paesi nati dalle colonie come il brasile, costruito pezzo su pezzo da italiani, tedeschi, francesi, abitanti di varie parti dell’africa, tutti brasiliani come nella nostra Italia che ha emigrato persone e arte come ha accolto altri popoli fino dai tempi dell’impero romani; e che<strong> il futuro (e la felicità) dipende solo da noi</strong>, se sapremo liberarci dalla pigrizia mentale di leggere solo quello che ci viene propinato dai giornali e vedere oltre, persino ad una vita maggiormente essenziale e vera.</p>
<p><strong>Se fosse solo questione di trattare tutti come italiani, per far sentire tutti il diritto ed il dovere di essere buoni cittadini?</strong><br />
<span style="color: #ff9900;"><strong><br />
Claudiléia, faccio subito una domanda furbetta sulla storia: alla fine della lettura ho avuto la netta impressione che il titolo fosse un po&#8217; confezionato attorno alla parola extracomunitario, tema caldo nei contorni dello stivale italiano. Ho avuto l&#8217;impressione che ci sia un titolo vero più profondo e complesso. Sbaglio? Che titolo era?</strong></span></p>
<p>“Storie di extracomunitaria follia” era un titolo latente, ancor prima di dedicarmi alla narrativa. Lessi proprio sul mio primo volo tra Sao Paulo e Roma “Storie di ordinaria follia” di Bukowski. Da subito arrivata in Italia sono stata bersagliata da informazioni giornalistiche del tipo: “romeno ubriaco investe italiano”, “festini per imprenditori a base di cocaina e trans brasiliane”  e vai col tango. Lo straniero che bucava la televisione o la carta stampata, non era una persona nella norma, insomma con una vita normale, ma un ubriacone assassino o una megera fallica che traviava uomini italiani di tutto rispetto. Nella stereotipicità dello straniero (ubriacone, trans, pusher) vi era qualcosa di folle, fuori dalle righe di un esistenza serena. E così il titolo di un libro letto sei anni prima, mentre venivo in Italia, è stato, con naturalità, “plagiato” e piegato a ciò che sentivo.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Tutto il volume, per la stessa ammissione di chi ha curato la prefazione, vuole essere un tributo alle persone che hai incontrato (molte di loro a Roma), nei tuoi viaggi e nelle tue esperienze di vita. Che cosa vorresti che rimanesse nel lettore dopo aver girato l&#8217;ultima pagina?</strong></span></p>
<p>Il desiderio di voler conoscere  nuovi sapori, nuove musicalità, nuovi linguaggi e non aver paura di mischiarle con i propri.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>E che cosa ci stai preparando di nuovo? Semmai narrato in prima persona?</strong></span></p>
<p>Sto ultimando un romanzo dal titolo  “Nessun requiem per mia madre”.  Contemporaneamente, sto perfezionando un saggio sul genocidio culturale degli africani in Brasile, che scrissi per un Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani, all’Università la Saipienza, nel 2007, e che sarà pubblicato sempre con la casa editrice Mangrovie Edizioni. Il romanzo viene narrato in prima persona ma il personaggio è maschile e la storia non è per niente autobiografica. Associo il “raccontare sé stessi” senza trasfigurazioni ad una forma di “narcisismo” che non mi appartiene. Il giorno in cui saprò dissociare le due cose, forse sarà più facile frugare ed amalgamare ricordi e sensazioni di Claudileia Lemes Dias, ammesso che meriti di essere raccontata.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/07/claudileia-lemes-dias.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2144" style="margin: 3px;" title="Claudiléia Lemes Dias" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/07/claudileia-lemes-dias.jpg" alt="Claudiléia Lemes Dias" width="225" height="300" /></a>Abbiamo letto nella storia di tante situazioni anche paradossali (leggasi anche extracomunitari che vanno ad attaccare locandine per la Lega sotto elezioni e devono anche stare alla larga dai loro comizi, anche solo per ringraziare del lavoro malpagato che gli hanno dato), in cui quello che rimane impresso non è la lotta per la sopravvivenza ma la superficialità degli italiani davanti a chi soffre. Che cosa pensi si sia perso nella gente? Il buon senso? Sovrastato dalla tolleranza anche dell&#8217;intollerabile?</strong></span></p>
<p>Non credo siano gli Italiani, intesi come popolo, ad aver perso il buonsenso, ma stranamente alcuni intellettuali (tra cui certamente numerosi giornalisti) e molti politici. I primi spesso creano appositamente dei nemici, non so se per far notizia o perché manovrati. I secondi cavalcano senza alcuna remora i timori della gente comune: la mancanza di sicurezza economica e sociale, quest’ultima spesso indotta ad arte dai mass-media, forse per distoglierli proprio da una indubbia crisi economica che si fa risentire soprattutto nella gente comune. Detto questo è vero anche la diffidenza verso ciò che non si conosce: il diverso, lo straniero, ma ritengo molto più facilmente superabile di quanto ci spingono a credere. Ho l’impressione che sia tornata di moda la politica del panem et circensis. Peccato che il pane stia finendo e che i vecchi leoni rimasti ruggiscano mezze verità.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Domandina di rito: raccontaci i segreti del come nascono le tue storie, come e quando scrivi? Giusto qualche piccolo segreto che stai maturando nella carriera da scrittrice che ti ha fatto vincere anche il premio lingua madre.</strong></span></p>
<p>Le domande di rito sono sempre le più difficili. Scrivo quando me la sento di scrivere, quando un fatto provoca la mia indignazione o mi commuove. Non sono molto prolifica e raramente scrivo di getto. Quando una storia mi appassiona voglio subito finirla, ma difficilmente rispetto le scadenze che mentalmente mi concedo. Scrivo, stampo, leggo e rileggo, taglio, cambio parole, chiedo il parere di mio marito, degli amici, ecc. Il risultato del mio lavoro, più di un racconto deve essere un emozione forte, qualunque essa sia. Lavoro sopratutto durante la notte, non solo per il silenzio ma anche per necessità. Mi definisco una “mamma che scrive” perché le mie giornate consistono nel fare i lavori domestici e prendermi cura delle mie bimbe di 11 mesi e 15 anni, quindi, quando mi metto a scrivere durante il giorno è un disastro, le interruzioni sono tante! Solo il tempo e il giudizio dei lettori dirà se effettivamente merito di essere considerata una scrittrice a tutto tondo.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>E, agganciandoci alla domanda precedente, che cosa deve avere una storia per te per essere raccontata? Emozione, trattamento?</strong></span></p>
<p>La storia deve sintetizzare normalità ed eccezionalità. Deve mostrasi all’inizio, nella mia mente, come una pietra grezza, ma già con tutta la sua potenzialità di bellezza, e pian piano comincio a sfaccettarla e trasformarla in una metafora della società che mi circonda. Non importa se nel cercare di conciliare questa dicotomia tra normalità ed eccezionalità abbia bisogno di trovare delle situazioni paradossali, comiche o tragiche. Sia ben inteso le mie storie non raccontano di eroi che si riscattano con gesta straordinarie, ma di uomini comuni che nell’anelare ad un’esistenza dignitosa fanno scelte umane e sincere quindi eccezionali.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Ed adesso vogliamo qualche confessione, il libro che abbiamo tra le mani non è solo un prodotto di fiction ma anche un&#8217;opera che parla ed implicitamente dice/denuncia, che parla del multietnico e ne da tante interpretazioni. Facendo una sintesi, qual è la definizione di multietnico che conosci sulla tua pelle e quella che sta sulla pelle degli italiani? Che cosa non abbiamo capito?</strong></span></p>
<p>In Brasile, appartenere a diverse etnie è la norma, ecco perché un brasiliano si sente un cittadino del Mondo. Nelle città brasiliane si vedono le più diverse tonalità della pelle e si dà per scontato che siano tutti brasiliani. Non esiste la paura dello straniero, del diverso, perché ognuno è diverso dall’altro. La letteratura del Brasile è frutto di persone che provenivano dall’Angola, dal Congo, dall’Italia dalla Germania, veramente da ogni parte del mondo, ma è considerata indistintamente brasiliana. Eppure la storia del Brasile ha solo 500 anni, la vostra più di 2000 ed è passata attraverso mescolamenti ben maggiori dei nostri. Sono certa che nei ricorsi storici questo è già avvenuto per l’Italia e avverrà nuovamente con risultati del tutto straordinari.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Nell&#8217;intervista che abbiamo trovato in rete per la premiazione per lingua madre hai parlato di multietnico e delle direzione inesorabile nella quale anche l&#8217;Italia si sta dirigendo. Tu che vieni da un luogo davvero multietnico raccontaci il futuro che ci aspetta e che nella nostra cecità (leggasi anche arretratezza vera o supposta per motivi politici) non riusciamo a vedere.</strong></span></p>
<p>Penso che la storia metta sempre i puntini sulle “i”. L’Italia non è diventata multietnica con l’arrivo dei barconi dall’ Africa (tanto per parlare di un luogo comune secondo il quale tutti gli immigrati sono disperati) o dei filippini (considerati i primi immigrati). La vostra storia è lunghissima e degna di essere conosciuta e compresa. Avete dato un contributo immenso alle arti, alle leggi, alle scienze in generale ed ora è arrivato il momento di riprendere il timone della barca e continuare a dare il meglio che avete. Non si tratta di cecità, ma di pigrizia nell’impegnarsi a ricordare. Mario Quintana, un grande poeta brasiliano, diceva che l’uomo aveva inventato la ruota per la pigrizia di camminare… Speriamo bene.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Chi è Claudileia Lemes Dias oggi? E domani, fra dieci anni? Oggi una scrittrice e domani un&#8217;attivista per i più deboli?</strong></span></p>
<p>La Claudileia di oggi non sa darti una risposta. Non mi vedo fra dieci anni, ma fra quaranta, con la casa piena di nipotini multicolori che mi distruggono la biblioteca, declassata a roba da vecchi.<br />
<span style="color: #ff9900;"><strong><br />
Vorrei chiederti qualche domanda innovativa, ipad e i suoi fratelli. Che idea ti sei fatta di tutta questa rivoluzione digitale che sta trasformando i book in ebook? Prederemo il fascino dello sfogliare la carta? </strong></span></p>
<p>Assolutamente no. Penso che ad un certo punto l’uomo si stuferà di tutta questa benedetta tecnologia che gli viene rovesciata addosso e cercherà di prendere solo quel che gli è essenziale per comunicare in modo efficace. L’Ipad non è neanche pratico, direi che per ora è solo un simbolo di status che domani costerà due lire. Rispetto gli affezionati delle novità tecnologiche ma non c’è nulla di paragonabile alla lettura di un buon libro fatto di carta con impatto ambientale zero, intendiamoci.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Matureremo nuovi immaginari dietro al libro in un mondo pieno di nuove possibilità?</strong></span></p>
<p>Certamente. Ci sono possibilità positive e negative. Un libro po’ soltanto elencare quali sono e la loro conseguenza.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Dopo aver parlato di storie ed editoria digitale, come immagini la letteratura di domani?</strong></span></p>
