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	<title>pura lana di vetro</title>
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	<description>cultura che non infeltrisce</description>
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		<title>La storia di Piera, nel mare dei modelli da seguire</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 08:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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Un misto di risate, humor nero e una fine analisi di un problema molto grave come la bulimia. Questi sono gli ingredienti di “Sei troppo stupida per vivere” che abbiamo segnalato qualche tempo fa.
Il libro di Samantha Momentè pubblicato da Voras Edizioni ci ha colpito per la sua maniera furbetta (nella maniera buona del termine) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/02/samantha-momente-intervista.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1972" title="Sei troppo stupida per vivere - Momentè Samantha - Voras" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2010/02/samantha-momente-intervista.jpg" alt="Sei troppo stupida per vivere - Momentè Samantha - Voras" width="570" height="250" /></a></p>
<p>Un misto di risate, humor nero e una fine analisi di un problema molto grave come la bulimia. Questi sono gli ingredienti di “<strong>Sei troppo stupida per vivere</strong>” che abbiamo segnalato qualche tempo fa.<br />
Il libro di <strong>Samantha Momentè</strong> pubblicato da <strong>Voras Edizioni </strong>ci ha colpito per la sua maniera furbetta (nella maniera buona del termine) di intrufolarsi in una tematica difficile come questa condizione.<br />
Ci parla di <strong>Piera </strong>che ha il nome sfigato delle Zia fantasma che la disturba la notte, grassa e con una difficile condizione di autostima. Piera è <strong>in balia di Giulia</strong>, la sorella bellissima, che tutti amano e gli uomini perdono la testa. Ma Giulia è cattiva, ci gode nel fare del male alle persone ed in special modo alla sorella, le porta via il fidanzato per il puro gusto di toglierglielo.<br />
<strong>Ma Giulia ha un segreto</strong>, lei che viene vista come un modello da seguire <strong>è bulimica</strong>, la sua bellezza e il suo essere una icona della scuola si poggia sul abitudini alimentari convulse, dove mangia e si mette lo spazzolino in gola per vomitare tutto quello che ha ingurgitato. La cattiveria di Giulia è solo una maschera per coprire la sua insicurezza, demolendo psicologicamente gli altri, per coprire e immiserire questo grave problema che la affligge nell&#8217;indifferenza dei genitori.<br />
Quella che pare una storia fatta di battute, veloce, scorrevole, godibile anche la presenza fantasma della zia, diviene una storia dove la rabbia sgorga pian piano, dove questa Giulia si rende sempre più cattiva e odiabile fino al gesto estremo in cui anche la sorella viene travolta da questo odio.</p>
<p>Abbiamo contattato questa autrice esordiente che spera che la sua nuova opera sia pubblicata  nuovamente per la ravennate Voras Edizioni. Abbiamo fatto due chiacchiere sulla storia e la sua autrice per capire meglio cosa sta dietro a questo bel libro.<br />
Ha chiesto a noi il segreto per scrivere meglio, secondo noi mente.</p>
<p><strong>Parto con una domanda di getto perché è la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo il libro: ho l&#8217;impressione che ci sia (o ci fosse) un altro titolo per questo libro, forse cambiato all&#8217;ultimo. Dico bene? Se si perché l&#8217;hai cambiato?</strong><br />
Innanzitutto ti ringrazio per questa intervista e per la tua simpatia, poi passo a contraddirti!<br />
Forse è bene fare una premessa: sono una persona pochissimo seria e con gusti musicali &#8220;datati&#8221;! Il titolo del libro è un omaggio al maestro Alberto Fortis e alla sua &#8220;Milano e Vincenzo&#8221; e si è insinuato nella mia mente di pari passo alla storia che volevo raccontare. Si è poi rivelata un&#8217;arma a doppio taglio, dal momento che gli amici hanno cominciato a storpiarlo in &#8220;Sono troppo stupida per scrivere&#8221;, riportando alla mente traumi infantili e sensi d&#8217;inferiorità latenti!</p>
<p><strong>Con questo libro, partendo dalle risate, sei riuscita ad intrufolarti in maniera così piena in un tema come quello della bulimia. La domanda viene da se: cosa c&#8217;è di vero in questa vicenda?</strong><br />
Quello della bulimia e di altri disturbi legati all&#8217;alimentazione è un tema delicato e serio che riguarda moltissima gente in maniera differente. Tra la ragazzina che non fa il &#8220;bis&#8221; di torta e la patologia medica ci sono infinite sfaccettature che interessano la maggior parte delle persone. Ovvio quindi che ci sia del vero nella storia che ho raccontato, ma non è importante sapere chi e a quali livelli sia nella vita reale la protagonista del libro. E&#8217; importante, a mio avviso, parlare e raccontare un problema attuale senza necessariamente dare alle stampe un libro dossier, ma, anzi, descrivere in maniera se vuoi comica certe dinamiche molto delicate. L&#8217;intento quindi non è quello di puntare il dito, bensì di tendere una mano, non è ignorare, bensì comprendere.<br />
<strong><br />
Quindi la domanda successiva è come nasce questa storia così &#8220;aderente&#8221; a questo grave problema? È autobiografica con il finale cambiato?</strong><br />
La storia nasce attingendo a piene mani dall&#8217;ambiente che mi circonda e dalle persone che ne fanno parte. Come ti dicevo avvertivo il bisogno profondo di raccontare quei disagi che spesso vengono taciuti per quieto vivere e di farlo in modo apparentemente leggero. C&#8217;è tanto di mio: le insicurezze, le paure e i complessi derivanti dall&#8217;essere anni luce lontana dai modelli perfetti che ci vengono imposti come vincenti.<br />
La storia non è strettamente autobiografica, non è la mia vita, è un &#8220;purè&#8221; di vite schiacciate e frullate in un centinaio di pagine.</p>
<p><strong>Secondo te, cosa c&#8217;è di sbagliato nelle persone per generare persone come Giulia, e anche persone come Piera? O nella nostra società?</strong><br />
Ah, su questo argomento ci sarebbero milioni di cose da dire!<br />
Io divido le persone, tutte le persone, in due sole categorie: oneste e disoneste. Facile no? E invece siamo nel magico mondo della vita reale, in cui i brutti poveri sono solo brutti, mentre i brutti ricchi diventano affascinanti, i ciccioni DEVONO essere felici e autoironici, i gay sono i migliori amici delle donne e si intendono di vestiti, alcuni sono brave persone NONOSTANTE siano stranieri e se vuoi essere una persona vincente DEVI quantomeno portare la taglia 40! Ovviamente sto generalizzando, ma fino a un certo punto. Apri un giornale a caso e c&#8217;è la dieta della settimana, in televisione lasciamo stare, nelle pubblicità del mocio vileda la casalinga indossa un miniabito aderente ed è così felice di pulire la sua casa immensa che mi verrebbe da chiederle se vuole pulire anche la mia! Agli involucri degli assorbenti è affidato il compito di rassicurarmi riguardo agli attacchi di fame incontrollata che mi assalgono in &#8220;quei giorni speciali&#8221;&#8230;Sembra fantascienza? Ti ricordo solo che è stato Topo Gigio a spiegarci come curare l&#8217;influenza&#8230;</p>
<p><strong>E cosa genera persone come i loro genitori che si attaccano ai figli solo quando è successo l&#8217;irreparabile?</strong><br />
Effettivamente nel libro i genitori sembrano avere il ruolo di spettatori disinteressati, ma è stata una scelta voluta per enfatizzare l&#8217;impotenza che assale chi è costretto a convivere con dinamiche che non riesce a comprendere fino in fondo. Il mio non è un atto di accusa verso i genitori, al contrario ho tenuto marginali queste figure perché spesso sono spettatori inconsapevoli di quanto accade nelle loro case.</p>
<p><strong>Hai dedicato il libro a tuo padre, ci vuoi confidare il motivo?</strong><br />
Il motivo è semplice e molto sentimentale: sono orgogliosa di avere un padre come il mio e anche molto fortunata. Questo è il mio primo libro e mi è sembrato naturale dedicarlo a chi mi vede ancora come la sua bambina adorabile!</p>
<p><strong>Guardiamo avanti. Hai un nuovo lavoro da dare alle stampe? La nostra fittissima rete di spionaggio non ci ha riportato nulla.</strong><br />
In effetti sto lavorando a qualcosa di nuovo, ma è ancora presto per parlarne. Quello che ti posso anticipare è che &#8211; se si dimostrerà un buon lavoro &#8211; spero di pubblicarlo ancora con la casa editrice &#8220;Voras&#8221;.</p>
<p><strong>Collegandomi alla domanda precedente, c&#8217;è un filo conduttore nei tuoi lavori?</strong><br />
Rimando la domanda al mio &#8220;esimo&#8221; libro, per il momento l&#8217;unico filo conduttore è l&#8217;humor nero che poi è quello che preferisco. Allegre scivolate nel macabro, ecco quello che ci vuole!</p>
<p><strong>E cosa muove la tua voglia di scrivere? (Visioni durante la tua giornata? Spezzoni di vita della gente che ti capita di osservare, ecc&#8230;?)</strong><br />
Io arrivo alla scrittura per caso, non sono di quelli che già a sei anni riempivano quaderni di pensieri e poesie e consumavano sulle sudate carte la loro miglior parte! Ho cominciato a scrivere per gioco, dopo aver vinto un concorso letterario pochissimo serio, e continuerò a fare così, senza esaltarmi per una recensione o andare in depressione per una stroncatura. Invento storie che racconto prima alle mie amiche, poi elaboro nella mente fino a convincermi che siano capolavori e infine scrivo. Poi di solito le rileggo e fanno pietà!</p>
<p><strong>Insomma qual è il messaggio che ti piacerebbe lasciare ai lettori che ti seguono? Un messaggio alla nazione?</strong><br />
No,no, niente messaggi per carità! Spero solo che i lettori audaci che hanno investito nel mio libro si siano divertiti. In caso contrario amen, tanto il &#8220;soddisfatti o rimborsati&#8221; non c&#8217;è!<br />
<strong><br />
Domanda didattica. Parliamo della tua giornata da scrittrice. Cosa fai quando scrivi? Qualche trucco di &#8220;artigianato&#8221; che ti aiuta a scrivere?</strong><br />
Ma che giornata da scrittrice!! Le mie giornate sono un barcamenarmi tra lavoro, casa, cane e amici, non ho mai tempo per fare tutto quello che dovrei, mi trascino in giro fino a sera e poi sprofondo nel divano priva di sensi e con la coscienza sporca per non aver scritto nemmeno una riga&#8230;<br />
E almeno facessi le cose bene! Le amiche mi dicono che le trascuro, il cane mi abbaia contro quando non faccio parlare Chicco-il-pupazzo con la vocina stupida, il commercialista mi manda mail minatorie, la casa è sempre un casino&#8230;Perché, tu conosci qualche trucco che aiuta a scrivere? E cosa aspetti a dirmelo?<br />
<strong><br />
Stiamo giungendo alle ultime domande, sono passati dieci anni, che Samantha Momenté vedi? Scrittrice? Che fa il lavoro di oggi?</strong><br />
Sono passati dieci anni e quindi vado per i quaranta (aaaargggghhh), i miei capelli sono un casino, mi vesto come Iridella e ho paura dei fantasmi. La mia cagnolina è vecchia e non so ancora cosa farò da grande, in compenso sono a dieta e giuro che questa volta non cederò. Ho in mente una storia incredibile e spero di trovare il tempo di scriverla!<br />
<strong><br />
Cosa devo dire alla zia Piera buonanima che vuole vedere Brothers &amp; Sisters su Rai 4 a casa mia e non mi crede che lo diano su Rai 2?</strong><br />
Dille che se non torna a casa do fuoco alla sua collezione di harmony e vendo su ebay i dischi di Nilla Pizzi, e poi chiamo un esorcista. E comunque non giocare i numeri del lotto che ti dice, sono sempre sbagliati!</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Informazioni sul volume</strong></span><br />
Titolo:    Sei troppo stupida per vivere<br />
Autore: Momentè Samantha<br />
Prezzo: € 12,50<br />
Pagine: 128 p., brossura<br />
Editore: Voras  (collana Hydra)</p>
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		<title>Estasia, è arrivato il capitolo due della saga</title>
		<link>http://www.puralanadivetro.it/2008/03/22/estasia-danny-martine-francesco-falconi-curcio/</link>
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		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 17:36:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torna Danny Marine per una nuovissima avventura. La guerra imperversa in Estasia e Danny è uno dei pochi che possono mettere fine ad essa. Assieme a personaggi vecchi e nuovi, il protagonista torna in quel mondo per fare la sua parte regalandoci azione e riflessione. Come abbiamo appreso da Francesco Falconi, l’autore stesso, che abbiamo contattato per una primissima intervista a caldo, questo nuovo romanzo autoconclusivo ha molto della storia precedente anche se siamo davanti ad una storia molto più matura che comincia a prendere le distanze da quella vicenda di evasione scritta dall’autore all’età di 14 anni. 

