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	<title>pura lana di vetro</title>
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		<title>Se il Sud ha colonizzato l’Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 22:42:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un’Italia, frammentata, pigra e furbacchiona, in cui se sei “figlio di” o “amico di” fai carriera alla velocità della luce. 
Un’Italia fatta di salotti, di circoli chiusi, di amici degli amici, che fanno comunella. 
Un paese uniforme, nei suoi vizi, numerosi, e nelle sue virtù, poche, dal Piemonte alla Sicilia, unificato dall’egemonia di Roma e del Mezzogiorno. 
E’ “L’Italia de noantri” (Mondadori) di Aldo Cazzullo. Ce ne parla l’autore.

Aldo Cazzullo - L'Italia de noantri - Come siamo diventati tutti meridionali - Mondadori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 584px"><img title="Aldo Cazzullo - LItalia de noantri - Come siamo diventati tutti meridionali - Mondadori" src="/wp-content/uploads/_old/20091018/a-cazzullo_noantri.jpg" alt="Aldo Cazzullo - LItalia de noantri - Come siamo diventati tutti meridionali - Mondadori" width="574" height="214" /><p class="wp-caption-text">Aldo Cazzullo - L&#39;Italia de noantri - Come siamo diventati tutti meridionali - Mondadori</p></div>
<p>Un’Italia, frammentata, pigra e furbacchiona, in cui se sei “figlio di” o “amico  di” fai carriera alla velocità della luce. Un’Italia fatta di salotti, di  circoli chiusi, di amici degli amici, che fanno comunella. Un paese uniforme,  nei suoi vizi, numerosi, e nelle sue virtù, poche, dal Piemonte alla Sicilia,  unificato dall’egemonia di Roma e del Mezzogiorno.<br />
E’ l’Italia descritta,  con pennellate dense di ironia e con il rigore tipico dell’inchiesta, da <span style="font-weight: bold;">Aldo Cazzullo</span>, nel suo ultimo libro “<span style="font-weight: bold;">L’Italia de Noantri</span>” (<span style="font-style: italic;">Mondadori</span>).<br />
Un libro che si divora, che  parte da Alba e dintorni, terra da cui proviene il giornalista, per spingersi  fino all’estremo Sud della Sicilia, un libro che parte dal quotidiano, dalla  cronaca per poi allargare lo sguardo al costume, alla politica, in una parola  agli Italiani.<br />
Alla vigilia dell’inizio del tour di presentazione del libro,  <span style="font-weight: bold;">raggiungiamo Aldo Cazzullo al telefono per una  chiacchierata sulla sua ultima fatica. </span><br />
E cominciamo col chiedergli da  dove nasce “L’Italia de Noantri”. “<span style="font-style: italic;">Non sono un  giornalista da tavolino. Il panorama giornalistico italiano è pieno di  opinionisti che pensano che i confini del mondo siano nella loro testa. Il libro  nasce dall’osservazione della nostra realtà, osservazioni compiute nei miei  spostamenti per la penisola per lavoro o semplicemente nel corso dei miei  spostamenti in moto a Roma, dove vivo, o quando porto i figli a Gardaland,  piuttosto che a scuola</span>”.<br />
“<span style="font-style: italic;">Noantri è  la parola chiave del libro</span> – ci spiega il giornalista del “Corriere della  Sera” &#8211; <span style="font-style: italic;">Noi va inteso come clan, fazione,  campanile, ma anche come famiglia. Ora la famiglia in sé non è un nucleo  negativo, ma a guardarla da altre spigolature può cambiare di segno. Spesso la  famiglia può essere evocativa di circoli chiusi o di mali ancora peggiori, come  la mafia, detta appunto Cosa Nostra, che è poi l’antitesi dello Stato, del bene  comune</span>”. Noantri è la cifra del viziaccio tutto italiano di ricondurre,  anche con un certo autocompiacimento, il mondo al cortile di casa. Siamo ormai  circondati da figli d’arte e da figli di papà, al cinema, negli studi degli  avvocati, in Parlamento, all’Università. “<span style="font-style: italic;">La  logica di fedeltà e appartenenza al partito, al burocrate, all’ordine  professionale</span> – si legge nell’ultimo libro di Cazzullo &#8211; <span style="font-style: italic;">fa premio su quella della competenza</span>”.<br />
Così siamo rimasti invischiati in una società conservatrice, in cui  l’ascensore sociale si è guastato, in cui prevalgono “<span style="font-style: italic;">il rifiuto di ogni regola, la mancanza di senso dello  stato, il perdonismo da confessionale, l’indifferenza al bene comune, la  coltivazione delle clientele, l’elogio del malandrino, l’applauso alla furberia,  il trasformismo senza evoluzione e il ribellismo senza rivoluzione</span>”.<br />
Insomma il Belpaese è diventato un “<span style="font-style: italic;">paradiso abitato da diavoli</span>” per dirla con  Croce, che affibbiò la definizione a Napoli, la sua città. E se prima la  definizione calzava a pennello solo ad un certo atteggiamento circoscritto ai  piedi del Vesuvio e dintorni, adesso è diventato perfetto per l’intero stivale.<br />
<span style="font-weight: bold;">Il Sud insomma ha colonizzato il Nord. Ma  davvero c’è così tanta differenza tra Nord e Sud del Paese?</span><br />
“<span style="font-style: italic;">L’Italia è una sola</span> – risponde convinto il  giornalista &#8211; <span style="font-style: italic;">A mio parere non c’è un’egemonia  del nord virtuoso su un Sud che vive da parassita. Non è che al Nord non si  accettino mazzette, non ci sia il lavoro nero, gli appalti controllati dalla  mafia e non si passi col rosso. Oggi non esiste una questione meridionale, ma  una questione italiana</span>”. Affermazione ben documentata con fatti.<br />