<p>Penso che ci sarà un ritorno della grande narrativa. Oramai molti scrivono nella speranza che il libro diventi un film, senza curarsi della bellezza di parole che rischiano di morire.  È molto più facile catturare l’attenzione del lettore quando i fatti sono narrati in modo dinamico ed essenziale, ma non credo sia questo il futuro. Se penso che l’ Accademia Brasiliana delle Lettere è stata fondata da portoghesi, italiani e francesi e che il suo più illustre membro e primo presidente è stato il grandissimo Machado de Assis, un mulatto balbuziente e timido, considerato uno dei grandi della letteratura universale, mi metto l’anima in pace. Ci aspettano anni effervescenti.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Sei felice? Lo sarai?</strong></span></p>
<p>Se la felicità è la somma delle piccole gioie quotidiane, mi ritengo non solo una persona felice ma anche fortunata. Se lo sarò in futuro? Dipende soprattutto da me.</p>
<p>Informazioni sul volume:<br />
Titolo: <strong>Storie di extracomunitaria follia</strong><br />
Autore: Lemes Dias Claudiléia<br />
Prezzo: € 12,00<br />
Pagine: 200 p.<br />
Editore: Mangrovie</p>
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		<title>Fitoussi: ma la crisi è davvero finita?</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 21:51:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo la Grecia ci saranno altri paesi a cadere in Europa, “credo che avremo casi analoghi per il Regno Unito, il Portogallo, la Spagna. Vuol sapere qual è l’unico paese che non finirà mai attaccato dai mercati? Il Lussemburgo”. La battuta è di uno degli economisti più quotati a livello internazionale, il francese Jean-Paul Fitoussi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/03/fitoussi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1997" title="jean paul fitoussi" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/03/fitoussi.jpg" alt="" width="570" height="250" /></a>Dopo la Grecia ci saranno altri paesi a cadere in Europa, “<em>credo che avremo casi analoghi per il Regno Unito, il Portogallo, la Spagna. Vuol sapere qual è l’unico paese che non finirà mai attaccato dai mercati? Il Lussemburgo</em>”. La battuta è di uno degli economisti più quotati a livello internazionale, il francese <strong>Jean-Paul Fitoussi</strong>, di passaggio a Torino per inaugurare un ciclo di lezioni dedicate a Norberto Bobbio, realizzate in collaborazione con la Biennale della Democrazia.<br />
“<em>Non ho ricette magiche per risolvere i problemi in cui siamo oggi</em>” mette le mani avanti l’economista. Ma di sicuro qualche idea sulla crisi finanziaria attuale se l’è fatta. A cominciare dalla sua durata. Non è affatto finita. “<em>La disoccupazione continuerà ad aumentare e ci vorrà tempo per recuperare il livello di ricchezza che credevamo fosse nostro</em>” .<br />
“<em>Siamo in una parentesi</em> – dice Fitoussi – <em>in cui non si sa se i governi continueranno ad aiutare l’economia reale oppure ritireranno l’ossigeno che hanno dato fino ad adesso</em>”. Una parentesi che in Europa deve anche vedersela con il <strong>“caso greco”</strong>. “<em>C’è un rischio contagio e l’Europa sembra non voler capire che la Grecia è solo l’inizio. Altri stati mostreranno la debolezza nei confronti del mercato, dando inevitabilmente ragione al mercato. E purtroppo quando sono i governi a mostrare la loro debolezza nei confronti del mercato, non c’è più nessuna protezione verso la speculazione. Di fatto questo è un incoraggiamento ai mercati a continuare a speculare</em>”.</p>
<p>Ma al di là della cronaca economica spicciola, <strong>qual è il nodo centrale che ha dato l’avvio a questa crisi finanziaria?</strong><br />
Fitoussi, economista, che nei suoi studi ama sconfinare nel terreno della filosofia e della sociologia, è piuttosto scettico sulle teorie più semplicistiche che circolano oggi. “<em>Non mi convince del tutto la visione che ad un certo punto i mercati siano impazziti. La maggior parte della gente che lavora nella finanza è intelligente e non è gente che si lascia prendere dall’irrazionalità. Io credo che la causa fondamentale sia stata la diseguaglianza di questi anni. Inoltre stiamo pagando errori di valutazione accumulati</em>”. Semplificando molto, “<em>se i meno ricchi diventano sempre meno ricchi, dove va a finire la domanda?</em> – si chiede Fitoussi – <em>Nei nostri paesi allora per salvaguardare i livelli della domanda si agisce sulla politica monetaria abbassando i tassi di interesse, per permettere a chi ha pochi soldi di ricorrere a prestiti per mantenere il proprio tenore di vita</em>”.</p>
<p><strong>E i ricchi?</strong><br />
“<em>In un periodo del genere i ricchi hanno troppa liquidità. Aumenta quindi la domanda di asset importanti: immobili e azioni. Così il prezzo delle case e delle azioni aumenta. E cosi’ a livello globale non si nota che c’è una disfunzione: da una parte c’è un aumento del debito privato, dall’altra per esempio aumenta il valore delle case”</em>.</p>
<p><strong>E quindi?</strong><br />
“<em>E’ ovvio che se aumentano i debiti delle famiglie, ma aumenta anche il valore degli immobili delle stesse famiglie, esse sulla carta risultano solvibili</em>”.<br />
Sulla carta. Ma nella realtà è tutto un altro paio di maniche. O meglio è stato così fino a quando non è esplosa sui mercati la bolla immobiliare. “<em>Certo. Quindi significa che noi non abbiamo un sistema di misura giusto, perché c’è una distanza tra le statistiche e la situazione reale della gente. Quando esplode una bolla allora ci accorgiamo che globalmente siamo piu’ poveri. Eravamo gia’ piu’ poveri, ma non lo sapevamo e ora ne paghiamo le conseguenze. Per cui una parte importante della popolazione dei paesi ricchi oggi non è in grado  di progettare il futuro, in un certo senso, con questa crisi abbiamo sacrificato il futuro. E se vogliano lasciare ai nostri figli un capitale umano, ambientale ed economico almeno uguale a quello che abbiamo ereditato noi, occorre misurare la realtà tenendo conto delle attuali diseguaglianze</em>”.</p>
<p><strong>Il primo passo, allora?</strong><br />
“<em>Occorre studiare unità di misura nuove, perché quelle che avevamo non ci hanno avvertito in tempo della crisi. Occorre studiare come misurare la sostenibilità, economica, ambientale del mondo e dei singoli paesi</em>”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>E quindi il Pil dei paesi è ancora un indicatore valido? </strong><br />
“<em>Forse non assolve più al compito di misurare la situazione economica generale</em>”.</p>
<p>Ma tornando alla <strong>diseguaglianza</strong> il problema non è solo economico, “<em>ma anche politico</em> – assicura l’economista francese &#8211; <em>Perché abbiamo acconsentito a sostituire la politica con il  mercato. Paghiamo un costo economico dell’assenza della politica</em>”. Insomma per Fitoussi la politica deve capire che c’è un grado di diseguaglianza che puo’ fare male, che puo’ nuocere. Ecco perché la politica proprio ora non può abiurare al suo compito principale. “<em>La politica è chiamata in primis a deliberare sulle norme della giustizia, cioè su ciò che deve essere uguale e ciò che può eventualmente essere diverso per le persone e per i paesi. Questa è la democrazia</em>”.<br />
E senza la democrazia, checché ne dicano gli economisti americani, “<em>il capitalismo non potrebbe sopravvivere</em>”.</p>
<p><strong>Un esempio per tutti?</strong><br />
“<em>Chi ha salvato le banche? Noi tutti, noi contribuenti, quindi la democrazia</em>”, conclude l’economista.</p>
<p><em>Per approfondire le ultime idee di Fitoussi, si consiglia di leggere il suo libro scritto con Eloi Laurent, intitolato “<strong>La nuova ecologia politica</strong>”, edito da Feltrinelli e uscito lo scorso aprile.</em></p>
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		<title>La storia di Piera, nel mare dei modelli da seguire</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 08:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Un misto di risate, humor nero e una fine analisi di un problema molto grave come la bulimia. Questi sono gli ingredienti di “Sei troppo stupida per vivere” che abbiamo segnalato qualche tempo fa.
Il libro di Samantha Momentè pubblicato da Voras Edizioni ci ha colpito per la sua maniera furbetta (nella maniera buona del termine) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/02/samantha-momente-intervista.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1972" title="Sei troppo stupida per vivere - Momentè Samantha - Voras" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/02/samantha-momente-intervista.jpg" alt="Sei troppo stupida per vivere - Momentè Samantha - Voras" width="570" height="250" /></a></p>
<p>Un misto di risate, humor nero e una fine analisi di un problema molto grave come la bulimia. Questi sono gli ingredienti di “<strong>Sei troppo stupida per vivere</strong>” che abbiamo segnalato qualche tempo fa.<br />
Il libro di <strong>Samantha Momentè</strong> pubblicato da <strong>Voras Edizioni </strong>ci ha colpito per la sua maniera furbetta (nella maniera buona del termine) di intrufolarsi in una tematica difficile come questa condizione.<br />
Ci parla di <strong>Piera </strong>che ha il nome sfigato delle Zia fantasma che la disturba la notte, grassa e con una difficile condizione di autostima. Piera è <strong>in balia di Giulia</strong>, la sorella bellissima, che tutti amano e gli uomini perdono la testa. Ma Giulia è cattiva, ci gode nel fare del male alle persone ed in special modo alla sorella, le porta via il fidanzato per il puro gusto di toglierglielo.<br />
<strong>Ma Giulia ha un segreto</strong>, lei che viene vista come un modello da seguire <strong>è bulimica</strong>, la sua bellezza e il suo essere una icona della scuola si poggia sul abitudini alimentari convulse, dove mangia e si mette lo spazzolino in gola per vomitare tutto quello che ha ingurgitato. La cattiveria di Giulia è solo una maschera per coprire la sua insicurezza, demolendo psicologicamente gli altri, per coprire e immiserire questo grave problema che la affligge nell&#8217;indifferenza dei genitori.<br />
Quella che pare una storia fatta di battute, veloce, scorrevole, godibile anche la presenza fantasma della zia, diviene una storia dove la rabbia sgorga pian piano, dove questa Giulia si rende sempre più cattiva e odiabile fino al gesto estremo in cui anche la sorella viene travolta da questo odio.</p>
<p>Abbiamo contattato questa autrice esordiente che spera che la sua nuova opera sia pubblicata  nuovamente per la ravennate Voras Edizioni. Abbiamo fatto due chiacchiere sulla storia e la sua autrice per capire meglio cosa sta dietro a questo bel libro.<br />
Ha chiesto a noi il segreto per scrivere meglio, secondo noi mente.</p>
<p><strong>Parto con una domanda di getto perché è la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo il libro: ho l&#8217;impressione che ci sia (o ci fosse) un altro titolo per questo libro, forse cambiato all&#8217;ultimo. Dico bene? Se si perché l&#8217;hai cambiato?</strong><br />
Innanzitutto ti ringrazio per questa intervista e per la tua simpatia, poi passo a contraddirti!<br />