Estasia – Il sigillo del triademaFrancesco Falconi - Curcio Editore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 140px"><a href="/wp-content/uploads/_old/20080322/estasia2.jpg"><img title="Estasia – Il sigillo del triadema - Francesco Falconi - Curcio Editore" src="/wp-content/uploads/_old/20080322/estasia2.jpg" alt="Estasia – Il sigillo del triadema - Francesco Falconi - Curcio Editore" width="130" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Estasia – Il sigillo del triadema - Francesco Falconi - Curcio Editore</p></div>
<p>Torna Danny Martine per una nuovissima avventura. La guerra imperversa in Estasia e Danny è uno dei pochi che possono mettere fine ad essa. Assieme a personaggi vecchi e nuovi, il protagonista torna in quel mondo per fare la sua parte regalandoci azione e riflessione. Come abbiamo appreso da Francesco Falconi, l’autore stesso, che abbiamo contattato per una primissima intervista a caldo, questo nuovo romanzo autoconclusivo ha molto della storia precedente anche se siamo davanti ad una storia molto più matura che comincia a prendere le distanze da quella vicenda di evasione scritta dall’autore all’età di 14 anni.</p>
<p><strong><em>Estasia – Il sigillo del triademaFrancesco Falconi &#8211; Curcio Editore</em></strong></p>
<p>Siamo al capitolo due della saga di Estasia, la saga fantasy di Francesco Falconi.<br />
Uscito qualche anno fa “Danny Martine e la corona incantata” (Curcio Editore) ci aveva regalato le storie di questo ragazzo, il Bianco Prescelto alla ricerca delle Nove Luci della Corona Incantata, capaci di svegliare la regina Darmha dal Sonno del NonQuando.</p>
<p>Con un linguaggio libero e avviluppante, ci siamo fatti prendere dalla stessa forza misteriosa che ha preso il protagonista stesso e siamo scesi in questo mondo della fantasia, accompagnati da Coran, la maestosa pantera alata, e dal simpatico lucertolone Bolak.</p>
<p>Ora siamo al secondo capitolo, “Estasia – Il sigillo del triadema” (Curcio Editore), come lo stesso autore ha affermato in più di un’intervista, abbiamo tra le mani un libro più maturo, in cui alcune delle domande e delle ambientazioni create nel primo volume hanno la giusta collocazione.</p>
<p>Prosegue la saga di questo mondo incarnazione della fantasia, con nuovi pericoli, nuovi personaggi che si avvicinano al protagonista che prede parte a fare la storia di una guerra che sta minando l’intero regno. Come recita il piccolo riassunto al libro che abbiamo trovato sul sito dell’autore “Una ragazza forte e spavalda è pronta a irrompere nella sua vita: abile con le fruste, riuscirà a superare tutti gli ostacoli che incontrerà durante il viaggio e a fare breccia nel cuore di Danny”, la storia si arricchisce di passione e di quelle situazioni di vita che ogni ragazzo si trova a vivere nella realtà.</p>
<p>Questa nuova avventura di Danny è certamente la continuazione della precedente anche se l’autore ha cercato di creare due romanzi da leggere autonomamente, in cui non c’è solo l’azione ma anche la riflessione verso problemi che non sono solo dominio di questo regno magico ma anche della concreta realtà quotidiana che ci avvolge.</p>
<p>Leggendo per la rete vediamo alcuni giudizi contrastanti sul lavoro di questo autore molto giovane che ha deciso di ritornare alla pagina scritta dopo molti anni e forse dopo quelle solite scelte personali sul ”fare la cosa giusta” per campare.<br />
Alcuni dicono che questo sia un romanzo troppo naif per essere letto da adulti come altri dicono che sia un romanzo per tutti. Certo che parlando di stile, siamo rimasti colpiti dal linguaggio pieno, da quella voglia di stupire il lettore ponendosi in prima persona, facendoci sentire sulla pelle la brezza dell’aria delle sue volate, come il calore della passione che prova nel momento topico dell’azione.</p>
<p>Mentre il primo volume forse è l’estensione di una storia nata sul quadernone dell’autore quando questi aveva quattordici anni, la seconda vicenda è molto più matura – insomma, scrivere aiuta a scrivere! – in cui si sente maggiormente l’aria del romanzo e che forse segna la voglia di continuare in questa direzione.</p>
<p>Abbiamo appreso che la storyline dell’ultimo capitolo della serie è già stata stilata e quindi è questione di tempo per avere anche l’ultimo capitolo di una saga che chiameremo trilogia.</p>
<p>Abbiamo raggiunto l’autore per posta elettronica per alcune piccole domande iniziali che approfondiremo nel giro di qualche tempo.</p>
<p><strong>Siamo al capitolo due di un libro che ha segnato una tua voglia di riprendere a scrivere. Quale è stata la sensazione e le aspettative che hai avuto quando hai scritto il primo e quando hai scritto il secondo libro?</strong></p>
<p>Domanda piuttosto complessa. Il secondo volume di Estasia è stato concepito durante l&#8217;uscita del primo capitolo, nel momento in cui giungevano le opinioni dei lettori. L&#8217;idea di base del libro era già chiara nella mia mente, ma non nego di aver fatto tesoro delle critiche di alcuni lettori o redazioni. Ritengo “Estasia &#8211; Il Sigillo del Triadema” un&#8217;evoluzione notevole rispetto al volume precedente, un libro più maturo sia nello stile che nella struttura narrativa. L&#8217;obiettivo che mi ero prefissato era migliorare la scrittura e non deludere i lettori più esigenti. Spero di esserci riuscito, vedremo <img src='http://www.puralanadivetro.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><strong>Abbiamo letto una parte del primo libro e siamo rimasti affascinati dalla magia e dal suggestivo discorso indiretto libero raccontato tutto in prima persona. Cosa significa per te scrivere? Dal sito<br />
abbiamo appreso che a 14 anni era una sorta di evasione? Ora, dopo questo personale ritorno alla pagina scritta che cosa è diventato?</strong></p>
<p>Scrivere è il mezzo più efficace per esprimermi, per essere me stesso, per comunicare i miei ideali seppur in un mondo fantastico. Il primo volume di Estasia è stato infatti concepito come una lettura d&#8217;evasione ma anche come un modo per spingere alla riflessione grazie ai molti riferimenti al nostro mondo. Quando ripresi il libro nel 2005, dopo 16 anni dalla prima stesura, ho modificato molti punti, cercando di rendere la trama più strutturata, cambiando il corso di alcuni eventi (come il Palazzo dell&#8217;Inverso e Melòdia) e creando da zero alcuni personaggi (Eufònio e Bolak). E&#8217; stata la ricostruzione di un mondo le cui fondamenta risalivano al Francesco quattordicenne, e questo divario si avverte ancora leggendo quel volume.</p>
<p><strong>Una domanda per i vecchi babbioni come me che sentono un campanello suonare quando approcciano libri in cui leggono delle assonanze con altre storie scritte. Confessa, che cosa vuole dire Estasia? Non ha nulla a che fare con George Orwell e il libro 1984, vero?</strong></p>
<p>Eh no, qui ho un alibi grosso come una casa <img src='http://www.puralanadivetro.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> .</p>
<p>Sul mio sito (<a href="http://www.francescofalconi.it/">www.francescofalconi.it</a>) alcuni mesi fa pubblicai la scansione del famoso quadernone del 1990, con tanto di mappa (lasciamo perdere le mie capacità grafiche, dello stesso livello dell&#8217;uomo di Neanderthal). Il mondo che allora creai aveva il nome di &#8220;Elysia&#8221; ma in quello stesso periodo decisi di mutarlo creando un&#8217;assonanza con una parola di senso compiuto. Quindi scelsi il termine estasi, per enfatizzare il concetto di un regno di pura fantasia lontano dalla nostra realtà. Nulla a che fare quindi con 1984, libro stupendo, fra l&#8217;altro.</p>
<p><strong>Abbiamo appreso del grande riserbo dell&#8217;editore sulle anticipazioni per l&#8217;uscita di questo libro. Abbiamo letto che stai chiudendo anche la storyline di un terzo capitolo di questa saga, sarà l&#8217;ultimo? Ci vuoi dire qualcosa, anche piccola, anche criptica, da farci venire l&#8217;acquolina in bocca?</strong></p>
<p>Domanda spinosa. Estasia non è mai stato concepito come una trilogia, in quanto ogni libro di per sé è autoconclusivo, anche se esiste una trama di sottofondo che apre molti interrogativi.<br />
Nel terzo volume ho il compito (doveroso) di non lasciare nulla in sospeso e rispondere a tutti i punti aperti che si trascinano dal primo al secondo volume. Questo sarà il compito più arduo, e forse dovrò un po&#8217; sacrificare il tema &#8220;didascalico&#8221; che contraddistingue Estasia. E&#8217; ancora veramente troppo presto per dire cosa ne verrà fuori, anche perché uno storyline è solo un abbozzo di trama per avere le idee chiare su cosa dovrò narrare. Seguirò di sicuro la linea di Estasia 2, quindi toni un po&#8217;più dark, azione e tanti colpi di scena. Il resto è ovviamente top secret <img src='http://www.puralanadivetro.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Grazie mille per il tempo e un saluto a tutti i lettori di Puralanadivetro.</p>
<p><strong>A presto!</strong></p>
<p>Informazioni sui libri:</p>
<p><img class="alignleft" src="/wp-content/uploads/_old/20080322/estasia2.jpg" alt="" width="80" height="107" />Titolo: <strong>Estasia. Danny Martine e la corona incantata</strong><br />
Autore: Falconi Francesco<br />
Prezzo: € 14,90<br />
Pagine: 511<br />
Editore: Curcio  (collana Electi)</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-618" title="estasia" src="http://www.puralanadivetro.it/wp-content/uploads/2008/03/estasia1.jpg" alt="estasia" width="80" height="120" />Titolo: <strong>Estasia. Il sigillo del triadema</strong><br />
Autore: Falconi Francesco<br />
Prezzo: € 14,90<br />
Pagine: 512<br />
Editore: Curcio  (collana Electi)</p>
<p><strong><span style="color: #ff9900;">Link</span></strong></p>
<p><a title="www.francescofalconi.it" href="http://www.francescofalconi.it" target="_blank">www.francescofalconi.it</a><br />
<a title="Libro ed Autore su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Estasia_%28fantasy%29" target="_blank">Libro ed Autore su Wikipedia</a><br />
<a title="Estratti dal libro" href="http://www.francescofalconi.it/libri.html" target="_blank">Estratti dal libro</a></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><span style="color: #ff9900;">Estasia. Il sigillo del triadema</span></strong></span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/0nG6pdddDxs" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/0nG6pdddDxs"></embed></object></p>
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		<title>Fabrizio Altieri: L&#8217;umorismo e l&#8217;ironia fa arrivare qualsiasi emozione anche meglio delle opere drammatiche</title>
		<link>http://www.puralanadivetro.it/2007/12/10/fabrizio-altieri-lumorismo-e-lironia-fa-arrivare-qualsiasi-emozione-anche-meglio-delle-opere-drammatiche/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 22:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Simpatico e toscano, che scrive i sogni che fa la notte e che è riuscito a curarsi da una terribile malattia che gli dava l’abilità di fare miracoli. Abbiamo incontrato per posta elettronica e telefonicamente Fabrizio Altieri che abbiamo conosciuto nelle pagine di questo giornale per l’intelligente ed esilarante “Il caso Cicciapetarda” e per la godibile raccolta di racconti dal titolo “Maremma Safari ed altri sogni” tutti usciti per SEF Editore. 
Ci ha regalato un interessante e godibile ritratto di un autore innamorato dello scrivere come dell’insegnamento e che è già in lavorazione con una nuova vicenda tutta personale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 140px"><img title="Fabrizio Altieri" src="/wp-content/uploads/_old/20071213/FabrizioAltieri.jpg" alt="Fabrizio Altieri" width="130" height="173" /><p class="wp-caption-text">Fabrizio Altieri</p></div>Simpatico e toscano, che scrive i sogni che fa la notte e che è riuscito a curarsi da una terribile malattia che gli dava l’abilità di fare miracoli. Abbiamo incontrato per posta elettronica e telefonicamente Fabrizio Altieri che abbiamo conosciuto nelle pagine di questo giornale per l’esilarante ma non troppo storia di CicciaPetarda e per la godibile raccolta di racconti dal titolo “Maremma Safari ed altri sogni” tutti usciti per SEF Editore.<br />Ci ha annunciato che sono già iniziate le riprese del primo film tratto dalle sue storie ed il ruolo della protagonista è stato scelto tra Uma Thurman e Monica Bellucci in cui la prima ha avuto la meglio.<br />Alla fine della discussione abbiamo letto anche la smentita di film ed attrice ma di questa chiacchierata ci rimane un retrogusto di umorismo e ironia che ci sa far ridere ma anche spendere due pensieri sull’insegnamento che sta dietro alle sue vicende.<br />La storia di CicciaPetarda, quella bambolina che doveva essere rimossa dal mercato perché non faceva pipì o versava lacrime ma faceva puzzette di un delizioso odore, ci fa pensare al fatto che qualcosa si è perso, che esisteva un mondo più semplice in cui si poteva gioire di cose più semplici e naturali. Leggendo i racconti di “Maremma Safari ed altri sogni” abbiamo la sensazione di essere in quell’ambientazione a metà strada tra i film di Pieraccioni e Benigni ultima maniera – quello de “La tigre e la neve” o di “Pinocchio”. <br />Lasciamo la parola alle domande e risposte che abbiamo raccolto da questo autore rivelando un ritratto molto interessante e spiritoso.</p>
<p><strong>Prima di tutto la domanda di rito: come nasce questa storia e come nasce quella precedente? Dai l&#8217;impressione che siano nate mentre tu eri in quelle illuminate situazioni di folgorazione con la caffettiera in mano che guardi fuori dalla finestra e non senti quel qualcuno che ti ricorda che il caffè si fredda. Dico giusto? </strong></p>
<p>Sì, a parte il racconto “Maremma safari” che dà il titolo al mio ultimo lavoro. Quello me lo sono proprio sognato. Ho sognato questo treno che deragliava di notte e ne uscivano animali da circo, tigri, leoni elefanti, che si sparpagliavano nella campagna. Da lì è nato il racconto che ho ambientato nella Maremma di fine ottocento.</p>
<p><strong>Il primo aspetto che appare nelle tue storie è il senso dell&#8217;umorismo e dell&#8217;ironia, quelli che a volte ho letto nel Guareschi di “Don Camillo” o ne &#8220;La vita è bella&#8221; di Benigni, in cui c&#8217;è sorriso ma anche constatazione. Cicciapetarda (del precedente libro n.d.r.) è incentrato sul paradosso di un giocattolo che fa le puzzette e un&#8217;associazione di genitori che di amorevole verso i piccini non ha proprio nulla. Che definizione dai di questi due sensi? </strong></p>
<p>Ti ringrazio dei paragoni, Guareschi e Benigni sono due miei idoli. L’ironia è il modo che ho di guardare le cose che accadono nella vita e l’umorismo è lo strumento che utilizzo per metterle su carta</p>
<p><strong>Sempre nello stesso tema, perchè hai deciso di incentrare le tue storie su di essi (umorismo e ironia n.d.r.)? Non serve essere drammatici per dire le cose seriamente o non ci si deve mai prendere sul serio?</strong></p>
<p>Se prendersi sul serio significa essere seriosi allora non bisogna mai prendersi sul serio. Attraverso l’umorismo e l’ironia si riesce a far arrivare qualsiasi messaggio o emozione che si fa arrivare con le opere “drammatiche”. Solo che è più divertente &#8211; per me e per chi legge &#8211; e anche più difficile (per me che scrivo).</p>
<p><strong>Quando ho letto il racconto del santo e dei mendicanti che non volevano farsi curare, ho avuto io la folgorazione di quelle scene di Totò e Peppino con la loro ruspante poesia. È poesia quella che metti nelle tue pagine o nostalgia di un mondo più semplice? </strong></p>
<p>In quel racconto, come in altri, appare un po’ di nostalgia per un mondo più semplice e per certi aspetti più umano di quello attuale. La poesia è una conseguenza quasi non voluta, figlia della storia che racconto.</p>
<p><strong>Altra cosa che emerge non è il raccontare l&#8217;impensabile, ma forse il voler smuovere le persone verso di esso: ad esempio ricordo quella zebra che per forza doveva essere un puledro ridipinto da qualche bontempone oppure quella bambola che &#8220;indecorosamente&#8221; fa un rumore sano della natura. Racconti questi paradossi per raccontare sotto mentite spoglie qualcosa di grave che ci sta succedendo? Se sì, quindi, che cosa ci sta succedendo?</strong></p>
<p>Sta succedendo che l’indifferenza ha addormentato il cuore dell’uomo. Qualcosa di imprevisto, impensabile e imprevedibile può svegliarci da questo sonno; quando questo qualcosa accade qualcuno si sveglia e qualcuno, purtroppo, no.</p>
<p><strong>Riprendendo la domanda precedente, mi viene quindi da chiedere un&#8217;altra cosa importante che si allaccia un po&#8217; anche a quanto si legge sui giornali. Le tue storie prendono spunto dalla realtà? </strong></p>
<p>Quasi sempre. Mi colpisce una notizia o, più spesso, qualcosa che accade a me personalmente e mi dà il via per scrivere un racconto o una parte di romanzo. Anche i personaggi spesso nascono da persone reali che ho vicino nella vita e alle quali voglio bene (oppure no, e allora nascono i personaggi negativi…)</p>
<p><strong>Passando dal libro allo scrittore, sei uno scrittore che scrive da sempre oppure è stata un&#8217;altra folgorazione in cui ti sei accorto di avere delle storie da raccontare in mutande in giardino con il rasoio in mano? Quando hai cominciato a scrivere e quando hai visto una tua prima pagina stampata?</strong></p>
<p>Non ho mai avuto un giardino, al più un terrazzo con vasi di gerani. Ho cominciato a scrivere per caso, avevo 17 anni. Una notte sognai la trama di “Maremma safari” e così nacque il mio primo racconto. Ho visto una mia pagina stampata solo un anno e mezzo fa perché non ho mai voluto pubblicare a mie spese.</p>
<p><strong>Proprio l&#8217;altro giorno abbiamo fatto una riunione di redazione allargata con Romano Prodi, Giulio Tremonti, Tony Blair ed il Dalai Lama e siamo ormai certi che il racconto autobiografico è &#8220;San Citopirfio a Barga&#8221;. Che cosa hai pensato quando ti sei presentato a Barga e non hai trovato nessuno da miracolare? Confessa!</strong></p>
<p>Accidenti come avete fatto a capirlo?! Devo dire che quando sono arrivato a Barga ci sono rimasto un po’ male. Poi per fortuna dei signori in camice bianco mi hanno preso con loro e ora sto bene.</p>
<p><strong>C&#8217;è un prossimo lavoro nell&#8217;aria? Ce ne vuoi parlare? Avresti voglia di regalarci la chicca di come è nato il plot del prossimo lavoro?</strong></p>
<p>Sto lavorando ad un secondo romanzo e dovrebbe uscire ad aprile. Il plot è nato dalla mia vita di questi ultimi anni e quindi riguarda la mia esperienza come insegnante, come scrittore e come uomo. C’è veramente da ridere, e un po’ anche da commuoversi.</p>
<p><strong>Il nostro finissimo network di intelligence ci dice che c&#8217;è un film nell&#8217;aria con Monica Bellucci come protagonista. Ci vuoi dare qualche anticipazione? Dobbiamo licenziare il direttore dell&#8217;intelligence perché anche questa volta ha toppato?</strong></p>
<p>È vero, Monica però, ha troppi impegni e non vuole più farlo, così abbiamo ripiegato su Uma Thurman.</p>
<p><strong>Se non c&#8217;è nessun film, chi ti piacerebbe lo interpretasse e chi lo dirigesse?</strong></p>
<p>Nessun dubbio: Pieraccioni se fosse tratto da “Il caso Cicciapetarda”, Benigni se fosse tratto da “Maremma safari”.</p>
<p><strong>Nelle tue storie si nota una certa contrapposizione tra ieri ed oggi. Che tempi erano quelli delle tue storie? E che tempi sono quelli di oggi? Che cosa pensi si sia perso o mutato?</strong></p>
<p>Sì, nella raccolta “Maremma safari e altri sogni” spesso c’è questo richiamo. Si è perso un po’ il senso di lealtà, si tradisce più a cuor leggero. Prima si tradiva lo stesso ma c’era più dolore in chi tradiva. E di conseguenza c’era anche più perdono in chi veniva tradito. Ora il perdono è quasi scomparso.</p>
<p><strong>E che idea hai dell&#8217;Italia di domani?</strong></p>
<p>Lavorando molto coi giovani ho un’idea positiva dell’Italia del futuro perché i miei ragazzi sono persone eccezionali e ho fiducia in loro.</p>
<p><strong>Quando scrivi? E come lo fai (intendo usi la penna, il computer; scrivi la notte, il sabato pomeriggio ecc&#8230;)?</strong></p>
<p>Uso il computer. La penna l’adopero solo per segnarmi le idee su un’agendina nera che costa moltissimo, così se ho molte idee sono felice e se non mi vengono mi consolo pensando che la costosissima agendina durerà di più. Scrivo quando non sono a scuola o non devo correggere i compiti o presentare i miei libri, putroppo non rimane molto tempo.</p>
<p><strong>Fra dieci anni vedi te stesso scrittore, insegnante o entrambe le cose? Ti vedi come Stephen King che nel suo &#8220;On Writing&#8221; dice che faceva l&#8217;insegnante e che la sua passione e determinazione nello scrivere gli ha permesso di avere i soldi per crescere i figli e mandarli all&#8217;università?</strong></p>
<p>Non vedo la scrittura come qualcosa che mi darà i soldi, almeno per ora… per fortuna non c’è bisogno di essere scrittori per crescere i figli e mandarli all’università. Fra dieci anni spero di poter continuare a fare quello che sto facendo ora, più tutto quello che la vita mi donerà.</p>
<p><strong>Anche perché secondo te, uno scrittore è uno che scrive con passione o uno che vende e si può permettere di fare solo quello? </strong></p>
<p>Le due cose non si escludono a vicenda. Per quanto mi riguarda penso che non potrei rinunciare a insegnare, anche se potessi permettermi di fare soltanto lo scrittore. È la mia vita e se non c’è la vita non ci sono le storie da raccontare. Il grande artista Bruno Munari diceva “non ci deve essere un’arte staccata dalla vita” ed io mi ritrovo perfettamente in queste parole.</p>
<p><strong>Una curosità, che forse esula ma non ne siamo così sicuri. Che tipi sono i tuoi alunni. Se vuoi/puoi, ci dici se i tuoi sono quelle &#8220;figurine&#8221; che lottano solo per farsi il piercing all&#8217;ombellico? </strong></p>
<p>Molti vorrebbero che fossero così e forse qualcuno di loro lo è veramente. Ma tutti, anche quelli che pensano solo al piercing, lo fanno perché hanno un desiderio di felicità che li fa muovere verso tutto ciò che può dargliela, che sia il piercing o Dante o la playstation. </p>
<p><strong>Una seconda curiostà: chi è il Djohan a cui dedichi il libro? </strong></p>
<p>È un mio amico che ha combattuto una battaglia terribile. E l’ha vinta. Per festeggiare la vittoria gli ho dedicato il libro.</p>
<p><strong>Una ultima curiostà: che cosa devo dire alla signora Amelia che scrive da Battipaglia e chiede se passerai a miracolare anche nel suo paese? </strong></p>
<p>Dille che purtroppo da quando quei signori col camice bianco di cui ti parlavo prima mi hanno preso con loro non riesco più a fare miracoli. E pensare che mi venivano così bene!</p>
<p><strong>Sei felice? Lo sarai?</strong></p>
<p>No, ma lo sarò.</p>
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		<title>Conversazione con Alicia Gimenez Bartlett</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2007 22:19:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha insegnato per tredici anni lettere in un liceo. E dopo averla conosciuta, vi assicuro, che ci si rammarica di non averla avuta come prof. E’ Alicia Gimenez Bartlett, una delle ospiti di punta della 20ma edizione della Fiera del Libro di Torino. La sua ultima fatica, “Nido Vuoto” (Sellerio), sta scalando le classifiche. Sgrana i suoi occhi grandi color nocciola ed è quasi stupita nel sottolineare in italiano: “Davanti a me, c’è solo il Papa!”. In effetti, l’Italia, assieme alla Germania, è il Paese che più ama la saga di Petra Delicado e del suo assistente Garzon Fermin. 