Due  tra gli esempi più emblematici, portati da Cazzullo nel libro, la dicono lunga  su quanto l’Italia si sia meridionalizzata, nel senso che ha adottato il peggio  di ciò che proviene da Roma in giù. A Genova i rapporti dell’Antimafia segnalano  ben 61 famiglie della criminalità organizzata, di ‘ndrangheta, camorra, Sacra  Corona Unita e mafia. Insomma nei carrugi di De André vige la par condicio delle  famiglie criminali. Mentre la Valle d’Aosta ha il triste primato dei presidenti  di regione incriminati. E a proposito della settentrionale Vallée, c’è un  “nanetto” nel libro tanto comico quanto amaro. Tra i consulenti della regione,  infatti, c’è anche un tizio pagato 8.750 euro per “<span style="font-style: italic;">monitorare la specie canis lupus mediante il wolf-  howling</span>”, come a dire che c’è uno che si aggira per i boschi facendo  “Auuu”, e per questo viene remunerato con denaro pubblico.<br />
Ovviamente la  capitale del paese di noantri è Roma. E non solo sulla cartina geografica. Non è  un caso quindi ci fa intendere Cazzullo che la nuova Alitalia sia di base a  Fiumicino e abbia ridimensionato di parecchio la vecchia Malpensa. Né che “<span style="font-style: italic;">il nuovo capo di Assolombarda, il rappresentante di  sei mila aziende, fulcro dell’economia padana, è un manager pubblico originario  di Roma, Alberto Meomartini</span>”. Qualcuno potrebbe ribattere che l’Expo è  stato vinto da Milano, e non da Roma, ma la sostanza non cambia ci dice  Cazzullo. Nel suo libro si legge che “<span style="font-style: italic;">le  complesse manovre di avvicinamento all’Expo ricordano più le dispute bizantine  del Palazzo capitolino che l’efficienza meneghina</span>”.<br />
E se poi  guardiamo al cinema e alla tv, ancora più che mai Roma caput mundi. Cazzullo fa  notare che il papa bergamasco Roncalli parla con l’accento romanesco di Massimo  Ghini e che il film tratto da “Il Partigiano Jhonny” di Fenoglio ha nel cast il  protagonista de “I Cesaroni” Claudio Amendola. Insomma quella di Cazzullo è  un’Italia ripiegata in modo flaccido su se stessa, che non si accorge neanche di  quanta domanda di Italia ci sia in giro per il mondo. Domanda che viene  soddisfatta da aziende non italiane, cosicché in Usa e in Cina si consumano i  “fettucini Alfredo” e al duty free di Amsterdam, tanto per fare due esempi,  impazza la firma Paolo Salotto. E’ quello che Cazzullo definice l’ “italian  sounding”, che dall’alto del nostro rinomato made in Italy può sembrare puerile,  può far storcere il naso, ma che in soldoni – è il caso di dire &#8211; genera un giro  d’affari da oltre 17 miliardi di dollari. Mica male in tempi di vacche magre e  di crisi economica.<br />
Possibile che questi soldi ci passino così sotto il  naso? Il fatto è che <span style="font-weight: bold;">“Gli italiani non hanno più  voglia di lavorare</span>”, come si intitola uno dei capitoli del libro. Perché  gli italiani, scrive Cazzullo hanno perso il senso del dovere e del sacrificio  dei padri, quello che ti fa rimboccare le maniche e sporcarti le mani, un  ingrediente che sarebbe indispensabile per uscire dalla crisi e per gettarsi  nella mischia, alla conquista del mercato globale.<br />
<span style="font-weight: bold;">Un altro segno della meridionalizzazione del  Paese?</span> “Credo di no. Credo anzi che la storia del Sud sia fatta di immani  sacrifici”. Come a dire che non si possono ignorarei contadini dei latifondi e  gli operai che da Sud emigravano a Torino e Milano per lavorare alla catena di  montaggio.<br />
Del resto il pamphlet di Cazzullo non è un inno alla Lega Nord.  Tutt’altro. “<span style="font-style: italic;">E’ un libro antileghista</span> –  ci dice il giornalista &#8211; <span style="font-style: italic;">Anche la Lega è un  tipico prodotto della mentalità del “noantri”. Si basa sull’amicizia e sulla  fedeltà al capo. Cosa c’è poi di più meridionale di un Bossi che festeggia per  tre volte una laurea che non ha mai preso</span>?”. Il capitolo dedicato alla  politica è molto amaro.<br />
Da destra a sinistra non c’è scampo per nessuno.  “<span style="font-style: italic;">Anche il vecchio Pc è un partito fatto di  famiglie e di amici. Venendo alla situazione odierna, la cosa grave è che si  assiste ad una sorta di privatizzazione della politica. La politica oggi si è  trasformata in un metodo per fare soldi e per coltivare i propri  interessi</span>”.<br />
Aperto il vaso di Pandora delle bassezze nostrane,  Cazzullo però non rinuncia a ricordarci che in fondo al mitico vaso c’era pure  la speranza. E se l’Italia non si è ancora desta, c’è un’Italia che ce la fa,  come titolò De Bortoli mesi fa il suo fondo di esordio al Corsera. O meglio  un’Italia che ce la vuole fare. E’ quella dei preti sociali, dei medici, dei  ricercatori, delle nuove leve di immigrati, i nuovi italiani, che faticano nelle  nostre case, che studiano per accaparrarsi un futuro migliore, degli  imprenditori che reggono il peso della crisi e del Sud in cerca di riscatto. E  molti di questi personaggi che ce la vogliono fare sono donne.<br />