Forse è bene fare una premessa: sono una persona pochissimo seria e con gusti musicali &#8220;datati&#8221;! Il titolo del libro è un omaggio al maestro Alberto Fortis e alla sua &#8220;Milano e Vincenzo&#8221; e si è insinuato nella mia mente di pari passo alla storia che volevo raccontare. Si è poi rivelata un&#8217;arma a doppio taglio, dal momento che gli amici hanno cominciato a storpiarlo in &#8220;Sono troppo stupida per scrivere&#8221;, riportando alla mente traumi infantili e sensi d&#8217;inferiorità latenti!</p>
<p><strong>Con questo libro, partendo dalle risate, sei riuscita ad intrufolarti in maniera così piena in un tema come quello della bulimia. La domanda viene da se: cosa c&#8217;è di vero in questa vicenda?</strong><br />
Quello della bulimia e di altri disturbi legati all&#8217;alimentazione è un tema delicato e serio che riguarda moltissima gente in maniera differente. Tra la ragazzina che non fa il &#8220;bis&#8221; di torta e la patologia medica ci sono infinite sfaccettature che interessano la maggior parte delle persone. Ovvio quindi che ci sia del vero nella storia che ho raccontato, ma non è importante sapere chi e a quali livelli sia nella vita reale la protagonista del libro. E&#8217; importante, a mio avviso, parlare e raccontare un problema attuale senza necessariamente dare alle stampe un libro dossier, ma, anzi, descrivere in maniera se vuoi comica certe dinamiche molto delicate. L&#8217;intento quindi non è quello di puntare il dito, bensì di tendere una mano, non è ignorare, bensì comprendere.<br />
<strong><br />
Quindi la domanda successiva è come nasce questa storia così &#8220;aderente&#8221; a questo grave problema? È autobiografica con il finale cambiato?</strong><br />
La storia nasce attingendo a piene mani dall&#8217;ambiente che mi circonda e dalle persone che ne fanno parte. Come ti dicevo avvertivo il bisogno profondo di raccontare quei disagi che spesso vengono taciuti per quieto vivere e di farlo in modo apparentemente leggero. C&#8217;è tanto di mio: le insicurezze, le paure e i complessi derivanti dall&#8217;essere anni luce lontana dai modelli perfetti che ci vengono imposti come vincenti.<br />
La storia non è strettamente autobiografica, non è la mia vita, è un &#8220;purè&#8221; di vite schiacciate e frullate in un centinaio di pagine.</p>
<p><strong>Secondo te, cosa c&#8217;è di sbagliato nelle persone per generare persone come Giulia, e anche persone come Piera? O nella nostra società?</strong><br />
Ah, su questo argomento ci sarebbero milioni di cose da dire!<br />
Io divido le persone, tutte le persone, in due sole categorie: oneste e disoneste. Facile no? E invece siamo nel magico mondo della vita reale, in cui i brutti poveri sono solo brutti, mentre i brutti ricchi diventano affascinanti, i ciccioni DEVONO essere felici e autoironici, i gay sono i migliori amici delle donne e si intendono di vestiti, alcuni sono brave persone NONOSTANTE siano stranieri e se vuoi essere una persona vincente DEVI quantomeno portare la taglia 40! Ovviamente sto generalizzando, ma fino a un certo punto. Apri un giornale a caso e c&#8217;è la dieta della settimana, in televisione lasciamo stare, nelle pubblicità del mocio vileda la casalinga indossa un miniabito aderente ed è così felice di pulire la sua casa immensa che mi verrebbe da chiederle se vuole pulire anche la mia! Agli involucri degli assorbenti è affidato il compito di rassicurarmi riguardo agli attacchi di fame incontrollata che mi assalgono in &#8220;quei giorni speciali&#8221;&#8230;Sembra fantascienza? Ti ricordo solo che è stato Topo Gigio a spiegarci come curare l&#8217;influenza&#8230;</p>
<p><strong>E cosa genera persone come i loro genitori che si attaccano ai figli solo quando è successo l&#8217;irreparabile?</strong><br />
Effettivamente nel libro i genitori sembrano avere il ruolo di spettatori disinteressati, ma è stata una scelta voluta per enfatizzare l&#8217;impotenza che assale chi è costretto a convivere con dinamiche che non riesce a comprendere fino in fondo. Il mio non è un atto di accusa verso i genitori, al contrario ho tenuto marginali queste figure perché spesso sono spettatori inconsapevoli di quanto accade nelle loro case.</p>
<p><strong>Hai dedicato il libro a tuo padre, ci vuoi confidare il motivo?</strong><br />
Il motivo è semplice e molto sentimentale: sono orgogliosa di avere un padre come il mio e anche molto fortunata. Questo è il mio primo libro e mi è sembrato naturale dedicarlo a chi mi vede ancora come la sua bambina adorabile!</p>
<p><strong>Guardiamo avanti. Hai un nuovo lavoro da dare alle stampe? La nostra fittissima rete di spionaggio non ci ha riportato nulla.</strong><br />
In effetti sto lavorando a qualcosa di nuovo, ma è ancora presto per parlarne. Quello che ti posso anticipare è che &#8211; se si dimostrerà un buon lavoro &#8211; spero di pubblicarlo ancora con la casa editrice &#8220;Voras&#8221;.</p>
<p><strong>Collegandomi alla domanda precedente, c&#8217;è un filo conduttore nei tuoi lavori?</strong><br />
Rimando la domanda al mio &#8220;esimo&#8221; libro, per il momento l&#8217;unico filo conduttore è l&#8217;humor nero che poi è quello che preferisco. Allegre scivolate nel macabro, ecco quello che ci vuole!</p>
<p><strong>E cosa muove la tua voglia di scrivere? (Visioni durante la tua giornata? Spezzoni di vita della gente che ti capita di osservare, ecc&#8230;?)</strong><br />
Io arrivo alla scrittura per caso, non sono di quelli che già a sei anni riempivano quaderni di pensieri e poesie e consumavano sulle sudate carte la loro miglior parte! Ho cominciato a scrivere per gioco, dopo aver vinto un concorso letterario pochissimo serio, e continuerò a fare così, senza esaltarmi per una recensione o andare in depressione per una stroncatura. Invento storie che racconto prima alle mie amiche, poi elaboro nella mente fino a convincermi che siano capolavori e infine scrivo. Poi di solito le rileggo e fanno pietà!</p>
<p><strong>Insomma qual è il messaggio che ti piacerebbe lasciare ai lettori che ti seguono? Un messaggio alla nazione?</strong><br />
No,no, niente messaggi per carità! Spero solo che i lettori audaci che hanno investito nel mio libro si siano divertiti. In caso contrario amen, tanto il &#8220;soddisfatti o rimborsati&#8221; non c&#8217;è!<br />
<strong><br />
Domanda didattica. Parliamo della tua giornata da scrittrice. Cosa fai quando scrivi? Qualche trucco di &#8220;artigianato&#8221; che ti aiuta a scrivere?</strong><br />
Ma che giornata da scrittrice!! Le mie giornate sono un barcamenarmi tra lavoro, casa, cane e amici, non ho mai tempo per fare tutto quello che dovrei, mi trascino in giro fino a sera e poi sprofondo nel divano priva di sensi e con la coscienza sporca per non aver scritto nemmeno una riga&#8230;<br />
E almeno facessi le cose bene! Le amiche mi dicono che le trascuro, il cane mi abbaia contro quando non faccio parlare Chicco-il-pupazzo con la vocina stupida, il commercialista mi manda mail minatorie, la casa è sempre un casino&#8230;Perché, tu conosci qualche trucco che aiuta a scrivere? E cosa aspetti a dirmelo?<br />
<strong><br />
Stiamo giungendo alle ultime domande, sono passati dieci anni, che Samantha Momenté vedi? Scrittrice? Che fa il lavoro di oggi?</strong><br />
Sono passati dieci anni e quindi vado per i quaranta (aaaargggghhh), i miei capelli sono un casino, mi vesto come Iridella e ho paura dei fantasmi. La mia cagnolina è vecchia e non so ancora cosa farò da grande, in compenso sono a dieta e giuro che questa volta non cederò. Ho in mente una storia incredibile e spero di trovare il tempo di scriverla!<br />
<strong><br />
Cosa devo dire alla zia Piera buonanima che vuole vedere Brothers &amp; Sisters su Rai 4 a casa mia e non mi crede che lo diano su Rai 2?</strong><br />
Dille che se non torna a casa do fuoco alla sua collezione di harmony e vendo su ebay i dischi di Nilla Pizzi, e poi chiamo un esorcista. E comunque non giocare i numeri del lotto che ti dice, sono sempre sbagliati!</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Informazioni sul volume</strong></span><br />
Titolo:    Sei troppo stupida per vivere<br />
Autore: Momentè Samantha<br />
Prezzo: € 12,50<br />
Pagine: 128 p., brossura<br />
Editore: Voras  (collana Hydra)</p>
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		<title>L&#8217;America, secondo Molinari</title>
		<link>http://www.puralanadivetro.it/2009/12/10/intervista-a-maurizio-molinari/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 04:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi, 10 dic. 2009, al presidente degli Usa Barack Obama viene conferito il Premio Nobel per la Pace. Dell'America di Obama abbiamo parlato con Maurizio Molinari, corrispondente del quotidiano "La Stampa" dagli Stati Uniti e autore del volume, edito da Laterza “Il paese di Obama – Com’è cambiata l’America”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1790" class="wp-caption aligncenter" style="width: 580px"><img class="size-full wp-image-1790" title="obama" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2009/12/obama.jpg" alt="Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama" width="570" height="250" /><p class="wp-caption-text">- Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama - </p></div>
<p><em>Oggi, 10 dic. 2009, al presidente degli Usa Barack Obama viene conferito il Premio Nobel per la Pace. Dell&#8217;America di Obama abbiamo parlato con Maurizio Molinari, corrispondente del quotidiano &#8220;La Stampa&#8221; dagli Stati Uniti e autore del volume, edito da Laterza <strong>“Il paese di Obama – Com’è cambiata l’America”.</strong></em></p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Pochi giorni dopo avere annunciato l&#8217;invio di altri 30 mila soldati Usa in Afghanistan, il presidente degli Stati Uniti <strong>Barack Obama</strong> vola ad Oslo per ritirare il premio <strong>Nobel per la pac</strong>e. Del resto, quando, a ottobre,  il comitato norvegese aveva annunciato di voler conferire ad Obama il premio che in passato andò a personaggi come Madre Teresa di Calcutta o Nelson Mandela, la stampa si era scatenata in commenti di vario tipo. Si era parlato di premio sulla fiducia o di premio anti Bush. Mentre da Oslo facevano sapere che il riconoscimento era stato assegnato ad Obama “<em>per il suo straordinario impegno per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli</em>”.<br />
“<em>E’ stato riconosciuto soprattutto il valore delle sue dichiarazioni e degli impegni che ha assunto nei confronti della riduzione degli armamenti, della ripresa dei negoziati in Medio Oriente e la volontà degli Stati Uniti di lavorare con gli organismi internazionali</em>” così in ottobre aveva commentato il  presidente della commissione norvegese per il Nobel, <strong>Thorbjoern Jagland</strong>. Insomma hanno pesato a favore della scelta gli appelli di Obama per la riduzione degli arsenali nucleari e il suo impegno per la pace globale. E in fondo in qualche modo a Oslo hanno voluto riconoscere il cambiamento radicale, denso di promesse, e le aspettative che l’elezione di Obama ha evocato nel mondo.</p>