Nido vuoto - Giménez Bartlett Alicia - Sellerio di Giorgianni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 204px"><img title="Giménez Bartlett Alicia" src="/wp-content/uploads/_old/20070514/Gimenez_Bartlett_Alicia.jpg" alt="Giménez Bartlett Alicia" width="194" height="187" /><p class="wp-caption-text">Giménez Bartlett Alicia</p></div>Ha insegnato per tredici anni lettere in un liceo. E dopo averla conosciuta, vi assicuro, che ci si rammarica di non averla avuta come prof. E’ Alicia Gimenez Bartlett, una delle ospiti di punta della 20ma edizione della Fiera del Libro di Torino. La sua ultima fatica, “Nido Vuoto” (Sellerio), sta scalando le classifiche. Sgrana i suoi occhi grandi color nocciola ed è quasi stupita nel sottolineare in italiano: “Davanti a me, c’è solo il Papa!”. In effetti, l’Italia, assieme alla Germania, è il Paese che più ama la saga di Petra Delicado e del suo assistente Garzon Fermin. </p>
<p><em><strong>Nido vuoto &#8211; Giménez Bartlett Alicia &#8211; Sellerio di Giorgianni</strong></em></p>
<p>Ha insegnato per tredici anni lettere in un liceo. E dopo averla conosciuta, vi assicuro, che ci si rammarica di non averla avuta come prof. <br />E&#8217; Alicia Gimenez Bartlett, una delle ospiti di punta della 20ma edizione  della Fiera del Libro di Torino. <br />Allo stand Sellerio, l&#8217;editore italiano della scrittrice, i lettori sfogliano i suoi libri, ma non sembrano notarla, mentre i giornalisti fanno la fila per intervistare quella che ormai è nota in Italia come una sorta di Camilleri in gonnella.<br />Di primo acchito i due scrittori mi sembra che abbiano in comune solo una cosa: &#8220;i sigaretti&#8221;, come direbbe Camilleri. Il tempo di stringerci la mano e di presentarci e  la Bartlett mi invita fuori dai capannoni della fiera per fumare. Tra una boccata di fumo e l&#8217;altra, iniziamo a chiacchierare. Che sollievo, la creatrice di Petra Delicado è una donna minuta con occhi intelligenti e pieni di ironia, una vera affabulatrice dall&#8217;aria sorniona. Uno spirito arguto. E&#8217; molto contenta di questo suo viaggio promozionale in Italia. E chiede  a due signore del suo entourage di portarla di sera in un posto dove si possa degustare una buona grappa.<br />La sua ultima fatica, &#8220;Nido Vuoto&#8221;, sta scalando le classifiche. Sgrana i suoi occhi grandi color nocciola ed è quasi stupita nel sottolineare in italiano: &#8220;Davanti a me, c&#8217;è solo il Papa!&#8221;. In effetti, l&#8217;Italia, assieme alla Germania, è il Paese che più ama la saga di Petra Delicado e del suo assistente Garzon Fermin.<br />Per rompere il ghiaccio inizio a  togliermi qualche piccola curiosità. Non so se poi avrei il coraggio di chiederle certe amenità, una volta tornate sui divanetti dello stand Sellerio.</p>
<p><strong>E&#8217; contenta o le scoccia essere chiamata la &#8220;Camilleri spagnola&#8221;?</strong></p>
<p>&#8220;E&#8217; una semplificazione schematica, facile da capire, rappresentativa di un certo genere letterario. Ma non mi dà fastidio, anzi è un onore&#8221;. E aggiunge nella sua lingua: &#8220;Bueno, Camilleri es Camilleri!&#8221;.<br />A pensarci bene  il commissario Montalbano farebbe una bella coppia con la Delicado. &#8220;In effetti &#8211; commenta l&#8217;autrice  &#8211; Anche se  Montalbano è troppo macho per Petra. Se i due si fidanzassero, sarebbe una bella battaglia campale!&#8221;.<br />Seconda curiosità che mi giunge mentre parlo con lei è: fra un po&#8217; incontrerà Daria Bignardi allo spazio autori, quell&#8217;&#8221;intervistatrice barbarica&#8221; ha rovinato a me, come a tanti altri lettori, il piacere di scoprire il finale del libro, svelandolo sulle colonne di &#8220;Vanity Fair&#8221;. Alla Gimenez Bartlett non comunico il mio disappunto ma le chiedo lo stesso del finale anche se sono sicura che la nostra Petra le avrebbe fatto il pelo e il contro pelo. Sono curiosa di sapere cosa farebbe la scrittrice alla Bignardi. &#8220;Se la può tranquillizzare, in fondo la giornalista ha svelato solo una piccola parte del finale. Ci dice solo che Petra si sposa per la terza volta&#8221;. <br />In effetti, ha avuto il  buon gusto di non presentarci le generalità dell&#8217;assassino, ma il matrimonio di Petra è un  colpo di scena non da poco, che ci sarebbe piaciuto scoprire in solitaria.  Dopo due esperienze matrimoniali archiviate e dopo averci fatto credere di essere una single difficile da far capitolare, non una zitella ma una vera amazzone, Petra convola per la terza volta a nozze. <br />Torniamo allo stand, è ora delle domande serie. </p>
<p><strong>A partire da &#8220;Una stanza tutta per gli altri&#8221;, suo romanzo d&#8217;esordio pubblicato da noi solo 4 anni fa, per poi arrivare alla saga della Commissaria Delicado, in tutti i suoi libri traspare un lavoro quasi certosino di documentazione. Quanto è importante per lei come scrittrice il lavoro preparatorio d&#8217;indagine e di documentazione, prima della scrittura vera e propria?</strong></p>
<p>&#8220;Ogni mio romanzo ha richiesto un lavoro di documentazione molto ampio. Non solo contatto degli specialisti a seconda dei temi trattati, ma mi dedico a visitare luoghi  e a consultare statistiche. Per quanto riguarda la preparazione dei romanzi, con protagonista Petra, in genere lavoro a stretto contatto con la Polizia di Barcellona, città in cui risiedo. E non solo. Per &#8216;Un giorno da cani&#8217; , ad esempio, ho intervistato specialisti del comportamento animale e veterinari. Per &#8216;Un bastimento carico di riso&#8217; ho lavorato in fase di documentazione con i servizi sociali e con assistenti sociali, che mi hanno permesso di conoscere meglio e di poter descrivere con realismo l&#8217;ambiente dei barboni. Ogni libro si prende uno o due mesi di preparazione e di raccolta d&#8217;informazioni&#8221;.</p>
<p><strong>Negli ultimi anni in Europa si è registrato un revival del genere giallo e del noir. Tuttavia grazie a lei e ad altri suoi colleghi, anche italiani, che avete riscritto e rinnovato le regole del genere, il giallo made in Usa, che ha avuto sempre un grande seguito, è stato relegato in secondo piano, è stato quasi spodestato nelle preferenze dei lettori. Come se lo spiega?</strong></p>
<p>&#8220;Premetto che questa che le sto per dire è una teoria del tutto personale. Secondo me, la cosiddetta letteratura seria, di genere, oggi si è sempre di più allontanata dal quotidiano. Ci fornisce insomma una realtà edulcorata e spesso pittoresca. Ed oggi il pittoresco non gode di buona considerazione né presso la critica, né presso il lettore. A  mio parere, oggi la letteratura deve avere un&#8217;aderenza ai fatti o se non altro all&#8217;epoca in cui si vive. Il genere gallo all&#8217;europea dei giorni nostri è quello che più offre quest&#8217;aderenza, quello che ci parla della realtà in cui viviamo e che ci fornisce anche delle chiavi di lettura. In un&#8217;epoca come la nostra, è importante  per il lettore riconoscersi in ciò che succede quotidianamente attorno a noi&#8221;.<br /><strong><br />Un altro tratto che ritroviamo nei gialli europei e che nel vecchio continente è molto apprezzato è l&#8217;ironia. </strong></p>
<p>&#8220;Sì credo anch&#8217;io. In particolare credo che l&#8217;umorismo e l&#8217;ironia dei popoli del sud Europa siano molto più sottili e spiccati. Si tratta di una comicità molto poco ovvia!&#8221;.<br /><strong><br />Ci racconti di com&#8217;è nata la saga di Petra Delicado.</strong></p>
<p>&#8220;Il mio primo romanzo &#8216;Una camera tutta per gli altri&#8217; mi aveva richiesto un gran impegno e di tutt&#8217;altro genere&#8221;. La scrittrice aveva imbastito il diario di Nelly la cameriera di Virginia Wolf, in cui ci restituisce, a metà tra storia vera e invenzione, una sorta di docudrama sul gruppo di Bloomsbury. &#8220;Fu così che alla fine di quel romanzo avevo bisogno una piccola pausa e scrissi il primo romanzo con protagonista Petra. Fu  un successo inaspettato. Neanche io allora potevo immaginare che la commisaria sarebbe diventata la protagonista di una serie di volumi. Fu il mio editore spagnolo a incoraggiarmi a scrivere una seconda puntata. E da lì questo personaggio ha preso vita propria e ancora adesso m&#8217;induce a scrivere delle storie&#8221;.</p>
<p><strong>Tant&#8217;è che la ha obbligata a diventare una scrittrice a tempo pieno …</strong></p>
<p>&#8220;Sì dopo 13 anni d&#8217;insegnamento, nel 1991 ho lasciato il mondo della scuola. Ero una professoressa piuttosto irregolare, se fosse passato un ispettore dalla mia classe mi avrebbe sicuramente sbattuto in mezzo alla strada. A dire la verità, rimpiango spesso il tempo in cui insegnavo, perché ero a contatto con i ragazzi  e anche se qualche volta arrivavo a scuola di cattivo umore, tornavo sempre a casa stanca, ma rigenerata e piena di energia positiva. Ma poi sono diventata una scrittrice a tempo pieno. E&#8217; stata quasi una necessità, anche perché i tour promozionali dei miei libri mal si conciliavano con la mia professione d&#8217;insegnante&#8221;. </p>
<p><strong>E come si svolge la sua giornata di scrittrice a tempo pieno?</strong></p>
<p>&#8220;A dire la verità conduco una vita molto normale. Scrivo ogni mattina. Quando sto scrivendo un romanzo, dopo colazione, mi metto subito al lavoro. Poi a metà mattina mi concedo una pausa. Mi dedico a piccole commissioni, vado a fare la spesa. Mi piace andare a comprare il giornale sempre nello stesso posto per fare due chiacchiere con l&#8217;edicolante e alla fine mi concedo un caffé sempre nello stesso bar. Mi piace il contatto con la gente. Per me è fondamentale. Per chi inventa storie è quasi una questione d&#8217;igiene mentale non perdere i contatti con la realtà che ci circonda. Del resto, mio marito ha degli orari di lavoro molto rigidi e io mi devo anche occupare della casa. I miei figli ormai sono grandi e vivono per i fatti loro. Perciò pranzo da sola e al pomeriggio spesso mi reco in palestra. Per quanto mi riguarda, la vita di una scrittrice è molto più semplice di quanto si possa immaginare&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;ispettrice Petra Delicado è stata protagonista di un serial tv in Spagna, senza contare che tutti i suoi romanzi sono stati opzionati da diversi produttori cinematografici.  Insomma, il mondo del cinema sembra apprezzare molto le sue opere. Non ha mai pensato di fare la sceneggiatrice?</strong></p>
<p>&#8220;In effetti sì, ho provato una volta e credo che non lo farò mai più in vita mia. Io intendo la scrittura, come un lavoro solitario, mentre le sceneggiature nascono da un lavoro di equipe. Inoltre lo sceneggiatore deve subire continue interferenze da parte della produzione o del regista. Non fa per me. Trovo davvero difficile dover discutere e condividere con altri il frutto del mio lavoro o dover cambiar le mie storie a comando&#8221;.</p>
<p><strong>E per quale film si dilettò nel mestiere di sceneggiatrice?</strong></p>
<p>&#8220;Fu per &#8216;Tiempo de tormenta&#8217;, uscito poi nel 2003 in Spagna. Ma le dico già che abbandonai a metà il lavoro e che la sceneggiatura fu conclusa da altri per insanabili diverbi con la produzione. Stavo scrivendo di una donna tormentata, ma il produttore insisteva che una donna non può essere tormentata senza un motivo pratico. Ma le pare? E allora insisteva che dovevo inserire nella mia storia  un fatto che gustificasse i suoi tormenti. In pratica la protagonista doveva essere tormentata a causa della perdita del figlio. A quel punto non resistetti e gli chiesi: Ah sì? E come lo vorrebbe questo figlio? Flambè, a pois, al sangue o poco cotto? Insomma in breve abbandonai il lavoro&#8221;. <br />A fine intervista scopriamo con piacere che un po&#8217; di Petra ormai non solo risiede in ognuno di noi, ma anche in colei che l&#8217;ha creata. Tornata a casa non ho potuto fare a meno di indagare a quale casa di produzione la signora Gimenez Bartlett avesse dato il ben servito. Dopo attente ricerche, viene fuori che si tratta della Lolafilm, che negli ultimi trent&#8217;anni ha lavorato con registi del calibro di Fernando Trueba, Pedro Almodovar, Carlos Saura, Vicente Aranda e de la Iglesia. Petra avrebbe fatto lo stesso.</p>
<p><img class="alignleft" title="Nido vuoto - Giménez Bartlett Alicia - Sellerio di Giorgianni" src="/wp-content/uploads/_old/20070514/bartlett_nidovuoto_p.jpg" alt="" width="130" height="178" />Informazioni sul libro:<br />Titolo: <strong>Nido vuoto</strong> <br />Autore: Giménez Bartlett Alicia <br />Editore Sellerio di Giorgianni<br />Prezzo: € 13,00<br />Pagine: 398 <br />Traduttore: Maria Nicola</p>
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		<title>Alcide Pierantozzi, ambisco al Nobel e non sto scherzando</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2007 22:04:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bravo, determinato, che ha mille cose da dire. Conosce quello che vuole dire e sa come dirlo soprattutto in termini del contenuto delle sue affermazioni. Queste sono le impressioni che abbiamo avuto parlando con Alcìde Pierantozzi autore del romanzo di esordio da titolo “Uno Indiviso” (Hacca), definito una bestia dolce ed indomabile, sul pensiero e le sue assurdità. Quella che segue è l’intervista che abbiamo fatto per posta elettronica dopo aver letto il suo libro, in cui abbiamo appreso che per il prossimo anno ci sarà una nuova uscita molto impegnata come questa. 