“<span style="font-style: italic;">La situazione non è bella, ma vedo degli  antidoti</span> &#8211; ci dice il giornalista &#8211; <span style="font-style: italic;">la  speranza di raddrizzarsi può venire dalle donne. Abbiamo una donna a capo della  Confindustria, la maggior parte dei direttori delle carceri nostrane sono donne,  giusto per fare due esempi. E la memoria delle vittime della mafia cammina su  gambe femminili</span>”.<br />
E proprio dalla Sicilia, che il folklore italico  vuole la più machista delle nostre Regioni, arriva la riscossa in rosa. Cazzullo  la definisce <span style="font-weight: bold;">“l’isola delle femmine” </span>nelle ultime pagine del libro.<br />
L’Italia continua a meridionalizzarsi,  dunque. Ma forse questa volta, se la via è quella disegnata da donne come Elvira  Sellerio, o da altre siciliane illustri citate nel libro, non è detto che sia un  male. Anzi.</p>
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		<title>Le gemelle e l’incanto del buio</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Dec 2006 19:50:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tornano i percorsi di crescita delle gemelle e le splendide scenografie della Valle del Verdepiano in cui Magici e Non Magici hanno saputo vivere assieme. Ma quella alleanza è in bilico, il nemico che i Magici in passato erano riusciti a mandare via sta tornando cercando di prendere la valle, costi quello che costi. Come l’autrice aveva promesso durante l’intervista tenuta con PLDV per l’uscita del primo volume, torna “Fairy Oak. L' incanto del buio” (De Agostini Ragazzi) in cui quella Elisabetta Gnone che conosciamo anche per quelle W.i.t.c.h. della televisione ci ha confezionato un'altra bellissima magia fatta di parole e meravigliose illustrazioni per una storia avvolgente. 

Fairy Oak. L' incanto del buio – Elisabetta Gnone – De Agostini Ragazzi ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><img title="Fairy Oak. L incanto del buio – Elisabetta Gnone – De Agostini Ragazzi " src="/wp-content/uploads/_old/20061219/fairy-oak2_p.jpg" alt="Fairy Oak. L incanto del buio – Elisabetta Gnone – De Agostini Ragazzi " width="120" height="175" /><p class="wp-caption-text">Fairy Oak. L&#39; incanto del buio – Elisabetta Gnone – De Agostini Ragazzi </p></div>
<p>Ci aveva promesso che a distanza di un anno circa ci sarebbe stato il secondo  episodio e la promessa è stata mantenuta. <em>Elisabetta Gnone</em>, conosciuta  prima per quelle W.i.t.c.h. della Walt Disney e poi per quel fenomeno letterario  che è stato in testa alle classifiche chiamato &#8220;Fairy Oak, il segreto delle  Gemelle&#8221; è uscita con il capitolo due &#8220;<strong><em>Fairy Oak. L&#8217; incanto del  buio</em></strong>&#8221; (<em>De Agostini Ragazzi</em>).<br />
Torniamo nella Valle di  Verdepiano, nel villaggio in cui, per lungo tempo, magici e non hanno saputo  vivere assieme. Ma il nemico che i Magici hanno allontanato nel passato sta per  tornare e metterà a dura prova quest&#8217;alleanza.<br />
Come tutte le fiabe che si  rispettano, non è solo questione di lotta del bene contro il male, come ci aveva  detto l&#8217;autrice nell&#8217;intervista per l&#8217;uscita del volume primo, è la  continuazione del percorso di formazione delle due gemelle, sempre più legate e  sempre più diverse, una strega della luce ed una dell&#8217;oscurità, nonché la  continuazione di quel discorso sul rispetto delle cose che abbiamo attorno.  Anche in questo libro c&#8217;è la contrapposizione tra il villaggio e il rispetto  verso la natura ed il nemico che vuole la valle per il puro gusto di  averla.<br />
E non solo, un ruolo di grande importanza è sempre quello della  fatina Felì che ha il compito di proteggere le due ragazzine perché forse  ricadrà su di loro il compito di portare la pace nella valle.<br />
La  continuazione di una bella fiaba e la formula del primo volume è confermata, sia  intermini di vicenda che di un libro stampato nel pieno rispetto della natura  con l&#8217;utilizzo di sola carta riciclata e quelle illustrazioni da sogno che  avvolgono il lettore in quella valle magica.<br />
Insomma, un nuovo episodio delle  gemelle è arrivato, destinato a ripetere il successo del primo volume,  rivelandosi, a giudizio dei lettori, non solo una lettura per ragazzi ma una  rilassante evasione anche per i più grandi.</p>
<p>Informazioni sul libro:<br />
Titolo: <strong>L&#8217; incanto del buio. Fairy  Oak. Vol. 2</strong><br />
Autore: Gnone Elisabetta<br />
Prezzo: € 15,90<br />
Pagine: 351<br />
Editore: De Agostini Ragazzi</p>
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		<title>Sorelle, per destino e per odio</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jul 2006 16:06:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un’India a metà tra passato e presente Mikki perde i genitori in un incidente stradale e diviene la direzione di un impero industriale a limite del tracollo. Debiti e sotterfugi peggiorano la situazione fino al momento in cui scopre che una sola persona la può aiutare, la sua sorellastra illegittima Alisha, quella sorella che non ha mai avuto le fortune di Mikki e che per questo la odia. In un fitto ed appassionate intreccio si sviluppa “Sorelle” prima uscita italiana per Tea Edizioni della scrittrice Shobhaa Dé, fenomeno in patria e con tutti i presupposti di esserlo anche in Italia.