<p>E su come sia cambiata l’America dall’avvento di Obama è particolarmente illuminante l’ultimo libro di <strong>Maurizio Molinari</strong>, corrispondente del quotidiano <strong>“La Stampa”</strong> negli Stati Uniti, dal 2001. Edito da Laterza <strong>“Il paese di Obama – Com’è cambiata l’America”</strong>, ci racconta in dieci capitoli il nuovo sogno americano.<br />
Del libro ci ha parlato l’autore, a cui abbiamo chiesto innanzitutto,  partendo dal titolo <strong>come è cambiata l&#8217;America, da quando Obama è diventato presidente, e quale sia l&#8217;atmosfera che si respira oltreoceano.</strong></p>
<p>&#8220;<em>Il voto del 2008 è stato un terremoto, frutto di una forte volontà di innovare che si è incarnata in Barack Obama. Ora Obama deve gestire le altrettanto forti attese di cambiamento. Ed è qui che iniziano le sue difficoltà. Per far avanzare la riforma della sanità deve scendere a compromessi sull&#8217;aborto. Per chiudere Guantanamo deve convincere il Congresso a trasferire in America centinaia di terroristi. Per difendere l&#8217;America da Al Qaeda deve mandare ingenti rinforzi in Afghanistan. La crescita economica è debole mentre la disoccupazione vola oltre il 10 per cento. I sostenitori liberal sono delusi, lo contestano. I conservatori invece non si fidano, lo accusano di essere uno statalista tutto &#8216;tasse e debiti&#8217; sulle spalle dei contribuenti. Tutto ciò preannuncia un 2010 di dura battaglia politica in vista del voto di novembre per il rinnovo del Congresso. Ciò che manca a Obama in questo momento è un risultato chiaro, visibile a tutti, capace di dimostrare che il cambiamento è davvero iniziato</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Nel discorso finale all&#8217;American University di Washington Ted Kennedy decide di passare ad Obama la torcia che fu di John, di Robert ed anche sua &#8221;facendo di lui un nuovo Kennedy&#8221;. Nel suo libro una delle tesi centrali è che Obama riuscirà a imprimere una svolta all&#8217;America solo se saprà essere un nuovo e moderno John Kennedy. Come si traduce questo nei fatti? I kennediani cosa si aspettano da lui?</strong></p>
<p>&#8220;<em>L&#8217;America è una nazione pragmatica e dunque per avere successo Obama deve cogliere dei risultati concreti, tangibili, riconoscibili da tutti. A un anno dall&#8217;elezione per la prima volta l&#8217;America inizia a giudicarlo sulla base degli obiettivi che lui stesso si è dato: far ripartire la crescita, promuovere energie rinnovabili, arginare i cambiamenti climatici, fermare la corsa dell&#8217;Iran verso l&#8217;atomica. Nel discorso all&#8217;Università di Washington Ted Kennedy disse di vedere in lui un nuovo Jfk per le potenzialità riformatrici della candidatura. Ora gli americani, kennediani e non, aspettano i fatti. E i tempi della politica americana sono molto rapidi</em>&#8220;.</p>
<p><strong>&#8221;Rimettersi in discussione, ridisegnare interessi consolidati&#8221; è  questo l&#8217;obiettivo del presidente. Quali sono gli ostacoli che incontra in questo processo di rinnovamento? C&#8217;è chi dice che una fetta di americani sia già passata dall&#8217;entusiasmo per Obama alla delusione&#8230;</strong></p>
<p>&#8220;O<em>bama esprime un&#8217;idea nuova di leadership americana nel mondo basata sulla volontà di creare alleanze per trovare assieme ai partner le risposte migliori ai problemi comuni. Procedere su questa strada significa inevitabilmente rimettersi in discussione e ridisegnare i propri interessi. Ma per riuscire Obama ha bisogno che qualcuno raccolga la mano che lui tende. Per questo gran parte del suo programma dipende dalla volontà degli altri Paesi di contribuirvi: per stabilizzare l&#8217;Afghanistan ha bisogno della Nato, per sviluppare le energie rinnovabili di Cina e India, per tagliare i gas serra delle economie emergenti, per bloccare l&#8217;atomica iraniana di Mosca e Pechino, per rilanciare la crescita di un forte accordo nel G20. Puntare a innovare costruendo alleanze significa esporsi al rischio di fallimento se gli altri con condivideranno la scommessa</em>&#8220;.</p>
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		<title>Coppola: se il cinema è limitato dalla logica del profitto</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 00:16:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Classe 1939, il regista americano potrebbe sedersi sugli allori e invece continua a sperimentare. 
A 70 anni compiuti, Francis Ford Coppola ha lo stesso entusiasmo del neofita. Il suo ultimo film “Tetro”, che esce in questi giorni in Italia con il titolo “Segreti di famiglia” è girato quasi tutto in bianco e nero, con inserti a colori, e completamente in digitale. 
Abbiamo incontrato il regista al Torino Film Festival. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 576px"><img title="Francis Ford Coppola" src="/wp-content/uploads/_old/20091120/coppola_tff.jpg" alt="Francis Ford Coppola" width="566" height="152" /><p class="wp-caption-text">Francis Ford Coppola</p></div>
<p>Sorriso sornione, camicia bianca e una sciarpa annodata elegantemente al collo.  Si presenta così <span style="font-weight: bold;">Francis Ford Coppola</span> davanti allo stuolo di giornalisti internazionali che lo attendono in un salone  dell’Hotel Principi di Piemonte, in pieno centro a Torino.<br />
L’industria del  cinema e la creatività, il 3D e il digitale, la nuova frontiera della settima  arte e poi il suo ultimo film <span style="font-weight: bold;">“Tetro”</span>,  che in Italia uscirà col titolo <span style="font-weight: bold;">&#8221;Segreti di  famiglia&#8221; </span>(presentato in anteprima al TFF).<br />
Non si risparmia  Coppola, giunto al Torino Film Festival per ritirare il <span style="font-weight: bold;">Gran Premio Torin</span>o per la sua casa di  produzione, la <span style="font-weight: bold;">American Zoetrope</span>, fondata  circa 40 anni fa a San Francisco assieme all’amico e collega <span style="font-weight: bold;">George Lucas</span>. Classe 1939, il regista americano  potrebbe sedersi sugli allori e invece continua la sua ricerca formale. A70 anni  compiuti, Coppola ha lo stesso entusiasmo del neofita e continua a sperimentare.  Il suo ultimo film <span style="font-weight: bold;">“Segreti di Famiglia”</span> è girato quasi tutto in bianco e nero, con inserti a colori, e completamente in  digitale.<br />
Lo ha scritto, diretto e in parte prodotto. Il cast tecnico di  <span style="font-weight: bold;">“Segreti di famiglia” </span>è formato anche da  giovani artisti, scoperti dal regista: come il direttore della fotografia rumeno  <span style="font-weight: bold;">Mihai Malamaire Jr</span> e il compositore  argentino <span style="font-weight: bold;">Osvaldo Golijov</span>.<br />
Il suo  vero amore da ragazzo era il teatro. Voleva diventare commediografo. Poi a 17  anni per caso vide <span style="font-weight: bold;">“Ottobre”</span> di  Ejzenstein e fu una folgorazione.<br />
Si iscrisse allora a Ucla e il resto fa  parte della storia del cinema.<br />
Per <span style="font-weight: bold;">“Tetro”</span>, una storia melodrammatica, dalle tinte  forti, Coppola ha schierato sul set attori di varia estrazione da <span style="font-weight: bold;">Karl Maria Brandhauer,</span> a<span style="font-weight: bold;"> Vincent Gallo </span>fino a<span style="font-weight: bold;"> Carmen Maura</span>, sullo sfondo Buenos Aires e la  Patagonia.<br />
“<span style="font-style: italic;">Il cinema appartiene a tutto il  mondo </span>- dice il regista &#8211; e<span style="font-style: italic;"> le  innovazioni possono nascere in qualunque paese. Abbiamo visto una rinascita del  cinema sul piano formale dal Messico all&#8217;Iran e spero che ci sarà presto una  rinascita anche del cinema italiano, una nazione di grandi attori</span>&#8221;.<br />
Del resto ha detto Coppola “<span style="font-style: italic;">mi sento  profondamente italiano, perché tutti e quattro i miei nonni sono italiani, tre  napoletani e uno lucano. Se l&#8217;America è un grande paese è perché la sua  popolazione è costituita al 100 per cento da immigrati che hanno avuto la  possibilità di esprimere il proprio talento</span>&#8221;. Italiano, americano o  messicano il cinema è un linguaggio. “<span style="font-style: italic;">E come  tutte le lingue si evolve. La pellicola sta scomparendo. Oggi c’è il digitale.  Con questo nuovo formato si possono fare bellissimi film, basta avere dei buoni  obiettivi e un bravo direttore della fotografia. Credo che fra una trentina  d’anni il cinema sarà cambiato in modo che neanche possiamo immaginare. Come  dice il mio amico Lucas ‘Film is dead. Lunga vita al cinema’</span>”.<br />
Forse  il digitale sarà il mezzo che aiuterà il cinema ad uscire dalla dittatura  dell’industria, auspica Coppola. L’industria e i soldi condizionano il settore,  secondo l’autore di <span style="font-weight: bold;">“Apocalipse Now”</span> che  ama dire che &#8220;<span style="font-style: italic;">la m di movie sta a significare  soprattutto money</span> “. &#8221;<span style="font-style: italic;">Non c&#8217;è nulla di  male a far soldi </span>- precisa Coppola &#8211; i<span style="font-style: italic;">o  per primo ne ho fatti tanti anche se ne ho persi moltissimi, ma bisogna avere  voglia di rischiare e chiunque ha il coraggio di farlo può avere delle  soddisfazioni, soprattutto oggi, un’epoca in cui grazie alle nuove tecnologie si  possono girare film di successo senza grandi capitali</span>”. E cita l’esempio  di <span style="font-weight: bold;">“Millionaire”</span>, una produzione a basso  costo che l’anno scorso ha fatto incetta di Oscar.<br />
Negli Usa ormai gli  Studios pensano solo a fare film d’azione, o con supereroi oppure commedie  volgari, puntualizza il regista. E ora il cinema commerciale punta sul <span style="font-weight: bold;">3D</span>. “<span style="font-style: italic;">No, non  sarà il 3D il cinema del futuro</span>”.<br />
&#8221;<span style="font-style: italic;">E&#8217; triste</span> &#8211; prosegue Coppola &#8211; <span style="font-style: italic;">che il cinema che è un&#8217;arte, con un’enorme varietà di  mezzi e di generi, sia limitato dai capitali dell&#8217;industria cinematografica che  vogliono respingere le immense possibilità dell&#8217;arte cinematografica</span>&#8221;.<br />
E a chi gli chiede lumi sui suoi progetti futuri risponde sornione: “<span style="font-style: italic;">Perché dovrei parlarne qui?</span>”.<br />
Ma poco dopo  il regista incontra <span style="font-weight: bold;">Roberto Benigni</span>, che  si trova a Torino al seguito della moglie <span style="font-weight: bold;">Nicoletta Braschi</span>, impegnata al teatro  Carignano in <span style="font-weight: bold;">“Tradimenti”</span> di Harold  Pinter.<br />
E già si vocifera che non si sia trattato solo di una visita di  cortesia, ma che presto vedremo il duo lavorare insieme.</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">VIDEO</span></strong></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/zmUL0t8ya6c" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/zmUL0t8ya6c"></embed></object></p>
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		<title>Se il Sud ha colonizzato l’Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 22:42:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un’Italia, frammentata, pigra e furbacchiona, in cui se sei “figlio di” o “amico di” fai carriera alla velocità della luce. 