Uno Indiviso – Alcìde Pierantozzi - Hacca]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img title="Alcide Pierantozzi" src="/wp-content/uploads/_old/20070511/Alcidepierantozzi.jpg" alt="Alcide Pierantozzi" width="150" height="182" /><p class="wp-caption-text">Alcide Pierantozzi</p></div>Bravo, determinato, che ha mille cose da dire. Conosce quello che vuole dire e sa come dirlo soprattutto in termini del contenuto delle sue affermazioni. Queste sono le impressioni che abbiamo avuto parlando con Alcìde Pierantozzi autore del romanzo di esordio da titolo “Uno Indiviso” (Hacca), definito una bestia dolce ed indomabile, sul pensiero e le sue assurdità. Quella che segue è l’intervista che abbiamo fatto per posta elettronica dopo aver letto il suo libro, in cui abbiamo appreso che per il prossimo anno ci sarà una nuova uscita molto impegnata come questa. </p>
<p><em><strong>Uno Indiviso – Alcìde Pierantozzi &#8211; Hacca</strong></em></p>
<p>Bravo, determinato, che ha mille cose da dire. Conosce quello che vuole dire ed ha anche i mezzi per dirlo soprattutto in termini del contenuto delle sue affermazioni. Queste sono le impressioni che abbiamo avuto parlando con Alcide Pierantozzi che abbiamo contattato per posta elettronica per una intervista sul suo libro di esordio uscito qualche tempo fa per Hacca dal titolo &#8220;Uno Indiviso&#8221;.<br />Il suo romanzo, veloce trasposizione di un lungo percorso di maturazione intellettuale, uscito qualche tempo fa è riuscito a stravolgere il punto di vista del lettore con una storia ricca di citazioni ma che ci mette con le spalle al muro sulle tematiche forti del nostro tempo. <br />La storia di questi due gemelli uniti dalla cinta in basso in un solo corpo è forse la trasposizione di situazioni che oggi sono sempre duali, sempre difficili e suscettibili di variazioni in funzione dei punti di vista. C&#8217;è la bellezza dei due ragazzi dietro il bancone del locale per incontri, il bello di quello che emerge dal bancone ed il segreto di quello che sta dietro. <br />Le visioni che balzano all&#8217;occhio in questa storia sono forse la trasposizione di quello che produce l&#8217;intelletto, di coloro che predicano e tracciano le linee del pensiero e poi le usano per le bassezze del vivere e del potere. È un libro lampante e difficile, in cui le visioni che appaiono in queste pagine sono flash che spesso impressionano ma che lavorano anche dopo la lettura lasciando il segno.<br />Abbiamo contattato l&#8217;autore per posta elettronica qualche giorno fa e proponiamo questa intensa intervista sul suo giardino segreto &#8211; o forse su un appezzamento di terra diviso tra prati ed una impenetrabile foresta.</p>
<p><strong>Prima domanda di rito, come è stata la gestazione di questo libro? Qual è stata l&#8217;idea o motivazione che ha scatenato la creazione di questa vicenda che certe volte pare proprio come l&#8217;hanno descritta, una bestia infernale? Cosa c&#8217;era nel tuo giardino segreto che doveva essere liberato?</strong></p>
<p>Direi che c&#8217;è stato uno svolgimento di pensiero, che si è srotolato in un paio d&#8217;anni di analisi, ribollimenti interiori e passioni filosofiche. La stesura del romanzo in sé è durata meno di un mese, dopodiché siamo passati alle fasi di editing e correzione di bozze. Il romanzo è stato steso, curato e dato alle stampe in meno di un anno. Con Uno in diviso volevo dire delle cose, e per farlo ho deciso di ripiegare su un plot da &#8220;perdita dell&#8217;aura&#8221;, oscuro e acerbamente citazionista. La messa in scena della bestia di cui parli non è che un simbolo, neanche privo di una certa ironia romantica, di un ultimo decennio di emancipazioni politiche e fisiognomiche; il personaggio è doppio allo scopo di dominare una veduta globale delle cose, delle cose che volevo dire con questa storia.</p>
<p><strong>Questa è la prima di una serie di curiosità che mi sono sorte durante la lettura, è legata ai nomi di questi due ragazzi. Ho cercato in internet e mi sono usciti dei visi di colore &#8211; anche la copertina ha il viso di un ragazzo che pare di tratti africani &#8211; da dove nascono questi due nomi che paiono africani ma che alla fine sono dell&#8217;Abruzzo?</strong></p>
<p>C&#8217;è una forte trasmissione di memorie su questi due nomi, impossibile da spiegare in poche righe. Taiwo e Kheinde sono comunque due gemelle femmine di una mitologia orientale, che io ho ripreso in un contesto diverso per conferire un&#8217;atmosfera da third space alla città di Milano.<br /><strong><br />Curiosità numero due: quell&#8217;autobus passa alle 19:47.02, altro succede alle 18:30.02. Che significato ha questo 02? </strong></p>
<p>L&#8217;impossibilità di una comprensione dialettica del tempo, e il fatto che nel parapiglia della vita c&#8217;è sempre qualcosa di stabile (che fa ancora più paura dell&#8217;instabile): in questo caso l&#8217;elemento fermo è quello 02.</p>
<p><strong>Curiosità numero tre: La parola dio che esce dalla bocca dei due fratelli ha la d minuscola. Perché? Per te come è Dio? Dio? dio? nulla? </strong></p>
<p>Dio è qualcosa di incontestabile, cioè senza contesto. Sono uno studente della Cattolica e passo gran parte delle mie giornate a rigirarmi attorno alle più sopraffine dissertazioni teologiche, quindi trovo un po&#8217; difficile rispondere a questa domanda. In fondo è per questo che scrivo, per capire cosa è dio. </p>
<p><strong>Nelle pagine del libro ci sono tanti riferimenti alla diversità e a chi la combatte. Ma per te, che cos&#8217;è la diversità? Chi è veramente un diverso? </strong></p>
<p>No, guarda, io non ho voluto parlare di diversità. In fondo i due gemelli sono così lontani dalla realtà che non possono neppure essere diversi dal resto del mondo. Diverso è chi ha talento per qualcosa, allora è diverso dagli altri, che sono tutti uguali.</p>
<p><strong>Parlando sempre di accostamenti tra sentimento ed aberrazione &#8211; non so se sia il termine giusto ma ho provato a scegliere quello più vicino all&#8217;idea che volevo comunicarti &#8211; come quello che i due fratelli fanno con la donna che va a casa loro. Che significato dai all&#8217;aberrazione? O se hai un termine migliore quale useresti? </strong></p>
<p>Aberrazione va benissimo, ché fa pensare all&#8217;assurdità. Ma andrebbe bene anche il termine d&#8217;insurrezione. Quest&#8217;assurdità è sempre il gesto di un uomo che ha un rapporto esistenzialistico con il dato reale, cioè percepisce una specie di angoscia del Levante (non inquinata) che lo avvilisce nel processo di decodificazione degli enti che vede e che sente; a questo sentimento risponde con un&#8217;assurdità fisica e concreta &#8211; nel caso dei miei personaggi l&#8217;omicidio &#8211; che si prospetta come un gesto d&#8217;insurrezione cosmica.</p>
<p><strong>Una penultima domanda sulla storia, verso la fine del libro parli di essere stanchi a vent&#8217;anni. Come è possibile essere stanchi così presto? Chi sono queste persone già stanche di vivere giovani e che cosa dovrebbe essere fatto perché ci sia una dimensione più umana della giovinezza?</strong></p>
<p>Si è stanchi di vivere a vent&#8217;anni quando c&#8217;è chi decide del nostro futuro senza averne le competenze. Così un ragazzo si sente frustrato e abbandonato a un nuovo mondo senza padri. E&#8217; assurdo che io debba sentire il bisogno dentro di me di diventare il nuovo Pasolini o il nuovo Parise. Dove sono, oggi, i Pasolini e i Parise? Dov&#8217;è la generazione di quelli che hanno l&#8217;età di mio papà? Perché devo farmi carico di una responsabilità così grande, cioè di fare da padre a quelli che dovrebbero essere i miei padri e invece si comportano da figli? Non è giusto, anzi è contro-natura, che io abbia più cose da dire degli scrittori di cinquant&#8217;anni. Tutto questo mi dà un forte senso di nausea e stanchezza intellettuale… </p>
<p><strong>Da come finisce la vicenda si ha l&#8217;impressione che non ci sia una seconda parte, ma la domanda è d&#8217;obbligo: ci sarà una continuazione? Se non c&#8217;è un nuovo capitolo, cosa hai in cantiere? </strong></p>
<p>No, per ora non ci sarà una seconda parte, anche se voglio rimettere le mani su Uno in diviso per aggiungere alcune cose e toglierne altre. Il nuovo romanzo, che esce l&#8217;anno prossimo, è totalmente diverso da questo.</p>
<p><strong>Passiamo dalla storia a chi la racconta. Scrivi da quando avevi 15 anni. Si ha tutta l&#8217;impressione che scrivere per te significhi moltissimo. Quando hai capito che la pagina scritta era la tua strada? Quando hai letto Pasolini che reputi il tuo maestro? </strong></p>
<p>Ma Pasolini non è il mio maestro, cioè non più di Dostoevskij, Heidegger, Severino… E poi io non ho un rapporto corsaro con la scrittura, come è il caso di altri scrittori (Desiati, Saviano), di vicino a Pasolini ho un certo gusto per il simbolo e l&#8217;atrocità autentica, direi agra, che anche lui aveva mediato dai vangeli e dalla tragedia greca e dalla Storia…</p>
<p><strong>Riprendendo il tema dell&#8217;aberrazione, o semplicemente di quello che pensiamo/pensano non sia &#8220;normale&#8221;, mi viene in mente aborto, coppie omosessuali, quello che la chiesa professa e dichiara, che cosa servirebbe per essere persone felici? Non è normale solo chi predica bene e razzola male? </strong></p>
<p>Questa predicazione di tipo ufficiale, di cui tu parli, è destinata ad essere inghiottita dalla mancanza d&#8217;ascolto e ad essere ridotta a una specie di formalismo verbale. La predicazione senza ascolto la vedo come un intersecarsi di monologhi etici alla Beckett in cui a vincere sono le pulsazioni del presente, verso le quali non ci si chiede più cosa sia la felicità. Queste pulsazioni, a causa della morte del vecchio spirito di conservazione politico, trovano sfogo soltanto in un rituale da incultura di massa che si beffa di preti e capi di Stato su cui poggia uno strato intellettuale che oggi, diversamente da quanto affermava Gramsci nei Quaderni, deve ignorare i climi sovversivi nella speranza che ci sia qualcuno che li ascolta. Più o meno bene, fanno il loro lavoro</p>
<p><strong>Facciamo la prova del nove: è più aberrante Buttiglione &#8211; quello del libro intendo &#8211; o i due gemelli? </strong></p>
<p>I problemi di Buttiglione &#8211; dice Cohn-Bendit &#8211; sono iniziati con un suo articolo sull&#8217;omosessualità su un giornale olandese. All&#8217;audizione, quell&#8217;articolo diede spunto ad una domanda di una collega olandese. E Buttiglione affermò che quella collega era stata manipolata da Cohn-Bendit, il che non è vero. Lo ha detto perché non ritiene concepibile che una donna, in quanto tale, possa essere in grado di fare una domanda senza essere manipolata da un uomo. Bottiglione è la trasposizione di Taiwo (per la sua durezza) e di Kehinde (per la sua partigianeria beffarda) nella realtà.</p>
<p><strong>Curiosità numero quattro da lettore generico, il padrone della casa di appuntamenti si chiama Buttiglione di cognome, c&#8217;è qualche nesso con il personaggio politico? Confessa! </strong></p>
<p>Certamente. Mi sembra piuttosto ovvio.</p>
<p><strong>Il tema dell&#8217;omosessualità nella storia viene toccato a certi tratti velatamente ed in altri in maniera più pesante. Domanda dal TG delle otto: sei gay? E perché questa diversità è cosi rilevante oggi come se fosse la sola?</strong> </p>
<p>Ti dico che non sono gay proprio per una scelta politica, e non morale, pur riuscendo tranquillamente ad andare a letto, oltre che con le donne, con persone del mio stesso sesso. </p>
<p><strong><br />Rimanendo in tema e leggendo nel tuo libro si nota la famiglia dei protagonisti dell&#8217;Abruzzo, semplice e umana, accostata a la vita a Milano, meccanica ed inumana. Che cos&#8217;è la famiglia per te? Un luogo di sentimenti o cosa?</strong></p>
<p>Direi, se non avesti visto Il laureato, che la famiglia è tornare a casa e trovarci qualcuno che avevi voglia di vedere. </p>
<p><strong>Che cosa vorresti che si dicesse fra qualche tempo del tuo lavoro come scrittore? Voglio permettermi di chiedere anche come pensatore che forse, leggendo tra le righe del tuo libro, ha una rilevanza maggiore. </strong></p>
<p>Io ambisco al Nobel, e non sto affatto scherzando.</p>
<p><strong>Riprendendo le domande fatte fino ad adesso ed il fatto che hanno affermato &#8211; noi compresi &#8211; che nessuno ha mai osato tanto, cosa vuol dire osare per te? </strong></p>
<p>Ma dai! Non scherziamo! Prima di me ci sono stati Cèline, Kafka, addirittura Petronio. In Italia Busi con il Seminario sulla gioventù. Se uno ha la coscienza della lingua e delle sue reali possibilità, della cultura e della domanda sociale fa quello che vuole. Perché aggredisce &#8211; per dirla alla Tullio De Mauro &#8211; la massa gigantesca dell&#8217;analfabetismo strumentale e del semianalfabetismo.</p>
<p><strong>Alla fine di questa chiacchierata vorremmo quindi sapere che cosa c&#8217;è nel tuo giardino segreto? </strong></p>
<p>Un nuovo romanzo sull&#8217;Albania e sulla storia contemporanea che esce l&#8217;anno prossimo.</p>
<p><strong>Sei felice? Lo sarai? Hai trovato l&#8217;amore che cercavi ai tempi dell&#8217;intervista di Chiara Marra? </strong></p>
<p>Esercito liberamente il mio ingegno, quindi sono felice. Anche l&#8217;amore, come diceva Pavese, è desiderio di conoscenza.</p>
<p>Informazioni sul libro:<br />Titolo:<strong> Uno in diviso</strong><br />Autore: Alcìde Pierantozzi <br />Editore: Hacca<br />Pagine: 176</p>
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		<title>Due chiacchiere dalla casa, di Tolkien</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2007 21:53:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo tornati nella casa magica in piazza della Gran Madre a Torino per parlare con gli autori de “La casa di Tolkien” romanzo di esordio di Andrea Pedrana e Roberta Pellegrini pubblicato per la romana Nutrimenti. Un casa magica per la dimensione umana delle cose che vi possiamo trovare dentro. Abbiamo letto il libro, ci siamo persi nel buon umore delle gag dei personaggi sulle diverse abilità e forse nella riscoperta di certe emozioni che spesso si perdono nella carriera e nella frenesia delle giornate di oggi. Quella che segue è una allegra intervista che abbiamo realizzato con loro. 