Sorelle - Shobhaa Dé - Tea Edizioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img title="Sorelle - Shobhaa Dé - Tea Edizioni " src="/wp-content/uploads/_old/20060718/shobhade-sorelle.jpg" alt="Sorelle - Shobhaa Dé - Tea Edizioni " width="200" height="312" /><p class="wp-caption-text">Sorelle - Shobhaa Dé - Tea Edizioni </p></div>Due donne e due universi a confronto. Quello di Mikki Hiralal, figlia legittima del magnate delle industrie Hìralal e quello di Alisha, la figlia illegittima e quindi sorellastra.<br />Quando un incidente stronca la vita dei suoi genitori Mikki deve lasciare l’università occidentale degli Stati Uniti per prendere le redini dell’impero che è tutt’altro che in buone acque, in cui gli stessi collaboratori del padre la tengono all’oscuro dalla verità e che le lasciano solo i creditori. Una persona sola potrebbe aiutarla, quella ragazza, la sorellastra che ha scoperto di avere. C&#8217;è un problema, però, Alisha odia Mikki perché Mikki per Alisha e tutto quello che non ha mai avuto.<br />Parliamo di “Sorelle” appena uscito per Tea Edizioni della scrittrice Shobhaa Dé, un vero evento letterario in un India che sta cambiando velocemente.<br />Infatti, la Dé è appena giunta in Italia con questo volume ma nel proprio paese, l’India, è conosciuta come autrice di ben 13 bestseller che hanno toccato le vette delle classifiche librarie.<br />L’universo di questo libro è quello di un India a metà strada tra la tradizione e la modernità con tutto quello che ne deriva. Mikki viene dagli Stati Uniti a Bombay, dove si svolge la vicenda, il mondo con il quale deve avere a che fare mentre per Alisha questa stessa città è il mondo dal quale vorrebbe fuggire. Se da una parte Mikki è la donna determinata Alisha è quella che ha sempre visto negato tutto quello che l’altra ha avuto. Ma gli accostamenti non sono solo questi, forse in maniera un po’ provocatoria ci sono gli uomini e le donne, uomini da sempre osannati come dei per la società indiana e le donne che sono poi il vero perno risolutore dei problemi.<br />Ed è forse questo l’intento che l’autrice vuole imprimere nelle pagine del libro, quello di mostrare un paese in cui la tradizione è la maniera per preservare la propria identità e la propria cultura ma anche un mezzo per permettere a chi non vuole guardare avanti, per ostentare e mantenere pregiudizi di comodo. C’è tanta voglia di uscire dagli schemi parlando di sesso in maniera sempre più esplicita, perché è giunto il momento di parlarne liberamente a tutti e perché, con una certa sicurezza l’autrice sa che non sono solo le donne a leggerla ma anche gli uomini, che lo fanno di nascosto ma lo fanno.<br /><div class="wp-caption alignright" style="width: 330px"><img title="Shobhaa Dé" src="/wp-content/uploads/_old/20060718/shobhade.jpg" alt="Shobhaa Dé" width="320" height="290" /><p class="wp-caption-text">Shobhaa Dé</p></div>Per noi Shobhaa Dé è un successo letterario perché ci ha portato fotografie di un paese – ed in particolare Bombay –  in forte cambiamento che ci fa ricordare Lavanya Sankaran e le sue storie su Bangalore – ma c’è molto di più, in patria questa autrice è una vera colonna portante dell’informazione con editoriali per le maggiori testate del paese, interviste ai grandi personaggi della realtà locale spesso direttamente dalla propria casa nella quale lavora. E, ultimo ma non ultimo, è stata nominata tra le 30 donne più belle del paese. È anche sua l’invenzione del Hinglish, nuovo conio per quella lingua inglese parlata dagli indiani, che non è inglese ma una lingua che si è sviluppata e che vive di una vita propria.<br />Ci rimane da dire che questo libro, che alcuni commenti raccolti in internet lo hanno definito “una storia toccante ed appassionate fino all’ultima pagina” è il primo per un fenomeno che ha tutti i presupposti per allargarsi anche da noi</p>
<p>Informazioni sul libro:<br />Titolo: <strong>Sorelle</strong><br />Autore: Dé Shobhaa<br />Editore: TEA<br />Prezzo 8,50 €<br />Pagine: 283</p>
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		<title>Il ritorno di De Cataldo</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2006 22:14:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A ridosso dell’uscita in DVD della trasposizione cinematografica del libro dell’Ellroy italiano Giancarlo De Cataldo per la regia di Michele Placido, si torna a parlare del suo libro scritto nel 2002: "Romanzo Criminale" (Einaudi) e torna attuale una sua affermazione: "Possibile che gli americani siano riusciti a re-interpretare in chiave metaforica la loro storia [criminale] recente e noi, che abbiamo vissuto la stagione delle Stragi, del terrorismo, dell’offensiva mafiosa non siamo stati capaci d’inventare un’epopea della nostra […]?". ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img title="Romanzo criminale - De Cataldo Giancarlo - Einaudi" src="/wp-content/uploads/_old/20060228/romanzocriminale.jpg" alt="Romanzo criminale - De Cataldo Giancarlo - Einaudi" width="200" height="306" /><p class="wp-caption-text">Romanzo criminale - De Cataldo Giancarlo - Einaudi</p></div>&#8220;Possibile che gli americani siano riusciti a re-interpretare in chiave metaforica la loro storia recente, caricando di senso mitico l’assassinio di un Presidente, una guerra disastrosa, il razzismo e quant’altro abbia percorso le vene inquiete di quella grande nazione negli ultimi quarant’anni, e noi, che abbiamo vissuto la stagione delle Stragi, del terrorismo, dell’offensiva mafiosa non siamo stati capaci d’inventare un’epopea della nostra recente &#8217;storia criminale&#8217;?&#8221;. <br />A porsi questo interrogativo qualche anno fa era Giancarlo De Cataldo l&#8217;autore di &#8220;Romanzo Criminale&#8221;, l&#8217;opera da cui è stato tratto l&#8217;omonimo film di Michele Placido, al suo debutto internazionale in nei giorni scorsi al festival di Berlino. &#8220;La mia personalissima, discutibilissima risposta a questa domanda&#8221; dice De Cataldo è &#8220;Romanzo Criminale&#8221; uscito nel 2002 e ora di  nuovo sotto i riflettori, grazie all&#8217;omonimo adattamento di Michele Placido.  Il romanzo, con cui De Cataldo si è aggiudicato l&#8217;appellativo di Ellroy italiano, non ha tardato anche ad attrarre l&#8217;attenzione degli americani sopra citati. Non a caso il film di Placido è stato prodotto in collaborazione tra l&#8217;italiana Cattleya e l&#8217;americana Warner Bros.   <br />Libro e film sono stati definiti di genere giallo o thriller, ma qui non è il caso di scomodare generi e categorie. Troppo riduttivi. In questo caso ci viene in soccorso Andrea Camilleri che su &#8220;Romanzo Criminale&#8221; a suo tempo scrisse: &#8220;Questo romanzo di Giancarlo De Cataldo è criminale non solo nel titolo, ma soprattutto nel suo essere, nel suo proporsi. Perché è destinato a scompaginare, criminalmente, ma con mia somma goduria, le carte di tutti quei recensori e critici, e ce ne sono tanti in Italia, che amano dotare subito ogni romanzo che leggono, o che credono di aver letto, del suo bravo recintino debitamente palettato e contrassegnato da una scritta- romanzo giallo, romanzo di formazione, romanzo d’evasione, romanzo storico, romanzo familiare e via processionando- in modo da sentirsi rassicurati per l’etichettatura assegnata al ghetto giusto o al loculo giusto&#8221;. <br />Quando ricevette il Premio Scerbanenco nel 2003 al Noir in festival di Courmayeur, De Cataldo definì &#8220;Romanzo Criminale&#8221; &#8220;un cantico su Roma, sui suoi pregi e difetti. E si svolge in un periodo cruciale, ossia quando l’Italia stava cambiando volto. Per scriverlo ho attinto da atti giudiziari e da tanti libri, tra i quali desidero sottolineare quello di Giovanni Bianconi. Il mio è uno sforzo di memoria in un Paese che dimentica, anzi, che vuole dimenticare in fretta”. <br />Atti giudiziari con cui lo scrittore ha parecchia dimestichezza. Giudice di Corte d’Assise a Roma, città nella quale vive dal 1973, De Cataldo quando depone la toga  prende in mano la penna per scrivere, romanzi ma anche testi teatrali e sceneggiature per la tv. <br /><div class="wp-caption alignright" style="width: 288px"><img title="Giancarlo de Cataldo" src="/wp-content/uploads/_old/20060228/giancarlodecataldo.jpg" alt="Giancarlo de Cataldo" width="278" height="208" /><p class="wp-caption-text">Giancarlo de Cataldo</p></div>Il suo &#8220;Nero come il cuore&#8221;, romanzo di esordio, che è stato ristampato in questi giorni da Einaudi segna anche il suo esordio come sceneggiatore. I più teledipendenti si ricorderanno che nel lontano 1994 Canale 5 trasmise un adattamento televisivo di questo romanzo firmato da  Maurizio Ponzi e interpretato da Giancarlo Giannini. L&#8217;autore partecipò alla stesura della sceneggiatura. Prima ancora che Michele Placido pensasse di realizzare l&#8217;adattamento di &#8220;Romanzo Criminale&#8221;, lo scrittore togato aveva già al suo attivo qualche sceneggiatura, come &#8220;Onora il padre (2001) di Gianpaolo Tescari e &#8220;Paolo Borsellino&#8221; (2004) di Gianluca Tavarelli.</p>
<p>Informazioni sul libro:<br />Titolo: <strong>Romanzo criminale </strong><br />Autore: De Cataldo Giancarlo <br />Prezzo: € 16,00  <br />Pagine: 625 <br />Editore Einaudi</p>
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		<title>Nuovi pensieri di Bellavista</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2005 00:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Io prendo un libro di filosofia difficile, lo copio in uno più semplice, lo vendo e ci faccio i soldi”, così bacchetta spiritosamente il suo lavoro il filosofo partenopeo alla presentazione del suo nuovo libro, i Pensieri di Bellavista (2005, Mondadori) rievocazione del precedente romanzo (Così parlò Bellavista) scritto nel 1977.