Un’Italia fatta di salotti, di circoli chiusi, di amici degli amici, che fanno comunella. 
Un paese uniforme, nei suoi vizi, numerosi, e nelle sue virtù, poche, dal Piemonte alla Sicilia, unificato dall’egemonia di Roma e del Mezzogiorno. 
E’ “L’Italia de noantri” (Mondadori) di Aldo Cazzullo. Ce ne parla l’autore.

Aldo Cazzullo - L'Italia de noantri - Come siamo diventati tutti meridionali - Mondadori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 584px"><img title="Aldo Cazzullo - LItalia de noantri - Come siamo diventati tutti meridionali - Mondadori" src="/wp-content/uploads/_old/20091018/a-cazzullo_noantri.jpg" alt="Aldo Cazzullo - LItalia de noantri - Come siamo diventati tutti meridionali - Mondadori" width="574" height="214" /><p class="wp-caption-text">Aldo Cazzullo - L&#39;Italia de noantri - Come siamo diventati tutti meridionali - Mondadori</p></div>
<p>Un’Italia, frammentata, pigra e furbacchiona, in cui se sei “figlio di” o “amico  di” fai carriera alla velocità della luce. Un’Italia fatta di salotti, di  circoli chiusi, di amici degli amici, che fanno comunella. Un paese uniforme,  nei suoi vizi, numerosi, e nelle sue virtù, poche, dal Piemonte alla Sicilia,  unificato dall’egemonia di Roma e del Mezzogiorno.<br />
E’ l’Italia descritta,  con pennellate dense di ironia e con il rigore tipico dell’inchiesta, da <span style="font-weight: bold;">Aldo Cazzullo</span>, nel suo ultimo libro “<span style="font-weight: bold;">L’Italia de Noantri</span>” (<span style="font-style: italic;">Mondadori</span>).<br />
Un libro che si divora, che  parte da Alba e dintorni, terra da cui proviene il giornalista, per spingersi  fino all’estremo Sud della Sicilia, un libro che parte dal quotidiano, dalla  cronaca per poi allargare lo sguardo al costume, alla politica, in una parola  agli Italiani.<br />
Alla vigilia dell’inizio del tour di presentazione del libro,  <span style="font-weight: bold;">raggiungiamo Aldo Cazzullo al telefono per una  chiacchierata sulla sua ultima fatica. </span><br />
E cominciamo col chiedergli da  dove nasce “L’Italia de Noantri”. “<span style="font-style: italic;">Non sono un  giornalista da tavolino. Il panorama giornalistico italiano è pieno di  opinionisti che pensano che i confini del mondo siano nella loro testa. Il libro  nasce dall’osservazione della nostra realtà, osservazioni compiute nei miei  spostamenti per la penisola per lavoro o semplicemente nel corso dei miei  spostamenti in moto a Roma, dove vivo, o quando porto i figli a Gardaland,  piuttosto che a scuola</span>”.<br />
“<span style="font-style: italic;">Noantri è  la parola chiave del libro</span> – ci spiega il giornalista del “Corriere della  Sera” &#8211; <span style="font-style: italic;">Noi va inteso come clan, fazione,  campanile, ma anche come famiglia. Ora la famiglia in sé non è un nucleo  negativo, ma a guardarla da altre spigolature può cambiare di segno. Spesso la  famiglia può essere evocativa di circoli chiusi o di mali ancora peggiori, come  la mafia, detta appunto Cosa Nostra, che è poi l’antitesi dello Stato, del bene  comune</span>”. Noantri è la cifra del viziaccio tutto italiano di ricondurre,  anche con un certo autocompiacimento, il mondo al cortile di casa. Siamo ormai  circondati da figli d’arte e da figli di papà, al cinema, negli studi degli  avvocati, in Parlamento, all’Università. “<span style="font-style: italic;">La  logica di fedeltà e appartenenza al partito, al burocrate, all’ordine  professionale</span> – si legge nell’ultimo libro di Cazzullo &#8211; <span style="font-style: italic;">fa premio su quella della competenza</span>”.<br />
Così siamo rimasti invischiati in una società conservatrice, in cui  l’ascensore sociale si è guastato, in cui prevalgono “<span style="font-style: italic;">il rifiuto di ogni regola, la mancanza di senso dello  stato, il perdonismo da confessionale, l’indifferenza al bene comune, la  coltivazione delle clientele, l’elogio del malandrino, l’applauso alla furberia,  il trasformismo senza evoluzione e il ribellismo senza rivoluzione</span>”.<br />
Insomma il Belpaese è diventato un “<span style="font-style: italic;">paradiso abitato da diavoli</span>” per dirla con  Croce, che affibbiò la definizione a Napoli, la sua città. E se prima la  definizione calzava a pennello solo ad un certo atteggiamento circoscritto ai  piedi del Vesuvio e dintorni, adesso è diventato perfetto per l’intero stivale.<br />
<span style="font-weight: bold;">Il Sud insomma ha colonizzato il Nord. Ma  davvero c’è così tanta differenza tra Nord e Sud del Paese?</span><br />
“<span style="font-style: italic;">L’Italia è una sola</span> – risponde convinto il  giornalista &#8211; <span style="font-style: italic;">A mio parere non c’è un’egemonia  del nord virtuoso su un Sud che vive da parassita. Non è che al Nord non si  accettino mazzette, non ci sia il lavoro nero, gli appalti controllati dalla  mafia e non si passi col rosso. Oggi non esiste una questione meridionale, ma  una questione italiana</span>”. Affermazione ben documentata con fatti.<br />
Due  tra gli esempi più emblematici, portati da Cazzullo nel libro, la dicono lunga  su quanto l’Italia si sia meridionalizzata, nel senso che ha adottato il peggio  di ciò che proviene da Roma in giù. A Genova i rapporti dell’Antimafia segnalano  ben 61 famiglie della criminalità organizzata, di ‘ndrangheta, camorra, Sacra  Corona Unita e mafia. Insomma nei carrugi di De André vige la par condicio delle  famiglie criminali. Mentre la Valle d’Aosta ha il triste primato dei presidenti  di regione incriminati. E a proposito della settentrionale Vallée, c’è un  “nanetto” nel libro tanto comico quanto amaro. Tra i consulenti della regione,  infatti, c’è anche un tizio pagato 8.750 euro per “<span style="font-style: italic;">monitorare la specie canis lupus mediante il wolf-  howling</span>”, come a dire che c’è uno che si aggira per i boschi facendo  “Auuu”, e per questo viene remunerato con denaro pubblico.<br />
Ovviamente la  capitale del paese di noantri è Roma. E non solo sulla cartina geografica. Non è  un caso quindi ci fa intendere Cazzullo che la nuova Alitalia sia di base a  Fiumicino e abbia ridimensionato di parecchio la vecchia Malpensa. Né che “<span style="font-style: italic;">il nuovo capo di Assolombarda, il rappresentante di  sei mila aziende, fulcro dell’economia padana, è un manager pubblico originario  di Roma, Alberto Meomartini</span>”. Qualcuno potrebbe ribattere che l’Expo è  stato vinto da Milano, e non da Roma, ma la sostanza non cambia ci dice  Cazzullo. Nel suo libro si legge che “<span style="font-style: italic;">le  complesse manovre di avvicinamento all’Expo ricordano più le dispute bizantine  del Palazzo capitolino che l’efficienza meneghina</span>”.<br />
E se poi  guardiamo al cinema e alla tv, ancora più che mai Roma caput mundi. Cazzullo fa  notare che il papa bergamasco Roncalli parla con l’accento romanesco di Massimo  Ghini e che il film tratto da “Il Partigiano Jhonny” di Fenoglio ha nel cast il  protagonista de “I Cesaroni” Claudio Amendola. Insomma quella di Cazzullo è  un’Italia ripiegata in modo flaccido su se stessa, che non si accorge neanche di  quanta domanda di Italia ci sia in giro per il mondo. Domanda che viene  soddisfatta da aziende non italiane, cosicché in Usa e in Cina si consumano i  “fettucini Alfredo” e al duty free di Amsterdam, tanto per fare due esempi,  impazza la firma Paolo Salotto. E’ quello che Cazzullo definice l’ “italian  sounding”, che dall’alto del nostro rinomato made in Italy può sembrare puerile,  può far storcere il naso, ma che in soldoni – è il caso di dire &#8211; genera un giro  d’affari da oltre 17 miliardi di dollari. Mica male in tempi di vacche magre e  di crisi economica.<br />
Possibile che questi soldi ci passino così sotto il  naso? Il fatto è che <span style="font-weight: bold;">“Gli italiani non hanno più  voglia di lavorare</span>”, come si intitola uno dei capitoli del libro. Perché  gli italiani, scrive Cazzullo hanno perso il senso del dovere e del sacrificio  dei padri, quello che ti fa rimboccare le maniche e sporcarti le mani, un  ingrediente che sarebbe indispensabile per uscire dalla crisi e per gettarsi  nella mischia, alla conquista del mercato globale.<br />
<span style="font-weight: bold;">Un altro segno della meridionalizzazione del  Paese?</span> “Credo di no. Credo anzi che la storia del Sud sia fatta di immani  sacrifici”. Come a dire che non si possono ignorarei contadini dei latifondi e  gli operai che da Sud emigravano a Torino e Milano per lavorare alla catena di  montaggio.<br />
Del resto il pamphlet di Cazzullo non è un inno alla Lega Nord.  Tutt’altro. “<span style="font-style: italic;">E’ un libro antileghista</span> –  ci dice il giornalista &#8211; <span style="font-style: italic;">Anche la Lega è un  tipico prodotto della mentalità del “noantri”. Si basa sull’amicizia e sulla  fedeltà al capo. Cosa c’è poi di più meridionale di un Bossi che festeggia per  tre volte una laurea che non ha mai preso</span>?”. Il capitolo dedicato alla  politica è molto amaro.<br />
Da destra a sinistra non c’è scampo per nessuno.  “<span style="font-style: italic;">Anche il vecchio Pc è un partito fatto di  famiglie e di amici. Venendo alla situazione odierna, la cosa grave è che si  assiste ad una sorta di privatizzazione della politica. La politica oggi si è  trasformata in un metodo per fare soldi e per coltivare i propri  interessi</span>”.<br />
Aperto il vaso di Pandora delle bassezze nostrane,  Cazzullo però non rinuncia a ricordarci che in fondo al mitico vaso c’era pure  la speranza. E se l’Italia non si è ancora desta, c’è un’Italia che ce la fa,  come titolò De Bortoli mesi fa il suo fondo di esordio al Corsera. O meglio  un’Italia che ce la vuole fare. E’ quella dei preti sociali, dei medici, dei  ricercatori, delle nuove leve di immigrati, i nuovi italiani, che faticano nelle  nostre case, che studiano per accaparrarsi un futuro migliore, degli  imprenditori che reggono il peso della crisi e del Sud in cerca di riscatto. E  molti di questi personaggi che ce la vogliono fare sono donne.<br />
“<span style="font-style: italic;">La situazione non è bella, ma vedo degli  antidoti</span> &#8211; ci dice il giornalista &#8211; <span style="font-style: italic;">la  speranza di raddrizzarsi può venire dalle donne. Abbiamo una donna a capo della  Confindustria, la maggior parte dei direttori delle carceri nostrane sono donne,  giusto per fare due esempi. E la memoria delle vittime della mafia cammina su  gambe femminili</span>”.<br />
E proprio dalla Sicilia, che il folklore italico  vuole la più machista delle nostre Regioni, arriva la riscossa in rosa. Cazzullo  la definisce <span style="font-weight: bold;">“l’isola delle femmine” </span>nelle ultime pagine del libro.<br />
L’Italia continua a meridionalizzarsi,  dunque. Ma forse questa volta, se la via è quella disegnata da donne come Elvira  Sellerio, o da altre siciliane illustri citate nel libro, non è detto che sia un  male. Anzi.</p>
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		<title>Saramago a Torino</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 16:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Magro, distinto, una figura elegante e ieratica allo stesso tempo. E’ José Saramago appena giunto a Torino per presentare “Quaderno”, la sua ultima fatica edita da Bollati Boringhieri.Lo abbiamo incontrato.Il quaderno - Saramago José - Bollati Boringhieri  (collana Varianti)
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Magro, distinto, una figura elegante e ieratica allo stesso tempo. E’ José Saramago appena giunto a Torino per presentare “Quaderno”, la sua ultima fatica edita da Bollati Boringhieri.Lo abbiamo incontrato.Il quaderno - Saramago José - Bollati Boringhieri  (collana Varianti)<br />
</strong></p>