La casa di Tolkien – Andrea Pedrana e Roberta Pellegrini – Nutrimenti ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><img title="Andrea Pedrana e Roberta Pellegrini" src="/wp-content/uploads/_old/20070514/pedrana-pellegrini_p.jpg" alt="Andrea Pedrana e Roberta Pellegrini" width="120" height="153" /><p class="wp-caption-text">Andrea Pedrana e Roberta Pellegrini</p></div>
<p>Siamo tornati nella casa magica in piazza della Gran Madre a Torino per parlare con gli autori de “La casa di Tolkien” romanzo di esordio di Andrea Pedrana e Roberta Pellegrini pubblicato per la romana Nutrimenti. Un casa magica per la dimensione umana delle cose che vi possiamo trovare dentro. Abbiamo letto il libro, ci siamo persi nel buon umore delle gag dei personaggi sulle diverse abilità e forse nella riscoperta di certe emozioni che spesso si perdono nella carriera e nella frenesia delle giornate di oggi. Quella che segue è una allegra intervista che abbiamo realizzato con loro.<br />
<em><strong><br />
La casa di Tolkien – Andrea Pedrana e Roberta Pellegrini – Nutrimenti </strong></em></p>
<p>Qualche tempo fa abbiamo scoperto che in piazza della Gran Madre a Torino c&#8217;è una casa un po&#8217; particolare, fatta di persone particolari. Ma non facciamoci ingannare dalla particolarità che vediamo perché non è il fatto che i padroni di casa siano una nana ed un uomo in sedia rotelle e che parte del condominio è formato da diversamente abili. La diversità è che in questa casa, un po&#8217; surreale, divertente e per certe situazioni anche sensuale, c&#8217;è una rara ventata di vita, di persone che amano, che cercano, che ci fanno un po&#8217; ritrovare quella dimensione personale delle cose che forse si sta perdendo.<br />
Questa è la storia di Teo e Sofia, ma anche di Benedetta, ed anche di Liborio che fa le pettorine per i cani delle signore bene. E c&#8217;è anche una stanza per Andrea, che non si sa se esiste ma per la padrona di casa sì.<br />
Tra battute e gag divertenti scorrono le pagine di questa storia che porta il buon umore e qualche buon insegnamento perché la casa di Tolkien forse cerca di incarnare ideologicamente cose e mondi diversi che vivono nello stesso luogo ma che spesso alla nostra percezione sono fin troppo lontani, accompagnandoci in una percorso che ci farà leggere, pensare, fare due risate fino ad un finale inatteso. Fino al fatto che scopriremo che non è una questione di abilità nel fare le cose ma forse nell&#8217;amare.<br />
Questa è la storia scritta dentro &#8220;La casa di Tolken&#8221; (Nutrimenti) romanzo di esordio scritto a due mani &#8211; e scopriremo anche il perché &#8211; da Andrea Pedrana e Roberta Pellegrini.<br />
La prefazione è stata scritta dalla &#8220;sventurata&#8221; Lella Costa che vedremo la prossima domenica assieme ai due autori al Salone del Libro di Torino per una presentazione.<br />
Prima di questo evento nella città sabauda abbiamo contattato i due autori per una chiacchierata veloce per posta elettronica per questa intervista che scorre veloce veloce.</p>
<p><strong>La prima domanda che mi sorge è forse quella di rito: come è nata questa storia? Nel senso che abbiamo letto che questa era una vicenda che da tempo girava nella mente di Andrea. Allora, Andrea, ci puoi dire come nasce questo libro e come hai coinvolto Roberta … ed anche Lella Costa per la prefazione? C&#8217;è una storia vera dietro? C&#8217;è davvero un Andrea che non si sa se esiste o meno?</strong></p>
<p>La storia nasce come una breve trama, un canovaccio di tre paginette, scritto da Andrea, così, di getto, di impulso, sull&#8217;onda dell&#8217;ispirazione. Poi Andrea fa leggere le tre paginette a Ugo Chiti, regista e drammaturgo, che gli dice: Andrea, o ne fai una sceneggiatura, o ne fai un romanzo. Andrea non sa bene quale strada scegliere, le tenta un po&#8217; tutte e due. Ed è in questa fase &#8211; ottobre 2002 &#8211; che incontra Roberta per caso, le fa leggere la trama, le chiede se ha voglia di scriverne insieme un romanzo. Roberta è avvinta dalla storia &#8211; beh, datele torto! &#8211; e accetta.<br />
Un pomeriggio assolato, mentre siamo intenti alla revisione, Lella Costa, alla quale avevamo mandato le bozze per un parere, ci chiama e dice: &#8220;ma il libro è bellissimo!&#8221;. Andrea ne approfitta subito: allora ci fai la prefazione? La sventurata rispose&#8230;</p>
<p><strong>E come avete lavorato per la creazione del tutto? Pubblicheremo questa storia in uno spazio che si chiama il &#8220;giardino segreto&#8221; in cui, come avete visto, scaviamo nella vita dell&#8217;autore. Vorremmo sapere come avete lavorato per la creazione di questa storia. Come scrivete i vostri libri in termini operativi?</strong></p>
<p>Abbiamo scritto nei ritagli di tempo, il sabato, la domenica o sul far del tramonto, quando Roberta, terminato il lavoro, raggiungeva Andrea, e insieme ci mettevamo al computer, davanti a una finestra affacciata su Torino. Andrea procurava una buona bottiglia di vino bianco fresco d&#8217;estate o un vassoio di salatini ancora caldi in inverno. Roberta ingrassava e s&#8217;appassionava alla scrittura. Grossa parte del romanzo l&#8217;abbiamo scritta davvero &#8220;a quattro mani&#8221;, anche se Roberta ride sempre all&#8217;immagine di questo scrittore polipesco, e Andrea dice sempre che: &#8220;in realtà l&#8217;abbiamo scritta a due mani, perché più di tante sulla tastiera del computer non ci stanno!&#8221;. Altre parti le abbiamo scritte ciascuno per sé; e poi rimaneggiate e riviste insieme.<br />
Come si scrive insieme? Facciamo un esempio. &#8220;Roth (Andrea chiama così Roberta, come abbreviazione di &#8220;Signorina Rottenmeier&#8221;), qui raccontiamo che tornano a casa dall&#8217;ospedale su un&#8217;auto per disabili&#8221;. &#8220;Andre&#8217;, come si guida un&#8217;auto così?&#8221;. &#8220;Col metodo simplex&#8221;. &#8220;Sì, ma come? Fammi vedere, fammi proprio la finta&#8230;&#8221;. E Andrea guidava nello studio e Roberta traduceva subito le informazioni e le impressioni in due pagine di romanzo. Non abbiamo mai discusso sul serio e sempre scelto insieme le situazioni, gli aggettivi, le citazioni.</p>
<p><strong>In tutte le pagine del libro, balza all&#8217;occhio questo accostamento tra &#8220;abili&#8221; come il ginnico Francesco e i &#8220;diversamente abili&#8221; come i padroni di casa Teo e Sofia, dove lo stereotipo della tristezza legata all&#8217;handicap viene stravolto &#8211; per una buona volta &#8211; e quello triste è proprio Francesco. Ma secondo voi, che idea si ha delle diverse abilità?</strong></p>
<p>Un&#8217;idea giusta e un&#8217;idea sbagliata. La disabilità è quella che si vede, e che mette insieme la diversità (fisica, mentale) e la difficoltà a far le cose (camminare, guidare). La diversità degli altri è qualcosa che sempre ci interroga su chi siamo e come siamo noi, che si tratti di un corpo diverso, di una razza diversa, di un credo diverso, o perfino di una fede calcistica diversa. E porta con sé concetti sbagliati: di competizione, come se tra due persone diverse ci debba per forza essere uno migliore e uno peggiore; di &#8220;chiusura&#8221;, per cui non riusciamo ad attribuire ad uno, chessò, che non ha le mani i nostri stessi sentimenti o pensieri rispetto a questioni (la vita, l&#8217;amore, la politica, Toro o Juve? meglio il mare o la montagna?) che con le mani hanno poco o nulla a che fare. Quando non proprio di rifiuto. Ecco perché, così come spesso avviene nella realtà quotidiana, nel romanzo Teo e Sofia, con le loro diverse abilità, sono capaci di rapportarsi agli altri, di amare, di dire cose e di fare cose che quel ginnico di Francesco invece non sa fare. Per lui e per quelli come lui abbiamo coniato, tra di noi, il termine &#8220;disabile affettivo&#8221;: sono molti quelli tutti sani e che però hanno il cuore sulla sedia a rotelle&#8230;</p>
<p><strong>Parlando di accostamenti di due diverse abilità ma anche di abilità nel vivere, anche qui si ha la sensazione che Teo e Sofia, i padroni della casa, siano l&#8217;incarnazione di quel lato umano e di quella colloquialità che si è persa in persone come Francesco e della sua potenziale fidanzata che alla fine lo lascia per una scusa. Si è perso qualcosa in noi di questi tempi che ha reso tutto un po&#8217; più arido?</strong></p>
<p>Mah, forse si è perso in molti, ma in molti altri si è ritrovato questo qualcosa. La solitudine, la carriera, la frenesia possono rendere davvero arida la vita. Si è persa la tenerezza, la voglia di ascoltarci l&#8217;un l&#8217;altro, la capacità di restare in silenzio ma vicini, il conforto delle buone parole, delle carezze, della comprensione. Come dice uno dei nostri personaggi, l&#8217;amicizia, la sintonia con alcune persone è quella che ti dà una bella sensazione di caldo d&#8217;inverno e di fresco d&#8217;estate.</p>
<p><strong>Secondo voi nel mondo ci sono più Benedette, Sofie, Libori o mamme di Benedette?</strong></p>
<p>Benedetta è un personaggio in cui si sono riconosciuti in molti, anzi, molte. Epperò, forse, ci sono più mamme di Benedetta. Non sappiamo rispondere, in realtà. Di ogni tipo di persona ce ne sono pochi e tanti, e&#8230; ci sono sempre più cose al mondo di quante ne possa comprendere la nostra filosofia!</p>
<p><strong>Confessate, quale messaggio ci vuole essere dietro al vostro racconto?</strong></p>
<p>Confessiamo subito e senza bisogno che ci torturiate: non c&#8217;è UN messaggio. Ci sono tanti piccoli messaggi, la voglia di trasmettere sensazioni e suggestioni, emozioni e pezzi di vita per scoprire se sono comuni, se anche gli altri li vivono e li sentono. Se poi vogliamo proprio identificare un messaggio rispetto a quello che è la caratteristica particolare del romanzo, e cioè la disabilità, allora il messaggio si riassume nella frase di uno dei nostri personaggi: noi disabili ci consideriamo da sempre &#8220;soggetto politico&#8221;.</p>
<p><strong>E che cosa avete imparato dopo aver letto l&#8217;ultima revisione del romanzo?</strong></p>
<p>Abbiamo imparato che gli editori possono anche essere dei gran bravi ragazzi: Andrea Palombi, l&#8217;editore di Nutrimenti, ci ha lasciato massima manovra, ci ha dato dei suggerimenti preziosi e discreti e non mai ha imposto nulla che non fosse condiviso. Dal punto di vista letterario, la stesura definitiva insegna quello che maestre elementari, professori di liceo, filosofi, grandi scrittori e bravi cuochi ripetono da sempre: lasciar riposare il brodo, una volta fatto, e poi con la schiumarola tirar via tutto il grasso che resta a galla. Resterà solo il buono.</p>
<p><strong>Anche in questo romanzo si ha l&#8217;impressione che in ogni caso ci sia una città industria troppo ad ovest per tutto quello che è italiano. Che cosa si dovrebbe sapere su Torino che nessuno sa mai?</strong></p>
<p>Che ha un&#8217;atmosfera come nessun&#8217;altra città al mondo. Che i torinesi non sono capaci di raccontarla o forse non vogliono proprio raccontarla, hai visto mai che poi ce la rubano?</p>
<p><strong>Ed adesso facciamo un giochetto come quello delle iene della televisione, non sono sicuro di poter competere ma facciamo quella famosa intervista incrociata: facciamo una domanda e ogni uno di voi dal la sua risposta. Partiamo!</strong></p>
<p><strong>Chi ha scritto il romanzo?</strong></p>
<p>Andrea: Lei</p>
<p>Roberta: Lui<br />
<strong><br />
Che cosa avresti voluto mettere nel romanzo che l&#8217;altro ha cassato?</strong></p>
<p>Andrea: Un miracolo, un vero e proprio miracolo, con tanto di colpi di luce, squarci tra le nuvole e canti gregoriani. Era una bella, che dico?, grandiosa idea: un paraplegico all&#8217;improvviso si alzava dalla sedia e si metteva a correre.in un campo di grano, la musica dell&#8217;olio Sasso, quella &#8220;della pancia non c&#8217;è più&#8221;, faceva da sottofondo. Per dirla tutta non è stata tanto Roth a cassarmi la cosa, ma il mio pusher, convinto che dopo l&#8217;arresto avrei fatto il suo nome.</p>
<p>Roberta: Una bellissima frase sui miei tormenti d&#8217;amore, ma Andrea è stato irremovibile: &#8220;Roth, ci hai rotto i cabasisi!&#8221;.</p>
<p><strong><br />
Che cosa avresti voluto scrivere nel libro e non ce n&#8217;è stato il tempo?</strong></p>
<p>Andrea: Il numero di un conto corrente per eventuali donazioni</p>
<p>Roberta: Il finale!<br />
<strong><br />
Adesso le vostre famiglie hanno capito che il libro non era una scusa per quelle mangiatine nel cuore della notte?</strong></p>
<p>Andrea: La mia famiglia? Mia madre abita sopra di me, ha cambiato anche la serratura di casa, stanca delle mie scorribande notturne nella sua cucina.</p>
<p>Roberta: Sì, ma è peggio, ora han capito che eravamo sempre bevuti&#8230;</p>
<p><strong>Avete poi detto ai vostri cari che il romanzo è stato pubblicato?</strong></p>
<p>Andrea: Certo, è stato uno dei momenti più belli dell&#8217;intera vicenda vedere i miei fratelli pagare la scommessa persa.</p>
<p>Roberta: Non si poteva far diversamente, l&#8217;ho dovuto dire: &#8220;scusate, ne ho combinata un&#8217;altra delle mie&#8230;&#8221;.</p>
<p><strong>Quei 50 euro degli stuzzichini chi se li è intascati? Lella Costa?</strong></p>
<p>Andrea: Io in tutta questa storia non ho visto un centesimo, la mia socia ha cambiato macchina in questo periodo, vedete un po&#8217; voi.</p>
<p>Roberta: Macché, se li è intascati l&#8217;odioso Giudice Morton, secondo me&#8230;</p>
<p><strong>Ultima domandina: di chi è la colpa di questo finale stravolgente? Che dovete dire a vostra discolpa?</strong></p>
<p>Andrea: La colpa è di Roth, ho le prove. Non vengo a dirle certamente a voi, il mio avvocato mi ha ordinato di restare muto come un pesce</p>
<p>Roberta: E&#8217; colpa sua. A nostra discolpa, però, signor giudice, venga considerata la citazione dei mitici &#8220;Truzzi Broders&#8221;&#8230;<br />
<strong><br />
Secondo voi qual è il segreto per essere felici?</strong></p>
<p>Andrea: Un bicchiere di Chablis, e un paio di bottiglie di questo nettare nel frigo</p>
<p>Roberta: Non chiederselo! I momenti felici sono rari: bisogna acchiapparli, gustarli e poi fare molto esercizio per esser capaci a farli riecheggiare a lungo, soprattutto nei momenti opachi o tristi.<br />
<strong><br />
Avete qualche altro piano assieme? Una nuova storia?</strong></p>
<p>Andrea: Sì, e stiamo cercando &#8220;un palo&#8221;.</p>
<p>Roberta: Se ci sono altri piani, che ci sia l&#8217;ascensore! E comunque prima lasciatemi andare alle Cascate Vittoria.</p>
<p><strong>Siete felici? Lo sarete?</strong></p>
<p>Andrea: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere, anche perché sono superstizioso.</p>
<p>Roberta: Sono felice? Lo sarò? Di certo ricordo bene che lo sono stata il 29 aprile. Ha un senso la vita? Siamo soli nell&#8217;universo? Qualcuno ha spento il gas? Mah&#8230; Comunque, in questo momento sono tranquilla, che è già una gran bella cosa.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 4px;" title="La casa di Tolkien – Andrea Pedrana e Roberta Pellegrini – Nutrimenti " src="/wp-content/uploads/_old/20070318/lacasaditolkien.jpg" alt="" width="130" height="185" />Informazioni sul libro:<br />
Titolo: <strong>La casa di Tolkien</strong><br />
Autori: Andrea Pedrana, Roberta Pellegrini<br />
Editore: Nutrimenti<br />
Pagine: pp. 256<br />
Prezzo: € 15.00</p>
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		<title>Lunga vita al re dei nostalgici</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Nov 2006 09:42:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Christian Mascheroni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<category><![CDATA[Park]]></category>

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		<description><![CDATA[C'è uno scrittore prolifico e che si muove veloce, che scrive veloce e che, a soli 30 anni ha all'attivo molti romanzi. Lo si potrebbe definire uno che ce l'ha fatta, dopo la pubblicazione di  "Quelli di Goldrake"  con la torinese Michele di Salvo del 2000 è tornato nel 2003 con "Bambole cattive a Green Park" (Marsilio, 2003) romanzo che gli ha valso anche il Premio Desenzano Libro Giovani. Oggi, a distanza di sei anni dal suo debutto letterario, con due romanzi e numerosi racconti pubblicati su riviste e in antologie all'attivo, Andrea Malabaila affronta il suo futuro letterario e la sua maturità esistenziale scambiando due chiacchiere amichevoli con Puralanadivetro e tracciando un bilancio della sua vita da scrittore di serie A.