Dopo circa venti anni De Crescenzo, 76enne, torna con 365 pensieri, alcuni che rispecchiano il suo innato e pungente umorismo, alcuni che mostrano quel singolare modo di vivere di Napoli ed alcuni gratuitamente scontati. “Questo è un libro da leggere prima di andare a letto, ogni sera ci leggiamo un pensiero e ci terrà compagnia per un anno.” Parole sue.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img title="I pensieri di Bellavista - Luciano De Crescenzo - Mondadori" src="/wp-content/uploads/_old/20050517/bellavista_pensieri.jpg" alt="I pensieri di Bellavista - Luciano De Crescenzo - Mondadori" width="150" height="236" /><p class="wp-caption-text">I pensieri di Bellavista - Luciano De Crescenzo - Mondadori</p></div>
<p>“Io prendo un libro di filosofia difficile, lo copio in uno più semplice, lo vendo e ci faccio i soldi”, così bacchetta spiritosamente il suo lavoro lo scrittore partenopeo alla presentazione del suo nuovo libro, i Pensieri di Bellavista (2005, Mondadori) rievocazione del precedente volume del 1977.</p>
<p>Dopo circa venti anni De Crescenzo, 76enne, torna con 365 pensieri, alcuni che rispecchiano il suo innato e pungente umorismo, alcuni che mostrano quel singolare modo di vivere di Napoli ed alcuni gratuitamente scontati. L’autore, che ha presentato questo volume alla passata Fiera del Libro di Torino il 5-9 Maggio, si è posto la domanda: “Che cosa pensiamo quando la sera andiamo a letto ed aspettiamo il sonno?”, risponde dicendo che questo libro non è altro che una lunga lista di quei pensieri che vengono in quel momento e conclude il suo pensiero dicendo che “Questo è un libro da leggere prima di andare a letto, ogni sera ci leggiamo un pensiero e ci terrà compagnia per un anno.”</p>
<p>La presentazione dell’opera, introdotta da un breve spezzone del film ispirato al primo volume, si è susseguita con frizzante ritmo leggendo alcuni pensieri tratti dal libro e condividendo con il pubblico alcuni commenti pescati dalle sue esperienze personali.</p>
<p>Nella vita ci sono tre età: la prima quella più agitata si chiama Rivoluzione, la seconda più riflessiva si chiama Riflessione mentre la terza ed ultima si chiama Televisione.</p>
<p>[Autore] Praticamente si nasce e si cresce volendo cambiare il mondo e si finisce col cambiare canale.</p>
<p>La felicità è desiderare.</p>
<p>[Autore] L’alpinista, se raggiungesse subito la cima non sarebbe felice, lo è nel momento in cui la scala. Non esiste nessuno di più felice di un guardone in un campo di nudisti!</p>
<p>Il giorno prima della chiusura delle case di tolleranza tutti piangevano.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><img title="Luciano De Crescenzo" src="/wp-content/uploads/_old/20050517/Luciano1.jpg" alt="Luciano De Crescenzo" width="120" height="182" /><p class="wp-caption-text">Luciano De Crescenzo</p></div>
<p>[Autore] La legge Merlin è entrata in vigore nel 1958 decretando come illegali le case di tolleranza. In quelle stesse case nacque il termine marchetta, in quanto era l’offerta di denaro che la signorina percepiva nel ricevere i clienti anche se il suo sostentamento non derivava da quello. Quando uno entrava nella casa, si accomodava in una grande hall in cui aspettare che la ragazza desiderata fosse libera per riceverlo, nel momento in cui questa lo era salivano in camera e il vero guadagno veniva dalle ordinazioni che si facevano. Appena entrati in stanza, lei chiedeva subito se si voleva bere qualcosa e percepiva il 40% sul prezzo della bevanda servita.</p>
<p>Sì, tutti piangevano quel giorno, quella che piangeva di più è stata la metresse che mi si avvicinò e mi disse: “Dottore, che cosa hanno fatto!? E adesso che ne sarà di loro, dovranno andare in strada! Io le controllavo, le proteggevo ed adesso che ne sarà di queste ragazze. E’ possibile che non sappiano fare le leggi a Roma?” Ed oggi sappiamo che fine hanno fatto quelle ragazze e la categoria.</p>
<p>Anche in questo volume tutto lo spirito di Napoli si condensa nelle sue pagine mostrando quello spirito verace che ha contraddistinto la precedente opera. Siamo di fronte a quello spirito che non esiste in altre città del Italia settentrionale in cui nessuno si interessa di nessuno perdendo quella dimensione umana che ci fa sentire vivi.</p>
<p>Questa volta De Crescenzo non da’ il meglio di se stesso producendo quell’opera che spesso esce nei ritagli di tempo mentre si sta scrivendo qualcosa di più impegnato.</p>
<p>Questo libro, risponde De Crescenzo ad una domanda, come il precedente del genere, è ispirato alla memoria di Giuseppe Marotta con il quale in giovane età volevano pubblicare un libro chiamato La Napoli di Bellavista in cui fare foto e scrivere pensieri su di esse ma poi l’editore volle pubblicare solo le foto facendo uscire il libro nel 1979.</p>
<p>Nella bibliografia dell’autore ci sono molti successi tra romanzi, video e saggi, come Così parlò bellavista (1977) che vendette oltre 600.000 copie (grazie soprattutto alla spinta avuta da Costanzo e dal suo Show di quegli anni), la menzionata Napoli di Bellavista (1979), Storia della Filosofia Greca 1 e 2 (1983, 1986), Il dubbio (1992), Croce e Delizia (1993), Il tempo e la felicità (1998) e Tale e quale (2001).</p>