<p>Magro, distinto, una figura elegante e ieratica allo stesso tempo. E’ <strong>José Saramago</strong> appena giunto a <strong>Torino</strong> per incontrare i suoi lettori presso la <strong>Libreria Torre di Abele</strong>, in pieno centro. <strong>Lettori</strong> che sono davvero <strong>numerosi al punto che l’incontro con lo scrittore</strong>, premio <strong>Nobel</strong> per la <strong>letteratura</strong> nel <strong>1998</strong>, si tiene infine sotto i portici, davanti alla libreria, per accontentare i numerosi fan accorsi.</p>
<p>Ottantasette anni, davvero ben portati, Saramago è a Torino in questi giorni per <strong>presentare</strong> la sua ultima fatica, “<em><strong>Quaderno</strong></em>”, edito da <strong>Bollati Boringhieri</strong>. E’ il primo libro che viene pubblicato dalla Bollati Boringhieri,<strong> visto che Einaudi</strong>, la casa editrice che da due decenni pubblica le opere dello scrittore, aveva opposto un <strong>netto rifiuto a questo testo</strong>. Le invettive di Saramago sull’attualità bersagliano tra l’altro, senza troppi eufemismi, il premier Berlusconi.  E come è noto, la  casa editrice di Via Biancamano, fa parte della galassia Mondadori, guidata dalla figlia del premier. Ne ha beneficiato la Bollati Boringhieri, recentemente passata al gruppo Spagnol.</p>
<p>“<strong><em>Quaderno</em></strong>” è una  <strong>raccolta di scritti comparsi sul blog di Saramago dal settembre 2008 allo scorso marzo</strong>. Ed è lui stesso a spiegarci come mai ha deciso di pubblicare su carta il suo blog. “<em>Sono un signore di altri tempi e credo che un blog non sia agevole da tenere su un comodino e da leggere alla sera. Di qui l’idea di pubblicarlo</em>” ci dice lo scrittore portoghese. <strong>Il blog si riallaccia idealmente ai cinque volumi che pubblicò tra il 1993 e il 1997, intitolati “Quaderni di Lanzarote”.</strong></p>
<p>“<em>Anche in quel caso partivo dall’attualità per scrivere. Mescolavo temi diversi, dalle osservazioni sul mondo ai ricordi della mia infanzia, fino ad appunti quotidiani</em>”. I <strong>temi</strong> del “Quaderno” appena uscito vanno dagli <strong>ultimi atti del mandato di George W. Bush</strong>, alla <strong>crisi finanziaria</strong> che ha sconvolto i mercati occidentali, dalle polemiche su <strong>Guantánamo</strong>, alla <strong>libertà limitata di Roberto Saviano</strong> e ai recenti bombardamenti sulla <strong>Striscia di Gaza</strong>, fino alle <strong>intemperanze del nostro presidente del consiglio</strong>. Sull’attuale situazione politica italiana i commenti di Saramago sono molto appuntiti. “<em>Credo che la democrazia italiana sia malata</em> – ci dice Saramago – <em>Sta agli italiani farla guarire. Berlusconi è un ascesso per la vita politica e culturale dell’Italia. Occorre che gli italiani si risveglino da quest’incubo e si riapproprino di una coscienza democratica. Di questi tempi molti danno per scontata la democrazia, e invece non lo è. Siete voi italiani che dovete ristabilire un dibattito su questo tema</em>”. Questa sera lo scrittore si concederà ancora al Circolo dei Lettori (alle 21.00). Sul palco sarà accompagnato da Luca Rastello e Gabriele Vacis. Mentre sabato 10 ottobre all’Università, sempre sotto la Mole,  in occasione del lancio della quinta edizione di Festivalstoria, Saramago terrà un incontro sul tema “I libri contro il potere”.</p>
<p>Informazioni sul volume:<br />
Titolo: <strong>Il quaderno</strong><br />
Autore: Saramago José<br />
Prezzo: € 15,00<br />
Pagine: 171<br />
Traduttore: Lanciani G.<br />
Editore: Bollati Boringhieri  (collana Varianti)</p>
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		<title>Quando la pistola scivola in borsetta con la lacca</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 22:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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Janet Evanovich &#8211; Tre e sei morto &#8211; Salani



“Controllai la borsa per essere sicura di avere l’essenziale: cercapersone, fazzolettini, lacca, torcia elettrica, manette, rossetto, pistola con proiettili, cellulare ricaricato, pistola elettrica ricaricata, chewing-gum, spray al peperoncino, limetta per le unghie. Ero tosta come cacciatrice di taglie, no?”
È un piccolo passo del terzo volume della [...]]]></description>
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<div class="mceTemp">
<dl id="" class="wp-caption alignnone" style="width: 580px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="/wp-content/uploads/_old/20091006/evanovich.jpg" mce_href="/wp-content/uploads/_old/20091006/evanovich.jpg"><img class="  " title="Janet Evanovich - Tre e sei morto - Salani" src="/wp-content/uploads/_old/20091006/evanovich.jpg" mce_src="/wp-content/uploads/_old/20091006/evanovich.jpg" alt="Janet Evanovich - Tre e sei morto - Salani" width="570" height="210"></a><br mce_bogus="1"></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Janet Evanovich &#8211; Tre e sei morto &#8211; Salani</dd>
</dl>
</div>
<p></i></div>
<div><i>“Controllai la borsa per essere sicura di avere l’essenziale: cercapersone, fazzolettini, lacca, torcia elettrica, manette, rossetto, pistola con proiettili, cellulare ricaricato, pistola elettrica ricaricata, chewing-gum, spray al peperoncino, limetta per le unghie. Ero tosta come cacciatrice di taglie, no?”</i></div>
<div>È un piccolo passo del terzo volume della saga di Stephanie Plum, <b>“<i>Tre e sei morto</i>”</b> (<i><b>Salani</b></i>) di <b>Janet Evanovich</b>. Un misto di divertimento e thriller, ma anche il frutto di un lungo processo di maturazione di un&#8217;ex segretaria che ha &nbsp;intrapreso la carriera di scrittrice.</div>
<div>Prima con tanta fatica cerca la fortuna come autrice di romanzi rosa sotto lo pseudonimo di Steffie Hall e poi&nbsp; arriva ad inventare il personaggio della cacciatrice di taglie tutto pepe, che le porterà il successo.</div>
<div></div>
<div>In questo <b>terzo episodio</b> siamo alle prese con la <b>scomparsa di Mo Bedemier</b>, accusato di porto abusivo di arma da fuoco e libero su cauzione. E pare che non siamo a caccia di un pericoloso criminale, ma alle prese con la scomparsa di un gelataio, buono e ben voluto dalla popolazione del Borgo, tranquillo quartiere residenziale di Trenton, New Jersey.<br />Ma si sa, l&#8217;abito non fa il monaco e il gelataio si rivela essere non così innocuo. Le indagini portano a scoprire scenari insospettabili e pericolosi in cui Stephanie si ritrova suo malgrado invischiata. Quella che inizia come una pittoresca ricerca di routine arriva ad essere un vero inseguimento ricco di colpi di scena capaci di strappare la nostra protagonista alla poltrona della parrucchiera, e nel bel mezzo della tinta.</div>
<div>Poco conosciuta in Italia anche se vanta una folta lista di ammiratori, sia uomini che donne, nel suo paese, gli Stati Uniti, la Evanovich è ormai una celebrità, sia per le storie di questa singolare cacciatrice di taglie, che per il successo di tante altre iniziative che vanno dalla scrittura, ai workshop e ai saggi sulla composizione.</div>
<div>Suo è “<b>How I Write</b>” (purtroppo solo in inglese) <b>una godibile discussione che tiene con Ina Yalof (altra scrittrice americana) in cui, a 360 grandi parla dello scrivere in maniera chiara, con tabelle ed accorgimenti sia sul percorso creativo per maturare una storia che tanti consigli da artigiano sulla composizione.</b></div>
<div></div>
<div><b>Abbiamo raggiunto l’autrice</b>, sempre molto impegnata in cento progetti, per <b>alcune battute</b> che riportiamo.</div>
<div></div>
<div><b>Partendo dal libro, domanda numero uno, un classico, quando ha maturato l&#8217;idea di questo personaggio? (Stephanie Plum cacciatrice di taglie femminile? n.d.r.) È vero che nasce dopo le compere al centro commerciale dove ha speso il doppio per un paio di scarpe e voleva riacchiappare il negoziante di Saks per due chiacchiere?</b></div>
<div></div>
<div>Nel 1992 vidi un film con Robert DeNiro, &#8220;Prima di Mezzanotte&#8221;. Era la storia di un cacciatore di taglie ingaggiato per trovare un boss della mafia sparito e che se non si fosse presentato in tribunale entro una specifica data, l’azienda che ha pagato la sua cauzione avrebbe rischiato la bancarotta<br />E lì ho collegato le cose, mi sono detta che sarebbe stata una grande idea una cacciatrice di taglie donna!</div>
<div></div>
<div><b>Dopo tutti questi anni, qual è la lezione peggiore e la migliore che Stephanie ha insegnato a Janet?</b></div>
<div></div>
<div>La migliore? Si deve fare attenzione quando si guida! E la peggiore è che mangiare i dolci da&#8217; la felicità!</div>
<div></div>
<div><b>E il consiglio migliore e peggiore?</b></div>
<div></div>
<div>Il migliore che non si deve mollare mai! E il peggiore: smettiamola e trovati un lavoro vero.</div>
<div></div>
<div><b>Dalla rete apprendiamo che c&#8217;è un film basato sul primo libro. Notizia che si trascina avanti da tempo per altro. Ci sono delle novità? È vero che Stephanie verrà interpretata da Reese Witherspoon? Niente più Sandra Bullock e Hugh Jackman?</b></div>
<div></div>
<p>Al momento non ci sono novità. Ci piacerebbe da morire se gli Studios (la Columbia Pictures che ha comprato i diritti da tempo. n.d.r.) ne facessero un film.</p>
<div><b>È da un po&#8217; che i suoi libri sono anche in Italia, segno che tanta strada è stata percorsa. Quanto pensa sia diversa la Janet Evanovich di oggi dalla donna che cercava un Editore per i libri di Steffie Hall?</b></div>
<div></div>
<div>Ha messo su 10 chili.</div>
<div></div>
<div><b>Mi piacerebbe un piccolo quiz: chi ha datto la seguente frase? “Mi piace fare delle cose. Scrivere è la scelta di un modo.” Concorda? E perchè?</b></div>
<div></div>
<div>Non so chi lo ha detto. (La risposta esatta è: Intervista rilasciata a “The examiner” <a href="http://www.examiner.com/x-5640-Nashville-Authors-Examiner%7Ey2009m5d13-Q--A-with-author-Janet-Evanovich" mce_href="http://www.examiner.com/x-5640-Nashville-Authors-Examiner~y2009m5d13-Q--A-with-author-Janet-Evanovich">http://www.examiner.com/x-5640-Nashville-Authors-Examiner~y2009m5d13-Q&#8211;A-with-author-Janet-Evanovich</a>) Ma concordo che scrivere sia una scelta, e duro lavoro.</div>
<div></div>
<div><b>C’è qualcosa nel suo futuro editoriale senza Stephanie? Ci vuole dare qualche anticipazione?</b></div>
<div></div>
<p>Amo molto i libri di Stephanie Plum e non ho nessun piano di chiudere la serie. Anche se ho una storia con Diesel (uno degli spasimanti di Stephanie n.d.r.), in arrivo nel 2010 oltre a una graphic novel con Alex Barnaby (altra serie che non è ancora arrivata in Italia).<br /><b>Alla fine, Janet Evanovich è contenta della sua carriera di scrittrice? E Janet è felice? Lo sarà?</b></p>
<p>Amo la mia carriera ed anche i miei lettori. E sono molto felice.</p>
<p>Informazione sul volume:<br /><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/gallery/articoli/treeseimortoevanovich.jpg" mce_src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/gallery/articoli/treeseimortoevanovich.jpg" alt="tre e sei morto evanovich salani" width="98" height="135">Titolo: <b>Tre e sei morto</b><br />Autore: Evanovich Janet<br />Prezzo: € 16,80<br />Pagine: 342 p., rilegato<br />Traduttore: Cappi A. C.<br />Editore: Salani</p>
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		<title>The sleepers: dal progetto all’antologia</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 22:11:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo un anno e mezzo di lavorazione e raccolta di tanto materiale, il progetto di Misia Donati e Ilaria Silvuni è divenuto una antologia pubblicata per la romana Azimut Libri. Li abbiamo conosciti qualche tempo fa, all’inizio del loro ambizioso disegno editoriale che voleva approcciare uno stato della nostra vita che si sonda abbastanza poco se non in termini medici: il sonno. Ora abbiamo ricontattato Misia Donati ed Ilaria Silvuni per un punto della situazione, ora che il traguardo più bello è stato passato, la pubblicazione. 