Ultimo romanzo:
Bambole cattive a Green Park - Andrea Malabaila - Marsilio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img title="Bambole cattive a Green Park - Andrea Malabaila - Marsilio" src="/wp-content/uploads/_old/20061126/malabaila_1.jpg" alt="Bambole cattive a Green Park - Andrea Malabaila - Marsilio" width="300" height="201" /><p class="wp-caption-text">Bambole cattive a Green Park - Andrea Malabaila - Marsilio</p></div>
<p>Premiere Magazine lo immortalerebbe con un bicchiere di scotch in mano e il  papillon leggermente snodato. Interview lo fotograferebbe all&#8217;alba, mentre si  stropiccia gli occhi assonnati e al centro del cortile della sua infanzia. GQ lo  farebbe sdraiare su un divano a gambe incrociate circondato da scudetti e dischi  di platino. Perché <em><strong>Andrea Malabaila</strong></em>, giovane scrittore  torinese che ha pubblicato i romanzi &#8220;<em><strong>Quelli di  Goldrake</strong></em>&#8221; (<em>Michele di Salvo</em>, 2000) e &#8220;<em><strong>Bambole  cattive a Green Park</strong></em>&#8221; (<em>Marsilio</em>, 2003, Premio Desenzano  Libro Giovani) ha tutte le carte in regola per essere, contemporaneamente, una  rock star, un cineasta e un calciatore. Per intenderci, provate a immaginare un  film di Richard Linklater tratto da un romanzo di Douglas Coupland con il  soundtrack degli Strokes. Questo è Andrea. Se non fosse che questo talentuoso  autore è anche un ragazzo dall&#8217;animo trasparente, malinconico e garbato, viso  pulito, WASP, direbbero gli americani. A farci incontrare e a condividere le  passioni letterarie è stato il festival del racconto di Seregno di quest&#8217;anno,  per il quale abbiamo scritto entrambi un racconto pubblicato nella raccolta  &#8220;L&#8217;Italia si racconta: 60 anni di Repubblica&#8221; (Arcilettore). La prima cosa che  gli ho detto è che leggere le sue interviste, all&#8217;uscita del suo romanzo, mi  avevano incentivato e spronato a continuare a presentare il mio manoscritto agli  editori. Soprattutto avevo trovato, nelle sue dichiarazioni, la modestia che  manca a molti scrittori esordienti e l&#8217;onesta elargizione di emozioni e attese a  chi, come me, vedeva in Malabaila uno che c&#8217;è l&#8217;ha fatta. <br />Oggi, a distanza  di sei anni dal suo debutto letterario, e con due romanzi e numerosi racconti  pubblicati su riviste e in antologie all&#8217;attivo, Andrea Malabaila affronta il  suo futuro letterario e la sua maturità esistenziale scambiando due chiacchiere  amichevoli con Puralanadivetro e tracciando un bilancio della sua vita da  scrittore di serie A.</p>
<p> </p>
<p><strong>Ciao Andrea. La prima cosa che ti chiedo è di tornare indietro con la  memoria per raccontarmi cosa hai provato quando hai avuto il tuo primo libro tra  le mani. Quanto in alto si riesce a saltare quando si realizza un  sogno?</strong></p>
<p>Beh, è stato un bel momento davvero, e tu di sicuro mi puoi capire&#8230; Mi  ricordo che era l&#8217;11 agosto ed ero al mare e per festeggiare &#8211; io che di solito  sono restio ai festeggiamenti &#8211; mi sono colorato i capelli di blu con una di  quelle bombolette spray… Il bagnino, quando mi ha visto, ha commentato: &#8220;Sembri  un incrocio tra Batman e tuo nonno.&#8221;</p>
<p><strong>Leggo dalla tua biografia che hai debuttato nel mondo della  letteratura con una poesia scritta a sette anni, &#8220;La primavera&#8221;. Classicamente  un evento del genere viene pilotato in una riunione di famiglia e al candido  bambino viene chiesto di leggere la composizione davanti a tutti, magari a  Natale. E&#8217; stata quella l&#8217;epifania della tua carriera di scrittore oppure hai  capito di volerlo diventare più tardi?</strong></p>
<p>No, per carità, mi sarei vergognato tantissimo! Ho sempre preferito non  leggere in pubblico le mie cose. Anche adesso, se posso, delego il compito a  qualcun altro… <br />Forse però la mia storia di narratore parte ancora più da  lontano: prima di imparare a scrivere, prendevo il microfono dell&#8217;hi-fi e mi  mettevo a raccontare delle favole assurde. Ho delle cassette registrate che mi  servono come alibi: stanno lì a dimostrare che non sono peggiorato col tempo ma  sono sempre stato malato di storie.</p>
<p><strong>&#8220;Quelli di Goldrake&#8221; è il tuo primo romanzo pubblicato. C&#8217;è un  momento in cui ti è arrivata l&#8217;illuminazione e hai compreso che sarebbe nato il  tuo primo libro o semplicemente è accaduto, vuoi perché la storia era quella che  cercavi da tempo o perché era giunto il momento di metterti alla  prova?</strong></p>
<p>E&#8217; successo tutto in sequenza. Ho iniziato l&#8217;università, ho avuto più tempo  libero, ho avuto la prima piccola batosta sentimentale, ho letto &#8220;Tutti giù per  terra&#8221; di Culicchia, ho scritto dieci righe che mi hanno fruttato un&#8217;intervista  su Raiuno, e così mi sono detto: &#8220;Perché non provarci davvero?&#8221; La primissima  pagina, che poi avrei eliminato, l&#8217;ho scritta sul tram.</p>
<p><strong>A distanza di anni ti riconosci ancora nel tuo primo lavoro  pubblicato o il tuo stile è cambiato?</strong></p>
<p>Mi riconosco davvero poco, ma è normale. Cioè, no, non è che non mi  riconosco, so benissimo perché ho scritto quelle pagine, è solo che oggi ne  salverei una minima parte. Nel maggio scorso &#8220;Quelli di Goldrake&#8221; è stato  ristampato, ma mi sono trovato in imbarazzo, mi sembrava strano doverne di nuovo  parlare… Per me è una specie di reperto archeologico che è rimasto lì, ancorato  ad un momento, mentre io sono andato avanti. Però se voglio sapere com&#8217;ero a  vent&#8217;anni &#8211; adesso che ne ho ventinove &#8211; quello è il documento più sincero che  possa trovare. E&#8217; come un album di foto che ti fa vedere l&#8217;interno invece  dell&#8217;esterno…</p>
<p><strong>E tu quanto sei cambiato dalla prima pubblicazione? Hai più attese  ora che sei uno scrittore rispetto a quando non lo eri?</strong></p>
<p>Diciamo che le attese sono cambiate. All&#8217;inizio il fine ultimo era la  pubblicazione, adesso che quella gioia l&#8217;ho provata il fine è fare le cose al  meglio. Al momento sto cercando un editore ma ho fatto un certo percorso e non  torno indietro, piuttosto sto fermo.</p>
<p><strong>&#8220;Bambole cattive a Green Park&#8221; è stato pubblicato dopo una lunga  attesa da parte della Marsilio, casa editrice di rilievo sul panorama  letterario. Un libro generazionale, rock, di grido, un vestito attillato sul  corpo perfetto della giovinezza. Se fosse stato pubblicato in America saresti  sul Rolling Stone Magazine come le rock star. Ti senti un portavoce della  letteratura generazionale? Oppure, in quanto la scrittura -cito le tue parole- è  una sana terapia, i tuoi prossimi romanzi seguiranno pari passo la tua crescita  e la tua maturità di uomo adulto?</strong></p>
<p>Dici che dovrei trasferirmi in America? Sai, non mi dispiacerebbe essere su  Rolling Stone coi fratelli Gallagher e Pete Doherty…<br />Comunque no, non mi  sento portavoce di nessuno, forse neanche di me stesso… Scherzi a parte, i miei  prossimi romanzi &#8211; se mai verranno pubblicati &#8211; saranno sempre un po&#8217; più  indietro rispetto a me. O sono troppo veloce io (ma non credo) oppure è  l&#8217;editoria che è troppo lenta. Insomma, va a finire che a ottant&#8217;anni  pubblicherò quello che sto scrivendo adesso e la gente dirà: &#8220;Questo non si  rassegna ad invecchiare.&#8221;</p>
<p><strong>In entrambi i tuoi libri, in modo diretto o indiretto, rievochi il  mondo anime della nostra infanzia (nota: Andrea ed io siamo figli di Goldrake,  amici di Mazinga e cugini di Lamù). Quali cartoni animati ricordi con maggiore  entusiasmo? Secondo te ti hanno in qualche modo arricchito sviluppando la  fantasia, sottobosco dei tuoi lavori?</strong></p>
<p>Sicuramente saranno serviti anche i cartoni animati. Il mio primo libro l&#8217;ho  intitolato a Goldrake, il mio eroe ai tempi dell&#8217;asilo. All&#8217;epoca ero molto  affascinato dai robot, ma guardavo anche cartoni più &#8220;tranquilli&#8221; come Heidi o  Remi o Spank o Doraemon. Insomma, i cartoni anni Ottanta che ricordiamo tutti.  Negli ultimi anni, invece, ho apprezzato South Park e poi i Griffin.</p>
<p><strong>Stiamo crescendo e pensare che le prossime generazioni potrebbero non  sapere chi siano Tetsuya o Actarus mi riempie il cuore di melanconia. Sei anche  tu un nostalgico? La scrittura è anche un modo per preservare ricordi,  giovinezza e accettare il tempo che passa con maggiore serenità senza temere di  diventare attempati Peter Pan?</strong></p>
<p>Beh, io sono il re dei nostalgici. E la scrittura serve proprio a preservare  tutto quanto vorremmo che non venisse dimenticato, né da noi né dagli altri.</p>
<p><strong>Un altro tema che ritrovo nella trama di Bambole cattive a Green  Park, oltre che in alcuni tuoi racconti e in alcune tue precedenti dichiarazioni  è quello la fuga: dalla realtà, dalla strettezza di mentalità, dalla noia, da  noi stessi. La scrittura è un biglietto di andata e ritorno, nel senso che ti  estranea durante l&#8217;atto fino a quando non metti il punto e torni sulla terra.  Per te è così? La scrittura ti aiuta a fuggire ancora oppure è il momento più  reale della tua vita?</strong></p>
<p>Bella domanda. Potrei risponderti in mille modi diversi. Ma alla fine penso  che la scrittura ci apra un mondo parallelo, una realtà altra, quindi a volte  può servirci a fuggire, altre volte invece ci mette davanti a noi stessi molto  più di uno specchio.<br />E&#8217; una specie di macchina spazio-temporale: può portarci  in luoghi mai visti, ma può anche riportarci in un passato che ben  conosciamo…</p>
<p><strong>Londra è nel tuo cuore, attraverso la scrittura e la musica che  ascolti. Cosa rappresenta per te sia dal punto di vista personale che come  scrittore?</strong></p>
<p>Probabilmente è uno stereotipo, però è da lì che arrivano i nostri miti. Per  cui ho pensato di ambientarci il mio secondo romanzo, senza avere la pretesa di  raccontare Londra, ci mancherebbe. La mia Londra voleva solo essere, per i tre  protagonisti di Bambole cattive a Green Park, una specie di paese dei balocchi.</p>
<p><strong>Quando scrivi sei metodico, concentrato, non ti alzi dalla scrivania  per ore, oppure come il sottoscritto bevi decine tazze di caffè americano la  notte, ascoltando musica e staccandoti dal computer ogni cinque minuti? Insomma,  scrivere ha i suoi riti oppure segue l&#8217;istinto e il momento?</strong></p>
<p>Scrivo quando sento che devo farlo. Dico sempre che se domani non ne sentirò  la necessità, non lo farò e basta. Non voglio vivere la scrittura come un peso  o, peggio ancora, come qualcosa di doloroso. Certo, poi alcune storie sono molto  divertenti da scrivere e altre vanno a scavare nel tuo passato e nel tuo  inconscio e ti fanno anche soffrire (la terapia di cui sopra), però sono sempre  le sensazioni positive a prevalere!</p>
<p><strong>Sei uno scrittore prolifico, in quanto hai pubblicato, su riviste e  raccolte svariati racconti, o meglio, delle short stories all&#8217;insegna della  tradizione americana. Qual è il tuo rapporto con la scrittura di un racconto: è  più immediato e diretto rispetto alla stesura di un romanzo, oppure necessita di  un attenzione più viva e amorosa in quanto deve vivere in poche  pagine?</strong></p>
<p>Un racconto è un flirt, un romanzo è un grande amore. Voglio dire: nel primo  caso basta la scintilla di un&#8217;idea, nel secondo devi essere completamente invaso  da questa idea, sennò il romanzo lo lasci a pagina tre. Sai quanti romanzi  incompiuti esistono al mondo?</p>
<p><strong>Apri il tuo cassetto dei sogni. C&#8217;è un romanzo che attende di essere  pubblicato? Ne stai scrivendo uno ora? Svelami qualche dettaglio…</strong></p>
<p>Ci sono due romanzi pronti e uno quasi. E&#8217; tutta roba migliore rispetto a  quel che ho pubblicato fin qui. Per cui lascio un messaggio agli editori:  battete un colpo, please.</p>
<p><strong>Andrea, sei un grande tifoso di calcio e dal tuo blog party di due  menti malate (</strong><a href="http://www.party.splinder.com/"><strong>www.party.splinder.com</strong></a><strong>)  lo si intuisce molto bene. Immagina di dover formare la squadra dei tuoi  scrittori preferiti.</strong></p>
<p>In porta, a volare su ogni pallone, metterei Saint-Exupéry. Come terzini,  Fenoglio e Tozzi. Centrali difensivi, Fante e Nabokov. Hemingway fisso in regia:  i suoi dialoghi sono ineguagliabili. Ellis lo metto in mediana, a mordere i  polpacci. McInerney ala destra. Il numero dieci lo do a Proust, un genio  assoluto. In attacco, Salinger e Dostoevskij. Poi una bella panchina lunga per  il turnover: Fitzgerald, Burgess, Camus, Schnitzler, Wilde e qualcun altro che  sto dimenticando…</p>
<p><strong>Un&#8217;ultimissima domanda. Lungo il tuo percorso, oltre alla passione  per la scrittura, la musica e il calcio c&#8217;è quella per il cinema. Infatti hai  girato un cortometraggio, scritto sceneggiature e da un tuo racconto Roberto  Gagnor (tuo co-blogger) ne ha tratto un corto. Cosa rappresenta il cinema per te  e soprattutto hai dei sogni legati a questo mondo?</strong></p>
<p>Piccola precisazione: è il mio racconto che è stato tratto da un corto di  Roberto Gagnor (non so se esistano altri casi al mondo, ma è stato divertente).  Il cinema, come la musica, è soprattutto una grande fonte di suggestioni. Ci  sono film, o anche solo scene di film, che ti rimangono dentro, quasi come se le  avessi vissute in prima persona. E la scrittura, per me, è fatta di storie ma  anche di suggestioni.</p>
<p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img title="Bambole cattive a Green Park - Andrea Malabaila - Marsilio" src="/wp-content/uploads/_old/20061126/malabaila-bambole.jpg" alt="Bambole cattive a Green Park - Andrea Malabaila - Marsilio" width="200" height="334" /><p class="wp-caption-text">Bambole cattive a Green Park - Andrea Malabaila - Marsilio</p></div>
<p>Informazioni sul libro: <br />Titolo: <strong>Bambole cattive a Green  Park</strong><br />Autore: Andrea Malabaila<br />Editore: Marsilio<br />Pagine:  140<br />Prezzo: € 11,00</p>
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		<title>Intervista a Mohammed Lamsuni</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Oct 2006 23:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabina Prestipino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per i torinesi Porta Palazzo è un luogo di forte incontro non solo di persone ma anche di tradizioni e culture differenti. In questa mistura di persone arrivate in Italia, il marocchino Mohammed Lamsuni, autore di riferimento tra quelli che hanno scelto la lingua italiana per le storie che documenta con il proprio lavoro, ha incentrato il suo “Porta Palazzo Mon Amour”, edito dalla torinese Tracce Diverse, in cui parla sia di chi viene da Fuori che da Dentro, di coloro che cercano la maniera di sopravvivere e di sognare un domani migliore. Abbiamo raggiunto per posta elettronica l’autore che ha voluto rispondere ad alcune domande. 