<p>“Io prendo un libro di filosofia difficile, lo copio in uno più semplice, lo vendo e ci faccio i soldi”, guadagna perchè comunque i suoi libri vengono comprati perchè c’è bisogno di leggere di libri che parlano di cose grandi in parole semplici, cosa che nella realtà nostrana non è sempre facile producendo libri troppo ricchi di accademicismo.</p>
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<div style="margin: 0cm 0cm 0pt;">“Io prendo un libro di filosofia difficile, lo copio in uno più semplice, lo vendo e ci faccio i soldi”, così bacchetta spiritosamente il suo lavoro lo scrittore partenopeo alla presentazione del suo nuovo libro, i <em>Pensieri di Bellavista</em> (2005, Mondadori) rievocazione del precedente volume del 1977.</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Dopo circa venti anni De Crescenzo, 76enne, torna con 365 pensieri, alcuni che rispecchiano il suo innato e pungente umorismo, alcuni che mostrano quel singolare modo di vivere di Napoli ed alcuni gratuitamente scontati. L’autore, che ha presentato questo volume alla passata Fiera del Libro di Torino il 5-9 Maggio, si è posto la domanda: “Che cosa pensiamo quando la sera andiamo a letto ed aspettiamo il sonno?”, risponde dicendo che questo libro non è altro che una lunga lista di quei pensieri che vengono in quel momento e conclude il suo pensiero dicendo che “Questo è un libro da leggere prima di andare a letto, ogni sera ci leggiamo un pensiero e ci terrà compagnia per un anno.”</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt;">La presentazione dell’opera, introdotta da un breve spezzone del film ispirato al primo volume, si è susseguita con frizzante ritmo leggendo alcuni pensieri tratti dal libro e condividendo con il pubblico alcuni commenti pescati dalle sue esperienze personali.</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em>Nella vita ci sono tre età: la prima quella più agitata si chiama Rivoluzione, la seconda più riflessiva si chiama Riflessione mentre la terza ed ultima si chiama Televisione.</em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt;">[Autore] Praticamente si nasce e si cresce volendo cambiare il mondo e si finisce col cambiare canale.</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em>La felicità è desiderare.</em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt;">[Autore] L’alpinista, se raggiungesse subito la cima non sarebbe felice, lo è nel momento in cui la scala. Non esiste nessuno di più felice di un guardone in un campo di nudisti!</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em>Il giorno prima della chiusura delle case di tolleranza tutti piangevano.</em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt;">[Autore] La legge Merlin è entrata in vigore nel 1958 decretando come illegali le case di tolleranza. In quelle stesse case nacque il termine <em>marchetta</em>, in quanto era l’offerta di denaro che la <em>signorina</em> percepiva nel ricevere i clienti anche se il suo sostentamento non derivava da quello. Quando uno entrava nella <em>casa</em>, si accomodava in una grande hall in cui aspettare che la ragazza desiderata fosse libera per riceverlo, nel momento in cui questa lo era salivano in camera e il vero guadagno veniva dalle ordinazioni che si facevano. Appena entrati in stanza, lei chiedeva subito se si voleva bere qualcosa e percepiva il 40% sul prezzo della bevanda servita.</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Sì, tutti piangevano quel giorno, quella che piangeva di più è stata la <em>metresse</em> che mi si avvicinò e mi disse: “Dottore, che cosa hanno fatto!? E adesso che ne sarà di loro, dovranno andare in strada! Io le controllavo, le proteggevo ed adesso che ne sarà di queste ragazze. E’ possibile che non sappiano fare le leggi a Roma?” Ed oggi sappiamo che fine hanno fatto quelle ragazze e la categoria.</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Anche in questo volume tutto lo spirito di Napoli si condensa nelle sue pagine mostrando quello spirito verace che ha contraddistinto la precedente opera. Siamo di fronte a quello spirito che non esiste in altre città del Italia settentrionale in cui nessuno si interessa di nessuno perdendo quella dimensione umana che ci fa sentire vivi.</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Questa volta De Crescenzo non da’ il meglio di se stesso producendo quell’opera che spesso esce nei ritagli di tempo mentre si sta scrivendo qualcosa di più impegnato.</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Questo libro, risponde De Crescenzo ad una domanda, come il precedente del genere, è ispirato alla memoria di Giuseppe Marotta con il quale in giovane età volevano pubblicare un libro chiamato <em>La Napoli di Bellavista </em>in cui fare foto e scrivere pensieri su di esse ma poi l’editore volle pubblicare solo le foto facendo uscire il libro nel 1979.