The sleepers. Racconti tra sogno e veglia - Donati Misia, Silvuni Ilaria - Azimut]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 120px"><img title="The sleepers. Racconti tra sogno e veglia - Donati Misia, Silvuni Ilaria - Azimut" src="/wp-content/uploads/_old/20090112/SleepersDonatiSilvuniAzimut.jpg" alt="The sleepers. Racconti tra sogno e veglia - Donati Misia, Silvuni Ilaria - Azimut" width="110" height="166" /><p class="wp-caption-text">The sleepers. Racconti tra sogno e veglia - Donati Misia, Silvuni Ilaria - Azimut</p></div>
<p>Dopo un anno e mezzo di lavorazione e la raccolta di tanto materiale, il  progetto di <strong>Misia Donati</strong> e <strong>Ilaria Silvuni</strong> è  divenuto una <strong>antologia</strong> pubblicata <strong>per</strong> la  romana <strong>Azimut</strong> Libri.</p>
<p>Li abbiamo conosciuti qualche tempo fa con un <strong>disegno  editoriale</strong> molto ambizioso che voleva <strong>approcciare</strong> uno  stato della nostra vita che si sonda abbastanza poco se non in termini medici:  <strong>il sonno</strong>.<br />
Da un’idea <strong>ispirata dal precedente lavoro  editoriale</strong> di Donati <strong>è nato</strong> un <strong>gruppo  studio</strong> con il preciso intento di <strong>indagare</strong> su questo  nostro stato fisico e mentale <strong>dal punto di vista dell’artista</strong>,  per capire e indagare dentro noi stessi.<br />
<strong>E alla fine</strong>, come  giusta evoluzione di un processo di studio, è nato anche il  <strong>concorso</strong> che ha <strong>raccolto</strong> nello stesso volume  <strong>19 autori</strong> che hanno voluto raccontare a loro modo il loro  rapporto con il sonno.</p>
<p>Di questo concorso ne è nato un libro che raccoglie questi anni di studio e  analisi. <strong>Nel volume</strong> uscito alla fine di Novembre 2008, si legge  che <strong>il sonno è un vero e proprio continente</strong>, molto esplorato e  allo stesso tempo misterioso, in cui ci sono tutte le incoerenze del nostro  essere, del nostro vivere, dove ogni elemento che succede è sinonimo di  qualcos’altro molto personale, indefinito e allo stesso tempo urgente.</p>
<p>Questi diciannove autori affrontano a occhi aperti il viaggio che normalmente  ci vede addormentati, le sue fasi, gli stadi del sogno (sonno REM) e  dell’assenza di sogno (sonno NREM) cercando di essere in ascolto delle nostre  voci interne, senza presunzione di spiegare, ma con il proposito di scoprire con  la stessa meraviglia del bambino che è in noi.</p>
<p>Abbiamo contattato i curatori di questa antologia per due chiacchiere veloci  e fare un punto della situazione ora che il traguardo più bello è stato passato:  la pubblicazione.</p>
<p><strong>Eravamo fermi a Luglio del 2007 quando stavate raccogliendo il  materiale ed avevate indetto il concorso per la costruzione del libro. Avete  voglia di raccontarci cosa è successo da quella data?</strong></p>
<p>MISIA: Abbiamo continuato a raccogliere materiale, a occuparci del blog, a  viaggiare insieme dentro questa dimensione così familiare e al tempo stesso  remota che è il sonno, usando tutti i mezzi espressivi a nostra disposizione per  tentare di decifrarne il mistero e di comprenderne il fascino che esercitava su  di noi come artisti. Nella convinzione che il sonno non sia uno stato passivo  che semplicemente subiamo, ma un vero e proprio atto che compiamo e che come  tale ci racconta. L&#8217;antologia &#8220;The Sleepers &#8211; Racconti tra sogno e veglia&#8221; è  stata soltanto la logica evoluzione di questo processo conoscitivo durato più di  un anno, il suo coronamento.<br />
ILARIA: la risposta di chi visitava il nostro  blog, le persone con cui abbiamo parlato ci hanno fatto capire che la nostra  intuizione era corretta: c&#8217;era e c&#8217;è una forte necessità di raccontare il  rapporto che ognuno di noi ha con il sonno. La forma con cui ci arrivava il  materiale andava oltre quella diaristica. Era matura, estremamente profonda e,  quindi, interessante ai fini del progetto. Per questo la passività dello stato  del sonno s&#8217;è dimostrata non più valida trasformandosi in una fase assolutamente  attiva e che voleva raccontarsi. Come già detto da Misia, l&#8217;antologia è stata  un&#8217;evoluzione naturale, fisiologica, del processo che ognuno di noi fa dal  momento in cui nasce.</p>
<p><strong>Guardando il progetto nel suo complesso, avete qualche chicca da  raccontarci sulla sua elaborazione? Qualcosa particolare successo? Qualche  personaggio particolare del vostro gruppo?</strong></p>
<p>MISIA: La cosa che personalmente mi ha stupito di più, a parte la grande  partecipazione dei blogger, è stata la disponibilità di alcuni famosi artisti a  lasciarsi intervistare sul loro rapporto col sonno, senza quasi chiedere  garanzie o informazioni sul progetto. Tanta accessibilità, mi ha molto colpito.  Mi ha fatto pensare che, forse, c&#8217;è in ognuno di noi l&#8217;urgenza di comunicare la  parte più intima e quindi vera di noi stessi, che in questo senso parlare del  proprio rapporto col sonno sia un po&#8217; come mettersi finalmente a  nudo.<br />
Elaborare le proprie zone d&#8217;ombra, verbalizzare certi movimenti  magmatici dell&#8217;inconscio. Una sorta di outing, se così si può dire, doloroso ma  liberatorio, e quindi necessario.<br />
ILARIA: Aggiungerei una cosa: lo stupore di  molti bloggers di fronte all&#8217;esistenza del nostro progetto, la loro felicità nel  riscontrare la presenza e l&#8217;accessibilità di un luogo in cui poter finalmente  raccontare il loro rapporto con il sonno, con l&#8217;insonnia, non solo attraverso la  classica forma onirica.</p>
<p><strong>Quali erano le aspettative all&#8217;inizio del progetto e quali sono ora  le caratteristiche del libro che abbiamo tra le mani?</strong></p>
<p>MISIA: Le aspettative che avevo sono state tutte soddisfatte. Dopo la  pubblicazione del mio romanzo d&#8217;esordio, &#8220;Primi riti del dolce sonno&#8221; (Zandegù  Editore), che racconta la storia di tre adolescenti affetti da narcolessia che  come si saprà è una malattia primaria del sonno, dopo questa prima esperienza  editoriale dicevo, ho sentito che avevo rotto un argine. Che qualcosa era  tracimato e aveva investito altre persone. Che si annidavano storie anche  laddove nessuno le cercherebbe mai, tra le pieghe del sonno. E che a queste  storie andava data una voce. Ma ora che questo percorso di esplorazione è stato  compiuto, non tornerei più indietro. E&#8217; un viaggio estremo che forse si può fare  una volta sola, perché la seconda, non sarebbe più possibile  raccontarlo.<br />
ILARIA: Personalmente è aver vinto una piccola sfida, è stato il  risultato di lunghi mesi di lavoro e di ricerca. La dimostrazione che esistono  ancora buone idee che riescono a rispondere a esigenze comuni. Ma non mi fermo  qui&#8230; come ho fatto all&#8217;inizio del progetto.<br />
Il libro è prezioso per me.  Spero che la cura con cui abbiamo tutti trattato i testi sia riconoscibile non  solo da chi conosce l&#8217;antologia ancora prima che diventasse realtà.</p>
<p>Informazioni sul volume:<br />
Titolo: <strong>The sleepers. Racconti tra sogno  e veglia</strong><br />
Prezzo: € 12,50<br />
Pagine: 217<br />
Curatore: Donati Misia  Silvuni Ilaria<br />
Editore: Azimut (Roma) (collana Ex-aggero)</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>LINK</strong></span></p>
<p><a href="http://thesleepers.wordpress.com/" target="_blank">Il blog</a></p>
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		<title>Attraversami vince il Premio Editoria Indipendente di Qualità</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 17:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nato da un’immagine flash nella metropolitana di Milano, questo è il secondo romanzo del nostro Christian Mascheroni che avevamo conosciuto con “Impronte di Pioggia” (L’Ambaradan). Per la nuova casa editrice Las Vegas Edizioni, esce “Attraversami”, una storia d’amore in una terra dove questo sentimento è stato reso fuori legge. Un romanzo dolce ed amaro sulla passione e la sua assenza, sull’amore e la pace del cuore.  Ed è un romanzo di qualità che gli ha fatto vincere la terza edizione del Premio Editoria Indipendente di Qualità. La premiazione avverrà il 10 dicembre alle 20.30 a Nave (BS) presso la Sala civica 28 maggio adiacente la biblioteca.