Porta Palazzo Mon Amour – Mohammed Lamsuni – Tracce Diverse]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><img title="Mohammed Lamsuni" src="/wp-content/uploads/_old/20061016/mohammedlamsuni_p.jpg" alt="Mohammed Lamsuni" width="120" height="181" /><p class="wp-caption-text">Mohammed Lamsuni</p></div>Come viene scritto nella presentazione del libro sul sito internet del suo editore &#8211; la torinese Tracce Diverse &#8211; &#8220;Mohammed Lamsuni sa sfidare ed è capace di trasferire il suo coraggio ai suoi personaggi per far loro testimoniare l&#8217;indifferenza e l&#8217;ingiustizia. Lui urla la sua ribellione contro il sistema, contro la società, contro gli ipocriti e contro gli sfruttatori con il coraggio del testimone e per dare voce a chi non ce l&#8217;ha. Porta Palazzo per lui diventa l&#8217;ombelico del mondo. Non si tratta del mercato, quanto della Babele che racchiude in sé sguardi e voci che si mischiano tra di loro per formare un quadro dipinto con i colori del tempo e della memoria. Delinquenti e spacciatori, prostitute e imam, clandestini e commercianti arricchiti, macellai e intellettuali sono tutti nello stesso quadro della piazza, che cresce e s&#8217;innalza per diventare un pianeta fatto volti, spesso sognanti, con lo sguardo stanco e triste di occhi che non dormono.&#8221;<br />Questo è &#8220;Porta Palazzo Mon Amour&#8221; del marocchino Mohammed Lamsuni, punto di riferimento della letteratura della migrazione italiana e punto di riferimento della letteratura come testimonianza del reale e dei suoi paradossi. A seguito della pubblicazione della sua opera abbiamo raggiunto questo autore, che dal 1990 vive a Torino e ha scelto la lingua italiana per il proprio lavoro. Lamsuni ci ha concesso una succosa serie di risposte aprendo un mondo fatto di letteratura ma anche di forte impegno e chiarezza su quello che abbiamo attorno.</p>
<p><strong>Ho trovato molto bello il concetto di scrittura come delazione. Potrebbe spiegarlo nei dettagli ai nostri lettori?</strong></p>
<p>A dire il vero e per essere giusto e probo con il lettore e con me stesso devo dire che questo concetto di scrittura-delazione non è una idea nuova o originale. Il concetto è antico e la critica moderna ha evidenziato questo aspetto in modo ampio. Si! Lo scrittore è un delatore: denuncia e riferisce fatti o discorsi degli altri. Ma cos&#8217;è il romanzo-racconto nella sua essenza se non questo sparlare, tagliare i panni addosso a qualcuno? Personalmente, quando scrivo sulla vita degli immigrati, degli imam corrotti e di coloro che si arricchiscono illecitamente, ad esempio, non faccio che questo. E mi passano per la mente degli esempi: Balzac, Moravia, Steinbeck, Zola, Miller, Dostoiveski hanno descritto/esibito loro stessi e gli altri. Questo sembra paradossale per quanto sappiamo che la letteratura in fondo veicola il vecchio ideale greco: la verità, il bene e la bellezza, ed è così: la scrittura è un atto liberatorio di resistenza ma, implicitamente, contiene la delazione che soffia sul fuoco e sul vento.</p>
<p><strong>Dalle citazioni all&#8217;inizio del libro, sembra che lei conosca molto bene la nostra letteratura. Inoltre nell&#8217;introduzione al volume si fa cenno al verismo francese dell&#8217;800. quali sono stati gli scrittori italiani e stranieri a cui si ispira? Quali sono i romanzi su cui si è formato?</strong></p>
<p>Noi, in Marocco, studiamo l&#8217;arabo e il francese dalla scuola elementare. Adolescente, mi sono innamorato della lettura, il mio primo amore. Ricordo che, come testo di studio alla quinta elementare, avevamo &#8220;I miserabili&#8221; di Victor Hugo. È  il primo grande romanzo che mi ha convertito alla religione letteraria. Avevo quattordici anni e cominciavo a leggere i libri tradotti in arabo. Il primo libro italiano che ho letto è &#8220;Le memorie di Casanova&#8221;! Subito dopo, ho scoperto Moravia. Quando ero in Francia, per lavorare e studiare per un periodo di dodici anni (1970-1982), ho letto Calvino, altri libri di Moravia, la poesia italiana e ho scoperto Dino Buzzati. Adoro Buzzati. Credo che &#8221; Il deserto dei Tartari &#8221; sia tra i più grandi romanzi del XX° secolo accanto a &#8220;Lo straniero&#8221; di Camus, la &#8220;Lolita&#8221; di Nabokov, &#8220;Cento anni di solitudine&#8221; di Marquez, &#8220;La gente di Dublino&#8221; di Joyce, &#8220;Il ladro e i cani&#8221; dell&#8217;egiziano Mahfuz e altri. Certi critici, sapendo che ho studiato letteratura francese all&#8217;università e che ho vissuto a lungo in Francia, hanno voluto a tutti i costi  rilevare l&#8217;influenza francese sulla mia scrittura. Ma no! È vero che sono più vicino al pensiero francese che a quello anglo-sassone, ma la mia formazione culturale e letteraria di base è universale. <div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img title="Porta Palazzo Mon Amour – Mohammed Lamsuni – Tracce Diverse" src="/wp-content/uploads/_old/20061016/portapalazzoMonamour.jpg" alt="Porta Palazzo Mon Amour – Mohammed Lamsuni – Tracce Diverse" width="300" height="350" /><p class="wp-caption-text">Porta Palazzo Mon Amour – Mohammed Lamsuni – Tracce Diverse</p></div>Ho avuto la fortuna di imparare una cosa importantissima da giovane: secondo la tradizione letteraria araba, per essere poeta, è necessario  imparare a memoria 10000 versi per poi dimenticarli per trovare il nostro particolare stile. Io, ho seguito questa regola d&#8217;oro. Siccome all&#8217;inizio leggevo tutto senza distinguere: i russi Puskin, Lermentov, Tchekhov, ecc, gli americani Hemingway, Faulkner, H. Miller, ecc, l&#8217;inglese S. Maugham…, i tedeschi Grass, Bõll, Rillke, la letteratura spagnola e la latino-americana e ovviamente la nostra letteratura araba vecchia di 17 secoli. <br />Certo, il mio incontro con la lingua italiana nel 1990 mi ha arricchito ancora di più e lo spazio spirituale è diventato vastissimo. Ad esempio, mi piace &#8220;il montaggio&#8221; di U. Eco nel &#8220;Il nome della rosa&#8221; e &#8220;Il pendolo di Foucault&#8221;. Il mio maestro? Lo sono tutti questi giganti della letteratura mondiale: da Balzac agli scrittori d&#8217;oggi. Non ci sono confini. Amo i racconti dell&#8217;israeliano Abraham B.Yehoshua, e lo dico anche se questo non piace ai nostri integralisti-fanatici barbuti.  Sono cosmopolita, cittadino del mondo, un comunista &#8220;strano&#8221; che coniuga islam e marxismo; sono musulmano democratico e razionale come il grande maestro Averroe. Insomma, sono un Uomo che crede soltanto alla complessità della cosa umana. Odio soltanto l&#8217;ipocrisia.</p>
<p><strong>I suoi connazionali hanno letto il libro? E se sì come l&#8217;hanno accolto?</strong></p>
<p>Certo! I più colti l&#8217;hanno accolto con ammirazione e orgoglio. Penso a Souad Sbai, presidente dell&#8217;unione dei marocchini in Italia, che ha fatto girare via e-mail in tutta l&#8217;Italia questa frase &#8220;Ragazzi! Anche noi abbiamo il nostro Tahar Ben Jelloun!&#8221;. È l&#8217;orgoglio di avere uno scrittore marocchino, il primo in Italia a scrivere in italiano, che interpreta i loro pensieri, che descrive la loro vita. Invece, gli ignoranti e gli pseudo-musulmani fondamentalisti del cavolo hanno considerato, il mio libro, strumento di delazione che parla male, che danneggia l&#8217;immagine etc…   </p>
<p><strong>Come nasce la sua vocazione di scrittore e soprattutto in una lingua che non è la sua lingua madre?</strong></p>
<p>Per dirla in breve, ho iniziato a scrivere a sedici anni. Volevo dire qualcosa. Ero timido e solitario. Scrivere era un modo di comunicare. Non potevo parlare con una ragazza, scrivevo delle lunghe lettere d&#8217;amore o poesie banali. Era l&#8217;inizio.<br />In Italia, è successa la stessa cosa. Dovevo parlare/spiegare agli italiani tramite la loro lingua…  <br /><strong><br /> Lo scorso 28 settembre Tracce Diverse, assieme ai centro interculturale di Torino, ha organizzato una giornata di discussione sulla letteratura della migrazione. Quale impressione ha di questo fenomeno letterario che sta uscendo in Italia? Una moda che non avrà seguito?</strong></p>
<p>Non è una moda. Gli immigrati stranieri non sono qui soltanto come forza lavoro, come braccia. Sono anche cuori e menti. Perché non emergono calciatori, artisti, insegnanti, medici e scrittori? La letteratura meticcia esiste e crescerà. Siamo ancora all&#8217;inizio, una cinquantina per ora. Il futuro sarà più brillante.</p>
<p><strong>Parlando del tema Italia ed immigrazione: pensa che ci sarà un giorno in cui anche da noi si potranno verificare situazioni come quelle che abbiamo visto in Francia lo scorso anno? O l&#8217;Italia è diversa? Se non lo è che cosa si dovrebbe fare perché sia diversa?</strong></p>
<p>Devo essere chiarissimo. Se la situazione attuale persistesse ( emarginazione, islamofobia, diritti negati, ghettizzazione e mancanza di una legge equa e permanente), la storia si ripeterebbe come in Francia. Per impedire questo, dobbiamo pensarci oggi e rimediare quegli errori di gestione della cosa pubblica che vuole perpetuare ghetti e sistemi di vita in cui lo sfruttamento e il degrado sociale generano mostri. </p>
<p><strong>Le faccio un ultima domanda sullo scrivere, lei fa qualcosa in particolare per produrre i suoi lavori? Spesso ci si immagina uno scrittore che fa cose particolari per alimentare la propria originalità, lei da dove prende spunto e quale motore la fa scrivere?</strong></p>
<p>Credo nell&#8217;improvvisazione. Dicono che sono impulsivo. I miei testi rispecchiano il mio stato d&#8217;animo: rabbia, angoscia ma anche amore e, soprattutto il desiderio di giustizia.</p>
<p>Informazioni sul libro:<br />Titolo: <strong>Porta Palazzo mon amour</strong><br />Autore: Mohammed Lamsuni<br />Editore: Tracce diverse<br />Prezzo: 11 euro</p>
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		<title>Intervista ad Alberto Calligaris</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Sep 2006 23:55:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quell’anziano Premio Nobel che ha inventato l’etologia è che ha capito tutto sui processi di accoppiamento nel mondo animale è alle prese con la specie più complicata, quella umana. Questo attempato etologo che al secolo si chiama Konrad Lorenz – sì, come nel libro, pausa per capire se abbiamo detto giusto, quel Konrad Lorenz dei tempi della scuola – questi, un po’ ossessionato dal sesso per deformazione professionale, decide di partecipare ad un corso di Tantra attratto dal fatto che una sessantanove fatta come si deve fa viaggiare nel tempo e vedere anche Napoleone. Qui comincia la sua avventura più paradossale con la razza del creato più paradossale. Questa avventura è “Il volo delle anatre a rovescio” di Alberto Calligaris appena pubblicato per Newton e Compton Editori ed è anche uno dei libri più interessanti della Fiera del Libro di Francoforte, interessante al punto di essere entrato nella gara per la traduzione sia in Francia che Spagna. 

Il volo delle anatre a rovescio – Alberto Calligaris – Newton e Compton Editori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 141px"><img title="Alberto Calligaris" src="/wp-content/uploads/_old/20061106/calligaris001_p.jpg" alt="Alberto Calligaris" width="131" height="188" /><p class="wp-caption-text">Alberto Calligaris</p></div>
<p>Tutti immaginiamo quel Konrad Lorenz etologo come un signore distinto, retrò nell&#8217;abbigliamento e profondamente amante degli animali. Immaginiamolo anche quando di toglie i panni dell&#8217;Etologo premio Nobel, che si toglie giacca e panciotto per indossare una bella maglia nera dei Kiss, fa corsi di Tantra in un ambiente di donne bellissime che cercano una risposta dalla vita, amici che picchiano la moglie perché è l&#8217;unica maniera di vivere assieme e qualche terribile mania occidentale di cercare in oriente una maniera di togliersi l&#8217;affanno. Questa è l&#8217;ultimo studio dell&#8217;etologo austriaco, con la razza del pianeta più difficile, quella umana, in un dissacrante libro da titolo &#8220;Il volo delle anatre a rovescio&#8221; di Alberto Calligaris appena uscito per la romana Newton e Compton Editori. Ed è anche tra i volumi rivelazione della Fiera Internazionale del Libro di Francoforte aggiudicandosi un posto tra le storie più interessanti e richieste soprattutto<br />
in Francia e Spagna, dove è in corso un&#8217;asta per l&#8217;acquisto dei diritti di traduzione.<br />
Qualche tempo fa &#8211; proprio nella fase di correzione delle bozze &#8211; abbiamo raggiunto questo eclettico autore per posta elettronica in Cornovaglia dove vive con la famiglia e gli abbiamo fatto alcune domande un po&#8217; per capire che c&#8217;è nel suo giardino segreto e… facendo nostri alcuni obiettivi dei suoi amici, per aiutarli a capire che cosa c&#8217;è nella sua testa.</p>
<p><strong>La prima domanda è la solita: perché questo libro? Quali sono state le meditazioni che ti hanno portato a questa storia? … visto che c&#8217;è anche un altro libro di poesie divertenti, mi verrebbe anche da aggiungere un: perché questo filone dissacrante?</strong></p>
<p>Non c&#8217;è stata alcuna ispirazione. Il computer si era rotto e ho scritto le prime 50 pagine su di un quaderno per non annoiarmi. Ma ero sotto fuoco sacro, non ricordo nulla del perché e del come. Il mio non è un filone dissacrante, è la realtà ad esserlo.<br />
<strong><br />
Una domandina cattiva cattiva. Il protagonista della storia è l&#8217;austriaco e premio Nobel Konrad Lorenz, ci si immagina un uomo alle soglie della pensione, ma nel libro è come se avesse massimo 40 anni e ragiona come un ragazzotto di città. Non è una visione che stride con un uomo che lo si è spesso visto in giacca e panciotto? È una scelta voluta?</strong></p>
<p>C&#8217;è una vita pubblica e una vita privata. La mia idea romantica è che Konrad Lorenz nella vita privata si togliesse il panciotto e si infilasse una maglietta dei Kiss, ma non ho bisogno di scrivere una storia che aderisce alla realtà, altrimenti avrei scritto un trattato di etologia. Poi che a 60 anni il mio protagonista ragioni o si comporti come uno di venti o di quaranta mi sembra irrilevante, c&#8217;è gente che a 60 anni ha la testa di un bambino di dieci, non vedo il problema, soprattutto l&#8217;idea che uno a 60 anni se ne stia su di una poltrona a giocare con la propria dentiera e pisciarsi addosso mi sembra un luogo comune.</p>
<p><strong>Nelle mail precedenti della nostra discussione hai detto, &#8220;Sono italiano, sono andato nel Regno Unito come Cesare per conquistarla&#8221;. Dai l&#8217;impressione di essere uno di quegli scrittori che vivono, imparano e fanno lavori piccoli per avere il tempo per scrivere. Hai un sogno? Quale? E questo è il piano per attuarlo?</strong></p>
<p>Essere uno scrittore per me ha una valenza economica, non intellettuale. Se riesci a vivere con quello che pubblichi sei uno scrittore, e io non sono uno scrittore. Sono un giardiniere. C&#8217;è questa maleducazione culturale comune per cui si immagina che l&#8217;aspetto artistico coincida con la propria essenza spirituale. Io non sono uno scrittore che vive in Cornovaglia e fa piccoli lavori per avere il tempo per scrivere. Io sono un giardiniere con una famiglia due figli e un mucchio di cose da fare e nonostante questo non dormo e passo la notte a scrivere. Il mio sogno nel cassetto non c&#8217;entra niente con la letteratura, è il classico sogno da film di serie B, diventare padrone del mondo e sconfiggere James Bond.</p>
<p><strong>Perché poi te ne sei andato? Per fare esperienze? Quando torni in Italia? Ti manca? … e avrei il conto di un panettiere di Udine da saldare, che gli dico?</strong></p>
<p>Sono partito con mia moglie dieci anni fa e continuiamo a viaggiare da allora. Un po&#8217; di psicogeografia, un po&#8217; di lavori interessanti. Soprattutto ci interessa capire come la mente si adatti a nuovi territori, lingue differenti, registrare altre civiltà nella propria. In Italia ci sono vissuto trent&#8217;anni, geograficamente non mi manca affatto. Mi manca la cucina italiana, se potessi avere le royalties dei libri direttamente in porchetta farei un affare. &#8211; supponiamo che per il conto del panettiere rimanga il silenzio N.d.R..</p>
<p><strong>Parliamo un momento dell&#8217;autore. Leggendo il tuo romanzo balza subito all&#8217;occhio uno stile molto fresco. E viene quindi da chiedere, quandi anni hai, da dove vieni… facci una piccola presentazione di te stesso.</strong></p>
<p>Ho 39 anni e sono di Udine. Pensavo di avere un futuro nello sport e ho lasciato perdere. Pensavo di avere un futuro nel giornalismo e ho lasciato perdere, no, anzi, in quel caso mi hanno buttato fuori perché mi sono dimenticato per anni di pagare l&#8217;iscrizione all&#8217;albo. Ho scritto libri per altri, adesso scrivo per me.</p>
<p><strong>Rimanendo sempre nella cerchia dello stile, un lettore come me &#8211; diciamo anche lettore generico &#8211; legge uno stile come quello di Benni, ma forse una Hellen Fielding (quella di Bridget Jones). Quali sono i modelli a cui fai riferimento? </strong></p>
<p>La mia ignoranza in letteratura è tale da rasentare lo snobismo. Tutti i libri che dovevo leggere li ho letti prima dei tredici anni. Poi non si legge più, si guardano le parole. Mi affascina Silvya Plath, e Dylan Thomas.</p>
<p><strong>Cercando in internet ci sono poche informazioni, c&#8217;è solo un altro libro, di poesie. C&#8217;è altro? Quale rapporto hai con lo scrivere e quando è scattata questa molla verso la pagina scritta? </strong></p>
<p>Come diceva Bukowski la differenza tra un bravo scrittore e un cattivo scrittore è la fortuna, per anni non ho avuto fortuna per cui su internet non c&#8217;è memoria di me. E poi quando scrivi libri per altri l&#8217;anonimato è la regola. Ho cominciato a scrivere come giornalista, e questo ha modificato il mio modo di scrivere, l&#8217;assassino è sempre all&#8217;inizio, mai alla fine.</p>
<p><strong>Quali progetti ci sono per il futuro? Un lavoro nuovo? Che cosa ci vorresti vedere in questo futuro?</strong></p>
<p>Al momento attuale sto scrivendo sei libri alla volta. Passo da uno all&#8217;altro perché ho fretta e non ho mai tempo. Non ho nemmeno tempo per il futuro.</p>
<p><strong>Andando nel futuro, cosa vorresti che i lettori ricordassero di Alberto Calligaris? </strong></p>
<p>Non scrivo classici, quello che scrivo ha la data di scadenza. Ogni tanto qualcuno mi dice che ha riso da stare male, mi basta.</p>
<p><strong>Come ti ho anticipato &#8211; L&#8217;intervista che stiamo facendo verrà pubblicata in una sezione che si chiama il &#8220;giardino segreto&#8221; inteso come un luogo in cui entriamo e cerchiamo qualcosa di profondo dell&#8217;autore, quello che fa quando scrive, come approccia le storie che scrive. Quindi la domanda è: tutti hanno l&#8217;impressione che chi scrive, per raccontare con originalità, faccia delle cose particolari. Tu che fai quando scrivi? Come escono le tue storie?</strong></p>
<p>Quando scrivo metto le cuffie ed alzo il volume al massimo. Dopo di che scrivo. Non penso a quello che devo scrivere, scrivo e basta, come correre, se pensi se devi correre o meno te ne stai a casa. Invece se sei in pista corri.</p>
<p><strong>Parliamo un momento del Mondo. Sei nel Regno Unito ma sei italiano e scrivi in italiano. Che ne pensi del fenomeno degli autori stranieri che scrivono del loro paese o delle loro esperienze in italiano?</strong></p>
<p>Non ho assolutamente idea di quello che accade attorno a me perché non mi interessa. Nella mia mediocrità posso dare un giudizio personale su un libro, ma mi annoiano a morte gli scrittori che parlano di scrittori e della funzione dell&#8217;arte eccetera eccetera.<br />
<strong><br />
Nel libro parli di Oriente ed Occidente e della maniera distorta che costruiamo dell&#8217;oriente. Se facessi un altro paragone? Che ne pensi di Occidente e MEDIO oriente? Che idea hai?</strong></p>
<p>Io ho un&#8217;idea televisiva della realtà mediorientale, ed è un&#8217;idea che non serve a nulla. Lo strumento per giudicare la realtà è solo la realtà.</p>
<p><strong>Che cosa c&#8217;è allora nel tuo giardino segreto?</strong></p>
<p>Un barbecue e un paio di amici che mi dicono sul serio, cosa cazzo c&#8217;è nella tua testa?</p>
<p>Informazioni sul libro:<br />
Titolo: <strong>Il volo delle anatre a rovescio</strong><br />
Autore: Alberto Calligaris<br />
Editore: Newton &amp; Compton Editori<br />
Pagine: 280<br />
Prezzo: 8.90 €</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Galleria di Foto</strong></span></p>

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		<title>Bertola: &#8220;Potrei vivere senza radio e teatro, ma senza un romanzo da leggere no!&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Aug 2006 16:37:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Montori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha lavorato per anni presso l'ufficio stampa della casa editrice Einaudi, ha fatto la sceneggiatrice e l'autirce radiofonica. Il mestiere di scrittrice, quello per cui è diventata famosa, invece l'ha intrapreso relativamente tardi. Stiamo parlando di Stefania Bertola, l'autrice di "A neve ferma" (Salani), con cui abbiamo intrattenuto una bella chiacchierata via e-mail, sui suoi libri, ma non solo. Una piccola finestra sul suo giardino segreto si è aperta regalandoci ricchi particolari. 