</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><img src="http://www.puralanadivetro.com/public/_image/20050517/Luciano1.jpg" border="0" alt="" width="120" height="182" align="left" />Nella bibliografia dell’autore ci sono molti successi tra romanzi, video e saggi, come <em>Così parlò bellavista</em> (1977) che vendette oltre 600.000 copie (grazie soprattutto alla spinta avuta da Costanzo e dal suo <em>Show</em> di quegli anni), la menzionata <em>Napoli di Bellavista</em> (1979), <em>Storia della Filosofia Greca  1</em> e <em>2</em> (1983, 1986), <em>Il dubbio</em> (1992), <em>Croce e Delizia</em> (1993), <em>Il tempo e la felicità</em> (1998) e <em>Tale e quale</em> (2001).</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt;">“Io prendo un libro di filosofia difficile, lo copio in uno più semplice, lo vendo e ci faccio i soldi”, guadagna perchè comunque i suoi libri vengono comprati perchè c’è bisogno di leggere di libri che parlano di cose grandi in parole semplici, cosa che nella realtà nostrana non è sempre facile producendo libri troppo ricchi di accademicismo.</div>
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		<title>Ricordo di Pierluigi De Mas</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2005 23:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Documento inoltrato da una comunicazione di Asifa Italia) 
Sabato 7 maggio si è spento a Milano Pierluigi de Mas, autore e produttore di fama internazionale, la cui notorietà è legata a Carosello e agli spot pubblicitari, ai videoclip e alle sigle televisive, e ancora a diverse serie televisive fra le quali Cocco Bill, basata sul celebre personaggio di Jacovitti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 110px"><img title="Pierluigi De Mas" src="/wp-content/uploads/_old/20050517/De_Mas2.jpg" alt="Pierluigi De Mas" width="100" height="139" /><p class="wp-caption-text">Pierluigi De Mas</p></div>
<p>Sabato 7 maggio si è spento a Milano Pierluigi de Mas, autore e produttore di  fama internazionale, la cui notorietà è legata a Carosello e agli spot  pubblicitari, ai videoclip e alle sigle televisive, e ancora a diverse serie  televisive fra le quali <em>Cocco Bill</em>, basata sul celebre personaggio di  Jacovitti. Amato e apprezzato come uomo e artista, Pierluigi de Mas ha lavorato  con i migliori personaggi dello spettacolo italiano, da Enzo Trapani a Gigi  Proietti, da Adriano Celentano a Raffaella Carrà. Il suo pacato umorismo e la  sua irrinunciabile ironia scaturivano dalle sue matite così come da ogni momento  quotidiano, sapendo unire uno stile rigoroso a una calda cordialità. Con de Mas  scompare uno degli autori più significativi della produzione artistica e della  sperimentazione filmica degli ultimi cinquant’anni, che ha saputo interpretare  con grande sensibilità e alta maestria lo sviluppo del linguaggio  dell’animazione.</p>
<p>Nato a Padova il 18 Aprile 1934, all’età di vent’anni de  Mas inizia l’attività di animatore e scenografo presso lo Studio Tris, dove  partecipa alla realizzazione di cortometraggi e documentari in animazione. Nel  1957 è socio fondatore e direttore artistico di Cartoon Film dedicandosi alla  realizzazione di numerose serie di Carosello. Nel 1972 fonda a Milano  l’Audiovisivi De Mas Srl, con la quale amplia le sue proposte realizzative  dedicandosi anche a filmati dal vero e iniziando la sperimentazione di nuove  tecnologie.</p>
<p>Nascono così opere che nel tempo hanno conquistato numerosi  riconoscimenti in occasione dei più importanti Festival italiani e  internazionali.</p>
<p>Tra i suoi caroselli di maggior successo figurano  <em>Baldo e Poldo</em> (Lanerossi, 1966), <em>Sembra facile</em> (Bialetti,  1968), <em>All il Mangiasporco</em> (Unilit, 1970), <em>Faemino</em> (Salda,  1971), <em>Orzo Bimbo Star</em> (Tostato Brasil, 1973), <em>Terme di San  Pellegrino</em> e <em>Il Maestro Bombardone</em> (San Pellegrino, 1963 –  1970).</p>
<p>Dal 1999, con la nascita di De Mas &amp; Partners di cui Pierluigi  de Mas era Responsabile artistico e Amministratore unico. La produzione si  orienta sulla realizzazione di serie televisive e lungometraggi. Dopo la prima  serie televisiva dedicata a <em>Cocco Bill</em>, (11 ore di animazione), sono  seguite <em>Le storie di Anna</em> (Anna’s Tales), <em>I cartoni dello Zecchino  d’Oro, Cocco Bill 2, La Compagnia dei Celestini </em>(tratta dall’omonimo  romanzo di Stefano Benni), e i film pilota di tre nuove serie televisive e due  lungometraggi.</p>
<p>Recentemente Pierluigi de Mas curava la regia della serie  televisiva I Bi-Bi (The Bee-Bees), che con <em>La Compagnia dei Celestini</em> ha ottenuto la nomination all’ultimo Cartoons on the Bay di  Positano.</p>
<p>Membro di Asifa Internazionale, Pierluigi de Mas è stato tra i  fondatori di Asifa Italia e suo Presidente dal 1991 al 1998, nonchè  Vicepresidente di Cartoon Italia dal 1998 al 2001. Con i suoi tratti di  eleganza, signorilità e pacata ironia egli è stato il riferimento artistico,  professionale e imprenditoriale del nostro settore in Italia e un suo autorevole  portavoce in Europa.</p>
<p>Asifa Italia esprime il più profondo cordoglio di  tutto il cinema d’animazione italiano ai figli Sofia, Giacomo, Martina, alla  moglie Elisabetta e a tutti i familiari. (ed anche PLV)</p>
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