Attraversami - Christian Mascheroni - Las Vegas Edizioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><a href="/wp-content/uploads/_old/20080421/Chrisgreen.jpg"><img title="Attraversami - Christian Mascheroni - Las Vegas Edizioni" src="/wp-content/uploads/_old/20080421/Chrisgreen.jpg" alt="Attraversami - Christian Mascheroni - Las Vegas Edizioni (Foto: Luca Patrone)" width="199" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Attraversami - Christian Mascheroni - Las Vegas Edizioni (Foto: Luca Patrone)</p></div>
<p>Nato da un’immagine flash nella metropolitana di Milano, questo è il secondo romanzo del nostro Christian Mascheroni che avevamo conosciuto con “Impronte di Pioggia” (L’Ambaradan). Per la nuova casa editrice Las Vegas Edizioni, esce “Attraversami”, una storia d’amore in una terra dove questo sentimento è stato reso fuori legge. Un romanzo dolce ed amaro sulla passione e la sua assenza, sull’amore e la pace del cuore.  Ed è un romanzo di qualità che gli ha fatto vincere la terza edizione del Premio Editoria Indipendente di Qualità. La premiazione avverrà il 10 dicembre alle 20.30 a Nave (BS) presso la Sala civica 28 maggio adiacente la biblioteca.</p>
<p><strong><em>Attraversami &#8211; Christian Mascheroni &#8211; Las Vegas Edizioni</em></strong></p>
<p>&#8220;Cosa succede quando l’amore viene improvvisamente proibito dalla legge? Un bacio punito con la prigione, una carezza con la tortura e l’affetto per i figli diventa solo un senso di colpa?&#8221;<br />
Quindi che cosa succede se ad un tratto fosse promulgata una legge che vieta l&#8217;amore?<br />
Questa è la storia di quando venne vietato il più grande dei sentimenti per legge e dei suoi giorni grigi di regime. Cljo, la ragazza della libreria con i capelli di seta e Husky, il ragazzo dallo sguardo di lupo ferito, custodiscono la chiave per salvare gli abitanti di Silence dalla tristezza di una vita senza sentimenti. Questa è la storia che ci racconta Christian Mascheroni che, dopo il romanzo di esordio e la sua prima partecipazione all&#8217;antologia di esordio per Las Vegas Edizioni, arriva questo mese nelle librerie con &#8220;Attraversami&#8221; per lo stesso editore.</p>
<p>Nel leggere le prime righe del libro si ha forse la sensazione di rivivere uno scenario zuccheroso alla De Amicis, ma si passa velocemente ad una dinamica e fluente storia d&#8217;amore in piena regola. Man mano che si legge la sensazione di estremo surreale che ci investe viene meno per una vicenda sempre più concreta in cui troviamo un amore traboccante tipico di questo autore e che abbiamo già visto in &#8220;Impronte di pioggia&#8221; (Ambaradan). </p>
<p>Ma quelli che hanno gradito poco la pubblicazione di esordio di questo autore si troveranno davanti ad una sorpresa: un romanzo molto più adulto, anche se dedicato ad un pubblico più giovane, e una storia molto più veloce, capace di ammaliare nelle sue sfumature ma che tiene sempre alta l’attenzione sia per la creatività che per lo stile.<br />
 <br />
Per quelli che non l&#8217;avessero ancora capito il giovane autore è lo stesso Mascheroni autore televisivo di Mtv e Mediaset che scrive nelle pagine elettroniche di questo giornale &#8211; di cui siamo anche molto fieri!</p>
<p>E sfruttando il nostro canale &#8220;preferenziale&#8221; gli abbiamo posto alcune domande a Christian su questa sua nova impresa editoriale.</p>
<p><strong>E siamo giunti ad una nuova tua storia, come nasce? Il nostro fittissimo network di informatori e fonti dice che questa è nata molto velocemente dietro un lavoro che per adesso hai voluto mettere nel cassetto. Cosa ha scatenato questo processo?</strong></p>
<p>“Attraversami” nasce, in effetti, per caso ed in un periodo in cui avevo la testa su un altro romanzo. Circa un anno fa avevo finito di scrivere un libro che mi aveva tenuto sotto pressione per un anno e mezzo. Idealmente era il mio “secondo romanzo”, ovvero quel mix di tensione e paralisi, ossessione e paura che segue al primo libro pubblicato. Volevo scrivere qualcosa di memorabile, ma in realtà ero spinto dalla volontà di vedere il mio sogno continuare. Tuttavia, quando ho finito di scriverlo, non ero soddisfatto, e, peggio ancora, non ne ero innamorato. Era come una prova d’esame, e, nonostante la fatica ed i mesi impiegati, non ero soddisfatto. Era freddo. Articolato, studiato, curato, ma freddo. L’ho così messo nel cassetto ed un giorno lo riscriverò, perché la storia mi intriga ancora. Continuavo a pensare a quel romanzo e mi dispiaceva aver speso tutta quella fatica per tornare al punto di partenza. Finché, un giorno, in metro, a Milano, non ho visto una ragazza che guardava fuori dalle porte che si erano appena chiuse. Un ragazzo, correndo, si è fermato ed ha guardato la ragazza attraverso il vetro. In quel momento mi chiesi chi fossero quei due ragazzi, se fossero innamorati o se, in realtà, non si fossero mai visti ed erano rimasti fulminati semplicemente guardandosi. Da lì mi è apparso chiaro che la mia storia sarebbe incominciato da uno sguardo. Sono corso a casa, entusiasta, ed ho incominciato a scrivere “Attraversami”. In tutto ci ho messo sei mesi. La differenza con il libro che ora giace nel cassetto è che “Attraversami” mi ha sempre riempito di gioia, di entusiasmo. Mi sono divertito a scriverlo.</p>
<p><strong>Facendo un paragone con il tuo romanzo di esordio si vedono molte differenze: una storia che segue forse la stessa passione e sentimento ma descritta in maniera veloce e spedita. Nuovo stile? Nuovo Editore?</strong><br />
 <br />
Di certo ho voluto staccarmi dal primo romanzo. In parte lo devo ad alcune critiche costruttive. “Impronte di Pioggia” è un romanzo che amo per ovvi motivi, il primo perché ha esaudito il sogno di una vita. Ma oggi lo scriverei con maggior consapevolezza. Allora ero spronato dal voler scrivere bene a tutti i costi, a voler emergere come scrittore di qualità, ma ho usato spesso un vocabolario ricco senza dare peso alla semplicità, che invece è maestra. Ho spesso esagerato per volontà di dimostrare, ma non c’è bisogno di dimostrare se si ha coscienza della scrittura. Tuttavia sono orgoglioso del mio primo romanzo, anche con tutti i suoi difetti. “Attraversami”, inoltre, l’ho pensato per un pubblico più giovane, e ho riflettuto sul modo in cui volevo raccontare questa storia. Inoltre stavo leggendo “La grammatica della fantasia” di Gianni Rodari ed ho capito che la semplicità, la linearità erano necessarie per raccontare l’amore di Cljo e Husky, così come il mondo onirico che li circonda. Andrea Malabaila, in quel periodo, stava leggendo i manoscritti per scegliere i primi titoli della sua nuova casa editrice, e la sua linea editoriale era giovane, fresca, ma interessata alla qualità della scrittura. Penso sia stata una congiunzione astrale, perché eravamo in perfetta simbiosi e gli sono molto grato. La cosa più bella è che Andrea, dopo aver letto i primi capitoli, mi ha sostenuto e mi ha dato una notevole dose di energia, affinché io finissi il romanzo con la massima libertà. E’ stato un processo magnifico.</p>
<p><strong>Ci siamo visti qualche tempo ad una presentazione della raccolta di racconti per Las Vegas Edizioni, hai voglia di raccontarci la tua esperienza con questa nuova e giovanissima casa editrice?</strong></p>
<p>Las Vegas edizioni è una città governata da un sindaco che tutti desidereremmo. Intelligente, acuto, sensibile, colto, gentile, un vero amico. Andrea è uno scrittore ed è riuscito a vestire i panni dell’editore con grande modestia, con la voglia di ricercare, studiare conoscere. Lo ammiro tantissimo come professionista e come persona. Se si legge il blog, <a href="http://www.lasvegasedizioni.splinder.com/">www.lasvegasedizioni.splinder.com</a> così come il blog degli autori da lui pubblicati, ci si rende conto del legame forte che si è instaurato fra tutti noi. Basta dirti che c’è una grande complicità fra gli autori dell’antologia, così come si è creata fra me e Belial (un talento sorprendente, e qui merito dell’intuizione di Andrea), fra me e Marco Candida, autore di spessore da noi tutti ammirato precedentemente, e con tutti gli altri. Condividere è la parola chiave di questa casa editrice. Siamo contenti per il successo degli altri. Ci supportiamo l’uno con l’altro. E questo è bellissimo e secondo me traspare dai libri stessi, tutti molto diversi, ma legati dalla passione, dalla volontà di scrivere al meglio. Per tutti scrivere non è strumentale, non ci guida la tensione verso il successo. Tutti scriviamo per la gioia che la scrittura ci trasmette.<br />
 <br />
<strong>Ed alla fine facciamo il punto della situazione sul futuro. che cosa c&#8217;è di nuovo in cantiere? E nel giardino segreto?</strong></p>
<p>Questo periodo è uno dei più intensi della mia vita. Sto facendo un punto della situazione e sto vivendo un momento di crescita interiore, di maturazione. Sto lavorando a dei progetti interessanti in tv, legati al cinema, alla musica (con MTV) e alla letteratura (quest’anno scrivo per una trasmissione sui libri e sono felicissimo). Questa è la tv che voglio fare e sono contento che mi sia permesso di farla. Per quanto riguarda i libri, sto scrivendo, in parallelo due romanzi. Il primo mi tocca profondamente, perché è ambientato a Vienna , terra di mia madre, della mia infanzia, della mia pace interiore. L’altro è nato da qualche settimana ed ha atmosfere teatrali. Sarà una nuova sfida. Ancora nuovi linguaggi. Non so ancora quale dei due finirò per primo. So solo che non ho fretta e che voglio godermi “Attraversami”. E’ il mio secondogenito e sono un padre orgoglioso.</p>
<p>Informazioni sul libro:<br />
<img class="alignleft" title="Attraversami - Christian Mascheroni - Las Vegas Edizioni " src="/wp-content/uploads/_old/20080421/MascheroniAttraversami.jpg" alt="" width="110" height="160" />Titolo:   <strong>Attraversami </strong><br />
Autore: Christian Mascheroni<br />
Editore: Las Vegas<br />
Pagine: 191<br />
Prezzo: 10 €</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Link</p>
<p><a title="Il Blog dell'autore" href="http://martinofeden.splinder.com" target="_blank">Il Blog dell&#8217;autore</a></p>
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