A neve ferma – Stefania Bertola - Salani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><img title="Stefania Bertola" src="/wp-content/uploads/_old/20060803/sbertola.jpg" alt="Stefania Bertola" width="120" height="155" /><p class="wp-caption-text">Stefania Bertola</p></div>I suoi preferiti? Charles Dickens, Jane Austen, J.D. Salinger, Thomas Mann e tra gli italiani Italo Calvino. Mentre Mozart, i Beatles e Cole Porter rappresentano la triade perfetta. Perfetta per cosa? Ma per trovare l&#8217;ispirazione e  scrivere i suoi libri. <br />Stiamo parlando di Stefania Bertola, l&#8217;autrice di &#8220;A neve ferma&#8221;, con cui abbiamo intrattenuto una bella chiacchierata via e-mail, sui suoi libri, ma non solo. <br />L&#8217;autrice infatti ha un curriculum vitae di tutto rispetto: ha lavorato per anni presso l&#8217;ufficio stampa della casa editrice Einaudi, ha fatto la sceneggiatrice e l&#8217;autrice radiofonica. Il mestiere di scrittrice, quello per cui è diventata famosa, invece l&#8217;ha intrapreso relativamente tardi. <br />Quindi quale migliore occasione per chiedere sulla scrittura in tutte le sue manifestazioni, come è diventata scrittrice o come è emersa la narratrice che è in lei. Una piccola finestra sul suo giardino segreto si è aperta.</p>
<p><strong>Scorrendo il suo curriculum vitae salta subito all&#8217;occhio che lei è diventata scrittrice in seconda battuta. Tuttavia lei ha sempre attraversato la scrittura in tutte le sue manifestazioni (dall&#8217;attività di ufficio stampa per Einaudi, a quella di sceneggiatrice e autrice radiofonica). Ci piacerebbe sapere come è diventata scrittrice o come è emersa la scrittrice che è in lei?</strong></p>
<p>Mi sono accorta molto presto che la scrittura era il mio attrezzo, quello con cui mi sarei guadagnata la vita. Sai com&#8217;è, già alle elementari i Pensierini mi venivano bene e le divisioni male, e poi andando avanti era sempre la stessa storia, coi temi me la cavavo, con l&#8217;algebra facevo schifo.Mi piaceva tanto leggere, insomma, era lì che dovevo andare a parare. E l&#8217;ho fatto, come dici tu, in molti modi, dall&#8217;editoria ai romanzi, dalla stilo al computer.</p>
<p><strong>E più che altro qual è il suo vero amore: letteratura, teatro o radio?</strong></p>
<p>La letteratura, senz&#8217;altro. La radio era soprattutto un modo divertente di lavorare, il teatro è una sfida appassionante, ma potrei vivere senza di loro, senza un romanzo da leggere no.</p>
<p><strong>Attualmente sono all&#8217;inizio del libro &#8220;neve ferma&#8221; e ho divorato in tre giorni &#8220;Biscotti e sospetti&#8221;, che ad inizio luglio è stato rieditato dalla casa editrice Tea. La cosa che mi ha colpito di più sono i personaggi. Dopo qualche pagina si diventa intimi con loro al punto che sembra quasi di seguire le vicissitudini di alcuni nostri amici. Dove cerca e trova l&#8217;ispirazione per i suoi personaggi e qual è il segreto del Bertola&#8217;s Touch, che li rende così genuini e coinvolgenti?</strong></p>
<p>Ai miei personaggi voglio bene io per prima, perché li creo sempre prendendo dei piccoli spunti da persone che conosco. Piccoli spunti, attenzione, solo in pochissimi casi i miei protagonisti sono veri e propri ritratti mascherati di qualcuno, di solito c&#8217;è un nucleo reale attorno a cui poi costruisco con l&#8217;immaginazione. Ma quel nocciolino di verità me li rende cari, e forse li rende cari anche ai lettori. Anche i personaggi negativi hanno dentro il soffio di qualcuno che esiste, e forse per questo non sono quasi mai del tutto odiosi. A chi mi ispiro? Me stessa, parenti, figlie, amici, qualche personaggio famoso (ma pochi) persone conosciute in passato, gente che incontro nei negozi, eccetera. In testa ho un film con un milione di personaggi.</p>
<p><strong>A proposito di &#8220;Biscotti e Sospetti&#8221; spesso in questo libro ci si imbatte in citazioni da film o di registi, da Violetta che mentre fa all&#8217;amore ripassa la filmografia completa di Pasolini a Rebecca che per impaurire l&#8217;amante del marito fa citazioni di &#8220;Basic Istinct&#8221;. Nei suoi libri le citazioni cinefile sono molto ironiche e divertenti. Quanto conta il cinema  per lei come scrittrice? Qual è il suo rapporto con il cinema?</strong></p>
<p><div class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img title="A neve ferma – Stefania Bertola - Salani" src="/wp-content/uploads/_old/20060803/Aneveferma.jpg" alt="A neve ferma – Stefania Bertola - Salani" width="200" height="296" /><p class="wp-caption-text">A neve ferma – Stefania Bertola - Salani</p></div>Ecco, l&#8217;ho appena detto, il cinema per me conta moltissimo. Intanto io visualizzo i miei romanzi, non tanto le persone, che non immagino mai con troppa precisione, quanto gli ambienti. Vedo le case, le strade, le situazioni, le luci, gli oggetti. Giro il film dei miei romanzi mentre li scrivo. Il mio rapporto con il cinema è appassionato. Mi piace tantissimo vedere i film al cinema, e non mi manca mai un brividino di contentezza quando si fa buio e mi sistemo sulla poltrona.Ma mi piace anche infilare un DVD o una cassetta e guardarmelo a casa, con qualcuno vicino. E non solo: i film mi aiutano a stirare. Ho una tele col videoregistratore nella stanza in cui stiro, e mi faccio fuori interi cestoni guardando un bel thriller.</p>
<p><strong>Diritti per fiction o film? Qualcuno li ha opzionati? Quale dei suoi romanzi potrebbe trasformarsi in un successo cinematografico?</strong></p>
<p>Nessuno ha chiesto i diritti dei miei libri. Strano, vero? Credo che per il cinema italiano non vadano bene, non hanno i classici elementi coniugal-familiari-cornistici del film di mezza età, né lo scazzo finto dei film giovanilistici. Me li vedrei meglio come film spagnoli, più allegri, più corali. Tipo &#8220;A mia madre piacciono le donne&#8221;, o quello sul matrimonio dei gay di cui non ricordo il titolo – Reinas N.d.R.</p>
<p><strong>Quale suo libro amerebbe vedere al cinema? E se potesse scegliere, qual è il regista che interpreterebbe al meglio i suoi romanzi?</strong></p>
<p>Forse quest&#8217;ultimo, &#8220;A Neve Ferma&#8221;. Mi piacerebbe che lo girasse Marco Ponti, perché so che lo capirebbe bene.</p>
<p><strong>Chi sono i suoi autori preferiti che in qualche modo hanno contribuito alla sua formazione di scrittrice ?</strong></p>
<p>Leggo, tanto, e i miei autori preferiti cambiano, però ce ne sono alcuni che restano sempre e per sempre: Charles Dickens, Jane Austen, J.D. Salinger, Thomas Mann, Italo Calvino.</p>
<p><strong>Leggendo le recensioni dei suoi libri, lei spesso viene definita la Sophie Kinsella italiana. La cosa la lusinga o la infastidisce?</strong></p>
<p>Veramente non lo sapevo, e in ogni caso non è che escono poi tutte queste recensioni, dei miei libri. Comunque non mi infastidisce e neanche mi lusinga, la accetto tranquillamente, anzi, mi va anche bene, nel senso che la Kinsella per lo meno nei suoi romanzi racconta la storia di una ragazza che come problema base non ha quello di trovarsi un fidanzato e nemmeno quello di perdere dei chili, ma quello di spendere troppi soldi, e mi sembra già un bel passo avanti rispetto al resto della chick lit.</p>
<p><strong>In una sua precedente intervista ho letto che un personaggio femminile che proprio non tollera è Bridget Jones? Cos&#8217;è che non le piace dei romanzi della Fielding?</strong></p>
<p>Non esageriamo, non è vero che non la tollero. Quello che non mi piace in Bridget Jones, come in altri personaggi della letteratura femminile, è questa incapacità totale di pensare a qualsiasi altra cosa che non sia l&#8217;amore, o il matrimonio, o un mix delle due cose. La loro intera esistenza, o almeno quella letteraria, è centrata su questo, e a questo dedicano tutte le loro forze, i loro sentimenti e la loro eventuale intelligenza. Che noia, no? Possibile che Bridget e socie non leggano un libro, non guardino gli insetti, non vadano a pattinare, non si occupino di politica, non rammendino le calze, non facciano niente se non a fini sentimentali e/o sessuali?</p>
<p><strong>Che cosa consiglierebbe ad un aspirante scrittore?</strong></p>
<p>Di aspirare e di scrivere, di fare piccoli concorsi magari su Internet, e di mandare quello che scrive alle case editrici. Leggono davvero quello che ricevono, e sperano sempre di trovare la Melissa P. di turno. Se ha i soldi, fare la Scuola Holden aiuta. Se non ha i soldi, può sperare in una borsa di studio, sempre alla Scuola Holden. Non so se insegna a scrivere, ma di sicuro aiuta a entrare in contatto col mondo editoriale.</p>
<p><strong>L&#8217;estate, si sa, è tempo di letture, che cosa consiglierebbe di leggere ai nostri lettori? Uno o più libri che l&#8217;hanno letteralmente conquistata e perché.</strong></p>
<p>Mi è piaciuto molto PUGNI di Pietro Grossi, edito da Sellerio, tre bei racconti, scritti, guarda caso, da un ex allievo della Holden. Ha uno stile suo, che non ha niente a che fare con tutti i recenti giovani autori italiani che si presentano dicendo:&#8221;Io sono tosto, io sono tostissima&#8221;<br />Grossi ha un sacco di fascino, secondo me, fuori dal tempo. E per fare la coppia, eccovi Valeria Parrella, giovane pure lei, che ha scritto un paio di libri di racconti assai belli. Lei invece è secca e scattante, ariosa e profumata. Volete pure un romanzone? E allora leggetevi un classico, che sono sempre i migliori. Ad esempio:&#8221;Il nostro comune amico&#8221; di Dickens. Con quello sì che vi passate una bella estate.</p>
<p><strong>Su puralanadivetro c&#8217;è una rubrica intitolata &#8220;Il giardino segreto&#8221; dove vengono raccolti interviste e testi di scrittori che parlano del loro giardino segreto, che mostrano al lettore i cosiddetti ferri del mestiere dello scrittore. In questa rubrica gli scrittori raccontano un po&#8217; che cosa fanno loro quando scrivono un libro, come si documentano, se sentono o meno musica, etc&#8230;. Insomma mettono giu&#8217; trucchi e tic del loro personale approccio alla scrittura. <br />Ci piacerebbe che scrivesse un breve testo (minimo una decina di righe) in cui ci racconta cosa fa lei quando scrive un libro.</strong></p>
<p>Quando scrivo mi compro un quaderno, controllo se ho l&#8217;inchiostro Pelikan blu per la stilo. Metto un CD. La perfetta triade è composta da Mozart, Beatles, Cole Porter, ma sento moltissimo altro, da Eros Ramazzotti a Chopin, da Creedence Clearwater Revival a Robbie Williams. Cerco di fare un po&#8217; di ordine sulla scrivania: c&#8217;è sempre un casino bestiale. D&#8217;inverno, mi piace accendere il fuoco nel camino. D&#8217;estate, tiro giù le tapparelle.<br />Vicino, tengo quello che mi serve per documentarmi, poca roba perché sono pigra e cialtrona e non ho voglia di passare due anni a prepararmi prima di scrivere come fanno gli americani. Scrivo un po&#8217; di pagine a mano, poi le passo sul computer, e passandole le cambio. Scrivo quando capita, se ho tempo, tra un lavoro e l&#8217;altro. Mi sembra di non scrivere mai,perché ho sempre altro da fare, eppure, dopo qualche mese, ecco lì, il romanzo è finito. Come avrò fatto?</p>
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